La lotta per accaparrarsi le riserve di petrolio sarà la causa scatenante dei prossimi conflitti nel mondo

Da un rapporto realizzato ad opera di una specialista in analisi economiche e strategie internazionali, è risultato che un terzo delle riserve mondiali di petrolio è soggetto alle sanzioni decretate dall’Amministrazione statunitense in questi ultimi anni. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni su un terzo delle riserve mondiali di petrolio e un quinto della attuale produzione mondiale, che proviene da Iran, Venezuela e Russia, come ha dichiarato alla RIA-Novosti la docente di economia Olga Lebedinskaya .

La Russia è l’unico paese che ha aumentato la produzione di petrolio nonostante le sanzioni statunitensi.

La docente ha spiegato che le riserve mondiali di petrolio sono 1,66 trilioni di barili, di cui 298,4 miliardi di barili in Venezuela, 157,8 miliardi in Iran e 80 miliardi in Russia. “Se aggiungi il volume delle riserve petrolifere in questi paesi, la loro quota sarà il 51% dei primi 30 paesi leader in termini di riserve e quasi il 33% delle riserve petrolifere globali. Se l’elenco delle sanzioni include il Qatar, che ha lasciato l’OPEC nel 2018 e che supporta l’Iran, questa cifra sarà del 34% “, ha aggiunto.
L’esperta ha anche spiegato che nel 2015 questi tre paesi hanno fornito il 21,75% della produzione giornaliera mondiale. A quel tempo, la Russia produceva 10,1 milioni di barili al giorno, l’Iran – 3,1 milioni di barili al giorno, Venezuela – 2,5 milioni di barili al giorno. Questi paesi erano rispettivamente al primo, settimo e undicesimo posto in termini di produzione.

“L’attività degli Stati Uniti nell’arena politica ha portato allla situazione attuale per cui un quinto della produzione di petrolio è soggetta alle sanzioni”, ha riferito la Lebedinskaya .
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Il Venezuela ha risentito maggiormente delle sanzioni; la sua produzione giornaliera è scesa a poco più di un quarto, scendendo a 0,75 milioni di barili. “Se stesse producendo ancora 2,82 milioni di barili al giorno, come nel 2015, ora sarebbe all’ottavo posto”, ha aggiunto Lebedinskaya. L’Iran ha risentito in misura minore dei vincoli economici statunitensi, con una produzione scesa a 2,1 milioni di barili. Di questi tre, solo la Russia è riuscita ad aumentare la produzione – fino a 10,7 milioni di barili al giorno.

La docente ha osservato che, in questo contesto, gli Stati Uniti stanno espandendo i propri mercati per le materie prime: “Gli Stati Uniti ora producono il 9,8% in più al giorno rispetto alla Russia. Per fare un confronto, al 5 ottobre 2019, la produzione negli Stati Uniti ammontava a 11,8 milioni di barili al giorno, in Russia – 10,7 milioni di barili al giorno. Se il Canada acquistava circa il 95% del petrolio americano, ora il 25% va in Europa “, ha spiegato.

Golfo Persico principale via del traffico petrolifero


Nota: Le sanzioni USA hanno di fatto creato una distorsione nel mercato che ha avvantaggiato la produzione USA rispetto a quella di altri paesi ed ha avuto un riflesso positivo per la Russia che è riuscita ad aumentare la sua quota di export petrolifero.

Tuttavia nella prospettiva di un medio e lungo termine, il mercato dovrà necessariamente tenere conto della possibilità di accedere alle riserve petrolifere e queste sono per un terzo nella disponibilità dei paesi che sono attualmente sanzionati da Washington.

Risorse petrolifere dell’Iran

L’importanza di queste riserve è destinata ad accrescersi mano a mano che la produzione attuale scenderà dai livelli odierni e il valore strategico dei paesi detentori delle riserve sarà sempre più alto. Oltre alle riserve di greggio, continuerà ad essere quella del Golfo Persico la rotta più importante per il transito delle petroliere e come tale crescerà il valore strategico di questa e l’importanza di avere il controllo di tale rotta.

Questo fattore potrà generare maggiori tensioni politiche e possibilità di conflitti militari incluso i tentativi di cambio di regime nei governi detentori delle maggiori riserve petrolifere. Tale fattore sarà il vero motivo delle prossime future turbolenze, sebbene l’Impero dominante cercherà di mascherare questo motivo con il mantra della necessità di “esportare la democrazia”.

di Luciano Lago

1 commento

  • Farouq
    13 Febbraio 2020

    Ma quale prossimi conflitti, ci siamo già

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