La guerra all’Iran. Dalla nostra intervista con la Radio Pars Today


Pars Today: Quali sarebbero le conseguenze reali di un intervento militare USA contro l’Iran. Una crisi di questo genere, metterebbe in gravi difficoltà gli USA e i loro alleati ? Come?

http://parstoday.com/it/news/iran-i190578-luciano_lago_una_guerra_contro_iran_produrrebbe_una_grossa_crisi_economica_(audio)
L.Lago. Bisogna fare un passo indietro e dire che c’è stato un cambiamento nell’atteggiamento dell’Amm.ne Trump con l’Iran, in particolare il segretario di Stato, M. Pompeo…….uno dei falchi intransigenti per l’Iran, si è pubblicamente contraddetto sui negoziati con l’Iran. Lui parlava delle condizioni preliminari che Teheran doveva soddisfare, adesso sembra disponibile ad un negoziato senza precondizioni …

Analisti internazionali parlano di un rapporto riservato arrivato sul tavolo del presidente Trump in cui si rivela quale sarebbero le conseguenze reali di un intervento militare contro l’Iran. Gli effetti un conflitto nel Golfo Persico sarebbero totalmente catastrofici in quanto, non soltanto incendierebbero l’intera regione Medio Orientale, con il blocco dello stretto di Hormuz da parte iraniana, ma produrrebbero anche una crisi economica ed una recessione mondiale con il prezzo del barile di petrolio che schizzerebbe oltre i 300 $ al barile.
Mentre negli Stati Uniti sono emerse le preoccupazioni per le garanzie segrete di protezione date date all’Iran dalla Cina e dalla Russia , queste preoccupazioni si basano anche su considerazioni di ordine logistico, poiché la chiusura dello Stretto di Hormuz taglierebbe la Cina dalle forniture petrolifere (sebbene possano essere parzialmente compensate da un aumento delle forniture dalla Russia), ma, sia la Russia che la Cina sono così intrecciate nel sistema del commercio mondiale che, in caso di un collasso di quest’ultimo, le loro economie subirebbero un tracollo per effetto di una grande depressione.
Questo spiega la retromarcia fatta dallo stesso Trump sull’Iran negli ultimi giorni quando si è dichiarato disponibile ad un incontro con le autorità di Teheran senza precondizioni.
Chiusura Stretto di Hormuz
Nel mondo occidentale, gli esperti dicono che la perdita di petrolio provocherebbe un crollo della “bolla” dei derivati ​​finanziari nell’ordine di 2,5 quadrilioni di dollari, facendo precipitare l’economia mondiale in una crisi che potrebbe portare alla disoccupazione e miseria di massa e non è completamente chiaro se il sistema di pagamento sopravviverà al collasso del sistema bancario globale, con effetti pesantemente a scapito dei fondi presi in prestito. Tutto questo sconvolgerebbe il concetto stesso di commercio internazionale, e lo status precedente non potrà essere ripristinato.
Una crisi di questo genere metterebbe in gravi difficoltà gli Stati Uniti ed i loro alleati e definitivamente fuori gioco la rielezione dei Trump nel 2020, quale responsabile di tale disastro.
Pars Today: …guida suprema iraniana l’Ayatollah Khamenei ha definito la mossa dell’Amm.ne Trump un gioco politico. Il suo parere ?

Donne iraniane in protesta


L. Lago: A parte delle conseguenze economiche e finanziarie di una guerra con l’Iran, rimane il fatto che nel rapporto si segnala l’impossibilità per gli USA di procedere ad una invasione dell’Iran ed al controllo dello stretto di Hormuz. I missili anti-nave russi e cinesi ,schierati da tempo lungo la costa dell’Iran, renderebbero impossibile per le navi USA, nello stretto braccio di mare, prendere il controllo dello stesso stretto e ripristinare la navigazione..
Per ottenere il controllo delle coste dell’Iran, occorrerebbero non i 120.000 uomini di cui parlava in New York Times ma, per lo meno un milione di scarponi sul terreno e probabilmente molti di più, come lo stesso Trump ha dovuto riconoscere. L’aspetto militare è irrisolvibile e questo ha portato Trump probabilmente a frenare l’aggressività dei suoi consiglieri, prima di tutti John Bolton. . Per conseguenza di tale rapporto, Trump ha fermato Bolton e Pompeo dai loro propositi bellicosi, con grande astio di Netanyahu e del principe saudita Bin Salman, i due grandi sponsor di una guerra all’Iran. Il gioco politico che stanno facendo con l’Iran è una conseguenza della frattura interna nell’amm.ne di Washington tra i falchi neocon che vogliono la guerra ed il Pentagono che è preoccupato per le conseguenze che ci sarebbero per la macchina miltare americana nella ipotesi di un conflitto esteso con l’Iran.

Per uno scenario catastrofico di questo genere, il mondo dovrebbe “ringraziare” i pazzi neocon, accecati da una visione messianica, che hanno portato gli Stati Uniti fuori dal “Piano d’azione globale congiunto” (l’accordo sul nucleare) sull’Iran. Questo pseudo-trattato si basava su un’idea completamente falsa secondo cui l’Iran sarebbe in grado di acquisire armi nucleari solo creandole con le proprie forze, sebbene queste siano sempre disponibili sul mercato nero globale, quindi la proliferazione del nucleare è avvenuta da tempo -l’ Arabia Saudita , con le sue miniere sparse per tutto il deserto, per i missili nucleari acquistati dal Pakistan. La Corea del Nord, il Pakistan e altri stati sono disposti a vendere materiale nucleare a un prezzo ragionevole.
Problema Petrolio:
Ora – rispetto alla domanda di risorse petrolifere, consideriamo che la Russia oggi controlla 25 milioni di barili / giorno, di cui 11 milioni di petrolio proprio, e 14 milioni sono il petrolio delle sue ex province dell’Asia centrale, che la Russia coprirà in caso di una guerra sullo Stretto, spingendo lì centinaia di migliaia dei suoi soldati e forze militari. La sovrapposizione dello Stretto di Hormuz e la distruzione a mezzo droni di oleodotti alternativi verso l’Oceano Indiano, avranno l’effetto di rimuovere altri 22 milioni di barili/ giorno dal mercato. La Cina produce 5 milioni di barili. Questo significa che, attualmente, il 53% della produzione mondiale di petrolio è fuori dal controllo degli Stati Uniti. Qui sta la soluzione alla crisi intorno all’Iran – gli Stati Uniti , secondo il gruppo di potere di Washington, devono assolutamente riprendere il controllo dello Stretto o, in altre parole, il controllo del mondo, che ora è alla mercé di Russia, Cina e Iran.

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