La grande Trappola per i popoli d’Europa

di  Luciano Lago

La crisi dell’Unione Europea con la Brexit della Gran Bretagna e con l’affermarsi dei movimenti “populisti” e nazionalisti in molti paesi d’Europa, contemporaneamente alle ripetute crisi politiche ed economiche vissute dai paesi dell’Unione, stanno generando una forte controspinta ai programmi di austerità neoliberista imposti dall’elite dominante.
L’esplosione del malcontento caratterizzato dal rovesciamento delle vecchie maggioranze di governo, verificatesi in Austria come in Italia e da ultimo in Francia con la rivolta dei gilet gialli, con la crescita dei movimenti nazionalisti anti migrazione, tutti questi fattori possono essere considerati i primi sintomi della morte di globalizzazione.


Questo processo apre le porte ad un ritorno dell’idea di nazione in Occidente in contrasto con l’abbandono delle sovranità a favore di organismi transnazionali.
Non è estranea a questa tendenza l’avvenuta elezione di Donald Trump alla presidenza USA che, nonostante tutte le sue contraddizioni ed ambiguità, ha rappresentato  una inversione di paradigma rispetto al dogma liberista della globalizzazione e dell’apertura delle frontiere alle migrazioni. Un punto di svolta ideologico che sta avendo i suoi effetti da una riva all’altra dell’Atlantico. Non poteva essere altrimenti visto che gli Stati Uniti rappresentano , nell’attuale mondo occidentale, l’avanguardia ideologico-politica, poiché sono al centro della produzione “pseudo culturale” che avviene in Occidente.
Il processo che avviene in Europa oggi è simile ad una frana che prima o poi rischia di coinvolgere ogni paese, dopo la Polonia e l’Ungheria, il fenomeno di reazione anti UE aveva coinvolto in ordine la Gran Bretagna, seguita poi dall’Austria, successivamente dall’Italia come primo paese dove è stata eletto un governo teoricamente anti euro, immediatamente dopo è avvenuta la insurrezione popolare in Francia che ha costretto Emmanuel Macron ad una emiliante presa d’atto e marcia indietro nei suoi provvedimenti di austerità economica; prossima tappa si prevede poi la Spagna com la crescita dei fermenti nazionalisti in opposizione alle spinte secessioniste della Calalogna.
L’idea di ritorno alla sovranità appare inconciliabile con i dettami delle norme dell’Unione Europea: Salvare l’Unione europea e preservare la sovranità delle nazioni è una contraddizione politica insolubile.

Di questo processo di smantellamento della globalizzazione e del cambio del paradigma liberal non poteva non prendere atto l’oligarchia di potere sionista e anglo-americana che si è organizzata per fare fronte alla impetuosa rinascita in Europa dell’idea di nazione che fa sfondo la decomposizione dell’Unione europea.

Attualmente il vero pericolo per l’Europa non è l’ascesa del populismo e del nazionalismo, ma la gestione guida di questo processo che rischia di cadere in mano israeliana. Non ci vuole molto a comprendere come l’elite di potere anglo sionista, attraverso i suoi collegamenti negli Stati Uniti e in Europa, stia cercando di recuperare la guida di questa fase di tumultuoso cambiamento e prendere la gestione della tramutazione politica nel continente europeo.
Non è un caso che i principali leader europei vengano invitati in Israele per fare atto di omaggio e di sottomissione alla supremazia ideologica dettata dalla elite sionista e ai suoi paradigmi dottrinari.
L’ultimo a recarsi in Israele è stato il leader italiano, vice presidente del consiglio, Matteo Salvini che non ha mancato di rendere omaggio al governo di Israele e di fare atto di sottomissione alla leadership sionista.
Avviene adesso che gli stessi propugnatori dell’idea europeista, globalista e liberal, stiano rapidamente cambiando veste e si apprestino a salire sul carro dei sovranisti. Ne fanno fede le dichiarazioni di esponenti politici francesi come ad esempio come Manuel Valls, il quale ha di recente affermato che “…..è ora di essere degni dei padri fondatori, di ricostruire una nuova Europa “.
Nello stesso periodo, Hubert Védrine ( ex Ministro degli Affari Esteri del Governo Hollande) affermato politico di grande esperienza, ha pubblicato un libro con il titolo esplicito “Save Europe” ! , in cui propone una ristrutturazione dell’Unione europea per ” preservare la sovranità delle nazioni ” .
Nel suo libro Vedrine sostiene la necessità di affrontare il decadimento inevitabile dell’Unione europea e il rilancio del concetto di nazione.
Persino Jacques Attali, noto esponente ultra sionista, consigliere e tutor di Emmanuel Macron, dopo aver ricevuto il messaggio di allerta inviato da Hubert Vedrine, ha finito col rivedere la sua posizione iper globalista per adattarsi al contesto attuale.

Attali con Macron


Jacques Attali ha aggiornato la sua strategia. Risulta che in un convegno promosso il Circolo degli Economisti, l’8 luglio 2018, dal titolo “Verso uno scontro di nazionalismi? Convegno dove furono invitati, tra gli altri, oltre allo  Jacques Attali anche l’italiano  Mario Monti. In tale consesso, per rispondere alle preoccupazioni di queste élite che vedono ” la costruzione europea minacciata dal ritorno del sentimento di preferenza nazionale ” si lasciò andare a considerazioni apparentemente contraddittorie che davano il senso della sensazione di panico che sta attanagliando gli esponenti della elite:
“Non dobbiamo lasciare la nazione ai nazionalisti … La nazione è il cuore delle cose … Penso che la Francofonia dovrebbe essere uno spazio integrato, politicamente potente come l’Unione europea. Possiamo appartenere a due set strutturati … »
Dichiarazioni che contrastano con l’ideale globalista e lo sradicamento delle identità che Attali sosteneva da decenni.
Per poi concludere il suo ragionamento talmudico con questa contraddizione nei termini:
“La nazione non è un ostacolo alla globalizzazione.
Tuttavia rimane il fatto che la globalizzazione si basa sulla distruzione delle nazioni, o almeno sul trasferimento della loro sovranità (politica, legale, monetaria e militare) alle istituzioni sovranazionali”.
La globalizzazione consiste in definitiva nel fatto di rendere la nazione un guscio svuotato della sua sostanza.
Israele e l’Unione europea in rotta
A proposito dell’atteggiamento di Israele nei confronti della UE, ricordiamo che, in data 11 dicembre 2017, il capo del capo della politica estera dell’Unione europea Frederica Mogherini, aveva ricevuto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu al Consiglio europeo, ma rifiutando, per conto degli Stati membri, il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello stato ebraico . Lo stesso giorno, Netanyahu aveva incontrato 28 ministri degli esteri dell’Unione europea per una discussione nel corso della quale il primo ministro israeliano aveva cercato di ammorbidire la posizione dell’UE per quanto riguarda la politica espansionistica di Israele a spese dei palestinesi .
Gli europei tuttavia non sono stati convinti ovviamente dall’eccedenza retorica di Netanyahu; Quest’ultimo, in seguito a questa battuta d’arresto, aveva annullato all’ultimo minuto l’incontro programmato con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
Il contenzioso con la UE da parte di Israele è parso insanabile quando la UE decise di etichettare i prodotti israeliani confezionati nei territori occupati per poi peggiorare quando Bruxelles ha rifiutato di allinearsi con la decisione statunitense di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano.
Normale quindi che Israele veda con favore una possibile disintegrazione della UE come confacente ai suoi interessi e preferisca trattare con i singoli stati europei, adulando e favorendo le correnti nazionaliste e sovraniste che tendono ad allontanarsi dalla politica centralista di Bruxelles.
Assistiamo quindi ad un riposizionamento israeliano di fronte all’ascesa del nazionalismo europeo.
Non deve destare meraviglia che Israele si sia riposizionato per accompagnare l’ondata populista e sovranista in Europa. Andando oltre a questo, lo Stato ebraico sta cercando di assumere un ruolo guida sul sovranismo rinato nel Vecchio Continente, un sovranismo che sfida l’Unione europea e favorisce le politiche di Israele e della elite sionista.
Questo spiega la sottomissione avvenuta di Matteo Salvini nei confronti del governo Israeliano e le roboanti professioni di amicizia e di ammirazione  verso stato ultra razzista e segregazionista, acclamato da Salvini come un “baluardo della democrazia”.
Israele deve costituire un modello per i leader europei nazionalisti e sovranisti, in particolare per i leader che sfidano il modello progressista e liberal basato sul rispetto dei diritti umani – Netanyahu, con le sue politiche suprematiste, funge da patriarca, da politico modello. Lui ha messo fuori l’ala sinistra e liberal ed ha dettato le sue politiche nazionalistiche. La conseguenza è che nel club dei grandi di questo mondo, i leader come Macron o Merkel sono in minoranza. … “

Lo scopo della manovra di Netanyahu è far salire sul carro israeliano le nazioni europee che stanno tentando di emanciparsi dalle strutture globaliste (Unione Europea, ONU e NATO …), mentre Netanyahu e il suo paese sono sempre più isolati diplomaticamente e messi in difficoltà sul piano geopolitico, con la quasi totale sconfitta dei gruppi terroristici in Siria e Iraq, e la presenza dell’esercito iraniano e di Hezbollah al confine israeliano.

Ma questa ripresa dell’ondata populista europea non può essere gestita solo da Israele. Lo studio della storia delle comunità ebraiche ha dimostrato che le loro élite hanno, fin dall’antichità, utilizzato terze parti, relais, per realizzare il loro progetto escatologico; e questa strategia viene anche utilizzata a breve termine per ottenere potere politico ed economico sugli altri paesi. Una trappola per i sovranisti europei.

Steve Bannon ed il suo “The Movement”
Se Israele tende ad inserirsi nel progetto dei paesi sovranisti europei, dall’altra parte non manca l’apporto dell’ideologo USA Steve Bannon, ex assistente di Trump.
Intervistato dal Daily Beast, Steve Bannon ha dichiarato che lui stesso stava creando una fondazione in Europa chiamata “The Movement” che, spera, guiderà una rivolta populista di destra in tutto il continente dalle elezioni del Parlamento europeo nella primavera del 2019.

Steve Bannon si è trasferito poi nel continente europeo per guidare i partiti politici populisti e anti-sistema in Europa in una lotta finale contro il globalismo.
Dal primo trimestre del 2018, Bannon è in tournée nei paesi europei per coordinare i partiti populisti per le prossime elezioni europee. Così, ha fatto un grande tour, in Italia, in Svizzera, in Germania (per incontrare i leader di AfD).

Steve Bannon a Roma

Bannon ha anche visitato il Congresso FN nel marzo 2018, dove ha incontrato Marine Le Pen; e in questa occasione ha detto di Marion-Maréchal: ” Non è solo una stella nascente in Francia, è una delle persone più impressionanti del mondo “. Un modo per spiegare a sua zia, Marine, che l’oligarchia che rappresenta in Europa gli ordina di allontanarsi dolcemente a favore di Marion.

Bannon ci viene presentato come una sorta di filantropo di destra, nazionalista, contrario al filantropo liberal, l’internazionalista, Soros.

Ma coloro che hanno studiato la storia della relazione dialettica tra capitalismo e comunismo, vedranno facilmente in questa lotta tra le reti di Soros e quelle rappresentate da Bannon un’opposizione controllata.

Chi è Steve Bannon?

Bannon è un ex ufficiale dell’intelligence navale che ha avuto una grande carriera nella finanza, compresa la banca ebraica americana Goldman Sachs, nonché produttore cinematografico e televisivo.

E ‘stato il presidente esecutivo (2012-2016, poi dal 18 Agosto 2017 al 9 gennaio 2018) del media nordamericano Breitbart Notizie, che ha lo scopo, a quanto pare, di ” sostituire Fox News .”

Breitbart, il medium dell’alt-destra , è stato fondato nel 2007 in Israele. E a questo proposito, il consulente strategico, André Archimbaud, spiega:

“Bannon ha ridato vita a Breitbart, un organo progettato in Israele per gli Stati Uniti con la benedizione di Netanyahu per utilizzare, a destra, i metodi di disgregazione dell’estrema sinistra. “

Il 17 novembre 2015 Breitbart ha lanciato il sito web Breitbart Jerusalem, che tratta notizie israeliane e mediorientali.
Accusato di essere antisemita durante la campagna di Trump, Bannon è stato accanitamente difeso dalla ” Zionist Organization of America” (ZOA) .
In una dichiarazione pubblicata sul suo sito web, il presidente ZOA Morton A. Klein afferma, in risposta alla Anti-Defamation League (ADL):
“Steve Bannon è un patriota americano che difende Israele e ha una profonda empatia per il popolo ebraico … Il sito Breitbart Notizie Bannon lottare coraggiosamente contro l’odio degli ebrei e di Israele …
Steve Bannon ha partecipato alla conferenza ZOA a novembre 2017, dove ha detto:
“Non sono un moderato, sono un combattente. Ed è per questo che sono orgoglioso di sostenere lo Stato di Israele. Ecco perché sono orgoglioso di essere un sionista cristiano. “
Inutile dire che Bannon è fortemente appoggiato e finaziato da un gruppo di influenti esponenti della oligarchia sionista negli USA fra i quali il miliardario ebreo ultrasionista, Sheldon Aldelson, il magnate dei casinò di Las Vegas che ha finanziato anche Trump.
Ma da allora, Steve Bannon si è concentrato sul progetto di coordinamento dei partiti populisti europei.
Israele è ben presente dietro “The Movement “di Steve Bannon

The Movement, è stato fondato a partire dal 9 gennaio 2017 – mentre Bannon ricopriva la carica di consigliere del Presidente degli Stati Uniti dal 20 gennaio 2017 – a Bruxelles da Steve Bannon e Mischael Modrikamen, che è il direttore esecutivo.
Mischael Modrikamen è un agente di Israele in Europa ed è una staffetta della propaganda sionista.
A dicembre 2016, ha partecipato all’International Leaders Summit a Gerusalemme; è stato ricevuto, come presidente del Partito popolare, con la sua delegazione, dal capo del Consiglio di Shomron (Samaria) e dalla Knesset (il Parlamento israeliano).
In questa occasione, Modrikamen ha pronunciato un discorso che testimonia bene la strategia sionista di recupero dell’ondata populista in Europa:

“Sono trattato come un populista, non mi dispiace. Il populismo esprime ciò che la gente comune vuole … Le élite non si rendono conto di ciò che sta accadendo a livello globale. Brexit e Trump hanno mostrato la strada. È una vera rivoluzione in corso!

Siamo cittadini del mondo e non rifiutiamo nessuno, ma vediamo che non siamo spesso rispettati nei nostri paesi e nel mondo. Questo ci rende un punto comune con Israele, spesso criticato da persone che non hanno mai messo piede lì e sono intossicati dai media occidentali. No, non è un paese in perenne guerra. Molte persone vivono lì e lavorano normalmente, sia israeliani che palestinesi. Non si tratta solo della situazione a Gaza. Abbiamo molto da imparare da questo paese, nella lotta contro il terrorismo, ma anche in materia economica. “

In questo vertice, co-organizzato e diretto da Yasmine Dehaen, che è la moglie di Mischaël Modrikamen, c’erano partecipanti americani, belgi, indiani, israeliani e inglesi; Erano presenti anche partiti euroscettici come UKIP di Nigel Farage.
Si può ricordare che il principale finanziatore di UKIP di Nigel Farage è Richard Desmond, un milionario ebreo inglese che detiene, tra le altre cose, il quotidiano Daily Express , la rivista OK e i canali televisivi pornografici. Va anche notato che stava fornendo sostegno finanziario al partito laburista e al partito conservatore prima di rivolgersi al partito di Nigel Farage; per prendere il controllo di questa opposizione. Inoltre, Richard Desmond aveva mantenuto l’ambiguità dichiarando, nel 2015, che era favorevole al referendum, ma che non sapeva se avrebbe votato a favore o contro.

Il Vertice di Gerusalemme è stata un’opportunità per i partecipanti di esprimere, come riferisce Didier Swysen (inviato speciale a Gerusalemme), la loro sfiducia nei confronti dell’Unione europea – in accordo con il riposizionamento israeliano che abbiamo già descritto – e inoltre: hanno invocato il rispetto dello Stato di diritto in modo troppo negativo per il gusto degli oratori, essendo preoccupati per la lotta contro il terrorismo e i flussi migratori incontrollati, i cavalli da battaglia del Partito popolare e di i suoi alleati europei.

Il summit si è concluso con la firma della “Dichiarazione di Gerusalemme”, un documento che, nelle parole del signor Modrikamen:

“Riafferma lo stato di diritto, la libera impresa, le tasse sotto controllo, la difesa dei valori della società occidentale o la lotta contro l’Islam radicale. “

È quindi a Gerusalemme che la nuova strategia attribuita a Bannon è stata formulata formalmente, e questo è avvenuto il mese che precedeva la creazione del Movimento. Una strategia che non mira a emancipare i popoli europei, ma a riportarli sotto il controllo israeliano.

Questa è la trappola per i popoli d’Europa in cui già alcuni sono caduti.

2 Commenti

  • Mardunolbo
    13 Dicembre 2018

    Ecco un bell’articolo di attualità, che ricostruisce i dettagli delle operazioni in corso per gestire la reazione popolare contro i dettami della finanza mondiale e contro le oligarchie sioniste.

  • Sed Vaste
    13 Dicembre 2018

    Digitate “aangirfan blog” pare che sta Donna inglese sia LA n1 blogger nemica di Israel’s , e’ in inglese pero ci stanno foto.e video eloquenti ,ci stanno delle foto di i ministri francesi con presine da forno in testa , su salvini io non mi ero mai illuso ,solitamente I colpi di stato avvengono quando il politico di turno e’ all’estero ma qui si tratta di un logorroico blaterone da selfie in tour

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