APPELLO RACCOLTA FONDI! MANTIENI IN VITA UNA VOCE LIBERA!

La doppia faccia dell’Europa con Israele

di  Luciano Lago

Per quanto l’Unione Europea  abbia formalmente preso le distanze dalla decisione del presidente USA Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, in realtà già da molto tempo il rapporti di cooperazione economica e miltare della UE e della NATO con Israele sono ormai diventati strettissimi.
Nell’ambito militare la prova di questi rapporti sta nelle esercitazioni tra le forze NATO ed Israele che sono frequenti, da quando Israele è stata di fatto integrata nella NATO con uno status particolare. Le esercitazioni vengono fatte periodicamente in base al «Programma di cooperazione individuale» ratificato nel dicembre 2008 . Esso stabilisce tra l’altro la connessione delle forze israeliane, comprese quelle nucleari, al sistema elettronico Nato.

Non a caso, poche settimane fa, per la prima volta ufficialmente nel territorio e nello spazio aereo di Israele, si è svolta la “Blue Flag 2017”, una delle più grandi esercitazioni internazionali di guerra aerea nella storia di Israele, che ha visto la partecipazione di vari paesi dell’Alleanza Atlantica fra i quali gli Stati uniti, l’Italia, la Francia, la Grecia e la Polonia e, per la prima volta alla terza edizione, Germania e India.

Blue Flag 2017

In un arco di tempo di due settimane, i piloti dei vari paesi NATO ed associati, si sono esercitati con circa 70 aerei da guerra facendo base a Ovda, un aeroporto militare situato nel deserto del Negev, con l’assistenza di altri circa un migliaio di militari delle forze logistiche e dei servizi tecnici delle aviazioni di tali paesi.
L’aereonautica Italiana ha preso parte alle operazioni con i suoi mezzi, quattro caccia Tornado del 6° Stormo di Ghedi, due da attacco e due da guerra elettronica. Gli Stati Uniti, con sette F-16 del 31st Fighter Wing di Aviano. Poiché tali aerei sono addetti al trasporto delle bombe nucleari Usa B-61, sicuramente i piloti italiani e statunitensi si sono esercitati, insieme agli altri, anche a missioni di attacco nucleare.

Il tema di fondo delle esercitazioni poteva essere quello di una eventuale operazione militare contro l’Iran, possibiltà che viene evocata sempre più di frequente dallo Stato Maggiore di Tel Aviv.
Subito dopo la “Blue Flag 2017”, i piloti israeliani (che si addestrano con i caccia italiani M-346), hanno ripreso i loro abituali bombardamenti sui palestinesi confinati nella striscia di Gaza, tanto per tenersi in esercizio. Nel frattempo avveniva pochi giorni dopo la dichiarazione di Trump su Gerusalemme e la UE ne prendeva formalmente le distanze.

Aerei israeliani su Gaza

Il governo italiano, per bocca del premier Gentiloni, dichiarava che «il futuro di Gerusalemme, città santa unica al mondo, va definito nell’ambito del processo di pace», uniformandosi alle dichiarazioni di altri paesi della UE.
In realtà è facile prevedere che le pressioni che gli USA eserciteranno sull’Europa e le strette relazioni intercorrenti fra Israele e la NATO renderanno più morbida la posizione dell’Unione Europea sulla questione Gerusalemme, visto che comunque il provvedimento di Trump non si attuerà se non nel lungo periodo (Tillerson ha parlato di un triennio) e nel frattempo molte cose potranno accadere nell’area Medio Orientale.

Gli avvenimenti più probabili sono riferiti ad un nuovo conflitto che potrebbe scoppiare fra Israele ed Hezbollah in Libano, con il coinvolgimento di Siria ed Iran. Ci sono pochi dubbi che in quel caso Israele riceverebbe tutta l’assistenza, oltre che dagli USA, anche direttamente dalla NATO facendo perno sulle basi militari dislocate in Italia da cui partirebbero le missioni degli aerei da guerra, il supporto logistico e le unità navali della sesta flotta USA a supporto di Israele.

Ancora una volta, grazie alla NATO, di cui nessuna forza politica (di sinistra o di destra) mette in questione la non corrispondenza con gli interessi nazionali, l’Italia si vedrebbe coinvolta in un conflitto che sarebbe del tutto estraneo ai propri interessi, come già accaduto in Libia e in precedenza nella ex Yugoslavia.

D’altra parte il ruolo di portaerei USA nel Mediterraneo non è stato scelto consapevolmente dal popolo italiano ma è stato comunque assegnato all’Italia dal 1945 in poi, in ossequio allo status di paese sconfitto e privo di una propria sovranità nazionale.
Risulta strano tuttavia che anche le forze politiche che si richiamano apparentemente a concetti di sovranità nazionale non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare tale argomento.

*

code

  1. Eugenio Orso 10 mesi fa

    La partecipazione italiana a un attacco dell’Asse del Male a guida Usa + israelo-sionisti (+sauditi) contro l’Iran, direttamente con jet armati o indirettamentee, non è solo estranea agli interessi della penisola, ma assolutamente nociva per questi.
    Infatti:

    https://www.agi.it/rubriche/asia/iran-iran_ripresa_interscambio_roma_torna_primo_partner_ue-1804274/news/2017-05-23/

    Italia-Iran: ripresa interscambio, Roma torna primo partner Ue
    di Davood Abbasi 23 maggio 2017, 11:27

    Teheran – Dopo sei anni l’Italia torna a essere il primo partner commerciale dell’Ue.
    Lo certificano i dati Eurostat che riporta nei suoi ultimi dati sull’andamento del commercio dei paesi membri, un volume d’interscambio record di 1,2 miliardi di euro con Teheran.
    Le due nazioni, eredi dell’antica Persia e di Roma, che hanno proprio fatto della cultura il terreno fertile per le loro relazioni, hanno messo a segno un nuovo record, l’ultimo di tutta una serie.
    [ … ]

    Fosse solo una questione di interscambio commerciale, interessi economici, import-export …
    Sarebbe in gioco la sicurezza del paese, se il conflitto provocato da Usa, ebrei (e sauditi) si allargasse – cosa farebbe la Russia, con il suo importante alleato sotto attacco? – gli italiani rischierebbero gravi conseguenze, specie se vi saranno esiti nucleari …
    L’Iran stato terrorista, come vogliono farci credere l’Asse del Male e i suoi collaborazionisti locali?
    L’Iran, come potenza guida del mondo sciita, ha dato un fondamentale contributo alla sconfitta dell’isis e dei qaedisti in Iraq e in Siria.
    Inoltre, dopo anni di sanguinosi attentati jihadisti in Europa (dal Belgio alla Spagna), quanti di questi sono stati fatti da sciiti?
    Nessuno, mi pare …

    Cari saluti

    Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. Stefano radi 10 mesi fa

    Purtroppo sara’ difficilissimo uscire dalla presente fase di congiuntura politica senza un conflitto. Come questo conflitto sara’ realmente combattuto e’ difficile da dire perche’ l’interesse di tutte le parti si fonda sulla necessita’ primaria di mentenere elevata l’attuale propensione al mercato dei cittadini. Il punto e’ proprio questo: i cittadini pensano di vivere in un luna park nel quale le attrazioni divdivertimento sono disponibili per tutti previa a dotazione di denaro. Soldi per ottenere i quali sono in gran parte disposti a prostituirsi soprattutto moralmente. Altri non condividono questa posizione perche’ percepita come insostenibile dalla loro soggettivita’. Il confine tra queste due visioni, e’ oggi ad un passo dal non poter piu’ essere contenuto entro i limiti della dialettica e quindi l’opportunita’ di una guerra guereggiata e’ a disposizione degli interessi del capitale. Ue e Nato avranno i governi a sostegno delle loro iniziative belliche, ma il contrasto attivo di quelle forze sociali che si contrapporanno alla dabbenaggine e all’opportunismo di altre, che negli ultimi 25 anni hanno potuto occupare in tutti i Paesi europei i principali gangli del potere.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Citodacal 10 mesi fa

      ” Il punto e’ proprio questo: i cittadini pensano di vivere in un luna park nel quale le attrazioni di divertimento sono disponibili per tutti previa dotazione di denaro. Soldi per ottenere i quali sono in gran parte disposti a prostituirsi soprattutto moralmente.” (cit. dall’intervento)

      Il punto è centrato.
      Siamo progressivamente passati dalla situazione in cui, ad esempio, i cittadini di Roma o della Grecia classica venivano addestrati ad essere anche soldati (1), pertanto a poter morire per difendere la comunità di cui facevano davvero parte, a quella attuale in cui il “cittadino” viene plagiato ad eventualmente rischiare per difendere la propria dipendenza da un sistema sociale di cui non può più fare a meno, e nel senso negativo dell’accezione. Il cittadino della “pólis” o della “civitas”, ma anche di certe realtà comunali medievali come Milano, Firenze, Siena, Genova, Venezia etc, sarebbe stato chiamato a combattere per sopravvivere in quanto cittadino membro di una comunità, l’attuale invece è terrorizzato all’idea di non sopravvivere in quanto consumatore, nonché fruitore di servizi coi quali si identifica (alcuni dei quali sempre più superflui, ma occultamente vincolanti).

      (1) Seppur in varie forme, dipendenti pur sempre dal censo e dalla classe sociale; l’elevata specializzazione militare spartana è ben nota; a Roma invece, prima della riforma di Gaio Mario le tre linee principali della legione erano sostanzialmente formate da “hastati”, “principes” e “triarii”, che si distinguevano per maturità bellica e possibilità economica: gli “hastati” infatti erano più giovani e meno abbienti, mentre i “triarii” erano veterani con maggiori possibilità pecuniarie (e infatti, così come si sarebbe poi comportato Napoleone nell’impiegare la Guardia, rappresentavano l’ultima linea di difesa o possibilità offensiva estrema).

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  3. Mardunolbo 10 mesi fa

    aggiungo una notizia che lessi anni fa, riguardo la tragedia di Ustica in cui un aereo della Itavia fu distrutto da bomba o da missile.
    Riguardo ale indagini , che non arrivarono mai ad una conclusione certa dati i depistaggi, le morti di testimoni e l’omertà di capi dell’Aereonatica italiana, qualcuno ipotizzò anche l’abbattimento operato da due caccia israeliani.
    Questi partecipavano all’esercitazione militare che si teneva nel cielo in quel giorno. Insieme a questi vi erano caccia italiani,francesi ed americani.
    Tutti erano coinvolti nell’esercitazione che coincideva, giorno più o giorno meno, con la missione di Gheddafi in Jugoslavia.
    Ebbene, testimone racconta di aver saputo che subito dopo l’abbattimento dell’aereo civile Itavia, i due aerei -caccia israeliani se ne tornarono via.
    E’ solo un’ipotesi, ma cosa volete che importi ad Israele sionista l’abbattimento di aereo con la morte di 81 goyim , quando sparano tranquillamente sulla striscia di Gaza e portano in prigione bambini e ragazzini palestinesi, rei di essersi ribellati all’arroganza e prepotenza ebraica ?
    Quindi risale a molti anni fa la compartecipazione israeliana a manovre Nato e non è solo saltuaria.
    Quindi la criminalità del governo attuale, che fa partecipare militari italiani ad esercitazioni presso un governo di nazione violenta, è conclamata e priva di ogni scusa !

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. Mardunolbo 10 mesi fa

      di Fabio Frabetti

      Ad abbattere il Dc9 Itavia con 81 passeggeri a bordo furono due caccia israeliani. La sconvolgente rivelazione è contenuta nel nuovo libro-inchiesta di Gianni Lannes “Strage di Ustica: la verità negata” . Ex giornalista di tv, quotidiani e settimanali di primo piano ha dedicato gli ultimi anni ad inchieste scomode: ha subito alcuni attentati ed è stato più volte minacciato di morte. Per due anni ha vissuto sotto scorta della Polizia. In questo suo ultimo libro, in uscita a fine gennaio, viene completamente rivista la ricostruzione ufficiale di quella drammatica sera rimasta una menomazione incancellabile nella storia recente del nostro paese.

      NESSUNA ESPLOSIONE – Il primo punto fermo di questa inchiesta riguarda proprio la dinamica stessa di quello che accadde la sera del 27 giugno 1980. «Questo lavoro mi ha consentito di risolvere questo mistero che durava da 33 anni. Il Dc9 Itavia non è esploso in volo. È ammarato dopo essere stato danneggiato quando mancavano 15 minuti all’atterraggio a Punta Raisi. Esattamente a 115 chilometri a nord di Ustica: ecco perché è già improprio associare la strage al nome di quell’isola. Ad attaccarlo furono due caccia Phantom F-4 donati dagli Usa ad Israele e riforniti in volo da autocisterne. I radar di quella sera registrarono proprio i movimenti di questi due aerei che attaccarono il Dc9. C’era un clima di guerra. Dobbiamo tenere conto dei depistaggi che partirono immediatamente. Il primo fu quello relativo alla possibile esplosione in volo. Lo documenta un tracciato radar contenuto negli atti giudiziari. La macchina dei soccorsi è stata poi attivata molto a rilento, facendo intervenire i mezzi aeronavali più lontani. Nella zona dove è ammarato l’aereo c’era addirittura l’incrociatore Vittorio Veneto che non venne allertato: anzi gli fu proprio ordinato di fare rientro a La Spezia. In quei minuti era in corso un’esercitazione aeronavale segreta della Nato»

      LE VERE RESPONSABILITA’ – Secondo la ricostruzione di Lannes sono almeno 4 gli Stati che hanno una responsabilità diretta sulla terribile notte di Ustica. «La Libia non ha avuto alcun ruolo. Non si è trattato di un banale incidente come si è fatto credere per tutti questi anni. Quell’aereo, i passeggeri e l’equipaggio erano vittime predestinate. Anche l’Italia ha una responsabilità enorme. Non bisogna dimenticare che l’allora capo del governo era Francesco Cossiga. Anche la Francia è coinvolta. Poi ci sono gli Stati Uniti che sono stati partecipi ed hanno registrato in diretta le dinamiche di questa tragedia. E soprattutto Israele, mai tirato in ballo seriamente. Nel 1998 l’allora primo ministro italiano Romano Prodi ha opposto il segreto di stato al giudice Rosario Priore, proprio sulle responsabilità di Israele. Quella sera i radar registrarono la fuga di due aerei israeliani verso la terra promessa». Dietro quell’azione forse la convinzione che l’aereo trasportasse uranio diretto a Baghdad. Secondo quanto riportò all’epoca anche il New York Times le autorità italiane e quelle irachene avevano firmato un accordo che prevedeva forniture di petrolio in cambio di materiale radioattivo. «Tre anni fa ho portato anche dei testimoni all’attenzione dell’autorità giudiziaria, visto che l’inchiesta venne archiviata nel 1999. È stata riaperta nel 2008 dalla procura di Roma dopo le dichiarazioni di Francesco Cossiga. Nel 2010 ho verbalizzato quello che avevo scoperto portando a deporre alcuni ex militari che non erano mai stati ascoltati. Ad esempio ho trovato un ex sotto ufficiale di macchina che quella sera era a bordo dell’incrociatore Vittorio Veneto oppure componenti dell’aeronautica mai chiamati a deporre».

      MORTI ANNEGATI – A bordo del Dc9 c’erano 81 passeggeri, tra cui 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni, e altri due ancora più piccoli, oltre ai 4 membri d’equipaggio. « Ci sono stati dei superstiti, le autorità italiane lo sapevano. Le comunicazioni in volo si sono interrotte alle 20,56 circa, quelle con il radar quattro minuti più tardi. Proprio analizzando il tracciato radar si vede chiaramente come l’aereo sia finito in mare. Le prime vittime furono però avvistate nella prima mattinata del giorno dopo, dalle 8.30 del 28 giugno 1980. L’aereo è sprofondato verso quell’ora. Fu detto che vennero recuperati alcuni resti umani e rinvenute 42 salme ma nel conto ufficiale ce ne sono soltanto 38. Furono eseguite solo alcune autopsie, peraltro incomplete. Questo per evitare si scoprisse l’esistenza di morti per annegamento e quindi di persone che erano sopravvissute all’impatto sul mare. Si trattava di testimoni troppo scomodi: si sarebbe infatti capito che l’aereo era stato solo parzialmente daneggiato. A questo libro ho dedicato gli ultimi anni del mio lavoro ed è già nelle mani dell’editore. Quando uscirà ne vedremo delle belle».

      Rispondi Mi piace Non mi piace