La cultura moderna, arma di distruzione di massa

di Roberto Pecchioli

A settembre si terranno in diverse regioni italiane le elezioni regionali. Per quanto difficile sia farlo comprendere agli italiani, saranno le più irregolari degli ultimi settant’anni. A causa dello stato d’emergenza dei dittatorelli al governo, avremo pochi comizi, scarsi incontri pubblici, partecipazione limitata, maschere, distanziamenti e il grottesco saluto avvicinando i gomiti.

E’ saltata anche la trafila procedurale, la raccolta pubblica delle firme, in assenza della quale sono esclusi i movimenti nuovi e quelli più piccoli, impossibilitati a partecipare. La solita democrazia a misura di lorsignori: vince chi può occupare le ribalte televisive, inondare di “faccioni” e di slogan privi di senso i muri della città. Il resto è noia, cantava Franco Califano.
Affronteremo il clima elettorale con uno sbadiglio, forse voteremo per il meno peggio. Nulla cambierà: nessuno è intenzionato a mutare il cammino. L’agenda è scritta da tempo. La riflessione, amara, è perché siamo arrivati al punto in cui l’elettore-cittadino-telespettatore è manipolato, condizionato come mai prima. La verità è che la cultura moderna è l’arma di distruzione di massa impugnata e utilizzata da pochi, a cui i molti – la maggioranza- non oppongono nulla. Scriveva Sun Tzu nell’Arte della Guerra duemilacinquecento anni or sono: un abile generale sa sottomettere il nemico senza dare battaglia. Senza spargere una goccia di sangue, senza usare la spada, fa cadere le città: senza varcare la frontiera, conquista i regni.


Un anticomunista integrale come Aleksandr Solzhenitsin riconobbe che in Unione Sovietica si offriva al popolo una cultura classica. Nel beneamato Occidente, alla plebe che ha sostituito il popolo, si dà invece una classica incultura. La cultura di massa nacque negli Stati Uniti dopo la prima guerra mondiale e oggi si diffonde a colpi di spettacoli puerili in 3D, libri dementi, videogiochi stupidi o sadici, serie televisive per sordomuti, drugstore che distribuiscono emozioni dolciastre, spettacoli selezionati dal clero secolare del sistema. Scriveva Theodor W. Adorno: la ripetitività, la ridondanza e l’ubiquità che caratterizzano la cultura di massa moderna tendono a automatizzare le reazioni e indebolire le forze di resistenza dell’individuo. L’’obiettivo del francofortese non era la denuncia, ma la costruzione di quello che Marcuse definì l’uomo a una dimensione, liberato dalla “personalità autoritaria.”
La cultura in cui siamo immersi ha voltato le spalle al suo immenso patrimonio. Che si tratti di Lady Gaga, dell’ultimo successo editoriale, del jazz, del rap, della pittura contemporanea o dei film di cassetta, nulla è frutto del caso. Questa cultura, osservava già Lev Tolstoj, non è più cristiana, non è più radicata nella storia di un popolo o in un suolo; è legata al condizionamento di massa, astratta e massificata, ha fini e obiettivi precisi, globalizzati, rintracciabili attraverso la storia della letteratura contemporanea e del cinema. La musica moderna deve farti impazzire, ordinò Adorno. L’inquinamento acustico serve a distruggere la personalità umana. Plutarco evoca il terrorismo sonoro dei Parti prima della battaglia di Carre, i cui rumori misero in crisi le truppe romane. Il cinema di Stanley Kubrick ha molto insistito sull’importanza dei rumori e della musica.
Il jazz è stato creato ai tempi di George Gershwin e ha sostituito gli spirituals della popolazione di colore, contribuendo alla scristianizzazione dei neri d’America. Per il ruolo del rock, basta al giudizio la devastante biografia dei suoi protagonisti, mentre il rap ha accompagnato milioni di giovani dei ghetti sui marciapiedi della dipendenza, della droga, dell’autodistruzione.

Quella sottocultura venne costruita per controllare la vita della gioventù politicizzata. Il marxismo-leninismo fu aggirato dalla CIA che promuoveva ad agenti di influenza artisti astratti come Jackson Pollock e Willem De Kooning. Il film Papà Gambalunga, alla metà degli anni Cinquanta, descriveva il condizionamento psichico di un giovane orfano da parte del protagonista, Fred Astaire, il cui cinema era collegato al soft power americano. La controinformazione spiega con dovizia di prove che gli apparati riservati del potere americano sono guidati da alcune famiglie e da un‘oligarchia di “illuminati” che orientano l’umanità secondo i loro gusti e interessi. Era il rimprovero che lo stesso Tolstoj rivolgeva alle élite russe del suo tempo.
Sappiamo con certezza che l’introduzione e diffusione della droga e della controcultura corrispondeva a un progetto poliziesco e politico di lunga lena. Ken Kesey, l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, fu una cavia dei farmaci utilizzati nei programmi di controllo mentale. Il messaggio libertario del film che ne venne tratto celava un’agenda inquietante. Gli universi paralleli sono stati più facili da controllare rispetto ai partiti politici in cui infiltrarsi. Vuoi scappare da questo mondo? Ti aiuteremo, anzi, faremo di più, ti guideremo nell’ arcobaleno del Mago di Oz. Proviamo a rivedere senza le lenti deformanti della società dello spettacolo il testamento cinematografico di Kubrick, Eyes Wide Shut.
La rivoluzione sessuale era già vista come rimedio allo spirito di ribellione dai tiranni antichi. Etienne La Boétie parla di taverne e bordelli per il controllo della popolazione della Lidia, da cui deriva il termine “ludico”. Nel nostro tempo il controllo sociale ha portato alla pornografia di massa accessibile a tutti e, per converso, al branco scontroso degli adepti della correttezza politica. Ma il sesso non è l’unica arma di distruzione di massa. L’occhio del guardone si confonde con quello del delatore. Si comincia dall’infanzia, al condizionamento infantile: pensiamo a serie per bimbi in età prescolare come i Teletubbies, introduzione al globalismo, all’ animalismo, al consumismo. Il cervello dei più piccoli è un hardware in corso di programmazione.


Lo stesso spirito anima l’intera subcultura “sesso, droga e rock’n’roll”, il cui obiettivo è controllare le generazioni, diffondere il consumismo, l’edonismo e il nichilismo, deviando le energie giovanili. Affiora il satanismo e il simbolismo massonico in alcuni ambiti della musica heavy metal, della letteratura per bambini (Harry Potter, la saga fantasy War Craft) e del pop (Rihanna, Lady Gaga, Beyoncé).

Lady Gaga, uno dei miti della cultura musicale globalista americana

Nel celebre discorso di Harvard, Solzhenitsyn parlò della “musica insopportabile” che ci invade ogni parte. L’autore de Il piccolo principe Antoine de Saint-Exupéry fu insultato per aver scritto che si poteva ascoltare Mozart in fabbrica, ma solo in Unione Sovietica. Non è un caso che nei film di Hollywood i malvagi siano presentati come uomini colti: per essere integrato devi essere ignorante! Il cinema intelligente è stato riservato ai maestri russi come Tarkovsky.
Il disarmo morale imposto dalla cultura di massa americana è andato di pari passo con la delocalizzazione e la deindustrializzazione forzata, che ha allontanato i rischi di mobilitazione popolare. La grande arma silenziosa restava la televisione, con la sua propaganda e gli pseudo-eventi. Come il cinema, ma in modo permanente, a cadenza quotidiana, la televisione fornisce un modello mimetico. Bisogna creare un branco di animali molto docili, capì Celine. L’offensiva è stata guidata dalla pubblicità di Eduard Bernays, poi dalla scuola di Francoforte con la caccia alla figura autoritaria.
Lo ammise Adorno: abbiamo promosso la figura dell’omosessuale, cretinizzato il padre di famiglia, trasformato la donna in un modello Madame Bovary, abbiamo creato l’adolescente ribelle insoddisfatto, i Marlon Brando e James Dean il suicida, che sostituirono gli eroi tradizionali alla John Wayne e James Stewart. Abbiamo distrutto la famiglia, poi l’idea di nazione, sgradita ai banchieri, e infine quella di civiltà. Per liquidare la protesta di tipo comunista, era necessario toccare le corde dell’ozio e del disturbo mentale. Hanno inventato il giovane viaggiatore “liquido” con trolley che vuole scoprire il mondo, le sue spiagge, i suoi farmaci, le sue birre e tutte le sue escursioni sessuali! Era già tutto nella beat generation, in Jack Kerouac che nella vita privata dipendeva dalla madre, nella generazione on the road- sulla strada- del film Easy Riders, la corsa senza meta di due motociclisti drogati, ascendenti diretti del turista di massa compulsivo che scatta fotografie in cui il paesaggio, riconvertito in location, è solo il fondale della propria immagine.

Media Tv manipolazione


La cultura è l’arma di distruzione di massa più potente: è il bombardamento definitivo. Ci separa dalla nostra storia, dal nostro spazio, dal nostro prossimo, dai nostri connazionali. Crea l’avatar di individui pronti ad essere catturati dalla matrice tecnologica del commercio americano, che può imporre ovunque i suoi progetti, le sue guerre, i suoi giocattoli pericolosi. La fabbrica dei sogni è l’indolore campo di concentramento di cui parlava Aldous Huxley nel Mondo Nuovo. La matrice virale americana è difficile da sostituire perché ha invaso tutte le reti, tutti i cervelli.
Per questo non ci appassionano le elezioni, campo di battaglia di gruppi cresciuti alla medesima scuola delle dissoluzione: destra, centro o sinistra del sistema. In particolare, colpisce l’irrilevanza del pensiero liberal conservatore (ma ne esiste uno?) da almeno tre generazioni. La destra purtroppo non ha avuto nessun Antonio Gramsci e se qualcuno c’è stato, non è stato riconosciuto e trattato, nel migliore dei casi, come uno scocciatore. Per la destra la lotta politica si svolge nell’ambito istituzionale: un errore enorme, la prova che da quel lato non ci si può attendere nulla. Alla prova dei fatti, le uniche battaglie sono quelle sulle tasse e sull’impresa, segno che i sedicenti conservatori sono in realtà liberali il cui obiettivo è la difesa del portafogli e dei corrispondenti privilegi. Nel marketing politico, la variante moderata.
Le campagne elettorali, i dibattiti parlamentari e la gestione dei bilanci costituiscono per codesta parte del panorama politico la misura del successo o del fallimento. L’equivoco è il motivo della sconfitta storica delle ragioni dei conservatori e dei nazional popolari. Qualcuno ha scritto che la destra si giudica dai risultati (economici), la sinistra dalle intenzioni. E’ la prova che non c’è partita. Gli uni cambiano le menti e i cervelli, gli, altri lottano per il portafogli. Lo sviluppo del marxismo occidentale, dalla Scuola di Francoforte in poi, ha dimostrato che la lotta delle idee ha un campo di battaglia non istituzionale, o politico in senso stretto, ma culturale. La rotta rovinosa sul terreno dei costumi, delle basi etiche, sociali, metapolitiche è talmente enorme che non viene più avvertita.

Sosteneva Giacinto Auriti a proposito del potere finanziario, che lo abbiamo talmente introiettato da non vederlo più, come i baffi di qualcuno che li ha sempre portati.
Il pensiero progressista marxista culturale ha vinto, come l’accorto generale di Sun Tzu, senza dare battaglia: ha approfittato dell’assenza del nemico, del suo ripiegamento successivo che gli ha fatto assumere come buone e giuste le ragioni dell’altro. Dagli anni 60 del Novecento, l’universo culturale quasi per intero lavora alla rilettura del patrimonio culturale occidentale per ripulirlo degli elementi spirituali ed etici popolari e conservatori. Da ultimo, si è costituito in precisa volontà di cancellare il legato europeo ed occidentale. L’ approccio è multidisciplinare, agisce a livello accademico, nei mass media, nella cultura materiale e popolare, pressoché incontrastato. La destra si occupa di elezioni; talvolta vince senza mai cambiare l’agenda culturale altrui. Va al governo, mai al potere. Tutti gli schieramenti principali, senza eccezioni, condividono la stessa politica economica liberista, tutti, con eccezioni marginali, sono liberali e libertari, sostenitori entusiasti del “progresso”, qualunque cosa significhi. La competizione politica avviene tra correnti diverse dello stesso meta partito. Sotto l’aspetto dei principi fondanti, nessuna concorrenza: gli uni giocano la partita, gli altri guardano e scuotono la testa.
Dietro la nozione di canone culturale, il progressismo vincente afferma il suo relativismo anti europeo. Un esempio: la Gioconda cessa di costituire una parte del canone estetico universale per ridursi a manifestazione di una determinata società, la classe dirigente del Rinascimento, l’inizio dell’auge della borghesia; diventa una relazione di potere da abbattere. La nozione di canone culturale, per altri versi, suppone l’invisibilità delle forme di espressione proprie di gruppi (gente di colore, donne, proletariato) estranee agli stereotipi dominanti. Quegli studi avviati negli anni Sessanta servirono per organizzare fenomeni contro culturali inizialmente percepiti come forme di arte degenerata perfino da Adorno. Erano in realtà meccanismi utilizzati per conquistare influenza nella cultura popolare, strappandola all’egemonia borghese, una contro cultura presentata come strumento di resistenza al capitalismo.
Introdussero, sovraordinate all’analisi estetica dell’arte, considerazioni sociologiche e politiche che permisero di modellare la coscienza delle generazioni. Il primo assalto vincente fu alle casematte della cultura – è il lessico di Gramsci – creando le condizioni per esercitare un’influenza enorme, duratura e quasi incontrastata sulla società, il che ha permesso lo sviluppo di cambiamenti politici, legislativi e di costume i cui effetti di lungo periodo (la longue durée di Bourdieu) sperimentiamo adesso, dopo mezzo secolo di terremoti successivi. L’errore capitale della destra, tematizzato da Raymond Arone e Roger Scruton, è stato di non rendersi conto per tempo dell’ampiezza “storica” di quei fenomeni.
La destra, rinchiusa nella gabbia liberal liberista di una pretesa vittoria economica, ha accettato tutto senza discutere, spesso nemmeno avvedendosi del cambio di paradigma, frutto dello sviluppo della società – né libero né spontaneo, ma incontrastato- determinato da alcune parole d’ordine e da determinate personalità. Quando la politica liberal conservatrice – l’unica che ha cittadinanza sul fianco destro della società postmoderna- abbraccia acriticamente ogni dogma dell’agenda culturale progressista – ad esempio non impegnandosi mai in modifiche legislative, una volta conquistati spazi di governo, accetta implicitamente di essere irrilevante, il che rende sempre più difficile il suo accesso al potere politico. Il gatto si morde la coda, mentre tra la copia timida, balbettante e sbiadita e l’originale, la gente sceglie l’originale.
Perciò osserviamo tanta virulenza, tanto autentico odio nel mondo mediatico e culturale verso quei mezzi di comunicazione, partiti e movimenti sociali che sfidano l’egemonia culturale del progressismo neo marxista e post borghese, come l’ungherese Fidesz, lo spagnolo Vox e il polacco Legge e Giustizia. La loro azione è simile a quella dei trecento spartani guidati da Leonida nella gola delle Termopili, che riuscirono a bloccare l’avanzata della potente armata persiana di Serse, rendendo possibile il contrattacco vincente che salvò la Grecia dall’ orientalizzazione dispotica e rese possibile lo sviluppo della civiltà europea.
Oggi la battaglia, la nuova kulturkampf, si svolge nelle reti sociali, nei rari gruppi editoriali che mettono in questione i dogmi progressisti, nei pochi mezzi di comunicazione liberi che restano, nelle scarsissime aule universitarie da cui eroici docenti tentano di smontare i falsi miti della Teoria critica.

E’ la lotta mortale per contrastare l’arma di distruzione di massa della cultura progressista, ineludibile se la destra – debba o meno chiamarsi così- coltiva la speranza e la pretesa di esercitare qualche influenza sui temi “societari”. Lungi dal costituire la caricatura simil fascista e intollerante con cui è dipinta dal nemico, (nemico, non avversario!) si erge come ultimo baluardo di una civilizzazione moribonda, sul punto di soccombere a una forma inedita di silenzioso totalitarismo che uccide per asfissia la nostra millenaria libertà.

P.S. Le opinioni dell’autore possono non coincidere con quelle della redazione.

25 Commenti

  • Monk
    15 Agosto 2020

    Questione musicale: ci sono molte inesattezze e da uno che esordisce con: “Il resto è noia, cantava Franco Califano.” è spiazzante, nel momento in cui il cantante non fu uno stinco di santo.

    “Il jazz è stato creato ai tempi di George Gershwin e ha sostituito gli spirituals della popolazione di colore, contribuendo alla scristianizzazione dei neri d’America.”
    Errore dettato principalmente dalla poca cultura musicale e da una semplificazione del tema; spirituals – BLUES e jazz, poi i bianchi attinsero e crearono generi orchestrali come con Gershwing (swing, ect) e altri autori, ma attenzione, le ramificazioni musicali sono molte e non è questo il caso di scrivere l’enciclopedia della musica con gli occhi e le orecchie di chi non si è mai drogato e non si è mai fatto trascinare dalle mode musicali. Di satanico non ci ho mai visto nulla, se poi dobbiamo a tutti i costi demonizzare qualcosa l’iconografia è piena di soggetti ‘puri’ che potrebbero essere interpretati come creature del demonio.

    Nel film Apocalaipse Now Duvall lancia all’attacco i suoi Bell UH-1 Iroquois con le note della Cavalcata delle Valchirie, se è satanica allora dobbiamo ri-discutere Mozart, Bach e altri geni della musica, antica e contemporanea/moderna. Kubrick si è avvalso di bella musica, basta vedere autori e playlist dei suoi film, non ho mai notato un messaggio esoterico.

    Esiste musica brutta? E chi siamo noi per fare classifiche? A me non piace molta musica ma non demonizzo quasi tutta la musica, scrivo quasi perchè un genere demenziale e che lancia messaggi distruttivi esiste: il trap, da non confondere con il rap che in passato vide testi discreti.

    Sul metal cosa devo dire? E’ vero, si avvolge di satanismo ma se vi dicessi che i metallari sono le creature più buone del pianeta cosa direste?

    Non demonizziamo la musica moderna, ci sono generi e artisti che hanno deliziato le nostre orecchie per decenni, dalla musica elettronica al rock fino ad arrivare anche al punk, garage rock, psy rock, ect, ect. Credetemi, mi ha dato da mangiare la musica per decenni e non ho mai adorato il demonio, pur ascoltando gli Slayer , Death Metal e molti altri; non ho mai conosciuto dipendenze di qualsiasi tipo e garantiscovi che ho conosciuto molte persone che amano la musica moderna e non hanno mai fatto messe nere.

    Vado di fretta chiedo venia per errori di qualsiasi genere, tranne la sostanza

    Prteghiamo tutti insieme, la fine è vicina

    • atlas
      15 Agosto 2020

      ti piacciono gli Slayer ? Se fossi una donna ti sposerei

      oltre ad avvalorare il tuo ottimo commento. Venga presto la guerra nucleare, tra 11/9 e virus non ci fanno vivere più

      • Monk
        15 Agosto 2020

        Adoro gli Slayer Lombardo batterista eccezionale e Tom Araya bassista e cantante! Fantastici

        • atlas
          15 Agosto 2020

          eccolo Dave Lombardo

          https://www.youtube.com/watch?v=3ivOfkqFmxg

          e l’anima degli Slayer, fin dalla loro creazione è Kerry King. L’anima di Jeff Hannemann non è più di questa terra; non so se, come si suol dire, sia passato a ‘miglior vita’. Probabilmente si è goduto il suo limitato paradiso mondano. Beveva molto e non credo abbia mai pregato Dio in vita sua

      • Monk
        15 Agosto 2020

        Un altro che adoro è Lemmy con i suoi ex Hawkind (space-rock) per poi formare i Mothoread, tra l’altro era un collezionista di cimeli nazisti

        • atlas
          15 Agosto 2020

          Lemmy e i Motorhead ? Una terronata che mi è entrata nel cuore sin dalla mia adolescenza

          quando è morto, una parte di me è morta

          la ‘strumentalizzazione’ di certo tipo di musica anch’essa ha a che fare coi giudei, sia italiana che duo siciliana, che di gentaglia di altre nazioni: la si riconosce dal loro carattere ed armonia palesemente afflittivi e dai testi. Tapparsi le orecchie e pregare per la loro morte e distruzione

          https://www.youtube.com/watch?v=hJt46HItb0w

      • Hannibal7
        15 Agosto 2020

        Mi è piaciuto molto il primo commento di Monk
        Mi piacciono le persone che amano la MUSICA….il maiuscolo non l’ho messo a caso…per me ,che amo la musica e studio chitarra,esiste MUSICA e musica…o forse rumori messi insieme a cazzo ….il trap È UNA MERDA….e molti giovani di oggi lo adorano soltanto perché i testi sono pieni di parolacce e istigano alla violenza e all’uso di droga…per molti giovanissimi fa figo…..quando strimpello con la mia Fender acustica il mondo intorno a me scompare…e mi rendo conto,studiando,di che cosa meravigliosa possa essere un insieme di accordi…..

    • Sandro
      15 Agosto 2020

      Ho l’impressione che chi ha scritto l’articolo comprenda poco o nulla di musica. In quanto alla tua domanda Monk “Esiste musica brutta?” rispondo che non esiste musica brutta; vi è musica e qualcosa che la scimmiotta senza vergogna. Quest’ultimi, facendo “successo” con i loro rumori ritmati devono ringraziare chi ha degradato la società anche attraverso l’abbattimento di cultura musicale, ripeto, musicale.

      Riferendomi alla sola penisola Italica non risultano tracce di sensibilizzazione musicale per non parlare di studio, nelle scuole di Stato che, contrariamente, ha imposto l’ora di condizionamento mentale fondato sulla paura dell’ignoto – punendo con l’emarginazione chi, in libertà, intende avere “i piedi in terra”.

      Non mi dilungo sui vari generi musicali, ripeto, musicali, che, a mio avviso, sono tutti validi. Personalmente, quando voglio “sballarmi” – a parte un sano rapporto sessuale – inserisco nel mio giradischi un disco in vinile, uno qualsiasi nel quale vi è incisa musica autentica , che, contrariamente ai dischetti digitali, non strazia i timpani auricolari del malcapitato anche a basso volume – approfondisci le motivazioni – e mi sento estraniarmi nella realtà mondana al punto di sembrare di intercettare la presenza di chi ce l’ha donata. La musica non può essere solo terrena, è qualcos’altro.

      Un consiglio: per godere appieno la musica, non concentrarti, come di norma, solo sul motivo conduttore. Vi è però un problema di ordine economico; per godere di tutte le sfumature percepibili “sotto” in motivo conduttore, occorre un buon impianto stereo. Meglio, se possibile, assistere all’esecuzione in vivo.

      • atlas
        17 Agosto 2020

        questa volta concordo in pieno Sandro. Io di impianti, con le mie possibilità, ne ho dovuti fare 2, visto che vivo 6 mesi a Milano e 6 a Gallipoli. Devo ringraziare il digitale, se riesco ad ascoltare tutte le frequenze e gli strumenti in un modo accettabile

        ma avessi più soldi in questo campo li spenderei. Pre e finale Mc Intosh. E casse da minimo 60.000€. Tweeter e super tweeter in cristallo di diamante e cavi in oro … … …

        • Sandro
          17 Agosto 2020

          Bene. Da appassionato di musica e, per cause di forza maggiore, di impianti di alta qualità musicale – improprio definirli a alta fedeltà – mi tolgo tanto di cappello al cospetto di un amplificatore McIntosh, rimasto illibato al confronto del suo “collega” Marantz fatto “stuprare” in Cina per ragioni commerciali. Ma non sono il soli a dettare regole.

          Visto che intendi investire somme considerevoli per mantenerti in salute – la buona musica è sempre salubre – ti consiglio, senza temere smentite, di ascoltare la musica preferita solo in cuffie elettrostatiche – le migliori sono le STAX -, sempreché tu non abbia una sala insonorizzata per tale eventi. Ti garantisco che, in caso di grandi complessi musicali , riuscirai anche ad avvertire, oltre ai timbri quasi originali dei vari strumenti, persino una piccola flatulenza eventualmente emessa dal direttore d’orchestra.

          Diffida dai c.d. e peggio ancora dalle fonti emesse da ”pennette”. Tali supporti, anche se comodi, emettono suoni frazionati stancanti l’ascolto, diversamente dal segnale dei “vecchi” supporti analogici considerati a torto superati. Se usi dischi in vinile, aggiungi, se riesci a trovarlo, un espansore di dinamica. Sono diventati rari come rara è divenuta la grazia e la femminilità delle donne moderne occidentali.

          • atlas
            17 Agosto 2020

            posso solo sognare. Non credo avrò mai tutti quei soldi. O probabilmente sì, ma dovrò dare priorità a una casa e a un conto in banca che mi assicurino fino alla morte una vita agiata. In Tunisia o in Siria, di certo non quì, con le donne ‘occidentali’ che ci sono quì (tutte da buttare da sopra il balcone)

            sono contrario al vinile: un granello di polvere sul disco altera. E poi il rumore di fondo del giradischi…c’è sempre. Senza contare che ci vuole una puntina di qualità; e solo quella costa molto. Poi le frequenze basse del vinile non riescono a scendere in basso come nel digitale ed essere suonate bene (conta che io ho DUE subwoofer Hearthquake, di qualità). Meglio fa invece con una riproduzione più fedele delle medie e alte, che risultano più naturali e meno fastidiose rispetto al digitale

            il CD è superato. Non va più di 44.100 come frequenza di campionamento e 1400 in velocità di trasmissione (il bit rate, in formato PCM non compresso)

            il mio ‘cd’ lo faccio da me, con le possibilità che ho (programmi gratuiti, ma oculati): scarico in flac e converto in PCM, a non più di 48khz però (i 96 per me sono inutili. Per me secondo le mie possibilità, non perchè non vadano bene come qualità…anche se si dovrebbe sempre verificare la fonte, se non ha mai subito una compressione proprio dalla fonte. Alla fine sono pochi quei file che non ne hanno, a meno che la fonte non sia proprio il master dalla casa discografica…). Poi con nero wave editor creo 6 canali, il 5.1. Anche se alla fine non uso il cavo HDMI diretto all’ampli, ma l’uscita ottica limitata in stereo per il PCM (la musica va ascoltata cmq in stereo, abbiamo solo 2 orecchie), lo Yamaha che ha l’opzione 5ch stereo col lettore Pot Player configurato con l’uscita LPCM ti assicuro che non è male, l’ampiezza stereo e ben redistribuita nelle 6 casse si sente. Con Nero poi intervengo dove necessario, bassi, alti, eventuale riduzione del fruscio (altra pecca del vinile), clic e crepitii, disturbo a 50hz…poi scarico la copertina che rendo perfetta modificandola per i miglioramenti con vari programmi e portandola a 1920×1080 di risoluzione. E creo un file AVI con audio PCM 5.1. E tutto va nell’Hard Disk esterno. Il cinema lo faccio sempre in 5.1, ma in dolby digital, semplice. Sia a Milano che a Gallipoli ho 2 altri impianti che sono solo per il cinema. Quindi io ho dovuto spendere per 4 …

            sono contrario pure alla cuffia, anche se fosse Bose. Così come il suo impianto per casa. D’accordo, si sente bene, benissimo, è eccezionale, dà emozioni, ma NON E’ mai l’originale, è sempre il risultato di un artifizio musicale, un artefatto

  • atlas
    15 Agosto 2020

    cosa c’entrano poi i giudei con la creatività del blues ‘Napolitano’ di Pino Daniele …

    di Juan Pablo Torres e Nanà Vasconcelos

    https://www.youtube.com/watch?v=cEOHL6cUcMA

  • atlas
    15 Agosto 2020

    mi vorrà perdonare la redazione se insisto, ma il commento di monk, a mio personale giudizio, è un trattato di scienza e addirittura complementare ed integrante dell’articolo. Per me (e per lui), per cui la musica ha un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, l’associare questa o un tipo di essa, concorre anche a valutare le persone e le cose, ad una propria visione di queste

    ecco, leggendolo, per me monk è un ‘paranoico’ (detto da grandissimo amico) personaggio da associare a Ozzy, semplicemente, spontaneamente

    lunga bella vita a monk, il contrario ai nemici delle cose belle della vita (juden)

    https://www.youtube.com/watch?v=eePDXSsDF-k

  • atlas
    15 Agosto 2020

    e buon ferragosto in Famiglia a tutti, primo Il Signor Direttore del Sito

  • Giorgio
    15 Agosto 2020

    Negli anni 60 lo slogan che anelava ad una società alternativa non mercantile era: PACE, AMORE e MUSICA, purtroppo le elite sono riuscite a sostituirlo con “sesso, droga e rock’n’roll”, il cui obiettivo è, come si afferma nell’articolo, controllare le generazioni, diffondere il consumismo, l’edonismo e il nichilismo, lo sballo fine a se stesso, impedendo cosi lo sviluppo di ogni possibile alternativa al modello liberista e alla dittatura dei mercati ……………

  • Anton
    15 Agosto 2020

    Scusate, non faccio parte del gruppo dei commentatori abituali di CI ma vorrei intervenire anch’io riguardo questo articolo. Lo farò in maniera schematica e possibilmente, breve (ma sarà difficile):

    1) Il Jazz nacque proprio presso le comunità di origine africana in USA, in particolare, dalle piccole e scalcagnate bande musicali che, durante i funerali, accompagnavano il feretro suonando marce funebri che, via-via, si trasformarono in motivetti “up-tempo”, come si dice in gergo. Il primo re del Jazz (genere, all’epoca – anni ’20 – molto diverso da quello odierno) fu il creolo Jelly Roll Morton anche se fu l’orchestra jazz bianca di Bix Beiderbecke, coeva di quella di Morton e altri, ad iniziare a strutturare un certo stile del Jazz moderno. Ma, bisogna ammetterlo, il 90% dell’universo Jazz era composto da persone con vite segnate da traumi personali (Billie Holiday) e/o dedite a vite dissolute quando non da autentici delinquenti.

    2) Il RAP nacque presso i “college” americani. Veniva, infatti, utilizzato durante le sfide di improvvisazione in rima (un po’ come avviene per i “muttos” sardi) verso la fine degli anni ’70. Il primo a sfruttarlo a fini commerciali in grande stile fu colui che diventò uno dei più famosi (e credo anche ricchi) produttori americani, Rick Rubin. Fu lui, infatti, a lanciare i Beastie Boys (anche loro, tutti ebrei: Horowitz, Diamond, Yauch), che ottennero un notevole successo a livello planetario durante gli anni ’80/’90. Quando Rubin non riuscì a coinvolgere i problematici Beastie Boys nel progetto del rifacimento di un vecchio brano della rock-band Aerosmith, ebbe l’idea di lanciare un poco conosciuto gruppo tutto composto da negri: RUN DMC. Da lì partì la moda del RAP. Il successo di gruppi “all blacks” con testi fortemente politicizzati come, ad esempio, Public Enemy, fece il resto.

    3) Certamente, non tutto l’Heavy Metal utilizza testi a sfondo satanista. Ma è importante ricordare il caso di un gruppo americano degli anni ’80, gli Stryper, che diede il via alla moda del “christian-metal” e che pare venne, se non propriamente costruito, piuttosto impostato “a tavolino”, con la partecipazione di alcune lobby protestanti proprio con l’intento di non lasciare il mercato del rock duro a gruppi filo-satanisti o che, comunque, trattassero temi distruttivi e pericolosi per la gioventù come sesso-droga-vita dissoluta, etc. (dai Rolling Stones ai Mötley Crüe, poi Guns’n Roses, etc.).

    4) Argomento Kubrick: davvero, non capisco come si possa dare tanta importanza a un regista, certamente interessante ma tutt’altro che un “genio”, come troppo spesso viene definito e in modo particolare a un film come EWS, tratto da un romanzo para-freudiano di Arthur Schnitzler.

    In sostanza, condivido il punto di vista espresso dall’articolo di Roberto Pecchioli: quella che si svolge attualmente è anche e soprattutto una “kulturkampf” anche se, francamente, fatico a definire quella moderna come… cultura.

  • Mardunolbo
    16 Agosto 2020

    Concordo pienamente con l’articolo, scritto in lessico italiano ottimo che denota profonda cultura anche nelle citazioni dei libri letti. Se qui fossimo tutti, o quasi,con la cultura di Roberto Pecchioli, i commenti sarebbero spesso una scalata nello spirito.
    P.S. W gen.Pappalardo e vada avanti con la sua eroica battaglia contro il sonno degli italioti…

    • Monk
      16 Agosto 2020

      Questo Pappaminchia?

      Migranti, su nave Diciotti l’ex generale Pappalardo Ha consegnato al comandante copia di denuncia contro Salvini Catania, 25 ago. – L’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, in qualità di presidente del comitato dei saggi del Movimento Liberazione Italia e come segretario del Movimento Noi Siciliani è salito sulla nave Diciotti per incontrare il comandante del pattugliatore della Guardia Costiera da cinque giorni ormeggiato a Catania con 150 migranti a bordo. Sceso dalla nave, parlando coi giornalisti, l’ex ufficiale dell’Arma ha detto di avere consegnato al comandante una copia di esposto denuncia depositata poco prima alla procura di Catania contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini per il mancato sbarco dei naufraghi sul suolo italiano.

      • Sandro
        16 Agosto 2020

        Non vedo cosa centra il comandante dell’imbarcazione con la denuncia a carico di Salvini. Quando si toccano interessi di un certo volume, le denunce vengono stilate repentinamente e fatte recapitare a ventaglio.

        Piuttosto ci si chieda come mai prima dell’intervento di Salvini l’uomini neri che sbarcavano a profusione solo in Italia risultavano giovani aitanti tutti di sesso maschile, in salute, scelti in l’età media tra i 18 e 25 anni, mentre, quando gli sbarchi divennero problematici per l’intervento di Salvini, a tutela degli interessi nazionali, iniziarono a presentarsi neri cagionevoli con malattie richiedenti pronti interventi medici o anche donne incinte prossime a sgravare, accompagnate a una manciata di bambini.

        Nessuno ha posto in evidenza che questi migranti fuggono da guerre stranamente “selettive” dove ove vengono abbattuti solo giovani selezionati di età suddetta e lasciando indenni vecchi, donne e bambini. Se così non fosse si presenterebbero agli sbarchi italiani anche costoro che stranamente sono del tutto assenti , se non donne incinta facilitanti gli sbarchi solo al tempo di Salvini. C’è qualcuno che la sa lunga ma non la sa raccontare correttamente.

  • Anonimo
    16 Agosto 2020

    Esiste musica brutta?
    Si, esiste musica orrenda da vomito, e perché non abbiamo il coraggio di ammetterlo,?
    Perché la maggior parte delle persone sono analfabeti in fatto di musica, non hanno studiato, ha ragione Pecchioli quando dice che la mancanza di cultura artistica è un’arma contro la società.
    Sono anni che mi accorgo che lo spessore artistico in tutti campi è scemato.
    Nessuno si accorge. Se non sappiamo leggere come lo valutiamo un libro?
    In fatto di musica gli italiani sono degli analfabeti.
    Salvo rare eccezioni.

    • Sandro
      17 Agosto 2020

      Non occorre studiare musica per comprenderne la grandiosità, è sufficiente sensibilità e attenzione. Pur volendo, da ragazzo, non mi hanno permesso di approfondirla. Chi mi osservava, da autodidatta, ad imparare l’uso di uno strumento musicale, mi son sentito dire “non perder tempo con queste cose, occupati di quelle serie”. Nonostante tutto impiegavo mezza giornata solo per procurarmi un biglietto per accedere all’auditorio di Santa Cecilia in Roma. Da queste cose si comprende uno dei motivi del degrado di questa società. Ricordo che un poveraccio che intendeva governarci disse che l’arte non si mangia.

  • Giorgio
    16 Agosto 2020

    Agli amanti della buona musica propongo l’ascolto di alcune band e musicisti. Non di provenienza anglofona, sebbene quel mondo abbia prodotto ottima musica (ho una bella collezione di bootleg dei Pink Floyd, non in 33 giri ma in formato digitale, non mi interessa il valore economico delle edizioni limitate ma il “valore” musicale ….. il piacere dell’ascolto delle loro improvvisazioni dal vivo, mai uguali). Per uscire dalla dittatura musicale anglofona segnalo una ottima band del Kazakistan, gli ULYTAU, fanno un etno metal elettro acustico, molto trascinante. Inoltre consiglierei l’ascolto di 2 bravissime violiniste libanesi, HANINE EL ALAM e VANESSA NASSAR, difficile descrivere il mix di tradizione musicale araba, musica etnica, ritmi mediterranei, andate su you tube e fatevene un’idea. Oltre il piacere dell’ascolto tentiamo di elevare la nostra cultura musicale, artistica, politica, sociale ……..

    • atlas
      17 Agosto 2020

      c’è però un’anonimo che esprime liberamente le sue opinioni…anonime

      fra noi Duo Siciliani e gli italiani c’è guerra è vero, ma si deve essere sempre obiettivi e giusti: infatti siamo una massa di bastardi inutili anche per raccogliere foglie in autunno. Infatti i nostri autori ce li apprezzano di più all’estero

      italiani analfabeti in musica ? E Mina ? E Corrado Pani ? E Franco Micalizzi ? E Guido e Maurizio De Angelis ? E Armando Trovaioli ? E Bruno Canfora ? E Stelvio Cipriani ? E … …

      massa di suinocrati, ottusi, bastardi, infami e omofili. Zoofili, necrofili e parafiliaci. Non sarete mai capaci di apprezzare le cose belle della vita. Povere le vostre mogli a letto. Ma saranno anch’esse delle scrofe zozzone illetterate

  • Laura
    18 Agosto 2020

    Atlas l’anonimo sono io solo perché nella fretta dimentico di mettere il nome, hai ragione quando citi grandi della canzone italiana, ma chi li ascolta? Quello che voglio dire è che il mercato ha inglobato anche la musica leggera che mia figlia ascolta il rap perché è quello che produce il mercato.
    Per studiare la musica occorre sensibilità e passione e sopra ogni altra cosa lo studio principale è l’ascolto non lo spartito.
    Cosa ascoltano i nostri giovani e noi stessi se accendiamo la radio?
    Questo è quello che volevo dire.

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