La crisi per il Covid 19 rischia di produrre un “bagno di sangue” in quasi tutta Europa

di Luciano Lago

Mentre paesi come l’Italia, la Spagna e la Francia, sono immersi in una crisi economica senza sbocco per le politiche di block down adottte dai governi in funzione dalla pandemia del Covid 19, secondo un rapporto pubblicato giovedì dalla società di consulenza McKinsey, oltre la metà delle piccole e medie imprese che insieme danno lavoro a due terzi dei lavoratori europei temono per la loro sopravvivenza nei prossimi 12 mesi.
Il rapporto afferma che il 55% delle piccole e medie imprese in Europa prevede di chiudere i battenti entro settembre del prossimo anno se le cose rimarranno come stanno. Tutte assieme queste imprese danno lavoro a due terzi dei lavoratori europei. In Italia la dimensione delle piccole e medie aziende è ancora più estesa e rappresenta la grande maggioranza del tessuto produttivo.
I settori più colpiti sono quelli del turismo, degli Hotel, della ristorazione e dei servizi affini ma anche la catena agro-alimentare risente della crisi in modo sostanziale.

L’indagine è stata condotta ad agosto, prima dell’attuale stretta per i nuovi casi di coronavirus in tutta Europa che spinge i governi a imporre nuove restrizioni alle attività economica e induce la speculazione a scommettere su nuove chiusure e cambio di gestioni per effetto dei nuovi blocchi nazionali. L’Italia rappresenta il paese di testa in questa tendenza con le ultime misure varate dal governo Conte, basate dalla necessità di frenare il contagio ma non supportate da dati scientifici seri ed accertati.
Lo scenario prossimo che si profila in Europa, preso in esame dal rapporto, arriva come una previsione di un prossimo moltiplicarsi degli avvertimenti di un’ondata imminente di insolvenze aziendali e mentre il Fondo monetario Internazionale e altri organismi esortano i governi della regione a raddoppiare il sostegno statale per aiutare le aziende a superare la pandemia di coronavirus.
Secondo l’indagine McKinsey su oltre 2.200 aziende in cinque paesi – Francia, Germania, Italia, Spagna e Gran Bretagna – si è rilevato che il 55% dovrebbe chiudere entro settembre del prossimo anno se i ricavi rimarranno ai livelli attuali.
Nella tendenza attuale, una piccola e media impresa su dieci avrebbe dovuto dichiarare fallimento entro sei mesi.
La situazione è piuttosto peggiorata in Ottobre ed in particolare in Italia, Spagna e Francia.


“Questo è un fardello sostanziale per il settore finanziario”, ha detto il coautore del rapporto, Zdravko Mladenov, parlando di uno solo degli impatti a catena di un tale sviluppo, che determinerebbe anche in forte aumento dei totali senza lavoro e ostacolerebbe gli investimenti più ampi nell’economia. (Vedi: https://www.aljazeera.com/economy/2020/10/22/more-than-half-of-small-european-firms-fear-closure-mckinsey )
Gli economisti intervistati da Reuters il mese scorso hanno previsto che l’economia dell’area dell’euro sarebbe cresciuta solo del 5,5 % l’anno prossimo dopo un calo di circa l’8% quest’anno, ma hanno avvertito che anche quella ripresa irregolare era vulnerabile a un’ulteriore diffusione del virus.
Nel rapporto si definiscono piccole e medie imprese (PMI) quelle con 250 dipendenti o meno.

In Europa queste imprese danno lavoro a oltre 90 milioni di persone, ma le loro piccole dimensioni li rendono vulnerabili alle crisi dei flussi di cassa. In Spagna, ad esempio, l’83% delle 85.000 imprese che sono crollate da febbraio impiegano meno di cinque lavoratori. In Italia avviene lo stesso e si registra anche un numero elevato di partite IVA con non più di tre addetti.
Le misure statali in tutta la regione, dalle moratorie sui fallimenti alle ferie per il rimborso dei prestiti, hanno finora tenuto a galla migliaia di imprese in difficoltà. Ma poiché tali misure sono in alcuni casi parziali e terminate, la Bundesbank tedesca e la Banca d’Inghilterra sono tra quelle che avvertono di crescenti insolvenze. La Banca d’Italia deve ancora pubblicare uno studio in proposito.

“I responsabili politici devono fare tutto il necessario per contenere la pandemia e il suo danno economico, e non ritirare prematuramente il sostegno per evitare di ripetere l’errore della crisi finanziaria globale”, ha detto il funzionario dell’FMI nel suo blog questa settimana. Tuttavia alcuni osservatori sostengono che organismi come l’FMI intervengono a seguito di queste crisi come “avvoltoi” della finanza e incrementano in modo esponenziale i loro profitti operando come finanziatori del governi o delle grandi aziende.

Dormitorio pubblico


” Il Fondo sostiene che , le politiche per le aziende devono ora andare oltre il sostegno alla liquidità e garantire che le imprese insolventi ma redditizie possano rimanere in attività”, ed ha citato misure per facilitare la ristrutturazione del debito o rendere il capitale proprio a disposizione di imprese redditizie.

Tutti sanno che l’esperienza avuta della Grecia con il FMI non è stata così in linea con questi propostiti ed ha obbligato il governo di Atene a rivendersi i suoi asset strategici per ripianare i debiti contratti con l’FMI. Per questo alcuni osservatori indipendenti sconsigliano di fare ricorso ai finanziamenti del FMI e piuttosto di ricorrere alle emissioni in offerta sul risparmio nazionale che sono meno onerose e in assenza di condizioni vincolanti.
Senza dubbio i grandi organismi finanziari come l’FMI, la Banca Mondiale, la Goldman Sachs ed altri sono fra quelli che hanno guadagnato enormi profitti per effetto della crisi generata dallaepidemia di Covod-19.
Questo accresce la diffidenza di alcuni dei governi europei a percorrere tale strada, salvo subire le pressioni delle varie lobby al servizio di questi potentati
che operano all’interno delle istituzioni europee.

4 Commenti

  • atlas
    26 Ottobre 2020

    per quanta riguarda Roma e l’italia, CHI SONO I COMPONENTI DEL ‘COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO’. QUALI SONO I LORO ATTI.

    NESSUNO NE SA NULLA

  • atlas
    26 Ottobre 2020

    conferenza contro di Sara Cunial, 22 Ottobre 2020

    https://www.youtube.com/watch?v=A617CTpFBSQ&feature=emb_logo

  • atlas
    26 Ottobre 2020

    Weltanschauung Italia

    A coloro che intravedono analogie tra la situazione odierna e il periodo fascista – o come atto d’accusa, denunciando illiberalità e compressione dei diritti, o al contrario, come modello per invitare all’obbedienza incondizionata e allo spegnersi del dissenso – rispondiamo che qualsiasi somiglianza è puramente contingente e assolutamente non sostanziale.

    Qualsiasi opinione si possa avere del fascismo italiano, è fuor di dubbio che quando esso chiese sacrifici al popolo, lo fece in nome dell’idea di un’impresa nazionale comune di tipo affermativo, non conservativo, alla cui realizzazione era chiamato l’intero corpo sociale in quelle che si ritenevano essere le sue migliori qualità: forza, dignità, virilità, solidarietà, cameratismo, disinteresse e dono di sè. Era, in altre parole, uno sforzo di elevazione che veniva richiesto al singolo, oltre l’egoismo individuale e i limiti dei valori piccolo-borghesi.
    La vita era considerata un bene prezioso, certo, ma sacrificabile in vista di un fine comune superiore, e l’obbedienza non era la cieca e ottusa sottomissione a un capo, ma un pegno di fiducia a una gerarchia che si considerava espressione del destino di un’epoca.
    Non vogliamo discutere se il fascismo fu all’altezza o meno del proprio modello etico, nè se questo fosse condiviso da ogni suo esponente, nè tantomeno se il popolo fosse all’altezza di ciò che gli si chiedeva: ciò che conta rilevare è come il fascismo basasse il proprio ideale politico su una particolare visione etica della società, dello stato e della nazione, ci sia essa gradita o meno.

    Nulla di tutto ciò oggi: il valore che si è chiamati a difendere è la pura sussistenza biologica, al punto che ad essa si ritengono sacrificabili non solo valori etici particolarmente nobili o astratti, ma anche quelli più immediati e autoevidenti, come i doveri parentali più elementari. L’obbedienza che si è chiamati a rispettare è in realtà sudditanza all’autorità di entità impersonali, come le task force tecnico-scientifiche, che dettano legge a governi di cui nessuno ha stima reale, la cui la sostanza umana trasuda mediocrità se non bassezza. Il culto della salute è null’altro che la declinazione tecnocratica/medicocratica dell’individualismo moderno e borghese, spogliato di qualsiasi giustificazione romantica e ridotto alla sua nuda essenza materialistica, fredda e pulita come la lama di un bisturi. Le forze che attualmente si è chiamati a servire sono esattamente quelle che il fascismo avversava, ossia i potentati e gli interessi sovranazionali e le forze che si opponevano alla sovranità e alla autodeterminazione

    in pratica, l’analogia con il fascismo è esattamente inversa.

  • antonio
    27 Ottobre 2020

    nel 1929, con la crisi di Wallstreet, voluta da Rock-Rotsch, i nasoni si son comprati l’ America per 2 dollari, ora dopo il CovidGates del 2019, i soliti nasoni si vogliono accaparrare tutta l’ Europa per 3 dollari, NO PASARAN

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