La crisi dell’euro si avvicina e sarà l’Italia a provocarla


di Luciano Lago

Secondo gli economisti britannici si avvicina inesorabilmente la crisi dell’Euro sospinta dalla crisi del debito italiano che porterà ad un gigantesco crack bancario che avrà l’effetto di scuotere l’UE dalle sue fondamenta.
Lo sostiene, fra gli altri, l’economista Rooger Bootle di Capital Economics e la sua previsione è confortata dai dati del calo del PIL italiano nel quarto trimestre dello scorso anno, confermando quello che molti osservatori avevano già sospettato: l’arrivo della recessione. Meglio dire un’altra recessione che segue quelle degli anni 2008, 2011 e 2012.
Sono lontani i tempi dell’economia italiana che correva e sorpassava anche quella britannica, come avvenne nel 1987, nei tempi in cui c’era la lira, Craxi parlava della “Milano da bere” e l’occupazione redditi salivano e l’industria manifatturiera italiana era ai primi posti in Europa e nel mondo. Avevamo una alta inflazione, questo è vero ma la lira consentiva al paese di effettuare le svalutazioni competitive che mettevano lo sprint alle esportazioni mentre i salari venivano parzialmente adeguati all’inflazione.
Da allora, con l’euro, tutto è cambiato. L’Italia ha smesso di crescere, il sistema di cambi fissi con l’euro impedisce la svalutazione della moneta ma in compenso vengono svalutati salari, stipendi e asset immobiliari del paese. Il governo italiano, privo di una propria moneta, deve finanziarsi con una moneta straniera, l’euro emessa dalla BCE che fornisce finanziamenti dietro interessi. Gli interessi si accumulano fino ad essere una parte considerevole del debito. Non è più l’Italia dei “Bot people” degli anni del boom che si finaziava con il risparmio privato interno: tutto dipende adesso dai mercati finanziari, dai fondi di investimento e questi non fanno sconti a nessuno.
Le grandi imprese multinazionali si sono comprate molti dei marchi del made in Italy che avevano fatto il miracolo economico e, fra le delocalizzazioni e le chiusure delle aziende, è stato sottrato all’Italia circa un quarto della sua industria. Il momento culmine è stato nel 2011 con l’avvento di Mario Monti e dell sua furia ossessiva di innalzamento delle imposte.
La Germania e la Francia hanno fatto la parte del leone e si sono assicurate il controllo delle principali società italiane. La Germania con l’Euro (un marco svalutato) ha acquisito molte imprese italiane, aziende con nomi di prestigio del Made in Italy, dall’Augusta alla Ducati all’Ital Cementi e tante altre. Con un volume di interscambio bilaterale tra Italia e Germania pari a 103 miliardi di euro e due sistemi economici così interconnessi (l’Italia è il quinto fornitore mondiale di prodotti alla Germania, e la Germania il settimo paese da cui importiamo merci), la strategia è chiara: le aziende tedesche puntano ad inglobare dei potenziali concorrenti, togliendoli dal mercato.

La Germania distrugge l’erozona


Grazie ai molteplici vantaggi competitivi di cui gode il tessuto imprenditoriale tedesco, la Germania compra tutto ciò che le interessa in Italia. Se lo può permettere per effetto del suo surplus commerciale: la Germania, fino all’anno passato, produceva ed esportava fra i 200 e i 300 miliardi di euro più di quanto consuma, comportandosi, a livello continentale, come la Cina si comporta a livello globale.
Le imprese tedesche godono anche di finanziamenti pubblici, possono indebitarsi con molta più facilità e a costi nettamente più bassi. Ciò accade grazie all’intervento della KfW (equivalente della Cassa Depositi e Prestiti), che presta il denaro pubblico senza che ciò contribuisca ad un aumento del debito pubblico del Paese, ed alla maggiore liquidità delle banche teutoniche: d’altra parte i criteri a cui devono attenersi gli istituti bancari sono stati modellati sulla base delle caratteristiche degli istituti del nord Europa, Basilea II, III, non certo sul sistema bancario italiano. Tutto in Europa è previsto su modello tedesco, i paesi del Club Med, i parassiti mediterranei, si arrangino.
È così che eccellenze dell’industria e del know-how tecnologico italiano sono passate in mani straniere. È così che le moto di MV Augusta sono diventate Mercedes, che la Acciai Speciali Terni S.p.A. è stata acquisita da ThyssenKrupp, che l’azienda specializzata in fitness HappyFit di Treviso è stata acquisita dal colosso tedesco McFit. E, stesso destino per Italcementi. È così, infatti, che anche Clay Paky, una delle eccellenze della provincia lombarda, è passata sotto il controllo di Osram. La lista è lunga. La Germania ha svolto il lavoro di sanguisuga sul resto dell’Europa ed ha modellato la UE a sua immagine e somiglianza. Gli altri paesi succubi, gli hanno permesso tutto. Adesso però, anche i tedeschi hanno paura, temono il grande sboom dell’economia italiana che potrebbe investire anche loro.
I debiti dell’Italia, cresciuti fino al 132% del PIL, rappresentano il grande problema dell’Europa, lo dicono ormai tutti ma i problemi sono anche altri.
Il malcontento verso la UE aumenta e si aspetta una netta svolta politica in occasione delle elezioni al Parlamento europeo di Maggio. La situazione è destinata a peggiorare e la UE, sotto la spinta del default, dei populismi, delle proteste ed insurrezioni di massa, come sta avvenendo in Francia, potrebbe disgregarsi totalmente.
Come e quando la UE esploderà, con l’Italia che farà da detonatore, non si può prevedere ma questo causerà una crisi bancaria che scuoterà l’economia europea causando anche una crisi politica che potrebbe far risuonare il “de profundis” alla Unione Europea, come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Una cosa è certa: saranno in pochi a rimpiangerla.

8 Commenti

  • nicholas
    6 Febbraio 2019

    Speriamo che ciò avvenga al più presto.
    All’inizio sarà dura, poi ci solleveremo……..

  • Teo
    6 Febbraio 2019

    Sono d accordo…
    Ma quando si è zombie, è poi difficile tornare indietro.

  • Anonimo
    7 Febbraio 2019

    Articolo privo di riscontri oggettivi che reitera teoremi destituiti di fondamento. La Germania non subirà nessun contagio dall’eventuale default italiano, che semmai avverrà vedrà coinvolte le Banche nazionali molto prima dello Stato. Gli unici istituti di credito molto esposti con l’italia sono francesi, BNP Paribas e Credit Agricole per quasi 300 miliardi di euro.

  • Eugenio Orso
    7 Febbraio 2019

    Se ciò che si preconizza nell’articolo accadrà (permettetemi di essere scettico, tenendo conto che al governo in Italia ci sono falsi rivoluzionari, che dietro le quinte obbediscono alla troika …) gli esiti possibili saranno probabilemnte tre:
    1) Liberi tutti, ripristino della sovranità politica e monetaria degli stati, pur in una situazione perturbata e difficile.
    2) Inzio di una dittatura europoide/troikista e finanziaria/sionista senza più veli, il che mostrerà a tutti la vera sostanza del “sogno europeo” e della democrazia (“avanzata” occidentale liberale, etc.)
    3) Inzio di un grande caos in motli paesi, con riots, violenze incontrollabili a macchia di leopardo, un caos dagli esiti imprevisti, in cui tutto sarà possibile …

    Questo è il mio responso, in proposito.

    Cari saluti

  • Max
    7 Febbraio 2019

    Egr. Sig.Eugenio,condivido con lei la terza ipotesi. Dal caos si può esercitare la violenza,,dalla violenza instaurare una dittatura senza veli. Generare una moneta digitale e da qui un controllo al 100per cento delle popolazioni ovviamente decimate. Unica salvezza attualmente che siamo in molti ,ma ancora per poco.!

  • songanddanceman
    7 Febbraio 2019

    Secondo me ,
    non ci sarà nessun De Profundis dell’UE & EUROzona
    ma “solo” una definitiva grecizzazione dell’Italia ( & degli italiani )

  • Michela
    7 Febbraio 2019

    E’ tutto pianificato nei minimi dettagli. Lo scopo è gettare nel panico i popoli ed instaurare una dittatura. Ciò che non dobbiamo fare è cadere nella loro trappola manifestando il nostro dissenso nelle piazze. Al contrario dobbiamo boicottare questo sistema nell’unico modo possibile:
    1. Togliere subito i nostri soldi dalle loro banche
    2. Trasferirsi in campagna e coltivare il proprio cibo
    3. Alimentarsi in modo naturale e smettere di consumare le loro medicine mortali
    4. Comprendere che se votare servisse a qualcosa non ce lo farebbero fare
    5. Aiutare le nuove generazioni ad uscire dalla vita virtuale in cui sono imprigionate

    • atlas
      12 Febbraio 2019

      PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION
      Protocollo III
      Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra meta. Rimane da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del serpente simbolico, emblema della nostra gente, sarà completo. Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente andrà presto in sfacelo, perché noi ne alteriamo continuamente l’equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne l’efficienza al più presto possibile.

      veri, falsi o veridici ?

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