La coppa del mondo dei globalisti


di Matteo Brandi –

Il presidente della Fifa Gianni Infantino, per giustificare la scelta del mondiale in Qatar, si è profuso in un monologo delirante: “Mi sento arabo, gay e migrante. Noi europei per quello che noi europei abbiamo commesso negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci almeno per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri Paesi.”
Vergogna verso la propria nazionalità, isterie politicamente corrette, esaltazione della figura del migrante in quanto individuo senza identità: c’è tutta l’ideologia globalista nelle parole dell’italo-svizzero.
Invece di ammettere candidamente la natura squisitamente economica dell’operazione del mondiale qatariota, il pagliaccio apolide alla guida della Fifa ha dovuto ammorbare il mondo con quella odiosa retorica che ha ormai causato in Occidente un olocausto neuronale.
La realtà, oltre la propaganda per gonzi, è quella dei numeri: il governo qatariota ha stanziato 6,5 miliardi di euro per costruire otto nuovi stadi di zecca e persino una nuova città, Lusail, a Nord di Doha, dove si giocherà la finale del Mondiale. E nel frattempo sono deceduti nei cantieri centinaia di lavoratori a basso costo (Amnesty International parla di 6500 operai morti) provenienti da Bangladesh, India e Pakistan. Ah, e nel frattempo l’omosessualità in Qatar viene ancora oggi considerata una malattia mentale.
Ma che ci volete fare: i soldi sono soldi.
Quindi, a poco più di un anno dall’Europeo più petaloso di sempre, dove la fiera nazionale ungherese è stata pubblicamente provocata da un invasato armato di bandiera arcobaleno, dove se non ci si inginocchiava si veniva tacciati di razzismo e dove gli stessi stadi si sono tinti dei colori LGBT, oggi siamo di fronte alla coppa del mondo dell’ipocrisia. Quella che i globalisti, a mani basse, hanno già vinto.
Fonte: Matteo Brandi

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