La Cina chiude le porte a Israele

La Cina chiude le porte a Israele

di Maria Del Pilar Torrelli

La notizia ha colpito Tel Aviv come un fulmine: la Cina sta espellendo Israele. Non un diplomatico. Non un’azienda. Un intero modello di relazioni. Per decenni, l’accordo era stato semplice e discreto. Israele vendeva innovazione, sicurezza informatica, intelligenza artificiale. La Cina acquistava ciò di cui aveva più bisogno: soluzioni per espandere la sua economia digitale a velocità record. Era puro pragmatismo. Affari senza ideologia.

Quell’era si è conclusa questa settimana. E non si è conclusa con una dichiarazione. Si è conclusa con un’epurazione. L’ordine è arrivato dall’alto, dall’ufficio di Xi Jinping. Non si è trattato di una misura tecnica o di una sanzione di mercato. È stato un messaggio politico scolpito nella pietra: Pechino accusa le aziende israeliane di utilizzare la sua tecnologia come copertura per raccogliere informazioni sulle infrastrutture vitali della Cina: energia, banche e telecomunicazioni.

I nomi hanno un peso: CyberArk, Cato Networks. Non sono startup. Fanno parte dello “standard d’oro” globale nella sicurezza informatica. Gli stessi che proteggono le banche di New York e i ministeri in Europa. Oggi, per Pechino, rappresentano un “rischio inaccettabile per la sovranità”.

Il colpo è duplice.

1. Economico: Israele perde il suo principale mercato tecnologico al di fuori dell’Occidente.

2. Reputazione: la Cina non si limita a espellere. Etichetta. E l’etichetta dice “strumenti di spionaggio”.

Nel mondo della tecnologia, la parola spionaggio è veleno.

Ciò danneggia l’immagine del Paese. Ma il messaggio più duro non è rivolto alle imprese, bensì a Netanyahu.

Con questa espulsione, Xi Jinping sta dicendo al governo israeliano che la “partnership tecnologica” non è mai stata basata sull’amicizia. Che ogni server, ogni software, ogni contratto è visto come un potenziale cavallo di Troia. È una dichiarazione di totale sfiducia.

Sul piano geopolitico, lo scenario sta cambiando. La Cina sta inviando un segnale al mondo: se dubitate della lealtà del vostro fornitore, tagliategli i ponti. A prescindere dalla sua reputazione. A prescindere dalle conseguenze. La sovranità digitale ha la meglio sul mercato.

Per Israele, il danno è solo all’inizio. Riconquistare la fiducia in Asia richiederà anni. E in un mondo in cui i dati sono il nuovo petrolio, essere etichettati come spie è peggio che essere etichettati come nemici.

Pechino ha chiuso la porta.

La notizia ha colpito Tel Aviv come un fulmine: la Cina sta espellendo Israele. Non un diplomatico. Non un’azienda. Un intero modello di relazioni. Per decenni, l’accordo era stato semplice e discreto. Israele vendeva innovazione, sicurezza informatica, intelligenza artificiale. La Cina acquistava ciò di cui aveva più bisogno: soluzioni per espandere la sua economia digitale a velocità record. Era puro pragmatismo. Affari senza ideologia.

Quell’era si è conclusa questa settimana. E non si è conclusa con una dichiarazione. Si è conclusa con un’epurazione. L’ordine è arrivato dall’alto, dall’ufficio di Xi Jinping. Non si è trattato di una misura tecnica o di una sanzione di mercato. È stato un messaggio politico scolpito nella pietra: Pechino accusa le aziende israeliane di utilizzare la sua tecnologia come copertura per raccogliere informazioni sulle infrastrutture vitali della Cina: energia, banche e telecomunicazioni.

I nomi hanno un peso: CyberArk, Cato Networks. Non sono startup. Fanno parte dello “standard d’oro” globale nella sicurezza informatica. Gli stessi che proteggono le banche di New York e i ministeri in Europa. Oggi, per Pechino, rappresentano un “rischio inaccettabile per la sovranità”.

Il colpo è duplice.

1. Economico: Israele perde il suo principale mercato tecnologico al di fuori dell’Occidente.

2. Reputazione: la Cina non si limita a espellere. Etichetta. E l’etichetta dice “strumenti di spionaggio”.

Nel mondo della tecnologia, la parola spionaggio è veleno.

Ciò danneggia l’immagine del Paese. Ma il messaggio più duro non è rivolto alle imprese, bensì a Netanyahu.

Con questa espulsione, Xi Jinping sta dicendo al governo israeliano che la “partnership tecnologica” non è mai stata basata sull’amicizia. Che ogni server, ogni software, ogni contratto è visto come un potenziale cavallo di Troia. È una dichiarazione di totale sfiducia.

Sul piano geopolitico, lo scenario sta cambiando. La Cina sta inviando un segnale al mondo: se dubitate della lealtà del vostro fornitore, tagliategli i ponti. A prescindere dalla sua reputazione. A prescindere dalle conseguenze. La sovranità digitale ha la meglio sul mercato.

Per Israele, il danno è solo all’inizio. Riconquistare la fiducia in Asia richiederà anni. E in un mondo in cui i dati sono il nuovo petrolio, essere etichettati come spie è peggio che essere etichettati come nemici.

Pechino ha chiuso la porta.

Fonte: Quora.com

Traduzione: Luciano Lago

In relazione ai commenti dei lettori invitiamo tutti ad attenersi ai principi di correttezza ed educazione. Si avverte che eventuali frasi di insulti e di apprezzamenti personali che costituiscano ingiurie e offese gratuite potranno determinare l’esclusione degli autori dalla piattaforma di libera discussione.
Grazie per l’attenzione
La Redazione

15 commenti su “La Cina chiude le porte a Israele”

  1. Non sono mai stato un estimatore della Cina pero devo riconoscere che per ora è l’unica nazione che parla poco ma agisce con i fatti, sono dispiaciuto ma credo proprio che fra 10 massimo 15 anni dominerà il mondo senza fare guerre, tanto di cappello, e uno dei pochi paesi che ha creduto nella manifattura e nel lavoro privilegiandolo e non come abbiamo fatto noi arrendendoci alla finanza, che porta al potere i più spregiudicati spietati e avidi fregandosene di tutti i suoi simili.

  2. Quel posto di m va raso al suolo, e tutti i sodomiti che vi abitano vanno cancellati per il bene del mondo: anche sanitariamente, diffondendo i sodomiti l aids nel mondo

  3. Strana notizia ?
    Due mesi fa la barista cinese di quartiere mi aveva detto che Israele era una nazione criminale di guerra ed aveva un popolo di spioni ,ladri, guerrafondai dediti ai genocidi perciò essendo Israele una nazione creata dagli USA da usare come un cane rabbioso al servizio delle guerre USA la Cina ufficialmente non aveva nessun rapporto con Israele né voleva avere rapporti !
    Adesso salta fuori che tra Israele e la Cina esistevano rapporti per fare denaro facile quasi amorosi ma purtroppo Israele ha Molestato e tradito la fiducia del suo compagno Cinese che oggi chiede il divorzio da Israele !

  4. I cani ( TERRORISTI ) giudei ( SIONISTI ) [ come li chiamano i Cinesi] metaforicamente bastonati dal grande Impero Celeste, lunga vita a Xi Jimping, W CINA!

  5. tutto ciò lo può fare solo uno Stato ad ordinamento popolare, sociale e nazionale,
    che preserva la sua razza e i suoi valori creativi razziali

    il passato, il presente, e il futuro di popoli democratici e bastardi è solo di essere colonizzati dal massone giudeo internazionale

    1. Perfetto ASAD … “tutto questo lo può fare solo un paese con un ordinamento popolare sociale e nazionale” e, aggiungo io, non certo le liberaldemocrazie, dove gli “affari sono affari” ed ogni altra considerazione di ordine morale, etico, solidale e gli interessi dei ceti popolari, sono totalmente e appositamente ignorati e distrutti ogni giorno dalle politiche liberiste ! Saluti

      1. corrispondo sempre e da tempo i saluti a te stimatissimo Giorgio il sardo

        però abbiamo a che fare su questo sito anche con giorgio il lardo, e con gli ‘articoli’ del Merlo (Lorenzo)

        sono variabili suscettibili tutte di personale interpretazione, e mi raccomando a tutti di abbonarsi. E diciamo pure che di Perfetto c’è solo Il Creatore

  6. Balza all’occhio che i cinesi hanno reagito piuttosto tardi, hanno aspettato, hanno tollerato e poi hanno cominciato “a tagliare i ponti” con l’entità sionista in Palestina, ma altrettanto non hanno fatto – con sperabile durezza – quando è cominciato il genocidio a Gaza, ad opera proprio di quell’entità sionista che commerciava tecnologie con i cinesi!

    Chiaramente gli ebrei genocidi utilizzano le tecnologie per offendere, uccidere, assassinare, spiare e distruggere e questo i cinesi avrebbero dovuto comprenderlo un po’ prima, almeno dai tempi abbastanza recenti dei “cercapersone” che esplodevano (se qualcuno ricorda).

    Cari saluti

    1. E dire che l’Italia dipende molto da Israele in quanto a cybersicurezza dopo gli accordi del 2023. Chi vuol bene all’ Italia( ma dubito vi siano persone così nel nostro parlamento ) dovrebbero cercare “amici” diversi con cui instaurare partnership strategiche in settoricosìdelicati…
      Saluti

  7. Fantastica CINA, così dovrebbe fare il mondo intero, spero sia da esempio per tutti, e lo è! Il micromondo come il macromondo : la libertà in un condominio non è che comanda la famiglia con la casa più grande o quella di chi ha più appartamenti magari estorti con metodi disonesti, la libertà è che i diritti di tutti devono essere rispettati. Ci sono le regole per questo. Si chiama civiltà. Chi vuole la parte degli altri è un incivile.

  8. Attaccare l Iran per Israele è stato fatale

    Attaccare l ‘ Iran è stato un errore fatale per Israele ( ovvero gli Usa del Medioriente) . Con una strateggia che è esemplare , la Cina ha operato in silenzio e nel momento che aveva messo in sicurezza ciò che era necessario ha colpito/espulso israele e gli israeliani ( ovvero gli Usa mediorentali) .E questo sicuramente un inizio di una catastrofe inimmaginabile per l’Occidente USA-Israeliano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *