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L’ Asse della Resistenza arrivato nel Mediterraneo, un incubo per Israele

di  Pablo Jofré Leal (*)

L’asse della resistenza, guidato dalla Repubblica Iraniana, si è assicurato il controllo di un’ampia fascia di territorio, che va dai confini della nazione persiana alle rive del Mar Mediterraneo in Siria. E’ stata questa una politica di evidente profondità strategica, che consolida l’influenza dell’Iran nella regione e nella sua popolazione.

In un modo senza precedenti, dall’inizio della guerra di aggressione contro la Siria – marzo 2011 – le Forze speciali Quds, la milizia sciita irachena, il movimento Hezbollah in Libano, i militanti palestinesi e l’esercito siriano governativo hanno ottenuto di consolidare un percorso di terra , che prevede non solo le operazioni anti-terroristiche contro il Daesh (l’ISIS), contro Fath al-Sham, Ahrar al-Sham (ex Al- Nusra) e altri gruppi takfirí e movimenti terroristici, attivi sia sul terreno dell’Iraq come nella Siria, ma allo stesso tempo queste forze  sono riuscite a consolidare una via di accesso che parte dal territorio iraniano fino alle rive del Mar Mediterraneo.

Le modifiche alla mappa geografica

Questo fatto permette di assicurare la necessaria logistica, al fine di rafforzare la presenza militare dell’Asse della Resistenza sia in Iraq che in Siria e di fare pressioni sull’entità sionista che attualmente occupa la Palestina. La presenza delle forze dell’Asse della Resistenza a pochi chilometri da insediamenti sionisti nella  Palestina occupata ha fatto scattare l’allarme nel campo politico e militare di Israele , che osserva con terrore come l’influenza dell’Iran, le sue forze militari a sostegno della governo siriano e dei suoi alleati nell’asse sono lì, a tiro di colpo di cannone alle porte della Palestina colonizzata dai sionisti che comprende quelle terre date ignominosamente dalle Nazioni Unite nel 1948 come quelle usurpate nel 1967 a seguito della guerra del giugno .

Il successo delle operazioni militari effettuate da l’Asse della Resistenza – dove la riconquista di Mosul e la pressione esercitata sul terrorismo takfiri in Al-Raqa è particolarmente importante – con il supporto innegabile delle Forze aerospaziali russe che hanno permesso questa conquista territoriale e questa linea di dominio strategico che rende più praticabile la lotta contro le bande terroristiche. E su questo piano non si può ignorare il ruolo immenso svolto dalle Forze iraniane Quds in combattimento, fin dall’inizio contro bande di terroristi Daesh e altri gruppi salafiti alimentati dall’estero.

A questa altezza non si può trascurare neppure il ruolo fondamentale svolto dalla forza Quds nella creazione dei comitati popolari siriani, le milizie popolari irachene – Al-Hashad Al-Shabi – e il movimento yemenita Ansarolá. In effetti, le prestazioni della Forza Quds in Iraq e in Siria rispetto alla coalizione guidata dagli Stati Uniti. – che sono state un vero e proprio fiasco, ma proiettate sotto la dottrina del teorico americano Paul Wolfowitz e programmate al fallimento per seminare il Caos – non solo ha rafforzato il ruolo di questo organismo nel guidare l’asse di resistenza nella regione, ma ha anche impedito agli USA diventare, per il pubblico regionale, il protagonista della lotta al terrorismo.

Indubbiamente, questa svolta nella guerra consente di prevedere importanti cambiamenti nella correlazione delle forze che fino ad oggi si erano alternate nella regione, specialmente quando l’analisi si riferisce all’aggressione contro la Siria. Non è un caso che da qualche tempo a questa parte, sia in corso trattative in Astana o in quelle tenutasi a Ginevra, il tema principale di questi incontri che cercano un cessate il fuoco in Siria, non menzionano più le richieste originali dell’opposizione siriana : quella principale che il presidente Bashar al-Assad lasci la sua carica. Oggi, quello che è in questione è la fine della guerra, i passi politici che permettono la pacificazione della nazione levantina e soprattutto la cessazione dei finanziamenti ai gruppi terroristici, come condizione essenziale per la fine della guerra nella zona.

Quanto sopra, senza dubbio, è una grande vittoria dell’ Asse della Resistenza che, sin dall’inizio della sua azione politica e militare, ha sostenuto la necessità che Washington e i suoi alleati europei, la Casa al Saud ei suoi alleati delle monarchie del Golfo Persico, la Turchia, la Giordania e Israele principalmente, cessino tutti i supporti economici, militari, tecnologici e sanitari a favore dei gruppi Takfiri.

Questo non è cambiato neanche un po ‘, non perché la condotta dell’Asse di Damasco-Baghdad-Tehran si rifrange ad altre possibilità, ma perché la realtà indica che è questo l’unico modo per fermare le azioni terroristiche. Qualsiasi altra misura è un palliativo e non tiene conto della necessità di porre fine a una guerra di aggressione che ha causato oltre 500mila vittime, 9 milioni di sfollati interni e cinque milioni di rifugiati,

È incoraggiante per la lotta del popolo palestinese consolidare la presenza dell’asse di resistenza attorno ai confini artificiali dell’entità sionista. Il direttore del Centro per gli studi strategici del Consiglio di discernimento della Repubblica islamica dell’Iran, Ali Akbar Velayati – uno dei principali consiglieri sulle questioni internazionali del leader iraniano Seyed Ali Khamenei – ha confermato che la catena di resistenza, che sostiene la lotta del popolo iracheno e della Siria, è un passo strategico nella stretta unione di tutti i popoli della regione, a prescindere dalla loro fede e etnia, nello stringersi nel sostegno al popolo palestinese nella loro lotta contro l’occupazione di cui è vittima da parte dell’entità sionista. (……)
Avere le forze dell’Asse della Resistenza in quella zona, il che significa forze ostili al sionismo alle porte dei territori occupati, sia della Siria che della Palestina, ha sollevato il terrore delle forze militari di Israele. L’insicurezza è stata espressa ad alta voce, non solo a Washington quale padre putativo del regime sionista, ma anche per la Russia. Infatti, nel mese di aprile di quest’anno, il ministro israeliano degli affari militari, il colono di origine moldava, Avigdor Lieberman ha detto prima con il suo omologo russo Sergei Shoigu che “Israele non permetterà la concentrazione delle forze siriane, Hezbollah e Iran sulle alture del Golan” .

Quds Force, commander Qassem Soleimani Iranian

Israele ha fatto conoscere che darà il suo contributo alla fine delle ostilità in Siria a condizione che venga riconosciuta la sua sovranità sulle alture del Golan occupato. Israele teme fortemente che la presenza delle forze dell’asse della resistenza vicino al Golan implichi la riconquista dei territori occupati e questo spiega i continui attacchi della sua aviazione e missili contro le forze siriane nella zona, a supporto dei gruppi terroristi sempre appoggiati da Israele.
L’Iran rappresenta un incubo per il regime sionista. Se, in primo luogo, nell’aspetto politico per il costante supporto alle rivendicazioni del popolo palestinese, per il sostegno e l’alleanza con Hezbollah, il sostegno al governo siriano, tutte le preoccupazioni permanenti delle politiche coloniali e militari del regime israeliano. In secondo luogo, un incubo militare per lo sviluppo di missili, terra- terra e per le forze navali che sono un nemico formidabile per l’entità sionista nonostante riceva supporto logistico, finanziario e militare da Washington e dei suoi alleati occidentali. E, infine, si è diffusa una sensazione di panico per la sua stessa esistenza come entità nata artificialmente a partire dalla spartizione della Palestina nell’anno 1947 e nelle successive guerre dove il mondo arabo si è scontrato con un regime trasformatosi nel gendarme degli interessi anglo USA nel Levante Mediterraneo.

Combattenti cristiani di Hezbollah in combattimento

Tale è il progresso della paura sionista dell’ Iran e per l’Asse della Resistenza, che Israele ha cercato alleati anche in quei regimi che erano di solito suoi vicini, come la Casa al Saud (Arabia Saudita) che, con il suo terrore al potere rappresentato dalla Repubblica islamica dell’Iran e per la sua crescente influenza in Medio Oriente, vede questo come una minaccia per la sopravvivenza stessa delle monarchie feudali del Golfo Persico.
Il sionismo, oggi, solo urla alla luna. Attacca la popolazione palestinese indifesa, sostiene i gruppi terroristici Takfiri per minare l’Asse della Resistenza. Si basa sui finanziamenti miliardari dell’amministrazione statunitense, sia essa democratica o repubblicana. Solleva la voce minacciosa come colei che crede che con urla e accuse possa ottenere supporto per una politica internazionale screditata. Una politica di genocidio e di aggressione continua che ha sollevato l’indignazione di tutto il mondo.

Ai governanti di Israele oggi si riciede rispetto per il diritto internazionale, il ritorno dei palestinesi nei territori occupati, la fine dell’occupazione delle alture del Golan siriano e soprattutto la fine del suo ruolo di punta dell’imperialismo nella zona. Israele è una strana entità per una regione che ha iniziato a sostenere l’invasione di ondate di coloni sionisti europei dalla fine del XIX secolo.

Tuttavia, nonostante l’appoggio degli Stati Uniti, dei suoi alleati occidentali, nonostante l’alleanza tra il sionismo e il wahhabismo, la Repubblica islamica dell’Iran è già ai confini artificiali dell’entità sionista e Tel Aviv sa bene che attaccare l’Iran sarebbe un suicidio. Prima o poi lo scenario geopolitico in Medio Oriente avrà il cambiamento che i popoli della regione necessitano e bramano. Per ora, questo scenario viene modificato giorno dopo giorno intensificando gli incubi di Netanyahu e del suo regime.
Nota: L’ora delle resa dei conti si sta avvicinando.

Fonte: *Pablo Jofré Leal – Pablo Jofré Leal è un giornalista e scrittore cileno. Analista internazionale, ha ottenuto un Master en Relaciones internacionales por la Universidad Complutense de Madrid. Specializzato sulle tematiche principalmente del Latinoamérica, dell’Oriente Medio e del Magreb. E’ colaboratore di varie agenzie di notizie internazionali: Hispantv, Russia Today, Telesur, www.islamoriente.com, Adital-Brasil, Resumen Latinoamericano, Portal The Dawn news, Radio e Diario Electrónico de la Universidad de Chile, El Ciudadano.

Traduzione: Luciano Lago

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  1. Fabio Franceschini 2 mesi fa

    Israele ha perso la battaglia di Siria sopratutto grazie alla presenza russa! Pensare che Israele possa essere però sconfitto all’interno dei suoi confini è una pia illusione.la sa Assad lo sanno gli iraniani e lo sa Hezbollah! Israele havarmi devastanti ,la capacità e sopratutto la determinazione di usarle.inoltre ,anche se su questo sito spesso si fa finta di non vederlo,la Russia è uno dei garanti dell’esistenza e della resistenza di Israele.

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