"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Israele sospinge Washington a rompere il patto nucleare con l’Iran

di  Luciano Lago

Questa settimana è previsto a Washington un vertice fra le cinque potenze che hanno sottoscritto il patto del nucleare con l’Iran nel 2015, conosciuto come il “Piano di Azione Congiunto” (JCPOA). Il vertice avviene in vista della scadenza del 12 Maggio considerato da Trump il termine ultimo per rinnovare o disdire l’accordo.
Si riuniranno quindi il presidente francese, Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Merkel; li raggiungerà il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, per discutere con Trump circa la prospettiva del rinnovo dell’accordo sul nucleare con l’Iran e delle eventuali condizioni da ridiscutere con il presidente Trump.

Non è un mistero che Trump si trova fermamente contrario a tale accordo, dando ascolto ai suoi “suggeritori” della “potente lobby”.


In un precedente vertice preparatorio al G7, tenutosi a Toronto, i paesi occidentali che avevano sottoscritto l’accordo con l’Iran nel 2015, assieme con la Russia e la Cina, hanno manifestato le loro preoccupazioni circa la minaccia manifestata dal presidente Trump di abbandonare unilateralmente il patto JCPOA a meno che i paesi europei accettino di rendere più pesanti i controlli su Teheran e inserire clausole relative al programma missilistico iraniano.

“Abbiamo sostenuto negoziati con i paesi europei”, ha riferito un alto funzionario statunitense, “abbiamo fatto progressi ma dobbiamo continuare”, ha aggiunto.
Anche il il segretario agli esteri britannico, Boris Johnson, aveva espresso “preoccupazioni” al cospetto del suo pari grado USA Sullivan, rigurado all’accordo con l’Iran.
Gli alleati europei ritengono in modo concorde che mantenere l’accordo sia il miglior modo di evitare che l’Iran si fornisca di armi nucleari.

Zarif ministro Esteri Iran

Nel frattempo il ministro degli esteri iraniano Javad Mohammed Zarif trascorrerà la settimana a New York per assistere ad una assemblea presso le Nazioni Unite.
In una parola, questa settimana sono stati avviati negoziati indiretti sul futuro dell’accordo nucleare del 2015 con l’Iran. Analisti accreditati riferiscono che questi negoziati non sono limitati alla questione nucleare, ma riguardano anche gli interessi dell’Iran in Siria

Consapevole di questo, Zarif ha rilasciato una sua dichiarazione ai media: “La volontà manifestata da Washington di rinegoziare unilateralmente lo storico patto nucleare internazionale con Teheran dovrebbe essere vista come un “messaggio molto pericoloso” per qualunque paese che pianifichi di intrattenere accordi e negoziati con gli Stati Uniti”, ha avvertito il ministro degli Esteri iraniano, Zarif, alludendo alla inaffidabilità dell’Amministrazione USA.
“Gli Stati Uniti non soltanto non hanno ottemperato alla loro parte dell’accordo ma stanno anche chiedendo di più”, ha affermato Zarif davanti ai giornalisti a New York, dove assisterà all’Assemblea Generale dell’ONU.

Le fonti ben introdotte rivelano che i documenti di lavoro sono stati preparati per il vertice USA-USA a Washington da una squadra di diplomatici statunitensi, francesi, tedeschi e britannici. Devono essere gli orientamenti concordati per una nuova linea politica occidentale comune sull’Iran, sulla quale i quattro alleati erano finora in disaccordo.

Macron con la Merkel

Secondo questa bozza di nuovo accordo (predisposto dai soli alleati europei):

A) All’Iran sarebbe vietato sviluppare armi nucleari dopo la scadenza dell’accordo nucleare nel 2025.
B) Le ispezioni internazionali dell’AIEA dovranno essere intensificate sul posto, compresi i siti militari in cui si sospetta l’attività nucleare e che Teheran ha chiuso ai controlli.
C) La continuazione di Teheran nello sviluppo di missili balistici incorrerebbe in nuove sanzioni.

Nelle sue interviste ai media statunitensi, il ministro degli Esteri Zarif ha messo in rilievo le manovre di apertura dell’Iran per il processo di contrattazione. Nel suo stile diplomatico Zarif è passato all’attacco piuttosto che giocare in difesa. Teheran non sarebbe disponibile ad accettare alcuna clausola aggiuntiva da inserire nel testo originale dell’accordo nucleare, ha detto, ed ha avvertito che il suo paese riprenderà il suo programma nucleare “a una velocità molto maggiore”, se Trump romperà unilateralmente il patto mettendo gli Stati Uniti fuori dall’accordo.
Zarif ha anche insistito sul fatto che rimanere nell’accordo non sarebbe sufficiente se gli Stati Uniti non andranno a revocare le sanzioni che strangolano l’economia iraniana. Zarif ha anche respinto gli sforzi “mal guidati” francesi e tedeschi per spingere Teheran a ridurre le sue politiche regionali e il programma missilistico in cambio del mantenimento dell’accordo di Washington.

I punti su cui l’Iran è disponibile sarebbero i seguenti:

A) L’Iran si impegna a non attaccare Israele a meno che non venga attaccato dallo Stato sionista.
B) Tutti i paesi devono intraprendere la via diplomatica per regolare le questioni internazionali e non ricorrere alla forza (come fatto da USA, Israele, Francia e Regno Unito).
C) Il Governo di Bashar al-Assad in Siria non è in discussione e le forze iraniane rimarranno in Siria per fronteggiare i gruppi terroristi (armati da Occidente ed Arabia Saudita).
D) Le forze di Hezbollah (filo iraniane) sono in Siria per garantire la sicurezza del Libano e si ritirerranno quando la loro missione sarà compiuta.
E) L’Iran non ha ambizioni territoriali sulla Siria ma il suo aiuto (come anche quello russo) è stato richiesto dal Governo di Damasco ed è quindi pienamente legittimo.

Secondo Zarif la rottura unilaterale dell’accordo da parte degli USA sarebbe un messaggio pericoloso non soltanto per l’Iran ma per tutto il mondo. Il principio operativo a cui si attengono gli USA è quello del “quel che è mio è mio mentre quello che è tuo è negoziabile”. Vedi: RT Actualidad
Il capo della diplomazia iraniana ha avvisato gli alleati europei degli USA che sarebbe un esercizio inutile cercare di convincere l’Iran ad emendare l’accordo. In questo la posizione intransigente dell’Iran è fermamente sostenuta dalla Cina e dalla Russia come garanti del patto, quelli che sono gli altri due grandi paesi firmatari dell’accordo con Teheran.

L’altro attore che non compare sulla scena ma la cui incombente presenza si staglia sul tavolo del prossimo negoziato è Israele. Questo Stato non risparmia minacce e promesse di guerra contro l’Iran proprio quando i partner occidentali propongono a Teheran una forma di autodisarmo parziale. Vedi le avvertenze di Netanyahu (Vedi: cronachedi.it/Siria netanyahu avverte l’iran la sua influenza in Siria è pericolosa)

Questo rende tutta la vicenda una commedia delle parti che potrebbe rivelarsi alquanto inutile e pericolosa.
Qualora infatti tutto dovesse procedere ottimisticamente nel migliore dei modi, con una intesa fra le parti ed il rinnovo degli accordi, sembra molto probabile che sarebbe Israele a lanciare una prossima provocazione, a scelta fra attacco missilistico ai siti iraniani o false flag con gas su zona controllata da forze iraniane, per poi richiedere alla “comunità internazionale” (leggi la NATO) un “intervento umanitario” contro le forze iraniane. Il vecchio trucco utilizzato da Israele e gli USA per imporre la propria presenza militare.

Azione questa che farebbe saltare qualsiasi accordo e vanificherebbe tutti gli sforzi negoziali.
La volpe israeliana è troppo furba per non attuare le sue macchinazioni ma, questa volta con l’Iran, la Russia e la Cina schierate contro, poterebbe lasciarci la coda.

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  1. Walter 4 mesi fa

    Intanto, nel dubbio sull’esito dei negoziati, la Banca centrale iraniana ha deciso di ridenominare tutti gli ammontare di valuta estera in euro e non più in dollari (http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2018/4/24/SPY-FINANZA-Ue-la-guerra-intestina-che-l-Italia-rischia-di-pagare/817755/). Mi pare che il messaggio che sottintende sia piuttosto chiaro. Nel frattempo, i treasury bond di nuova emissione pagano il 3% di interessi: il tormentone dello spread ora tocca un po’ anche agli americani. Ma non facciamoci illusioni: col QE europeo che volge a termine, è solo questione di mesi prima che l’incubo dello spread torni a tormentare i cosiddetti paesi periferici dell’Eurozona – e con le banche italiane già soprassature di titoli di Stato voglio vedere chi comprerà le nuove, ghiotte emissioni (i nuovi miliardari cinesi?). Come diceva John D. Rockfeller (frase tanto antipatica quanto vera): “Compra quando il sangue scorre nelle strade”.

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