"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Israele si vede stringere da un “cappio militare” dell’Iran intorno ai suoi confini

Analisi Internazionale

di Luciano Lago

Le autorità miltari israeliane parlano ormai apertamente di un “cappio militare” che l’Iran sta stringendo intorno ad Israele.
In particolare alcuni siti web di strategia militare mettono in evidenza  diversi elementi:

Dopo la riconquista di Deir Ezzor e della foce dell’Eufrate, da parte dell’Esercito siriano, con il supporto di reparti Hezbollah e consiglieri militari iraniani, il Governo di Damasco ha ormai il controllo di circa il 92% del proprio territorio. I gruppi jihadisti di Al Nusra, parte dei quali erano appoggiati da Israele, sono stati praticamente sbaragliati grazie anche all’appoggio dell’aviazione russa.

Nel frattempo in Iraq:

la città petrolifera irachena del Kirkuk è stata catturata con l’arretramento di  quasi tutta le forze   curde da un esercito iracheno, guidato da milizie sciite pro-iraniane e da centinaia di elementi iraniani della guardia rivoluzionaria (IRGC) sottilmente mascherati in divise militari irachene (lo dicono i servizi di inteligence israeliani). Questi campi di petrolio erano una fonte primaria del petrolio fornito a Israele.
La sconfitta dei curdi è stata così devastante che i loro combattenti, i Peshmerga, si sono ritirati anche dalle parti di Ninewa, Salah al Din, Diyala, Mosul e Sinjar.

La dimensione di questa calamità non è stata comunicata al pubblico negli Stati Uniti o Israele, perché ciò che conta è che l’IRGC è ora ha il controllo non solo del principale centro petrolifero di Kirkuk e dei suoi campi petroliferi, ma anche di estensioni di grandi dimensioni nell’Iraq centrale, orientale e settentrionale, così come il suo confine settentrionale con la Siria. Ora l’Iran ha il pieno uso esclusivo di un corridoio aperto in Iraq attraverso la Siria.

Sebbene il ministro russo di difesa, il generale Sergey Shoigu, fosse in una visita ufficiale a due giorni in Israele, la prima dopo la sua nomina, cinque anni fa, un evento che normalmente valeva la massima pubblicità, è passata senza un comunicato comune o alcuna parola sul argomenti discussi, le loro aree di accordo o discordanza – o anche un avviso di commiato. Era tanta discordia profonda registrata nei colloqui generali con i dirigenti israeliani, o forse Mosca aveva difficoltà a giocarsi la visita?

Lunedì 16 ottobre, una batteria siriano SA-5, a 50 km a est di Damasco, ha sparato un missile terra -aria contro gli aerei di ricognizione israeliani sopra il Libano. Un raid aereo israeliano ha quindi distrutto la batteria ma in realtà uno degli aerei israeliani è stato raggiunto e danneggiato. Un salto di qualità nella difesa aerea siriana.
Martedì, il capo dello staff iraniano, il generale Mohammad Bagheri ha fatto un viaggio imprevisto a Damasco. La sua visita di tre giorni ha inviato un segnale che Teheran si trova per quattro quarti dietro Damasco.

Mercoledì il primo ministro Benyamin Netanyahu ha avuto una conversazione telefonica con il presidente Vladimir Putin. Il Cremlino ha annunciato che hanno discusso la guerra in Siria, il programma nucleare iraniano e la situazione in Kurdistan. In assenza di cambiamenti in Siria o Iraq in seguito a questa conversazione, si può supporre che anche questa si sia chiusa in modo inconcludente come la visita di Shogu.

Giovedì, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman si è riunito a Washington con il segretario alla Difesa americano Jim Mattis e il consigliere nazionale di sicurezza Gin. H. R McMaster. Prima della sua partenza, ha annunciato che un ulteriore stanziamento per quattro miliardi di dollari dovrebbero essere aggiunti al bilancio della difesa per l’acquisizione di “tecnologia avanzata” per soddisfare la crescente minaccia iraniana. Nessuno ha elaborato la natura di questa tecnologia ad alto costo; né è stato nuovamente menzionato né a Washington né a Gerusalemme.

Forze israeliane sul Golan

Giovedì dopo, i carri armati dell’IDF hanno sparato su una batteria di artiglieria siriana vicino a Quneitra dopo che un missile siriano, che è arrivato dalla zona di combattimento in Siria, è esploso nel Golan settentrionale occupato da Israele.
Inoltre la stampa israeliana rileva che Venerdì 20 ottobre, meno di due settimane dopo che Saleh Arouri, vice capo dell’ufficio politico di Hamas, ha approvato un accordo di riconciliazione sponsorizzato dall’Egitto tra il suo partito e il rivale Fatah, questi stava guidando una grande delegazione di Hamas in visita a Teheran.

Martedì 17 ottobre, il governo di sicurezza di Israele ha stabilito condizioni per il riconoscimento dell’accordo di unità di palestinesi, compreso il riconoscimento di Israele da parte di Hamas, il disarmo e la separazione dei suoi legami con l’Iran.
Tuttavia già prima di decollare per il Cairo, Arouri ha fatto una dichiarazione secondo la quale Hamas non avrebbe mai riconosciuto Israele, non si adatterà a rinunciare alla “resistenza” , nè tanto meno a sciogliere l’ala armata o abbandonare le armi.

Israele si sente circondato e le autorità israeliane iniziano a soffrire della “sindrome dell’assedio”. A nulla servono le rassicurazioni degli USA che fra l’altro hanno da poco deciso di costituire una loro base militare permanente in Israele. Israele teme l’Iran come suo mortale nemico e ne vede con preoccupazione i tentacoli estesi tra il confine del Golan e la frontiera libanese.

Sembra che le farmacie delle zone di confine tra Siria e Israele e tra il Libano ed Israele stiano facendo scorta di medicinali ansiolitici, visto che la popolazione israeliana (in buona parte costituita da coloni) sta facendo incetta di tranquillanti e si dedica a scavare rifugi in vista di una prossima guerra contro Iran, Hezbollah e Siria.

Netanyahu visita i miliziani feriti di Al Nusra in ospedale israeliano

Da alcuni settori dell’opinione pubblica si rimprovera al gabinetto Netanyahu di aver giocato d’azzardo puntando tutto sul rovesciamento di Bashar al-Assad a Damasco e su una possibile spartizione della Siria in tre entità distinte: una sunnita, una alawita ed una curda, sulla base dei piani fatti da Washington che venivano dati per sicuri.
Il piano è fallito, vuoi per la resistenza inaspettata dell’Esercito siriano, vuoi per l’intervento russo ed iraniano ed adesso Israele, che si era giocata la carta dell’appoggio ai gruppi di Al Nusra per rovesciare il governo di Assad, si trova stretta dall’arrivo di forze sirane, iraniane, Hezbollah e perfino milizie sciite irachene ai suoi confini. Un grosso errore di calcolo che Israele rischia di pagare caro.

Fonti: Haaretz     RT Actualidad 

Jerusalem Post

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  1. animaligebbia 1 mese fa

    Tic tac tic tac l’orologio va…..

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