Israele si prepara per una prossima guerra con Hezbollah ?

di Paolo Marcenaro

Dodici anni fa finiva” la Guerra D’estate” tra Tel Aviv ed Hezbollah. Quanto e come è cresciuta da allora la milizia di Hezbollah?
Nel Sud del Libano, tra Mleeta e Sojod, sorge il Museo della Resistenza; una struttura creata dalla milizia sciita Hezbollah per commemorare la sua storia e le sue lotte.Al centro del sito, in un anfiteatro, giacciono disposti scenograficamente relitti di mezzi militari; nelle foto si distinguono un blindato americano M-113 rovesciato e un carro armato sionista “Merkava III”, posto al centro del ‘display’, con il cannone sostituito da un tubo suggestivamente piegato e annodato.


L’M-113 potrebbe essere stato catturato in numerose occasioni ed anche essere appartenuto alla milizia-fantoccio del regime ebraico, l’SLA di Haddad e Lahad, che era attivo nel Sud del Libano (collaborazionista con Tel Aviv), fino al 24 maggio del 2000.

Mleeta Museum

Ma il Merkava III é sicuramente una preda del conflitto del 2006, che dal 12 luglio al 14 agosto di dodici anni fa vide le preponderanti forze sioniste cercare in tutti i modi di prevalere contro la Resistenza dei miliziani di Nasrallah, che non solo evitarono di lasciarsi trascinare in uno scontro in cui la superiorità aerea e la potenza di fuoco israeliana avrebbero avuto la meglio, ma, occasionalmente, riuscirono a dettare tempi e modi degli ingaggi (“imponendo la loro volontà al nemico”) quando e come le situazioni sul campo erano a loro favore.

Clausewitzianamente, cioé facendo il rapporto tra obiettivi dichiarati dell’agere militare e risultati raggiunti, la guerra del 2006 é stato un trionfo per Hezbollah, che si é confermato (caso unico per un’entità non-statale) pienamente in grado di tenere testa a una potenza regionale come Tel Aviv.
Da allora i combattenti sciiti hanno affrontato i partiti filo-sionisti e filo-sauditi che volevano attaccarli “sul fronte interno” (2008), prontamente sventando tale minaccia con una dimostrazione di forza che li ha visti agire di concerto con altre forze libanesi anti-imperialiste (come l’SSNP) e, in seguito, il tentativo di diffusione del radicalismo wahabita nei campi profughi e nella minoranza sunnita (sempre finanziato da Movimento Futuro, Arabia Saudita e altri agenti prossimi degli interessi americani e sionisti nel Paese dei Cedri).

In quest’ultima occasione Hezbollah non agì direttamente ma si limitò a sostenere l’intervento dell’Esercito Libanese, dimostrando, anche ai Libanesi non-sciiti, di essere un fattore di autonomia e sovranità del Libano, in buoni rapporti con le autorità governative.
Un’altra minaccia ‘scansata’ da Hezbollah é stata quella rappresentata dal ‘Tribunale Speciale per il Libano’, organismo formato apparentemente per indagare sulla morte nel 2005 del leader politico Rafic Hariri, ma completamente ‘dirottato’ da elementi imperialisti e sionisti per “dimostrare” a tutti i costi una presunta pista “siriana” o “iraniana” (tramite Hezbollah), quando invece i dati di fatto puntano a una matrice israeliana dell’attentato (compiuto con un drone), volto a bloccare un ‘voltafaccia’ filosiriano e filo-hezbollah dello stesso Hariri (un’evenienza tutt’altro che assurda nel machiavellico scenario della politica levantina).

Da oltre cinque anni a questa parte, infine, Hezbollah si é impegnato con tutte le proprie forze a sostenere il Governo siriano nella lotta contro il terrorismo: una sfida letale, visto che un conflitto centellinato e prolungato é proprio la situazione in cui una milizia part-time (per quanto motivata e addestrata come Hezbollah) può “mostrare la corda”, visto che la sua struttura é più adatta ai confronti anche intensissimi, magari, ma brevi, come fu la lotta del 2006, oppure quella del 1997 (incidente di Ansariyeh).

Combattenti della  Kataib Hezbollah, milizia irachena parte della Hashd al-Shaabi”

Tuttavia la milizia sciita non ha esitato un attimo: troppo alta era la posta in gioco, una Siria distrutta e balcanizzata avrebbe significato per Hezbollah la fine del ‘corridoio di terra’ che lo collegava all’Irak a maggioranza sciita e soprattutto alla Repubblica Islamica di Teheran, ispiratrice e grande sostenitrice del movimento, non era, quindi, un’opzione anche solo considerabile, qualunque fosse il costo.
Il costo é stato alto: centinaia di martiri, forse più che in tutte le guerre, le scaramucce e le guerriglie sostenute da Hezbollah dalla fondazione ad oggi…un costo umano, ma anche economico visto che le famiglie di ogni caduto devono ricevere una pensione (nel Sud del Libano Hezbollah é un vero Stato Parallelo e a livello nazionale, dopo il settore pubblico, é il più grande datore di lavoro in assoluto).

Tuttavia l’esperienza siriana ha dato ai combattenti sciiti conoscenze che prima non avevano: operando di concerto con i militari siriani gli Hezbollah si sono abituati alle manovre combinate con corazzati ed artiglieria convenzionale, espandendo il ventaglio delle loro abilità e hanno anche ricevuto equipaggiamenti che fino a quel momento avevano visto in mano solo ai loro nemici.

Il Partito di Dio esce da questa prova indubbiamente rafforzato, rafforzato psicologicamente, perché sempre più certo delle proprie capacità, anche di ‘tenuta’, rafforzato tecnicamente e tatticamente, per quanto detto sopra, e mostrando come nel mondo ‘liquido’ e ‘globalizzato’ dell’Era dell’Informazione, la via del ‘partito armato’ costruito su basi etniche e religiose (quindi comunitariste ed identitarie) per quanto non ermeticamente ‘chiuso’ (è noto che Hezbollah accetti anche formazioni ausiliarie di sunniti e di cristiani) costituisce un formidabile ‘atout’, un modello replicabile ed esportabile (vedasi quanto successo recentemente in Irak con la mobilitazione popolare delle “Hashd al-Shaabi”) che potremmo vedere all’opera nel prossimo futuro anche altrove, a partire da Afghanistan e Pakistan.

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