"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Israele preme per l’indipendenza del Kurdistan iracheno

di Salvo Ardizzone

Mercoledì, Benjamin Netanyahu ha annunciato il pieno sostegno di Israele a un Kurdistan iracheno indipendente; la dichiarazione è stata rilasciata in vista del referendum fissato per il 25 settembre da Masud Barzani, l’eterno presidente del Krg (la regione autonoma del Kurdistan iracheno), malgrado l’opposizione degli altri partiti curdi, del Governo centrale di Baghdad e degli Stati vicini, Iran e Turchia in testa.

Netanyahu è stato attento ad aggiungere che Tel Aviv si oppone al Pkk (acerrimo nemico della Turchia e antagonista di Barzani), che considera un’organizzazione terroristica.

Del resto, come detto, il Pkk, pur avendo le proprie basi proprio sui monti del Kurdistan iracheno, ha un rapporto profondamente conflittuale con Barzani e il suo partito, il Pdk.

La posizione del Premier israeliano è chiara: ha il pieno interesse a smembrare un Paese dell’Asse della Resistenza, e ancor di più a favorire un’entità con cui Tel Aviv ha rapporti antichi (già nel 2004 il New Yorker dimostrava il peso che Intelligence ed Esercito israeliano avevano ad Erbil), e d’altronde, Israele ha un ruolo di primo piano nel commercio abusivo del petrolio curdo, in peno accordo con la Turchia con cui ha da poco ha normalizzato anche ufficialmente le relazioni diplomatiche di fatto mai interrotte.

I media di Erbil hanno riportato con grande enfasi le dichiarazioni di Netanyahu, sostenendo che si tratta del primo Capo di Governo che appoggia ufficialmente l’indipendenza curda, ma bisogna intendersi su cosa i curdi intendano con essa. Martedì, parlando da Kirkuk, la città strappata all’Isis e che galleggia su un mare di petrolio, Barzani ha affermato sì che essa rimarrà un modello di convivenza, ma ha anche dichiarato che i curdi sono pronti a combattere perché sia inglobata nel Kurdistan iracheno.

I capi curdi, sia in Iraq che nel Rojava siriano, insistono sulla retorica della convivenza con le altre etnie, peccato che la cronaca parli giornalmente di pulizia etnica, volenze, carcerazioni, torture e spesso uccisioni o più semplicemente sparizioni di chi, a torto o ragione, ritengono oppositori. Come pure, essi non si creano il minimo problema a stringere alleanze con potenze straniere che hanno fatto e fanno di tutto per smembrare gli Stati che li ospitano (Usa e Israele in primis).

Israele -Kurdistan

Sia come sia, lo stesso giorno in cui Barzani parlava a Kirkuk, il Parlamento di Baghdad ha votato contro il referendum sull’indipendenza del Kurdistan iracheno; con 173 voti contro 31 ha dato il proprio appoggio alla decisione del Governo centrale di considerare incostituzionale e illegale la consultazione, ed ha autorizzato il premier Al-Abadi a prendere ogni misura necessaria contro l’iniziativa di Erbil. Dal canto suo il Primo Ministro, nel bollare come incostituzionale il referendum, ha anche ricordato come i curdi esportino illegalmente il petrolio dell’Iraq.

Al di là delle dichiarazioni di parte, è un fatto che l’avvento dell’Isis, e ora la sua caduta, abbia fornito ai curdi iracheni (meglio, ai gruppi di potere che li dominano) un’occasione eccezionale per espandere il loro controllo militare ed economico su aree ricche di risorse energetiche e geopoliticamente “pesanti”, come la Piana di Ninive, Kirku ed il Sinjar. Un bottino, perché di questo si parla, che ora vogliono trattenere e sfruttare a piacimento.

Per realizzare questo programma sono disposti a tutto, anche a rompere con Baghdad a costo di aprire una crisi sanguinosa che per essi sarebbe disastrosa. In questo hanno il totale appoggio di Israele, che da un Kurdistan iracheno indipendente avrebbe tutto da guadagnare, come pure da una nuova guerra che continuerebbe a destabilizzare l’area, tenendo le forze della Resistenza lontane dai propri confini.

Resta da vedere proprio la reazione della Resistenza, in primis delle Hashd al-Shaabi irachene, che dopo aver combattuto lungamente per liberare il Paese, non hanno certo l’intenzione di lasciare che i curdi approfittino della situazione, spaccando l’Iraq e impadronendosi d’ingentissime risorse. A meno di ripensamenti, ancora una volta l’avidità dei gruppi di potere che lo dominano sta preparando al Popolo curdo giorni amari.

Fonte: Il Faro sul Mondo

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  1. animaligebbia 3 mesi fa

    Credevo che merdamiau sostenesse l’indipendenza dei palestinesi,credo che dovrebbe pensare ad aggiustare i problemi del suo paese,che sono tanti e importanti,piuttosto che mettere il naso dove non deve.L’indipendenza dei curdi e’ vista come fumo negli occhi in quell’area perche’ dovrebbe essere realizzata a spese di stati gia’ consolidati e nonostante la retorica occidentale i curdi stanno realizzando una pulizia etnica per avere territori coesi.Ancora una vota saranno sfruttati senza ritegno e poi buttati via,a partire dal barzanistan.

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  2. Werner 3 mesi fa

    Se crea uno stato indipendente assieme al Kurdistan iraniano e turco, avrebbe senso, altrimenti è meglio lasciare le cose come sono.

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  3. Annibale55 3 mesi fa

    Israele vuole alzare la posta. E’ loro natura NON accettare la sconfitta ed in effetti l’ esercito israeliano è ancora integro così il paese. Mica sono ridotti come SIRIA, LIBIA ed IRAQ…loro!

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  4. Tania 3 mesi fa

    Forse è utile fare un esame di coscienza, avere l’onestà di dire chi siamo, cosa vogliamo, come ci poniamo con gli altri, personalmente mi sono risposta che dagli altri in pratica non voglio dare ed avere altro che tranquillità, se è possibile, e cercare di starci in allegria da buona emiliano-romagnola.
    Le popolazioni della Terra più o meno vogliono la stessa cosa che voglio io, gli americani/anglosassoni e gli ebrei no, loro dagli altri vogliono solo una cosa, la sottomissione materiale e morale, esattamente come la voleva Hitler e le dittature in genere.
    Gli ebrei lo hanno proprio come regola di Stato visto che al pari degli islamisti hanno la religione/Stato, e la loro religione li differenzia dagli “altri”.
    Dalla mia primissima adolescenza fino circa ai 18 anni sono stata una fervente credente, sentivo a tal punto la vicinanza di Dio e Gesù Cristo che era come fossero sempre con me, sempre. E mi ero resa conto che qualunque cosa io chiedessi mi veniva data, ma proprio tutto, mentre gli altri sbalordivano di questo che ottenevo puntualmente, io sbalordivo della loro meraviglia, che per me era ovvio il Creatore e suo figlio si preoccupassero di me, dato che erano sempre con me! Potrei raccontare infiniti episodi al riguardo, ma non serve farlo, racconto di questa mia fede per capire gli ebrei, cosa vogliono da noi visto come, soprattutto noi di sinistra, ma ora si evince tutto il potere, li abbiamo rispettati, esclusi quelli nel tempo che avevano capito chi erano.
    Vorrei chiedere agli ebrei se il Dio della Bibbia è loro personale o è il Dio di tutti, quello che amavo e da cui mi sentivo amata, e vorrei chiedere loro se ritengono che un abitante della Terra che sceglie di amare il loro Dio della Bibbia, farà bene ad aver fatto questa scelta. Questo sarà un Dio giusto o un Dio nemico dato che è solo il Dio del patto con una famiglia di ebrei, a cui ha promesso tutto a discapito degli “altri” che definiscono addirittura come diversi dagli ebrei: dei “diversi”? E quindi gli “altri diversi da noi ebrei” come si devono porre con una “razza” che si è messa “da parte”, e che dichiara apertamente cosa intende fare degli “altri”? Chiedo agli ebrei se ammettono come universale il diritto di legittima difesa, oltre a chiedere ovviamente come si permettono di porsi come unici favoriti del Dio creatore di tutto ciò che è, e che ama tutta la sua creazione.
    La questione ebraica è più che mai da indagare assieme agli ebrei, ci dicano esattamente i termini del loro concetto di convivenza. Mi pare di intendere che gli ebrei non possono essere buoni essendo la loro religione e il loro Dio emblemi della prepotenza, ci può essere una buona persona ebrea, ma sicuramente non può palesare la sua natura che va contro la religione/stato. Un ebreo anche se lo pensa non può dire che comprende la questione ebraica e quella palestinese, ma poi, esiste qualche ebreo che ammette che siamo tutti uguali davanti a Dio?

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    1. animaligebbia 3 mesi fa

      Mia cara, la differenza tra noi e loro e’ che noi sappiamo che c’e’ altro dopo la morte, loro no,quindi cercano il paradiso in questa vita identificandolo con il potere e la ricchezza,da perseguire ad ogni costo.Tuttavia conosco molto bene l’ambiente e posso dirti che non tutti gli ebrei sono compatti e che al loro interno ci sono molte anime,adesso prevale l’anima sionista,ma non tutti gli ebrei sono uguali,esattamente come i musulmani,noi li classifichiamo forse per pigrizia o per comodita’.Vorrei aggiungere che sei un po’ impertinente;perche’ mai un “eletto” (ah ah ah )dovrebbe rispondere ad una goym?

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      1. Tania 3 mesi fa

        Perchè una goym sa di essere Dio. Perché una goym afferma che tutti siamo Dio, compresi gli ebrei, almeno credo che siamo tutti Dio, io lo sono di sicuro, non nel senso “tranquilla, va tutto bene, intanto qualcuno può chiamare la neuro?” Ecco, non in questo senso, ma nel senso che attraverso un ragionamento sui numeri nato per caso, la mia mente è partita per la tangente e mi sono trovata nel non spazio, non tempo, non materia, dove tutto era spazio,tempo,materia, tutto infinito, Dio, ero io tutto questo, io. Non ero lì, ero quello. Spirito puro, no stelle, no pianeti, no città, no uomini, no mamma, niente. Un grigio infinito di niente che però alla fine è materia, no? Che tipo di materia non so, sono una donna ignorante, ma che io ero DIO l’infinito tutto che è niente, su questo non ci piove. Io credo che ogni cosa esiste se si spoglia fino a rimanere solo alla sua essenza spirituale perfetta, attraverso i numeri, arriva alla consapevolezza di essere Dio. Il mio più grande desiderio sarebbe aver scritto il percorso che ho fatto, per darlo a tutti, anche agli ebrei, ma è stato talmente fuori dalle mie capacità mentali e talmente sconvolgente e rapido, e mi ha lasciata in uno stato di emozione tale che proprio scrivere il percorso nemmeno ci pensavo, ero stravolta, avevo 17 anni!
        Ecco, adesso qualunque abitante della Terra mi venga pure a raccontare tutte le storielle che crede…

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        1. Tania 3 mesi fa

          Sono ignorante al massimo, non so dare risposte a ciò che mi è successo, ma sono arcisicura che Giordano Bruno, Isaac Newton, Nicola Tesla, e altri ancora, mi saprebbero dire cosa mi è successo, ma sono tutti morti, eppure io sono sicura che anche ora e per sempre c’è qualcuno che sa precisamente di cosa parlo, solo che non lo conosco. Io so solo una cosa, che Dio va cercato con la scienza.

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  5. Tania 3 mesi fa

    Tutte le guerre si fanno per ragioni economiche, quello che non torna è chi pretende di farci credere che avvengono per il bene, per la libertà, il progresso, la sicurezza, la serenità, la pace.

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