Israele nel panico a seguito della decisione di Trump di ritirare le truppe USA dalla Siria


di Luciano Lago

Per la prima volta gli USA hanno di fatto accettato il proprio fallimento in Siria e il Presidente donald Trump ha deciso di ritirare le truppe USA dal paese arabo martoriato da quasi 8 anni di conflitto. Il pretesto per la decisione adottata da Trump è quello di una sconfitta del Daesh il cui merito gli Statuntensi si attribuiscono, in realtà questa presunta vittoria delle forze USA che Trump rivendica (senza merito) è l’annuncio di una sconfitta, il fallimento completo dei piani di USA e Israele di rovesciare il governo di Assad e dividere il paese arabo in tre entità distinte.

La decisione di Trump è fortemete criticata dalle autorità di Israele come anche dal Pentagono che vede un pericolo per gli interessi militari degli USA nella regione. Tuttavia ll principale pregiudicato da questa decisione è Bibi Netanyahu che aveva giocato tutte le sue carte nel rovesciamente del governo di Damasco e che aveva discretamente appoggiato 12 gruppi di terroristi in Siria per rovesciare il governo di Bashar al-Assad, come riferito dalla stessa stampa israeliana.
Non essendo riuscita nel suo piano principale, in subordine, Israele si prefiggeva tre obiettivi: mantenere in guerra permanente la Siria, l’Iraq e l”Iran contro i gruppi terroristi sostenuti dall’esterno, tenere impantanata la Turchia in stato di guerra contro i curdi, annettersi il Golan siriano occupato.
Adesso invece Israele si deve confrontare con l’asse della resistenza (Siria, Hezbollah, Iran) e questo, con l’appoggio russo, dispone delle capacità militari di affrontare le forze israeliane e tale prospettiva preoccupa molto i responsabili militari di Israele. In particolare sul fronte del Golan occupato, qualora si dovesse verificare una offensiva, Israele sa che non sarebbe facile mantenere le posizioni che occupa fin dal 1967.
Per tale motivo Israele cercherà di consolidare la sua alleanza con Arabia Saudita ed Emirati Arabi perchè indurrà tali paesi a fare il lavoro sporco che era stato affidato in un primo tempo ai curdi, la sobillazione terroristica in Siria a favore degli interessi di Israele con le monarchie saudite e gli emirati in sostituzione dei curdi, per segure alimentando gruppi terroristi che certamente non scompariranno dalla mattina alla sera.
D’altra parte, la decisione di Trump del ritiro non ha sopreso più di tanto gli osservatori …..gli USA hanno creato il Daesh come Al Nusra e gli altri gruppi terroristi, li hanno armati, finanziati ed addestrati, come risulta dalle quantità di armi made in USA trovate nei depositi abbandonati dai terroristi e dalle confessioni dei prigionieri, il loro fallimento nella operazione in Siria è anche il fallimento della strategia americana e israeliana.
La verità è che la ritirata degli USA dalla Siria non avviene per volontà propria ma perche a Washinton sanno che la situazione sul terreno non era favorevole in alcun aspetto agli Stati Uniti e ancora di più perchè questo ha significato la perdita di alleati chiave e la sconfitta geopolitica di fronte alla Russia e la Cina in M.O.
Il mantenimento di truppe USA in Siria rappresentava il rischio di offrire un bersaglio facile alle ritorsioni dei siriani, dei turchi, degli iraniani, delle milizie sciite irachene e dei russi. Troppo pericoloso e troppo inutile visto il fallimento di tutta la strategia. Certamente questa decisione non piace nè al Pentagono nè allo Stato profondo (deep State) ma forse è una decisione ponderata presa da Trump a seguito di un incontro con il premier turco Erdogan che deve avere prospettato a Trump il rischio di uno scontro con i turchi e la perdita definitiva di un importante alleato della NATO.

Piuttosto che correre questo rischio, Trump ha deciso di sua iniziativa il ritiro unilaterale per non trovarsi impantanato in un conflitto troppo complesso e troppo difficile da potersi districare per Washington con la abituale retorica dei “portatori di democrazia”.
Gli USA sono divisi su tale decisione in quanto ci sono i politici che vogliono abbandonare il campo e quelli che dipendono dalla lobby israelita che vogliono la permanenza delle truppe ed anzi il loro rafforzamento. Loro, gli statunitensi non stanno abbandonando un alleato quanto piuttosto si stanno ritirando perchè sono stati sconfitti, i proclami di vittoria sull’ISIS non bastano a mascherare tale sconfitta.
Il piano di Washington e di Tel Aviv di rovesciare il governo siriano è fallito ed è andato a vuoto anche quello di creare un governo fantoccio come anche è stato mancato l’obiettivo di dividere la Siria, in particolare di creare uno stato sunnita (un califfato) nel nord dove ci sono i pozzi di gas e petrolio, tanto quanto la pretesa della creazione di una entità curda.
Con l’ipotesi di uno stato curdo il pregiudicato n. 1 sarebbe stata la Turchia…..quest’ultimo è stato il fattore che ha obbligato gli USA ad abbandonare il campo. Con il ritiro degli USA il pregiudicato n. 1 è lo stato di Israele.
Gli USA avevano due alternative: continuare a proteggere Israele continuando ad appoggiare uno stato curdo che sarebbe stato attaccato dalla Turchia, oppure lasciare il campo. Hanno preferito la seconda ipotesi. Rischiavano un nuovo Vietnam con una fuga precipitosa, meglio sbandierare una presunta vittoria sull’ISIS a cui non crede nessuno.
Da questi fallimenti derivano delle conseguenze: Gli Stati Uniti sono fuori dal buona parte del Medio Oriente e la Russia diventa l’arbitro ed la potenza affidabile vista da tutti come il vero stato leader che può condurre i giochi nella regione e consolidare i propri interessi. L’Asse della resistenza, Siria, Hezbollah e Iran, ne esce rafforzato e per Israele inizia un periodo non facile dove è finita la sua supremazia militare e le pretese sioniste di creare la “grande Israele” a spese degli altri popoli. Non è ancora chiaro se la dirigenza di Israele si vorrà rassegnare al nuovo scenario che esce dal ritiro degli Stati Uniti dalla regione ed alla presenza della Russia come garante del nuovo assetto dell’area.

Netanyahu preoccupato

Se Israele volesse attaccare la Siria e lanciare una sfida alla Russia, pochi dubitano che questa volta troverebbe pane per i suoi denti. Sarà difficile che i leader sionisti vogliano rischiare direttamente un conflitto con la Russia, facile prevedere che preferiranno mandare avanti gli altri, che siano gli americani, i curdi, i turchi o i mercenari della Monarchia Saudita per farli combattere in loro vece.

3 Commenti

  • stefano
    20 Dicembre 2018

    Vedremo….

  • redfifer
    21 Dicembre 2018

    Le merde le riconosci sempre dalla faccia da culo e Netanyhau in questo campo, non è secondo a nessuno!

  • Mardunolbo
    21 Dicembre 2018

    approfitteranno per fare le scarpe a Maragnau e infileranno al suo posto un Avigdor Lieberman che sarà peggio…e la guerra sarà certissima.

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