Israele assaggia la distruzione di Gaza: l’inquinamento contamina le sue acque.

Israele assaggia la distruzione di Gaza: l’inquinamento contamina le sue acque.

La distruzione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza da parte di Israele sta contribuendo all’inquinamento del Mediterraneo, che ha aggravato la proliferazione algale, compromettendo il funzionamento degli impianti di desalinizzazione israeliani e mettendo a dura prova le risorse idriche.

La distruzione delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza durante la guerra israeliana contro la Striscia sta ora contribuendo a una crisi di inquinamento che colpisce gli impianti di desalinizzazione israeliani, con cinque dei sei principali impianti costretti a interrompere le operazioni dopo che una fioritura algale eccezionale ha ostruito i loro sistemi, come riportato giovedì dal Guardian .

Gli impianti sono rimasti chiusi per diversi giorni e da allora hanno ripreso le attività a capacità ridotta, lasciando le autorità israeliane ad affrontare settimane di pressione sulle risorse idriche e a sollecitare una riduzione dei consumi.

L’interruzione ha messo in luce le conseguenze ambientali transfrontaliere della devastazione inflitta alle infrastrutture civili di Gaza , dove le acque reflue non trattate si riversano nel Mediterraneo su vasta scala dopo che gli impianti di depurazione sono stati messi fuori servizio.

Le acque reflue di Gaza alimentano il peggioramento dell’inquinamento marino.

Secondo Omar Shatat, vicedirettore esecutivo dell’azienda idrica dei comuni costieri di Gaza, tutti e cinque gli impianti di depurazione delle acque reflue nella Striscia sono attualmente fuori servizio.

Di conseguenza, circa 45.000 metri cubi di acque reflue non trattate vengono scaricati quotidianamente nel Mediterraneo, mentre altri 15.000 metri cubi si infiltrano nel terreno attraverso fosse e reti danneggiate, soprattutto intorno ai campi profughi di al-Mawasi.

Medici Senza Frontiere stima che circa il 90% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie di Gaza siano state distrutte dall’ottobre 2023, inclusi pozzi, serbatoi, condutture, impianti di desalinizzazione e impianti di trattamento delle acque reflue.

L’inquinamento raggiunge il sistema idrico israeliano.

La distruzione ha lasciato i palestinesi ad affrontare una grave carenza di acqua potabile, mentre le acque reflue si accumulano nelle zone residenziali e nei campi profughi.

Secondo un rapporto umanitario delle Nazioni Unite pubblicato all’inizio di questo mese, il 91% delle famiglie valutate a Gaza soffre di un’insicurezza idrica da moderata ad elevata, mentre le infrastrutture danneggiate continuano a limitare l’accesso all’acqua potabile e per uso domestico.

Gli effetti ambientali si stanno facendo sentire sempre più anche al di fuori di Gaza.

Una vasta fioritura di microalghe, estesa fino a 100 chilometri lungo la costa mediterranea, ha ostruito i sistemi di filtraggio degli impianti di desalinizzazione israeliani e ha costretto alla chiusura cinque dei sei principali impianti.

ONG israeliana: l’inquinamento non si ferma al confine

L’organizzazione ambientalista israeliana Zalul ha affermato che le acque reflue scaricate da Gaza contengono azoto e fosforo in grado di alimentare microalghe e cianobatteri, peggiorando la proliferazione di alghe nelle acque costiere.

“L’inquinamento non conosce confini politici”, ha affermato l’organizzazione, aggiungendo che la contaminazione proveniente da Gaza sta contribuendo alla crisi che sta colpendo gli impianti di desalinizzazione.

Secondo un altro articolo del Washington Post, esperti ambientali israeliani avrebbero affermato che le alghe stesse hanno avuto origine nella zona del delta del Nilo in Egitto, prima di spostarsi verso nord, mentre le acque reflue non trattate di Gaza avrebbero probabilmente fornito i nutrienti che ne hanno intensificato la crescita.

Jack Gilron, specialista in desalinizzazione e professore emerito presso lo Zuckerberg Institute for Water Research dell’Università Ben-Gurion, ha avvertito che le acque reflue provenienti da Gaza e riversate nel Mediterraneo rappresentano un rischio per le infrastrutture israeliane di produzione idrica lungo la costa meridionale.

L’episodio, ha affermato, ha evidenziato la vulnerabilità degli impianti di desalinizzazione, che sono diventati una fonte centrale di acqua potabile.

La distruzione a Gaza ha ripercussioni oltre confine.

Le autorità israeliane hanno ridotto le forniture idriche in alcune zone del sud e hanno ordinato agli agricoltori di sospendere l’irrigazione, poiché la capacità di desalinizzazione rimane limitata, suscitando preoccupazioni per la produzione agricola e i prezzi dei prodotti alimentari.

Il contrasto rimane netto anche all’interno della stessa Gaza, dove le reti di distribuzione danneggiate hanno costretto gran parte della popolazione a dipendere dall’acqua trasportata tramite autocisterne , mentre la contaminazione della falda acquifera costiera ha ulteriormente limitato l’accesso alle risorse idriche adatte al consumo umano.

La crisi delle acque reflue ha inoltre alimentato le preoccupazioni relative alle malattie infettive. Nada Majdalani, direttrice di EcoPeace Middle East per la Palestina, ha segnalato l’aumento dei casi di epatite A a Gaza e ha avvertito che le conseguenze ambientali e per la salute pubblica non possono essere semplicemente confinate entro i confini politici.

Zalul ed EcoPeace hanno chiesto al COGAT, l’organismo israeliano responsabile del coordinamento degli affari civili che riguardano Gaza, di agevolare il ripristino delle infrastrutture fognarie della Striscia e di consentire il trattamento delle acque reflue nelle aree sotto controllo israeliano.

L’interruzione degli impianti di desalinizzazione ha quindi messo in luce una conseguenza di cui gli esperti ambientali avevano già parlato da tempo: la distruzione di infrastrutture essenziali nella Striscia di Gaza sta generando ripercussioni ecologiche e sanitarie che si estendono ben oltre il territorio stesso.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Luciano Lago

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3 commenti su “Israele assaggia la distruzione di Gaza: l’inquinamento contamina le sue acque.”

  1. Tra l altro avete fatto caso che gli ambientalisti (tutti gay, filo israele e merda varia) lottano sempre per l ambiente, ma non e’ mai volata una mosca sull inquinamento da carriarmati, e neppure sulle petroliere affondate ogni 3×2?????
    Muti!
    Tutta feccia a guida Nato

  2. FANTASTICO, la solita birra che bevo a cena ogni giorno, oggi la dedico a questa OTTIMA notizia ! E’ proprio vero che chi la fa l’aspetti ! Le strutture fognarie di Gaza distrutte dai genocidi ebraici fanno finire in mare le acque reflue, che finiscono aspirate dai loro stessi impianti di desalinizzazione, che sono, quindi, fuori uso ! La natura fa il suo corso, non è stato nemmeno necessario da parte iraniana distruggere i dissalatori, come auspicavo ! I crimini, prima o poi, si ritorcono puntualmente contro chi li commette ! Questo è un esempio pratico di cosa intende l’amico ARMIN quando parla di leggi immutabili della natura ! E anche il semplice rapporto causa/effetto è una legge immutabile della natura ! Morte a Israele !

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