di Lorenzo Merlo
Dall’epoca del senso della responsabilità per la comunità a quella dell’individualismo che l’ha rinnegata, seguendo l’arco punteggiato dai capisaldi musicali popolari principali.
[Articolo politicamente libero, contro la violenza censorio-impositiva del politicamente corretto. Astenersi genuflessi ideologicizzati.
Rivendico il diritto d’essere come sono e di non avere alcun dovere di uccidere la mia biografia per legge o per maggioranza, o qualcuno si sente in diritto di pena di morte spirituale del politicamente non conforme?
Dirò sempre nano, non diversamente alto, pompiere, spazzino handicappato, cieco, mai non sentente, almeno finché non la smetterete di chiamarmi fascista se non lo sono, progressista se non lo sono, putiniano e no vax anche se lo sono e con pieno diritto e nessun bisogno di etichette politicamente vergognose. Almeno finché non la smetterete di far sentire in colpa chi progressista non è, chi del progressismo ha paura come me].
Tra le grinfie del gattino, dalla malconcia matassa della storia spuntano molti capi di fili che al suo interno si aggrovigliano tra loro e a quelli in profondità.
Ognuno rappresenta il percorso delle vicende umane, ognuno ne racconta una vena. Secondo il principio che tutto si tiene, ognuno si presta ad accompagnare chi lo vuole seguire, all’origine dello stato delle cose che spunta dal gomitolo scarmigliato.
Tutti i percorsi hanno riflessi reciproci. Non tutti sono penosi, incomprensibili, inaccettabili. Quelli che riguardano le arti sono piacevoli, ma non meno profondi ed eloquenti.
In uno di questi, quello relativo alla vicenda musicale popolare, si può riconoscere il tramonto del valore sul quale erano state erette città, politiche, educazioni, con il quale si osservava il mattino e l’orizzonte.

Era il valore del senso della comunità, della condivisione, della solidarietà, dell’onestà e del dono. Un valore sacro, grande come un mare, non puro né perfetto, ma che non temeva le blasfemie di senso contrario, certamente latenti e presenti al suo interno: bizze individualistiche che, come granelli di sabbia, erano assorbite ed esorcizzate dalla sua superiorità e, quindi, dalla sua tolleranza.
Gospel
“Contrattura di God Spell, letteralmente Sillaba di Dio), in inglese, significa Vangelo, buona novella, “parola di Dio“”. (1)
Per quanto riguardasse soltanto le comunità dei negri, all’inizio era il Gospel. Suoni, voci e balli sempre di gruppo, sempre comunitari, di speranza, solidarietà e forze comune. Con i suoi tratti atavici che sanno d’Africa e di fede che realizzano resilienza, nel nostro excursus pop rappresenta il punto più elevato, lo zenit oltre il quale la luce del sentimento sociale ha iniziato il suo ridanciano declino verso il tramonto e il buio.
Blues
“Blues nasce dall’espressione “to have the blue devils” (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di “essere triste, agitato, depresso”. L’espressione, attestata nella lingua inglese a partire dal XVII secolo, si riferiva in origine allo stato allucinatorio che segue alle crisi di astinenza da alcool”. (2)
Anche se l’epoca di nascita del Blues precede quella del Gospel, la sua dimensione popolare si afferma a partire dagli stessi anni di quest’ultimo, ma si estende enormemente di più nella cultura divenendo un radiante fulcro musicale per tutti i generi successivi fino al rock incluso.
Nelle sue note languide e rassegnate, il Blues esprime quel lato umano, noto a tutti gli uomini, nel quale perfino la solitudine trova un po’ di conforto. Solipsismo inconsapevole, quindi necessariamente orientato all’individualismo, in quanto vuoto delle istanze filosofiche che fanno di questa corrente di pensiero una voce occidentale utile all’educazione per formare uomini compiuti, ovvero consapevoli della propria responsabilità del mondo.
In questa espressione del Blues si po’ vedere l’avvio di un’attenzione verso la propria intima condizione e in questo senso un germe di abbandono del senso comune, nonostante il Blues sia originariamente stato la sola voce della comune penosa condizione di vita dell’intera comunità degli schiavi negri.

Jazz
“La parola jazz, originata da un vocabolo appartenente alla cultura tradizionale francese dal significato legato all’animazione, alla gioia di vivere. Altre fonti vorrebbero che la parola sia stata originata da un termine di origine africana con riferimenti alla sessualità”. (3)
Anche l’origine del Jazz precede quella del Gospel ma, come per il Blues è qui posta cronologicamente dopo e successiva al Blues stesso per la medesima ragione di successo popolare e di semantica culturale.
Se il Blues avviava un egocentrismo prima assente, il Jazz, il cui primo connotato sta nella spaccatura della trama melodica che aveva vestito tutte le musiche umane fino a quel momento, aveva consapevolmente deragliato dalla tradizione, vedendo in ciò un atto creativo di qualità superiore, il cui picco è stato affermato e celebrato con l’avvento del Free Jazz. Una scelta che, nella nostra narrazione è facilmente abbinabile all’ontologia dell’individualismo, quale espressione che prende le distanze dalla tradizione e se ne mette alla pari se non sopra. In quanto atto di indipendenza e valorizzazione di se stesso diviene simbolica espressione del medesimo spirito dell’individualismo.
Rhythm and Blues
“Il termine “Rhythm and Blues” ha subito numerosi cambiamenti di significato. All’inizio degli anni ’50, veniva spesso applicato ai dischi blues”. (4)
Questa nuova stagione musicale trasuda ancora tutta l’anima nera: la sofferenza ignorata e la speranza di riscatto sociale, la denuncia della ghettizzazione culturale. Anche in questo passo musicalmente evolutivo trova sede la perorazione della piccola luce nera in un mondo abbagliato da quella bianca. Ma è proprio con il Rhythm and Blues che si può osservare il compimento della contaminazione musicale e artistica tra le due culture.
Non solo, le performance da palcoscenico hanno in questo genere il suo primo atto istrionico. Un momento particolare in quanto espressioni e valorizzazioni dell’importanza personale. Un motto di spirito, che la neonata televisione non solo sfrutta e lo moltiplica di valore, ma lo sparge nei salotti di tutte le case, travolgendo i pensieri e nutrendo le fantasie dei più giovani e l’irritazione dei loro vecchi. Inseminando l’immaginazione di idee balzane, mai prima sorte all’orizzonte noto della tradizione, base di sostegno dell’identità comunitaria.

Rock’n Roll
“Rock and roll (letteralmente “dondola e rotola”)”. (5)
Il momento dell’avvento del Rock’n Roll corrisponde al tempo della conclamazione di consapevolezze mai prima così popolari. La critica al sistema sociale, i diritti individuali e la competitività, quale valore numero uno a sostegno del sogno americano, per quanto siano di natura estranea, nel crogiolo della tv fanno un pastone unico, strumentale all’aumento della distanza dall’epoca precedente, in cui la radio non era stata abbastanza per incrinare il solido piano sul quale era appoggiato il mondo.
È l’epoca del potere deflagrante dell’immagine, pozione magica per costituire realtà apparenti senza che nessuno se ne accorga.
È ora che si avviano le parabole delle cosiddette rock star, che diversamente dei divi del cinema – ancora per lo più espressione alla tradizione – aggiungono all’individuo un plusvalore prima visto con sospetto, quando non indesiderato perché socialmente sconveniente.
Rock
“Il rock è un genere della popular music sviluppatosi negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel corso degli anni cinquanta e sessanta del XX secolo. Negli anni il termine rock è diventato un termine generico usato per indicare una grande varietà di sottogeneri musicali che si sono sviluppati nel corso del tempo. È un’evoluzione del rock and roll, un genere che attingeva direttamente dai generi blues e rhythm and blues derivati dalla musica afroamericana e dalla musica country”. (6)
Il Rock proruppe schemi e dimensione dell’ordine in corso. Avrebbe potuto tanto, in misura ridotta, anche senza la rampa di lancio della televisione. Basta aleggio di note, basta orchestre e basta educato allineamento.
Come più avanti, in modalità più radicale e perfino politica, fecero il Punk e il Post-punk, il Rock strizzava la melodia entro pochi strumenti per farla gocciolare in note spesso erosive o dirompenti.
Non serviva più la coppia per ballarlo, ognuno ne seguiva l’andatura in solitaria e poteva farlo senza alcuno schema da rispettare che non fosse il ritmo di base. Era la libertà di espressione individuale.
Pop
“Il termine popular music è un termine generico che si riferisce alla musica di gradimento generale nell’epoca moderna”. (7)
È il momento della rivoluzione, una fiamma che avvolge il mondo occidentale e ne cambia i costumi. Cercando di stringere l’essenza in una riga, si può o si deve necessariamente fare ricorso all’individuo. Le nuove generazioni non solo avevano spezzato la continuità delle tradizioni comunitarie, ma si sentivano ora in diritto di esprimersi via via più liberamente.
Una sorta di emancipazione galoppava nelle anime portando con sé la certezza che si sarebbe potuto cambiare il mondo facendo ciò che piaceva loro o, quantomeno, senza più rinunciare a sé stessi.
La minigonna era un segno della nuova libertà, mentre il capitalismo dal cuore umano alla Olivetti, affondava nell’avvio della liquefazione sociale.
Sebbene la colonna vertebrale del fenomeno raduni attorno a sé un corpo internazionale di popoli, arrivando clandestinamente a stravolgere anche alcune vite oltre cortina, circolava e cresceva in esso il germe dell’individualismo. Un ormone nato dalla progressiva sparizione di quello sociale, se non dell’idea socialista le cui reliquiose molecole digitali non avrebbero più avuto l’energia per divenire un’entità.

Dop Pop
Dop Pop non è un flusso musicale, ma un presuntuoso giochetto di parole inventate che vuole essere sufficientemente grande da contenere tutto ciò che si è succeduto, anche accavallandosi, sul palcoscenico della musica e, più in generale su quello della Cultura Pop (8). Vorrebbe dire Dopo il Pop.
Non è necessario tentare un elenco dei generi succedutosi dopo l’avvento del Pop, sarebbe estremamente lungo e per lo più inutile. Oltre che, per annotarlo servirebbe un super competente capace di mettere ordine tra i suoi colleghi che, del medesimo elenco, enumerano i generi secondo ordini, contaminazioni e sottogeneri difformi. Insomma tempo perso.
Nel Dop Pop, salvo dovute eccezioni, ovunque ci si giri e anche nel suo variegato calderone complessivo, incluso l’Hip Hop della protesta degli afroamericani – al suo culmine nel Trap – e pure i cantautori socialmente impegnati, si balla e si sballa in libertà individuale.
Un fatto che purtroppo, e nonostante l’apparenza, sussiste anche nei rave. Aggregazioni in cui lo spirito di solidarietà, travestito e ingombrato da quello della tacita contestazione individuale, non ha trovato posto. Quindi festival che radunano insoddisfatti senza alcuna volontà di costituire il necessario per interventi politici. Emblematico segno della definitiva radicazione della weltanschauung individualista, che troviamo in cima al podio della cultura, premiato con la medaglia vuota del nichilismo.
Allora la domanda è: che ce ne facciamo di un pieno di valori cangianti, ridanciani, di breve durata, effimeri, superficiali, edonistici, opulenti se non per una guerra tra stentati? Noi niente, ma loro tutto, o per il controllo di tutti. Non è questa, insieme al nichilismo, all’infelicità come comune condizione permanente, insieme all’individualismo, la risultante?
Forse è per via di questo panorama tetro-tecnologico per nulla distopico e del tutto reale che in certe culture extra-occidentali sussiste l’idea di tenere a freno il divertimento gratuito?

Canzonette
Trattandosi di musica si può concludere che “Sono solo canzonette” come diceva Edoardo Bennato? Sì, perché foglie nel torrente. No, perché da intrattenimento sono passate ad essere riflesso della corrente che ha travolto l’empatia e ne ha disgregato gli ultimi argini. Sì, perché spartiti dello spirito del tempo, qui opportunamente descritto: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-italiani_frustrati_cattivi_e_patetici_cosa_ci_sta_succedendo/45289_65063/
Note
- https://it.wikipedia.org/wiki/Gospel
- https://it.wikipedia.org/wiki/Blues
- https://it.wikipedia.org/wiki/Jazz
- https://it.wikipedia.org/wiki/Rhythm_and_blues
- https://it.wikipedia.org/wiki/Rock_and_roll
- https://it.wikipedia.org/wiki/Rock
- https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_pop
- https://www.conoscenzealconfine.it/leggere-e-sentirsi-piccoli-piccoli/
Lorenzo Merlo

12 commenti su “Irresponsabilità pop”
Ma come dice Ezra Pound in questa società occidentale dell’USURA non c’è il gusto e la cultura del BELLO, DEL SACRO, DEL SANO, DELLA PATRIA, DELLA FAMIGLIA, DELLA COMUNITA’, DEL NOBILE, E NON C’E’ ARTE !!!!! Dappertutto il BRUTTO, IL DEFORME, IL MALSANO, L’ORRIBILE, L’INFERIORE, IL CATTIVO GUSTO, il cattivo cibo, l’architettura che fa schifo, le città orribili, il vetro e l’acciao, non c’è MARMO, non ci sono SCULTURE, FONTANE, non ci sono VERI ARTISTI, non c’è amore per la famiglia, Dio, la Patria. Ezra Pound notava che i veri Artisti ( scrittori, pittori, poeti, scultori, musicisti, architetti ) che hanno come “delle antenne” e con la loro sensibilità ed intuizione prevedono e creano il futuro meglio degli altri. OGGI NELL’OCCIDENTE DOMINA IL GUSTO DEL BRUTTO, DELLA CATTIVA MUSICA, DELL’ARTE DOZZINALE SCADENTE, C’E’ una carenza di ARTE, MUSICA, CULTURA, RAFFINATEZZA, SENSO DELLA STIRPE, DELLA PUREZZA DELLA STIRPE, DELL’EUGENETICA. I padroni delle forze del male vorrebbero imbastardire l’occidente con i negri e negroidi perché odiano tutti ed essendo blasfemi vogliono distruggere tutte le Razze Umane. Ma come ripeto, mettersi contro Natura è deleterio, bestemmiare contro l’Ordine Cosmico è molto pericoloso e micidiale. Morte all’USURA, morte agli usurai, morte alle forze del male !!!!1
Un tempo tanti cantavano… mamme che dondolavano figli mogli che stendevano panni garzoni panettieri muratori meccanici al lavoro… ora nessuno canta più… aere permeata ammorbata giorno notte da invasive alienati musiche riprodotte ossessive in ogni luogo pubblico… bar negozi mezzi pubblici uffici centralini telefonici… ovunque… perlopiù merda musicale anglosassone con cui ci appestano orecchie e psiche da ottant’anni!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
Un bel escursus della cultura musicale, e allora?? Il vero declino lo si intravede nei rave party e nella Techno, mentre il rock esprimeva la protesta sociale e la solidarietà, quantunque veicolate dai media di regime. L’ importante è sempre il senso che si dà alle espressioni musicali, fatta eccezione per la techno che testimonia arido individualismo e crollo mentale in chi la pratica e la diffonde. Si adatta bene ai giovani d’oggi, individualisti e senz’ anima o ideologia. Saluti.
Ridurre il rock a protesta sociale e solidarietà è molto limitativo. Può valere magari per qualche musicista più politicizzato ( tipo Bob Dylan o la scena della West Coast anni ’60), ma di base temi politici entrano solo di rado nella maggior parte dei gruppi rock ( che pur si dichiarano per la maggior parte di sinistra). Per dire, dei Beatles ricordo due canzoni particolarmente politiche,una era contro le tasse ,l’altra si dichiarava a favore della rivoluzione ma solo se non violenta…I Rolling Stones,prima di “Beggars banquet” del1968, non avevano mostrato particolare attenzione a tematiche politiche…etc. Negli anni ’60 comunque c’era più attenzione alla cultura delle droghe che alla solidarietà sociale,a parte la tematica dell’opposizione alla guerra in Vietnam ( particolarmente sentita, soprattutto in America). Poi,certo, gente come Bob Dylan,Mc5 o i Jefferson Airplane ha inciso nel cambiamento di costumi emerso in Occidente dai ’60 in poi,ma è solo uno dei multiformi volti della musica rock…
Io sono più roba da rock progressive,psichedelia,new wave, etc.
Attenzione il punk era molto essenziale ( diciamo così)nelle sonorità e nelle melodie ; tuttavia il postpunk( anche se alcuni gruppi provenivano proprio dal punk)era tutta un’altra storia,sotto questa definizione vi sono numerosi musicisti che hanno fatto della complessità la loro raison d’etre( per dire i Wire…)…
io ? HEAVY METAL per sempre. Razor, Slayer, Exciter, Venom, Saxon
SLIPKNOT https://youtu.be/72rq16h1IOg per chi non conoscesse, unici
Sì, concordo, anche se non l’avevo citato, l’heavy metal è uno dei generi più belli. Il massimo sono mostri sacri come Black Sabbath e Iron Maiden
L’ Arminio non si smentisce mai e proprio oggi, che magari qualcosa di sensato andava abbozzando, rovina tutto con i richiami ad Ezra Pound e alla stirpe. Non c’è niente da fare, è più forte di lui. Saluti compagni.
Dell’articolo e relativi commenti, mi sono rimaste in mente 2 frasi sulle quali concordo ! Nell’articolo l’autore definisce giustamente l’individualismo un germe, mentre NUCCIO ci ricorda che la “merda musicale anglo americana” ci perseguita ovunque ! Direi che ovunque, in qualunque genere vi sono positive eccezioni che hanno dato molto alla musica, quindi metto un gradino sopra gli altri Hendrix, Santana e Pink Floyd, e da noi, PFM, Bennato, Battiato, Rino Gaetano ! Da anni invece vado ascoltando gruppi definibili come etno-rock, sia Russi che arabi !
Il violinista russo Tigran Petrosian https://www.youtube.com/watch?v=ibzTvb32yBg
il gruppo russo etno-folk-metal Kalevala https://www.youtube.com/watch?v=UP0ndClCMjc
quello kazako degli Ulytau https://www.youtube.com/watch?v=u2qBdKQiEcs
la violinista libanese Hanina El Alam https://www.youtube.com/watch?v=ICUb7y1QCXs
Tutte alternative musicali nettamente migliori di quelle che imperversano in occidente !
Non lo so, io trovo ci sia musica eccellente ovunque nel mondo. Tuttavia, se devo essere totalmente sincero, sono follemente innamorato della musica rock britannica in ( quasi) tutte le sue diramazioni ; insomma non penso affatto che sia “merda”( sì c’è anche quella, ma vale solo per alcuni casi,non è la regola…).
Ciao.Un saluto
Certo, ci dice il Primula, gli Iron Maiden da inserire tra i mostri sacri dell’ Heavy Metal. Avrei una riserva per il brano “The Trooper”, sulla rievocazione della carica dei seicento, interpretata da un grande (comunque) Bruce Dickinson, che si conclude con la morte solitaria del cavaliere rivolto al cielo sullo sfondo della sventolante Union Jack. Un tributo, forse incompreso, all’ imperialismo britannico. Saluti amici del rock.
anche a me piacciono gli Iron Maiden (ho tutto di loro, discografia e concerti). Ma non ci si può esimere dal non notare che, sia nei video, sia nella scenografia dei loro concerti, siano spesso presenti simboli riferenti la massoneria