Iran, Europa, USA, Russia: chi sta vincendo la guerra energetica, chi sta perdendo

La stretta russa delle forniture energetiche ha spinto gli europei a cercare nuove alternative e la loro attenzione si sta spostando sempre più sull’Iran.
Un funzionario della presidenza francese ha affermato lunedì che la comunità internazionale dovrebbe esplorare tutte le opzioni per alleviare la crisi che ha provocato l’aumento dei prezzi, compresi i colloqui con nazioni produttrici come Iran e Venezuela.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato il panico dell’Europa quando lui stesso ha affermato di essere stato informato dal presidente degli Emirati Arabi Uniti che due grandi produttori di petrolio dell’OPEC, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, riescono a malapena ad aumentare di poco la produzione di petrolio.

I due stati arabi del Golfo Persico sono stati ampiamente percepiti come gli unici due paesi dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) con capacità inutilizzata per aumentare le consegne globali che potrebbero ridurre i prezzi.

Tuttavia Macron è stato sentito dire al presidente degli Stati Uniti Joe Biden a margine del vertice del G7 che il leader degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Zayed al-Nahyan, gli aveva detto che nessuno dei due paesi poteva aumentare la propria produzione.

“Mi ha riferito due cose. Sono al massimo, alla massima capacità di produzione. Questo è ciò che afferma”, ha detto Macron. “E poi ha detto che i sauditi possono aumentare di 150.000 barili al giorno. Forse un po’ di più, ma non hanno grandi capacità prima di sei mesi”.

Secondo quanto riferito, Macron e altri leader europei stanno esortando l’amministrazione Biden a riprendere i colloqui con l’Iran per riportare gli Stati Uniti al rispetto di un accordo nucleare del 2015 che il suo predecessore Donald Trump aveva abbandonato nel 2018.

Secondo Helima Croft di RBC Capital Market, la spinta ha un senso e, se viene raggiunta una svolta, un ulteriore milione di barili al giorno (bpd) di esportazioni iraniane potrebbe potenzialmente entrare in linea sui mercati.

“Ogni barile conta in questo mercato”, ha detto.

Gli americani, invece, sono imprevedibili. A circa un anno da quando l’amministrazione Biden è tornata ai colloqui con l’Iran con l’obiettivo esplicito di riparare i torti passati, non ha ancora preso una misura significativa e tergiversa nei negoziati con l’Iran per togliere le sanzioni.

Mentre gli europei sono in una corsa contro il tempo, gli Stati Uniti sono in una posizione comoda. Secondo il principale analista energetico Dan Yergin, l’America è più che felice di sostituire la Russia come principale esportatore mondiale di energia, aumentando i profitti delle corporation petrolifere.

Gli Stati Uniti ora si vedono in una posizione privilegiata come grande esportatore di energia e il loro desiderio è quello di isolare non solo la Russia, ma anche Iran e Venezuela.

Tuttavia, l’aumento dei prezzi dell’energia è un problema per i consumatori americani e la produzione statunitense da sola non può proteggere gli stessi consumatori dall’aumento dei prezzi globali del petrolio. Il piano B per gli Stati Uniti consisteva nell’utilizzare le capacità di alleati come l’Arabia Saudita e gli Emirati. Il presidente degli Stati Uniti partirà nel regno il mese prossimo per fare appello ai sauditi affinché pompino più petrolio dai loro pozzi.

L’annuncio di Macron sull’inadeguatezza delle capacità dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti sembra essere giunto al momento di far uscire gli americani dalla loro ambiguità e illusione di isolare Russia e altri paesi ostili, ma resta da vedere se gli Stati Uniti ne terranno conto.

Nel frattempo, l’Europa è l’unica parte veramente in pericolo. La Russia sta combattendo contro le sanzioni occidentali limitando la fornitura di gas all’Europa e la prospettiva di un taglio totale del gas russo sta causando quasi il panico in Europa con conseguenze di recessione ed alta inflazione.

La Germania e altre grandi economie contemplano il razionamento dell’energia questo inverno. Giovedì la più grande economia europea ha attivato la seconda fase del suo programma di emergenza del gas in tre fasi, avvicinandosi di un passo al razionamento delle forniture all’industria.

Il passo darebbe un duro colpo al cuore manifatturiero della sua economia con vantaggio dei concorrenti (USA e Giappone). Finora dodici paesi dell’UE sono stati colpiti dai tagli alla fornitura di gas russa, ha affermato Frans Timmermans, capo della politica climatica del blocco.

La Russia sta trovando mercati alternativi e i maggiori clienti mondiali di petrolio, India e Cina, importano sempre più con impazienza quote crescenti di petrolio russo scontato.

Il Sri Lanka, che sta affrontando una grave crisi del carburante, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che avrebbe inviato due ministri in Russia per negoziare le forniture.

Nel frattempo, l’Iran, che da anni convive con le sanzioni occidentali – e ha molto da insegnare alla Russia su come farlo – sta ben posizionato. Secondo Platts Analytics, le esportazioni di petrolio iraniano sono salite a 850.000 bpd a giugno da un minimo del 2022 di 650.000 bpd a maggio, ma le cifre reali possono anche essere più alte.

Per anni, l’Occidente ha usato le sanzioni economiche come un’arma contro gli avversari, ma la politica sembra ritorcersi contro i paesi occidentali e alla fine sta colpendo i suoi stessi architetti.

Fonte: Press Tv

Traduzione: Luciano Lago

3 Commenti
  • Nuccio Viglietti
    Inserito alle 08:17h, 02 Luglio Rispondi

    Fantastico impero occidentale… da una sanzione… all’altra!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  • Giorgio
    Inserito alle 11:39h, 02 Luglio Rispondi

    Ridicoli usa-gb-ue-nato …… nella loro foga sanzionatoria stanno di fatto sanzionando se stessi ….

  • EnriqueLosRoques
    Inserito alle 14:25h, 02 Luglio Rispondi

    Le sanzioni servono ai malati mentali alla Schwab di distruggere l’Europa.

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