Io in un paese autocratico non ho mai vissuto


di Roberto Buffagni

Ieri l’altro mattina, facendomi la barba, sentito Carlo Bonini, giornalista di “La Repubblica” alla Rassegna Stampa di Radio Tre. Nel dialogo con un ascoltatore, a proposito delle ostilità in Ucraina, Bonini esprime il seguente concetto: ci ha riflettuto a lungo, e secondo lui questo è un conflitto tra democrazia e autocrazie. Bravo Bonini, riflessione profonda.

Dunque, visto che è andata così bene l’esportazione della democrazia in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia etc., perché fermarsi alle mezze misure? Perché non esportarla anche in Russia e in Cina? Fiat democrazia, pereat mundus, perché no, bisogna pur finirla in qualche modo questa fola della vita umana sulla Terra, che rovina l’ambiente e turba le felci. Oddio: finché lo dice Bonini si può fare spallucce, purtroppo lo dicono anche il Ministro della Difesa, il Segretario di Stato e il Presidente degli Stati Uniti, un caravanserraglio al quale siamo ammanettati senza speranza di liberazione; e qui fare spallucce è meno facile.
Ma questa prima, elementare, considerazione non basta. Prendiamola sul serio sta cosa del conflitto democrazia/autocrazia, prendiamo per buone queste definizioni grossolane, per far prima; e poi non vale la pena usare il bisturi con questa spazzatura culturale, motosega e via.
Io in un paese autocratico non ho mai vissuto. Certamente ci sono vari inconvenienti, per esempio essere bruscamente svegliati alle quattro del mattino dalla polizia segreta. Non credo che piaccia neanche a chi ci vive, nelle “autocrazie”. Però per esempio in Russia la “democrazia” l’hanno provata, e per i russi la democrazia realmente esistente o esistita consisteva in questo: che arrivano dall’Occidente dei tipi incravattati anche al cesso, capaci di trasformare tutto il creato in soldi e di nient’altro, che si alleano con il peggio che c’era in Russia, criminali e notabili corrotti, gli portano via il frutto di settant’anni di lavoro e sacrifici immani del popolo russo, fanno precipitare l’aspettativa di vita al livello del Burkina Faso, li prendono in giro perché arretrati homines sovietici, e gli fanno la morale col sorrisino furbo. Poi, è vero, gli danno il permesso di dire e scrivere quel che gli pare (tranne quel che dà noia ai criminali e notabili corrotti al governo, che se innervositi ti fanno fuori) e aprono un botto di pizzerie e negozi di hamburger. Niente male come rapporto costi/benefici, forse qualche motivo per preferire l’autocrazia i russi ce l’hanno, senz’altro si ingannano ma possiamo capirli, facendo un piccolo sforzo.


Anche perché, su una scala di vari ordini di grandezza minore, è la stessa cosa che è capitata anche da noi in Italia dopo la cura “Mani Pulite”, contemporanea all’esportazione della democrazia in Russia e motivata dalla medesima congiuntura geopolitica (fine dell’URSS, fine di Yalta, gli USA si ubriacano di vittoria e credono di esserci solo loro al mondo).

Da noi gli stessi tipi incravattati anche al cesso, capaci di trasformare l’intero creato in soldi e di nient’altro, dei quali è esemplare idealtipico l’attuale Presidente del Consiglio, hanno fatto fuori con astuti trucchetti la vecchia classe dirigente corrotta, si sono cuccati le imprese di Stato regalandole ad amichetti riconoscenti, si sgranocchiano da trent’anni il welfare Stare, svendono i patrimonio industriale lasciando sul lastrico intere stirpi, ci prendono in giro perché arretrati cattolici e familisti amorali, ci fanno la morale col sorrisino furbo, e ci lasciano dire e scrivere quel che ci pare purché non tocchiamo qualche temino fastidioso tipo la guerra ucraina (le mafie che ti seppelliscono in una colata di cemento se gli dai noia ce le avevamo anche prima e continuiamo ad averle, con questa gente prosperano come non mai).
Ah, scordavo: essi però conferiscono ampi diritti in merito all’utilizzo del contenuto delle proprie mutande a chicchessia.

Però! Niente male come rapporto costi/benefici. Noi però l’opzione autocrazia non ce l’abbiamo e quindi ci dobbiamo tenere la democrazia. Adesso poi che la esporteremo in tutto il mondo grandi potenze nucleari comprese non c’è dubbio alcuno che la democrazia si emenderà dei suoi difettucci e diventerà la democrazia ideale, idealtipica, con l’imperativo categorico kantiano nella Costituzione legale & materiale. Va bene così dai.

Fonte: Roberto Buffagni

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