Intervista esclusiva col Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Natalia Nikonorova

di Eliseo Bertolasi

Il recente vertice del “Formato Normanno” tenutosi a Parigi, il 9 dicembre, ha chiarito il futuro degli Accordi di Minsk. Sembra che il presidente ucraino Zelensky abbia ceduto alle pressioni dei radicali nazionalisti ucraini. Nonostante la sua vittoria elettorale abbia premiato la sua linea anti-Poroshenko, ora pare si stia livellando sulla stessa retorica di scontro usata dal precedente presidente ucraino.

Ecco di seguito un’intervista esclusiva col Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Natalia Jurevna Nikonorova per avere un’idea sul possibile sviluppo degli stessi Accordi di Minsk e sul futuro che attenderà i territori del Donbass.

– Quali sono i risultati dell’incontro del “Formato normanno? E come si svilupperà la situazione dopo questo vertice?

“Il principale risultato dell’incontro dei capi di stato del “Quartetto di Normandia”, riteniamo, sia il fatto che il nuovo presidente dell’Ucraina, seppur abbia provato a reinterpretare il significato degli Accordi di Minsk prima del vertice di Parigi, abbia poi confermato ufficialmente i suoi obblighi ai sensi dell’accordo, in particolare nella forma in cui sono stati firmati e approvati dai paesi garanti e dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Vorrei anche sottolineare il fatto che il “Quartetto di Normandia” ha espresso all’unanimità la necessità di un “cessate il fuoco”, tuttavia il sig. Zelensky “per ora non sa come ottenerlo”, il che solleva dubbi sulla sua competenza e sull’esistenza di una sua volontà politica, sia come capo di stato, sia come comandante in capo. Inoltre, per  colpa della parte ucraina, non è stato possibile concordare il ritiro delle forze lungo l’intera linea di contatto, nonostante fosse una decisione precedentemente concordata dai consiglieri dei capi dei quattro paesi del “Formato Normandia”.

Allo stesso tempo, sono state prese decisioni inequivocabilmente positive. Pertanto, grazie a una dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin, nel comunicato finale sono  stati fissati i più importanti vettori per i successivi lavori nel “Formato di Minsk”, come: lo scambio di persone detenute secondo la formula “tutti su tutti accettati”, la definizione di ulteriori tre siti pilota per l’implementazione della separazione delle forze e dei mezzi, l’inizio dei lavori per l’apertura di nuovi checkpoint attraverso la linea di contatto.

Un altro punto cruciale è il fatto che il presidente ucraino abbia riaffermato gli impegni dello suo paese nel coordinare con noi tutti gli aspetti legali per il conferimento di uno status speciale a carattere permanente. Non si tratta solo di uno scrupoloso studio del testo di tale legge e delle sue modifiche, tenendo conto dell’attuazione della “Formula di Steinmeier”, ma anche del coordinamento con noi di ogni conseguente atto sub-legislativo in ciascuna direzione, nonché del consolidamento dello status speciale nella costituzione ucraina.

Noi contiamo che la leadership ucraina possa finalmente prendere coscienza della mancanza di alternative e quindi dell’inevitabilità del rispetto dei suoi obblighi ai sensi degli Accordi di Minsk e che avvierà azioni costruttive per la loro attuazione in accordo con i rappresentanti delle Repubbliche. Ma finora stiamo vedendo solo un esiguo cambiamento nella retorica, in effetti Kiev, nei confronti del Donbass, continua la stessa politica di Poroshenko.

– Secondo Lei, quando potremo aspettarci una soluzione definitiva del conflitto nel Donbass? È possibile in linea di principio? E se la pace sarà raggiunta nel quadro degli accordi di Minsk, la popolazione del Donbass riuscirà a mantenere le condizioni raggiunte nel 2014  quando si staccò da Kiev?

“Il percorso verso una soluzione pacifica definitiva e completa del conflitto è delineato negli Accordi di Minsk. Di conseguenza, una pace duratura nel Donbass può avvenire solo dopo l’attuazione di questi accordi. Tuttavia, questa è la principale difficoltà, i rappresentanti delle Repubbliche, da parte loro, stanno pienamente rispettando i loro obblighi ai sensi dei documenti del pacchetto di Minsk. Abbiamo dimostrato di essere partner affidabili per i negoziati. Allo stesso tempo, però, la parte ucraina, francamente, sta sabotando il “pacchetto di misure”, cercando solo di creare l’illusione di voler raggiungere gli accordi raggiunti a Minsk. Questa situazione cambierà solo quando da parte di Kiev ci sarà la volontà politica di adempiere a tutti i suoi obblighi previsti dagli Accordi di Minsk.

Per quanto riguarda la vostra domanda sul fatto se il popolo del Donbass non tradirà quelle idee per le quali si è opposto al colpo di stato illegale a Kiev, la risposta è inequivocabile: “non tradiremo mai il nostro desiderio di essere ascoltati, di vivere una vita libera, nel diritto e in uno stato dall’orientato sociale.

Per più di cinque anni, mentre l’Ucraina, sviando con la ricerca di sotterfugi, ha sabotato in tutti i modi la soluzione pacifica del conflitto, le Repubbliche non sono state ferme. Ci stiamo riprendendo, ci stiamo sviluppando, siamo uno stato già consolidato che ha imparato a vivere sotto le condizioni di “blocco” da parte dell’Ucraina. Allo stesso tempo, decisamente, seguiamo quella scelta che il popolo del Donbass optò nel 2014. Abbiamo un solo cammino: è con la Federazione Russa e la seguiremo indipendentemente dall’opinione di Kiev su tal punto. A proposito, annoto che gli Accordi di Minsk non escludono i processi d’integrazione, ma piuttosto incoraggiano la cooperazione transfrontaliera, includendo la sfera economica, socioculturale, scientifica-educativa, sportiva, i rapporti personali e altre interazioni con la Russia.

–  Dicono che Kiev ambisca ad ottenere la reintegrazione del Donbass in Ucraina. È così?

“Per più di 5 anni, i rappresentanti dell’Ucraina hanno annunciato così tanti piani per la reintegrazione del Donbass, che per noi è già estremamente difficile prenderli sul serio. L’unico piano approvato da noi e dalla Comunità Internazionale sono gli Accordi di Minsk. Essi prevedono la ricerca e il coordinamento tra Kiev e il Donbass delle condizioni per la nostra coesistenza, principalmente su base contrattuale. Tuttavia, prima di parlare di tale coesistenza, lo stato e la società ucraini dovranno cambiare radicalmente, liberandosi dalle contraddizioni fondamentali che hanno generato il nostro conflitto. Inoltre, l’attuazione degli Accordi di Minsk, se pienamente attuati da entrambe le parti in conflitto, ci darà l’opportunità di legalizzare lo status del Donbass come territorio in cui si vivrà secondo le proprie condizioni  e le proprie leggi.

D’altra parte, di che tipo di reintegrazione si può parlare se le autorità ucraine sistematicamente riempiono lo spazio mediatico di dichiarazioni provocatorie e di ogni sorta di piani: “sullo scioglimento della DNR e LNR”, l’arresto e la deportazione forzata nella parte occidentale dell’Ucraina di quei residenti del Donbass che non siano d’accordo con le politiche di Kiev per la “rieducazione”, come altre assurde dichiarazioni.. Le autorità ucraine devono prima di tutto cambiare il loro approccio: da un interesse esclusivamente rivolto al possesso dei nostri territori alla preoccupazione per la vita e il benessere delle persone che li vi abitano. Nel caso, improbabile, che si verifichi un tale cambiamento nei pensieri dei funzionari ucraini, allora dovranno urgentemente assumersi l’attuazione degli obblighi previsti dagli Accordi di Minsk e non perdere tempo con una demagogia vuota, che porta con sé solo un’ulteriore separazione del Donbass dall’Ucraina”.

Natalia Nikonorova con Eliseo Bertolasi

– Avete adottato una legge relativa alla frontiera della DNR. Che cosa significa? Dove si troveranno questi confini? “L’adozione di questa legge è attesa da tempo, perché non abbiamo dimenticato le centinaia di migliaia di nostri concittadini che vivono nel territorio temporaneamente controllato dall’Ucraina. Questa legge riflette il confine della Repubblica in conformità alla Costituzione della DNR, in base al territorio che la Regione di Donetsk possedeva fino al 2014. Ciò corrisponde alla volontà espressa dal popolo del Donbass, confermata dal referendum dell’11 maggio 2014 sulla sovranità di tali confini. Voglio aggiungere che le disposizioni della legge sulle frontiere sono il risultato della prevista attività legislativa della nostra Repubblica.

Nota: L’intervista è stata realizzata dal dr. di ricerca, Eliseo Bertolasi, esperto di geopolitica, corrispondente accreditato per conto di varie testate russe. Controinformazione.info è la prima testata autorizzata a pubblicare tale intervista per l’Italia.

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