"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Insorgiamo per la dignità di Gerusalemme, per evitare la maledizione della Storia

Bassil alla Lega Araba: Insorgiamo per la dignità di Gerusalemme, per evitare la maledizione della Storia

Redazionale dal sito Invicta Palestina

Il ministro degli Esteri libanese Joubrane Bassil ha avuto la parola durante la sessione straordinaria convocata dalla Lega araba in risposta alla decisione degli Stati Uniti di dichiarare la città santa di Gerusalemme capitale di Israele e di trasferirvi la propria ambasciata.

Ha iniziato il suo intervento dicendo:

Gerusalemme non è una causa qualsiasi, ma la Causa (con la C maiuscola). Perché è la ragione della nostra identità araba. Gerusalemme non può appartenere al dio degli ebrei che espelle il dio dei cristiani o dei musulmani. Non è la casa dei conflitti degli dei sulla terra, perché il nostro Dio è lo stesso per tutti noi. Gerusalemme non può appartenere a uno stato unilaterale e non ci sarà spazio per l’unilateralismo tra noi. Gerusalemme appartiene a ebrei, cristiani e musulmani. Siamo i figli di Ibrahim, Issa (Gesù) e Maometto. Vogliamo tutti pregare a Gerusalemme. E non permetteremo a nessuno di impedircelo”, ha detto sabato 9 dicembre dal Cairo.

Bassil ha lanciato un appello per una riconciliazione inter-araba come unica via per la salvezza della nazione e per un vertice arabo che abbia come motivo Gerusalemme per collocarla nell’alveo arabo “perché senza di essa non c’è arabità”.

“Saremo maledetti se partiamo oggi a mani vuote. Sarà o la rivoluzione o la morte di una nazione già addormentata”, ha avvertito.

“Non sono qui a nome del Libano per condannare un’operazione di saccheggio, né per rammentarci un’identità araba che anche noi ci siamo confezionata, né per indagare su un’appartenenza profonda che alcuni cercano di diluire in conflitti di diversione, nel dividerci in tribù e sette, in clan e famiglie per trasformarci in una nazione smembrata che sia facile umiliare e derubare dei suoi simboli”, ha aggiunto.

E poi: “Siamo qui perché la nostra arabità non può rinunciare a Gerusalemme. Noi in Libano non sfuggiremo alle nostre responsabilità e alla resistenza fino al martirio. Apparteniamo all’identità di Gerusalemme e possiamo solo vivere liberi e ribelli contro gli usurpatori e gli occupanti … Siamo qui per recuperare la nostra perduta arabità tra i sunniti e gli sciiti, sperperata tra l’Oriente e l’Occidente, distratta in un conflitto tra arabi e persiani che esaspera i sospetti bilaterali islamo-cristiani”.

Durante il suo discorso, il capo della diplomazia libanese si è interrogato: “Questo disastro ci unificherà? Ci darà uno schiaffo per svegliarci? Gerusalemme è nostra madre e nostra sorella. Il nostro onore è il suo. Ci chiama in aiuto. La tradiremo o ci mobiliteremo per sostenerla? ”

“La storia non ci perdonerà mai. I nostri figli in futuro non saranno orgogliosi di quello che abbiamo fatto … se oggi usciamo tradendola. È o la rivoluzione o la morte di una nazione addormentata”, ha detto ancora.

Il responsabile libanese ha anche invitato i paesi arabi a diversificare le loro reazioni contro la decisione americana attraverso iniziative diplomatiche, politiche ed economiche.

Ha concluso il suo discorso dicendo: “Insorgiamo per nostra dignità per evitare la maledizione della Storia e le domande che i nostri nipoti porranno sul nostro tradimento. Solo l’intifada preserverà il nostro onore e restituirà i nostri diritti. O agiamo ora oppure Gerusalemme sarà perduta. Nessuna pace senza Gerusalemme”.

Fonte: Invicta Palestina

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  1. Citodacal 7 mesi fa

    “Gerusalemme appartiene a ebrei, cristiani e musulmani. Siamo i figli di Ibrahim, Issa (Gesù) e Maometto. Vogliamo tutti pregare a Gerusalemme. E non permetteremo a nessuno di impedircelo”.

    Questo si chiama parlare chiaro, nobile ed elevato.

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    1. Citodacal 7 mesi fa

      Un episodio su cui gli storici non hanno obiettato è quello secondo cui durante il XII secolo Usama ibn Munqidh, emiro di Shaizar, quando si recava a Gerusalemme, a quel tempo capitale del regno crociato, veniva ospitato per la preghiera musulmana presso coloro che egli stesso chiamava i «suoi amici Templari», i quali avevano ricavato una piccola sala di preghiera per gli islamici entro il loro quartier generale nella moschea al-Aqsa. Si narra che un giorno un indisponente ed arrogante franco volle invece impedire l’ingresso all’emiro Usama, trattandolo con disprezzo e malo modo; intervenne dunque un templare che, dopo aver allontanato il franco, accompagnò l’emiro alla saletta, dicendogli che poi gli avrebbe mostrato le sembianze di Gesù da bambino (alludendo evidentemente a una statua della Madonna con in braccio il Cristo infante).

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