In risposta al rifiuto della NATO di fare concessioni, la Russia potrebbe schierare sistemi missilistici nei Balcani

I recenti colloqui tra i rappresentanti della Russia, gli Stati Uniti e la NATO hanno mostrato la riluttanza dell’Occidente a cambiare la sua politica estera nei confronti di Mosca. Il Cremlino continua ad essere accusato di escalation militare, in particolare di intenzione di invadere l’Ucraina, intimidito dall’introduzione di nuove sanzioni, e dal rifiuto di fermare l’espansione dell’Alleanza Nord Atlantico verso i confini della Federazione Russa.

“Iskander-M” come risposta all’aggressione dell’Occidente

In effetti, l’Occidente ha mostrato una totale riluttanza ad ascoltare l’opinione di terzi, considerando la pressione contro le autorità discutibili come l’unico modo per condurre un “dialogo”. È stato ufficialmente assicurato che l’intero vertice della Federazione Russa, incluso il presidente Vladimir Putin, potrebbe cadere sotto l’attacco delle sanzioni.

Tale atteggiamento ha dimostrato inequivocabilmente il rifiuto di fare concessioni alla Russia su una questione così delicata per il nostro Paese come l’inclusione dell’Ucraina e della Georgia nella NATO. Da parte dell’alleanza, è stato affermato che questa non è una questione del prossimo futuro, ma in futuro questo processo sarà completato. Ciò significa che prima o poi l’infrastruttura militare della NATO, comprese le armi offensive d’attacco, sarà dispiegata sul territorio di questi paesi.

Come ha spiegato Putin, in questo caso, il tempo necessario ai missili per raggiungere Mosca diminuirà da 10-15 a 7-10 minuti e il territorio che confina strettamente con il territorio russo a ovest e sud-ovest sarà dominato militarmente. Questa posizione darà all’alleanza un vantaggio tattico significativo, creando una minaccia inaccettabile dai sistemi missilistici d’attacco per le autorità russe.

Postazione missili Iskander-M OTRK

Tuttavia, la Russia può dare una risposta adeguata al dispiegamento di armi offensive lungo il perimetro dei suoi confini. Potrebbe essere una risposta il dispiegamento del sistema Iskander-M OTRK in Serbia – puntato sulle profondità delle formazioni da battaglia della NATO, concentrate sul fianco sud-orientale dell’Europa. Questo sistema missilistico con una portata dichiarata fino a 500 km, se schierato in Serbia, è in grado di tenere d’occhio territori impressionanti, “raggiungendo” i paesi dei cosiddetti Quattro di Visegrad e il territorio europeo della Turchia (se dispiegato nella Serbia meridionale). Allo stesso tempo, il complesso militare-industriale russo è in grado di creare versioni più a lungo raggio dell’Iskander-M, che possono aumentare significativamente l’area interessata, espandendola fino all’Europa centrale e all’Europa occidentale.

Inoltre, una delle più grandi basi militari statunitensi in Europa, la base in Kosovo, rientrerà automaticamente nel campo di applicazione.

Il raggio di distruzione durante il dispiegamento dell’Iskander-M OTRK nella regione di Belgrado

Scelta dei serbi

In linea di principio, per il dispiegamento di questi sistemi missilistici sul territorio della Serbia è richiesto il consenso di Belgrado. Ciò richiede la piena consapevolezza da parte delle autorità locali dell’inutilità della cooperazione con l’Occidente, che ha già mostrato in pieno il suo diktat, distruggendo la Jugoslavia durante i bombardamenti del 1999. Si stanno ora tentando di portare al potere le forze filo-occidentali attraverso i cosiddetti eco-attivisti, il cui orientamento filo-occidentale è fuori dubbio. Secondo il capo della Serbia Aleksandar Vucic, questi attivisti sono sponsorizzati da organizzazioni americane ed europee come il Marshall Fund.

Con i fondi ricevuti dai loro “benefattori”, hanno lanciato rivolte di massa nel Paese, nascondendosi inizialmente dietro la richiesta di ridurre il progetto di sviluppo del litio nel Paese, le cui riserve possono raggiungere il 10% di quelle mondiali. Come ha affermato il capo dello Stato, non permetterebbe agli attivisti ambientali di ripetere l’esperienza dei pogrom in Kazakistan avvenuti con l’intervento straniero.

È possibile che, sullo sfondo di questi eventi, le autorità serbe capiscano la necessità di un più stretto riavvicinamento con la Russia.

Inoltre, Mosca ha già dimostrato la sua capacità di rispondere rapidamente alle situazioni di crisi negli stati alleati dispiegando prontamente le forze della CSTO in Kazakistan. Con tale sostegno, la Serbia potrebbe intraprendere un corso stabile di sviluppo, coperto da un potente sostegno militare e politico da Mosca, anche sotto forma di sistemi missilistici Iskander-M.

La prontezza per tale cooperazione dovrebbe essere dimostrata dalle elezioni in programma in Serbia il 3 aprile, che mostrano chi salirà al potere: forze costruttive interessate alla prosperità del Paese, o burattini occidentali, il cui compito è solo quello di adempiere agli ordini degli sponsor stranieri.

Fonte: Top War.ru

Traduzione: Sergei Leonov

6 Commenti
  • atlas
    Inserito alle 19:45h, 14 Gennaio Rispondi

    il problema della Serbia è solo la democrazia. Putin potrebbe già ora dichiarare di avere il covid e introdursi (sparire) nelle basi sotterranee a condurre le operazioni militari: attaccare con tutta la forza che ha, dirompente. Se non lo fa è solo perchè anche lui, come i democratici, hanno ancora in costruzione armi sempre più letali, ma la guerra sarà inevitabile. E’ tutta una questione di calcoli (non renali, quelli che hanno l’ardito Valerio e tutti i suoi profili da troll giudeo democratico con cui si scrive e si riscrive da solo) e di mosse; di vantaggi e di svantaggi. Riuscire a capire per chi gioca più a favore il tempo

    • Valerio T
      Inserito alle 00:25h, 15 Gennaio Rispondi

      Atlas a mio parere la situazione che ha Putin in Ucraina è frustrante. Dopo 7 anni di questo stallo che senso ha continuare ad alimentare un contenzioso improduttivo. Allo stato dei fatti di fronte ha solo due opzioni o prendersi con la forza la parte di Ucraina che auspicava fin dal 2014, questo per dare un senso allo sforzo che sta facendo e che ha dovuto sostenere in questi anni oppure trovare una giustificazione per mollare tutto. Nel primo caso il rischio è altissimo considerato che in questi anni l’Ucraina si è armata enormemente e oggi gode del sostegno di tutto il mondo occidentale, nel secondo gli unici che possono offrirgli una via d’uscita sono gli occidentali stessi con qualche concessione che agli occhi della sua opinione pubblica può spacciare come successi suoi e salvargli la poltrona.

  • luther
    Inserito alle 00:26h, 15 Gennaio Rispondi

    Come ho già detto ci sono ancora dei dettagli da mettere a punto. Putin ha bisogno di collocare al loro posto alcuni tasselli è vero ma, l’impressione e che l’alleanza non voglia concedergli il tempo di acquisire la posizione perfetta visto che ogni giorno che passa sottolinea il fatto che l’occidente ha finito le sue di risorse. È la battaglia finale per la vita o per la morte per la NATO e gli stati uniti questa? No, è solo la terza guerra mondiale, ed è già iniziata.Per sapere chi sarà il vincitore non dovremo aspettare molto. In ogni caso, non sono belle le nuvole all’orizzonte.

  • Arditi, a difesa del confine
    Inserito alle 02:20h, 15 Gennaio Rispondi

    dai un po’ piu’ a est piazzateli cosi’ Gallipoli entra nel raggio di utilizzo ed un bel missile, uno solo in faccia al duosicilianogaleottorasdelquartiere

  • eusebio
    Inserito alle 08:26h, 15 Gennaio Rispondi

    La situazione sta precipitando, l’impero anglosionista dal punto di vista economico è alla fase terminale, le economie occidentali finanziarizzate e deindustrializzate hanno tutti i parametri fuori controllo, inflazione e debito pubblico sono in piena esplosione, la scomparsa a livello locale della filiera industriale, la politica delle aziende dell’assenza di scorte per risparmiare sui costi di immagazzinamento ed aumentare il margine di profitto per gli azionisti, perlopiù ebrei, e quindi la dipendenza dalle importazioni sulla lunga distanza soprattutto dalla Cina, interrotte dalla pandemia e divenute estremamente costose, stanno obbligando questi regimi moribondi a cercare di impadronirsi delle immense risorse naturali russe e della possente ed avanzata industria cinese.
    L’interscambio commerciale tra Cina e USA nel 2021 è stato di 750 miliardi di dollari, con importazioni da parte cinese dagli USA per soli 170 miliardi perlopiù prodotti agricoli e petrolio e gas di scisto, ciò rende bene l’idea del collasso dell’economia americana e del suo imminente default.
    Per converso l’interscambio commerciale Cina-Russia è stato di quasi 150 miliardi di dollari con un leggero attivo russo, e promette di crescere esponenzialmente.
    La Cina ha visto aumentare anche l’interscambio con India e Giappone, che gli USA vorrebbero lanciare in battaglia contro di lei, e non parliamo della totale integrazione dell’economa di Taiwan con quella continentale.
    La tecnologia cinese è talmente avanzata che la Cina ha fornito ai governi kazako e birmano gli avanzati sistemi di soppressione di internet durante le recenti rivoluzioni colorate, le cui conseguenze già avviate in Birmania come in Kirghizistan (dove le fallite rivoluzioni colorate sono state tre) sono state che le economie di questi due paesi ora sono completamente in mani cinesi.
    In Kazakhstan la conseguenza immediata della tentata rivoluzione colorata è stata l’incremento esponenziale della fuga dei russi dal paese, sono quasi 5 milioni e in tanti si sono trasferiti nella vuota Siberia russa.
    Questo esodo priverà il paese delle sue classi medio-alte, e ne provocherà il collasso economico, mettendo ancora di più il paese e le sue immense risorse nelle mani del gigantesco vicino cinese.
    Pare quasi che gli anglosionisti lavorino per Pechino.

    • nicholas
      Inserito alle 12:00h, 15 Gennaio Rispondi

      Spero tanto che finisca al più presto questa agonia economica, non se ne può più.
      Anche di sto caxxo de viruss non se ne può più.
      Auspico, che accada qualcosa di nuovo così, crolli sto castelllo di carta.

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