In memoria di un “soldato politico”

E’ deceduto a Roma l’ex fondatore di Avanguardia Nazionale, Stefano Delle Chiaie.
I giornali e alcune TV ne hanno dato notizia, visto che questo personaggio ha avuto una grande notorietà nel corso degli anni ’70 e successivamente in tutto quel periodo caratterizzato dalla “strategia della tensione”.
Nella loro abituale opera di disinformazione, i grandi giornali hanno accostato il nome di Delle Chiaie (il vero nome Delle Chiaje) con la strage di Bologna, quella del 1980, da cui fu prosciolto con formula piena, così come con la strage di piazza Fontana del 1969 da cui fu assolto, oltre che dall’attentato al Treno Italicus nel 1974 ed altri fatti della cronaca di quegli anni, come sequestri di persona, misteriosi omicidi, il Golpe Borghese del 1970 e perfino di collusione con la Banda della Magliana (quella non manca mai) e successivi avvenimenti. E’ mancata soltanto l’accusa di aver partecipato all’attentato dell’11 Settembre a New York in quanto il delle Chiaie in quel momento sembra che non si trovasse sul posto.
In compenso il Delle Chiaie risulta che, durante i suoi lunghi anni di latitanza, aveva operato in Spagna contro i carlisti, durante il regime franchista, salvo poi trasferirsi, sempre inseguito da mandati di cattura, prima in Cile con il dittatore Pinochet, poi in Argentina con la giunta militare di Videla, in seguito in Bolivia con il governo del nazionalista Louis Garcia Mesa Tejada e successivamente risulta che riparò in Venezuela dove venne arrestato in una operazione dell’Interpool ed estradato in Italia nel 1987.
Il sistema politico non perdonava al Delle Chiaie di aver costituito in gruppo, Avanguardia Nazionale, che aveva appoggi e collegamenti in vari paesi esteri, e che si muoveva con modalità insurrezionali fra l’Europa e l’America Latina, vantando collegamenti anche in Africa, in particolare con l’Angola dove il Delle Chiaie vantava dell’amicizia con il rivoluzionario angolano Jonas Savimbi che aveva incontrato in varie occasioni.

Stefano delle Chiaie intervistato da Enzo Biagi


La figura di Stefano Delle Chiaie, che i suoi camerati chiamavano “il comandante”, è ancora avvolta dal mistero delle sue tante avventure nei due continenti e delle vicende in cui si era trovato coinvolto. Accusato di collusione con i golpisti filo americani del Cile e dell’Argentina, risulta però che la CIA cercò di emiminarlo in una operazione congiunta fatta con la DIGOS italiana in Bolivia, a Santa Cruz de la Sierra, nell’Ottobre del 1982.. In tale operazione mancarono l’obiettivo ma in compenso uccisero un giovane collaboratore di Delle Chiaie, Pierluigi Pagliai, ferito prima con colpo alla nuca e trasportato moribondo in aereo in Italia dovè morì al suo arrivo, aveva 28 anni. Nessuno ha mai risposto per questo omicidio.
Erano in parecchi in quel periodo a volere l’eliminazione del Delle Chiaie, inclusi forse gli inquirenti che indagavano sulla strage di Bologna, nel tentativo di trovare un comodo capro espiatorio, meglio morto che vivo, in modo che non potesse parlare e difendersi dalle accuse. Così accadde che misteriose morti di appartenenti al gruppo di Delle Chaie si verificarono in quel periodo, taluno suicida in carcere, altri strangolato in cella.
Rimane il fatto che Stefano Delle Chiae oltre che uomo d’azione, era anche un ideologo che aveva una sua visione politica idealista, rivoluzionaria e identitaria, che può essere criticata ma con cui è rimasto sempre coerente e per cui ha impegnato la sua vita. Molto differente da un politico alla ricerca di carriera e di comode posizioni di potere. Senza dubbio un combattente, uno che non si è mai tirato indietro. Onore a lui.

Luciano Lago

5 Commenti

  • Mardunolbo
    11 Settembre 2019

    Di simili personaggi ne è piena la storia italiana del dopoguerra. sono analoghi ai capitani di ventura di un tempo e non rispondono a nessuna ideologia precisa. Furono al servizio ora di Cia, ora di altri servizi segreti che cercarono poi, come si conviene ai servitori che hanno finito il compito,, di eliminarli, specialmente se sono italiani (poco silenziosi e poco raccomandabili)..
    Chi fu soldato di ventura che rispose a suo modo , dignitosamente e con veri ideali fu Giovanni de Medici,. detto Giovanni dalle Bande Nere. Dopo di lui vennero, con onore non ancora riconosciuto, i vari gerarchi fascisti, medaglia d’oro militare, tipo Aldo Resega,Ettore Muti, ucciso a tradimento alle spalle da carabiniere inviato dal nuovo governo Badoglio…e tanti altri massacrati prima ed a Dongo. La stirpe dei coraggiosi è finita nel 1945.

    • atlas
      11 Settembre 2019

      e quì concordo pienamente con te

      gli ‘agenti’ se ti vogliono veramente eliminare ti eliminano. Ma i Tuti, i Concutelli, i Rauti … tutta gente che in quel periodo operava per loro, a destra e sinistra

      salvo solo Roberto Fiore della Terza Posizione di allora (non adesso), diffamato dai nar appositamente infiltrati e naturalmente Franco Freda

  • Christian Brunati
    11 Settembre 2019

    L’unico soldato politico che conosco è vincenzo Vinciguerra. Leggete cosa dice di delle chiaie. E Vinciguerra non uscirà mai dal carcere. Per scelta propria

    • atlas
      12 Settembre 2019

      convinto di quello che fece ? La morte di 3 innocenti in divisa a Pete ano ? Ci fosse un minimo di coerenza in cella con lui dovrebbero stare anche ufficiali dei cc e dei servizi di sicurezza di allora

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