In Israele si preoccupano per una estensione del conflitto con Hezbollah

Una clip di “Média de guerre” sulle capacità balistiche della resistenza. L’ex capo del Mossad lamenta “che Israele combatte solo l’asse della resistenza”.
Nei suoi ultimi due discorsi della scorsa settimana, il segretario generale di Hezbollah Sayed Hassan Nasrallah ha risposto alle minacce israeliane di espandere il perimetro della battaglia se Hezbollah non provvederà a chiudere il fronte meridionale del Libano e fermare i suoi colpi su Israele.

Nel suo primo discorso di martedì, Sayed Nasrallah ha apertamente minacciato che, se gli israeliani manterranno le loro minacce, altri due milioni di residenti nel nord di Israele saranno sfollati.

“Quando il nemico minaccia, dice che, per riportare indietro i coloni dalle colonie del nord, 100 o 200mila, si potrebbe andare verso un’escalation, ovvero allargare il perimetro della battaglia. Potremmo andare in guerra. Gli dico che in questo caso non potrai portare a casa i 100mila o i 200mila coloni. Ma al contrario dovrai preparare altri rifugi, alberghi, scuole e tende per 2 milioni di sfollati dalla Palestina settentrionale occupata. »

Nel suo secondo discorso di venerdì, ha assicurato che la Resistenza di Hezbollah dispone di missili che possono raggiungere gli insediamenti oltre quello di Kiryat Shmona fino a Eilat, nel sud, ad una distanza di 400 km. (Vedi mappa )

Stava rispondendo alle minacce del ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant di raggiungere Beirut. Ricordando lo scenario dell’invasione israeliana del Libano nel 1982.

War Media, il braccio mediatico della Resistenza Islamica, ha trasmesso venerdì un video clip sulle sue capacità balistiche.

“Israele” combatte da solo

L’ex capo del Mossad Danny Yatum, dal canto suo, ha dichiarato ai media israeliani che non è nell’interesse di Israele aprire un fronte di guerra con Hezbollah nel sud del Libano.

Secondo lui, Israele combatte da solo l’asse della resistenza.

“Invece che l’asse liberale democratico, guidato dagli Stati Uniti, che potrebbe combattere l’asse della resistenza, siamo soltanto noi che siamo costretti a combatterlo”, ha detto.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna sono intervenuti nel Mar Rosso per colpire le forze yemenite a Sanaa che, a sostegno della Striscia di Gaza, hanno vietato alle navi israeliane e a quelle dirette ai porti israeliani della Palestina occupata di attraversare questa zona. Ma nonostante i bombardamenti, non sono riusciti a dissuaderli dal farlo.

In Libano, anche la pressione esercitata dai mediatori inviati nella capitale non ha avuto successo, con Hezbollah che ha rifiutato qualsiasi sospensione delle sue operazioni prima della sospensione dei bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza e della conclusione di un cessate il fuoco.

Mobilità e preoccupazione al Nord

Secondo alcuni media israeliani, le recenti controminacce del numero uno di Hezbollah hanno provocato mobilitazione e un’ondata di preoccupazione nel nord della Palestina occupata.

Kan TV ha riferito che “le autorità israeliane hanno chiuso diverse strade verso nord”.

Il capo dell’insediamento di Margaliot, al confine con il Libano, si è lamentato della situazione, definendola “impossibile”. “Non possiamo andare e venire come vogliamo”, ha detto a Canale 13.

Hezbollah ha iniziato le sue operazioni anti-israeliane il giorno dopo l’operazione Al-Aqsa Flood e lo scoppio delle ostilità israeliane contro la Striscia di Gaza. Sayed Nasrallah ha ribadito nei suoi discorsi che l’obiettivo è impedire all’entità sionista di vincere questa guerra impedendole di raggiungere gli obiettivi che si è prefissata”.

Nasrallah parla ai militanti di Hezbollah

11 operazioni in 2 giorni

Il 16 febbraio, la Resistenza Islamica Hezbollah ha rivendicato la responsabilità di 5 operazioni anti-israeliane “a sostegno della perseveranza del nostro popolo nella Striscia di Gaza e della sua coraggiosa resistenza”, secondo i suoi comunicati stampa.

Questo sabato, 17 febbraio, ha effettuato 6 operazioni di resistenza tra le 13:00 e le 16:40 (ora locale): contro la caserma Baranit, le posizioni israeliane Rweisat al-Alam e Sammaqa, nei villaggi occupati di Chebaa, in nel settore orientale del confine con la Palestina occupata, un raduno di soldati israeliani nei dintorni della posizione di al-Dhahira, nel settore occidentale; contro attrezzature di spionaggio nella posizione Birket Risha e nella posizione Ramia, entrambe nel settore centrale.

Fonte: Al Manar

Traduzione: Fadi Haddad

11 commenti su “In Israele si preoccupano per una estensione del conflitto con Hezbollah

  1. Non si gioca col fuoco. Gli stolti occidentali – dei veri dilettanti, guerrieri della domenica – pensano di sconfiggere le macchine da guerra dell’Asse della Resistenza. Idioti ! Illusi! Imbecilli ! Ha ha ha ha ha !!!!!!!!!!!!

  2. Israele deve ritirare le truppe il genocidio gli costerà caro, e non provocare Libano,Siria, Iran, e Yemen e Iraq, altrimenti fanno saltare i cavi sottomarini internazionali mandando in tilt il mondo è la loro bomba atomica,questi paesi hanno vinto punto e basta.

  3. Sarebbe l’unica possibilità di reale salvezza per il popolo palestinese! un attacco massiccio e non solo dell’Iran ma congiunto con tutti i paesi islamici darebbe una svegliata al sogno sanguinoso di Netanyahu, che assomiglia ogni giorno di più allo squalo durante la frenesia alimentare.
    Stiamo assistendo ad una guerra continua e costante ibrida, soprattutto dell’informazione e del libero pensiero, con orde di censori che spadroneggiano ovunque, proibendo la parola, il grido, l’indignazione e l’insolenza verso chi commette cose turpi, perché deve passare il messaggio che la turpitudine bisogna accettarla e digerirla. Siamo di fatto in guerra tutti contro tutti, ma alcuni hanno anche potere e denaro e armi con cui versano sangue ogni giorno, per altri la guerra è più modesta, solo di logorio di fegato e incubi notturni, e per un’altra parte ancora la guerra è solo lontano borborigmo di anime perse. Non è più possibile restare neutrali. Cercare di far ragionare un Netanyahu o uno Stontenberg o un Blinken o un Pompeo è tempo perso, adesso è ora che parlino i missili, e che Israele bombardato, con i suoi morti e i suoi crateri, ricordi anche agli US che nessuno è dio.

    1. una piccola osservazione:
      anche le bestie più feroci smettono di mangiare appena si sentono sazi e lasciano la preda agli altri animali.
      chi soffre di delirio messianico no

  4. L’Iran oltre al sistema missilistico antiaereo Bavar ha messo in produzione il sistema missilistico antibalistico Arman e il sistema di difesa aerea a bassa quota Azarakhsh, che dovrebbero essere a breve forniti a Libano e Siria per difendersi dagli attacchi aerei dei sionisti.
    L’Iran si sta dimostrando sempre più una grande potenza, con i suoi circa 90 milioni di abitanti ha uno degli eserciti più potenti del mondo, è una grande potenza industriale e tecnologica in grado di produrre missili, droni, aerei, elicotteri, satelliti, sottomarini, è in grado di arrivare in breve alla bomba atomica, nel 2023 la sua economia è cresciuta di oltre il 5% mentre la rivale Arabia Saudita ha avuto un calo del PIL del 2%, i sauditi ormai sono entrati nell’orbita iraniana e dovrebbero sgomberare il territorio dello Yemen restituendolo al legittimo governo di Sanaa.

  5. Beh succederebbe ne più e nemmeno quello che successe nella prima intifada. I macellai ebrei tenderebbero d’ invadere e sottomettere anche il Libano, con la scusa del movimento terrorista. Io credo che però stavolta la resistenza Sciita li stia aspettando per trucidarli e sconfiggerli. Mi duole solo per sangue palestinese che correrebbe a fiumi. Ma se succederà ciò, ho già pronta la bottiglia per festeggiare. Lo stato del male deve finire.

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