di
Alfredo Jalife-Rahme
Trump ha intensificato la forte pressione contro la Cina attraverso la triade “chip/petrolio/Iran”: l’accesso ai semiconduttori, alle piccole raffinerie di petrolio cinesi e il secondo blocco marittimo statunitense dei porti iraniani nel Mar Arabico/Oceano Indiano ( https://bit.ly/4tnM97i ).
(Nella foto: Trump ed il figlio – alla sua destra, ad un torneo di Golf)
Secondo il South China Morning Post di Hong Kong, “un Trump indebolito si reca in Cina mentre Xi guadagna influenza” ( https://bit.ly/4d1kg07 ), poiché “la guerra con l’Iran, le battute d’arresto sui dazi e il calo dei consensi negli Stati Uniti rimodellano gli equilibri nei negoziati cruciali”.
È sorprendente che, pur consapevole del proprio vantaggio fisico e psicologico, la Cina non si vanti dello svantaggio del suo avversario. Prevedo che la Cina acquisterà abilmente altri aerei Boeing controversi e abbondanti quantità di soia dal Midwest, approfittando dell’inaspettato successo del suo alleato iraniano e divorando il succulento piatto taiwanese , in seguito alla notevole visita a Pechino di Cheng Li-wun, leader dell’opposizione sull’isola ribelle ( https://bit.ly/4dy0NEd ).
L’inesorabile scorrere del tempo e le sue date fatidiche sono dalla parte della leggendaria pazienza cinese e della resilienza metafisica dell’Iran, a sei mesi dalle elezioni di metà mandato statunitensi.
L’ossessione geostrategica di Trump continua a mirare alla creazione di un G2 statunitense, sia con la Russia che con la Cina – a scapito di Mosca o Pechino – quando il “vero G2” del XXI secolo si è ormai affermato grazie all’apparente inscindibile complementarietà tra Putin e Xi. Cosa potrebbe mai offrire Trump alla Cina per sedurla, quando Taiwan è praticamente già arresa?
Il progresso tecnologico sta accelerando a favore della Cina, come dimostra l’ultimo aggiornamento del Critical Technology Tracker dell’ASPI, che ora comprende 74 tecnologie di impatto, con la Cina in testa in ben 66 di esse! ( https://bit.ly/4nmFyc7 ).
La Cina sta consolidando la sua allarmante ” penetrazione morbida ” in Africa, Asia centrale e persino nel Golfo Persico, mentre Trump ha inferto duri colpi a Pechino in Venezuela, nel Canale di Panama e in Messico, e punta a espellere la Cina dal porto peruviano di Chancay attraverso la nuova Dottrina Monroe/Donroe della “Grande America” ( https://bit.ly/4diVR52 ) del controverso Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, un membro di spicco del “sionismo evangelico”.
La battaglia per l’anima del continente americano è imprevedibile: l’Argentina si trova nella fase disastrosa del dichiaratamente filo-sionista e sinofobo/iraniano Milei, mentre la Cina mantiene forti legami con il Brasile e si è clamorosamente riconciliata con il Canada, nella fase del Primo Ministro Mark Carney, uno dei principali avversari di Trump a livello locale, regionale e globale.
Il vertice potrebbe mettere in luce la “guerra con l’Iran come punto di attrito” ( https://bit.ly/4npz0JM ), quando le affermazioni dell’ambasciatore iraniano in Cina hanno attirato l’attenzione, il quale ha affermato che “gli Stati Uniti non saranno in grado di mettere Pechino contro di loro”, tra le “speculazioni secondo cui gli Stati Uniti potrebbero indurre Pechino a fare pressione ( sic ) su Teheran affinché accetti un accordo di pace” ( https://bit.ly/4ucckPB ).

Xi Jinping aspetta Trump
A quattro giorni dal vertice epocale tra Xi e Trump, è sorprendente che i media statunitensi non affrontino la questione, mentre il Financial Times ( FT ) – la cui partecipazione azionaria è attualmente detenuta dal Nikkei Group Inc. ( https://bit.ly/42tsHer ), giapponese, che ne possiede il 100%, ed è ora un acerrimo nemico della Cina – pubblica due articoli correlati: 1) “Trump/Xi e il tentativo di raggiungere un ‘grande accordo tra le superpotenze”, poiché “gli Stati Uniti non hanno più tutte le carte in mano, mentre la Cina sa di dover procedere con maggiore cautela” ( https://bit.ly/49xIM6z ).
E 2) il Financial Times esagera l'”imposizione di sanzioni statunitensi alle aziende cinesi per aver presumibilmente aiutato l’Iran” fornendogli “immagini satellitari che hanno permesso all’Iran di bombardare le forze statunitensi in Medio Oriente” ( https://bit.ly/4eC1D43 ).
Qualunque cosa venga detta, lo Stretto di Hormuz e lo Stretto di Taiwan saranno al centro dei negoziati tra Xi e Trump.
Fonte: La Jornada.com
Traduzione: Luciano Lago

2 commenti su “In Cina aspettano Trump per chiedergli conto delle sue mosse su Hormuz e sanzioni.”
Siccome l’aggressione ebrea e statunitoide contro l’Iran è anche, pur indirettamente, un’aggressione contro la Cina, per privarla delle risorse energetiche necessarie al suo prodigioso sviluppo, che insidia l’ormai presunto primato dell’impero malvagio nel mondo, sono stupito del fatto che i cinesi abbiano acconsentito a incontrare trump a Pechino, perché sanno benissimo anche loro che “la terza guerra del Golfo” è combattuta (indirettamente) contro la potenza cinese, per isolarla (facendo cadere l’Iran) e danneggiarla (togliendogli rifornimenti energetici), perciò avrebbero dovuto almeno porre condizioni minime per ricevere trump, come ad esempio la fine immediata dell’aggressione all’Iran, sia da parte u.s.a. che dell’entità sionista (Libano compreso), ritiro di gran parte della “grande armée” statunitoide, soprattutto navale, azzeramento immediato delle sanzioni in essere contro le aziende cinesi, ma non l’hanno fatto, mostrando così allo sciacallo imperialista e sionista qualche debolezza, mentre sarebbe servita risolutezza “tirando fuori il manico”, contro chi teme soltanto la forza e sputa sulla diplomazia …
Cari saluti
Fare previsioni non è facile, ma è presumibile che Trump se ne tornerà a casa con le pive nel sacco, recitando ad uso e consumo dei media di aver conseguito un qualche immaginario successo ! Ma ormai anche chi non segue o mastica politica e geopolitica si è reso conto che gli USA (non solo Trump personalmente) stanno subendo delle figuracce planetarie colossali, oltre ad un declino politico, economico, militare e sociale ormai irreversibile !