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Immigrazione. La magistratura fa politica?

di  Roberto Pecchioli

Si ha un bel voler credere nelle istituzioni. Con tutta la buona volontà ogni giorno arrivano delusioni. L’intervento della magistratura sull’immigrazione è solo l’ultimo di una serie di fatti che tolgono speranza. L’indagine contro il ministro Salvini è un caso, ma non il solo. Con tutto il rispetto per gli appartenenti all’ordine giudiziario, si resta perplessi dinanzi alla partecipazione di magistrati a manifestazioni di parte- nel caso dell’accusatore agrigentino di Salvini si tratta del PD- seguita da iniziative a carico di avversari di quel partito.

Alle reazioni piccate del Capitano leghista sono seguite durissime reprimende a difesa “del prestigio e dell’indipendenza della magistratura.” Sul prestigio non ci pronunciamo, ma sull’indipendenza abbiamo diritto a fondate perplessità, a partire dalla divisione della categoria in correnti politicamente orientate e dal clima di porte girevoli per cui membri della categoria assumono spesso incarichi politici, tornando poi ai loro uffici precedenti.

Nei rimproveri a Salvini si è distinto il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici. Per Giovanni Legnini era obiettivamente difficile tacere, si trattava quasi di un dovere d’ufficio. Tuttavia, abbiamo il diritto, lontani dalla volontà di offendere la funzione e chi la esercita, a qualche dubbio. L’avvocato abruzzese è un ex sottosegretario del governo Letta e poi dell’esecutivo Renzi. Non riveliamo nulla se gli attribuiamo la qualifica di oppositore del governo in carica. L’ indipendenza politica del ruolo peraltro non può sussistere, per la natura altamente fiduciaria sostitutiva del Capo dello Stato, presidente del CSM.

La sua più recente esternazione, però, colpisce per i tempi e per i modi. Afferma il vice presidente Legnini che la politica governativa sull’immigrazione è vincolata all’articolo 10 della Costituzione, che prevede il diritto d’asilo. Senza atteggiarci a giuristi, ci sfugge il nesso tra immigrazione e diritto d’asilo. Le parole di Legnini paiono una sorta di altolà politico al più alto livello rispetto alla gestione del fenomeno degli sbarchi di massa di cittadini africani, nonché un ulteriore avallo alla prassi di spacciare per profughi richiedenti asilo persone che sono ad ogni effetto immigrati economici.

Il diritto d’asilo è una garanzia che la costituzione pose a favore di veri perseguitati politici, non certo un diritto generale che ogni straniero può opporre al momento di entrare, con le modalità che conosciamo, nel territorio nazionale. L’articolo 10, fatte proprie le norme internazionali in materia di condizione dello straniero, riconosce il diritto d’asilo ponendo due condizioni, una soggettiva e l’altra relativa al quadro giuridico nazionale. Il richiedente deve essere qualcuno cui “sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla costituzione italiana”, criterio che si presta ad abusi e discrezionalità che l’intervento di Legnini non contribuisce ad allontanare. La carta vincola l’asilo “alle condizioni stabilite dalla legge”. Dunque, non sussiste alcun diritto generale a ottenere asilo né la materia è sottratta al legislatore e al potere esecutivo, come farebbe credere l’intervento di Legnini.

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La magistratura è soggetta esclusivamente alla legge, recita l’abc istituzionale. La giusta indipendenza dell’ordine giudiziario non può mai sfociare in sospetti di irresponsabilità estranei allo Stato di diritto. Nulla del genere riguarda Legnini, che magistrato non è, ma le sue convinzioni in materia di immigrazione e diritto d’asilo non possono diventare un muro contro politiche governative che ha diritto di avversare, ma non di impedire brandendo con allusioni l’arma dell’incostituzionalità.

Forse aveva ragione Bertolt Brecht chiamando sfortunato il popolo che ha bisogno di eroi. Solo degli eroi o degli incoscienti possono sfidare l’onnipotenza di strati profondi del potere reale italiano. Ci lascino almeno il diritto, sancito dall’articolo 21 della (loro?) costituzione, a manifestare liberamente il nostro pensiero, ovvero a sentirci in dissenso rispetto alle varie caste che dominano sopra le nostre teste. Questo ci resta, poiché cambiare le cose è impossibile o proibito.

Roberto Pecchioli
Fonte: Il Pensiero Forte

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  1. atlas 5 giorni fa

    “ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”

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  2. Robyt 4 giorni fa

    Ottimo articolo. L’enorme conflitto di interesse della magistratura con il potere esecutivo, ma anche legislativo (visto che le sentenze di cassazione e tutte le altre corti compresa quella costituzionale, fanno giurisprudenza), non è che la scoperta dell’acqua calda. Hanno ragione i m5s a dire di non volere entrare in uno scontro diretto con i magistrati, nonostante la appendino sia già stata condannata e tanti altri esponenti del movimento (es la raggi) sono stati messi sotto diverse inchieste che li hanno poi politicamente fatti fuori. In realtà è la magistratura ad attaccare il governo, e non il contrario. L’esecutivo ha il SACROSANTO dovere di difendersi e difendere la volontà popolare che li ha messi lì. I magistrati invece sono un istituzione autocratica. Però gli scontri diretti possono fare più male ai membri dell’esecutivo, che ai magistrati che non rischiano niente; anzi, i magistrati, così fanno pure carriera!!! Infatti i magistrati non sono i veri mandanti. È tuttavia importante ricordare che con tangentopoli tutto il sistema politico venne demolito, per via del metodo di finanziamento, tranne uno: i DS o i loro precursori che oggi sono diventati il PD, seppure il metodo di fimanziamento fosse medeso per tutti i partiti. Chi ha molto rispetto della massoneria giudiziaria (CSM, ANM, Corte Costituzionale), infatti non ne verrà perseguito da essa. Se andare contro la magistratura è controproducente, tentare di riformarla è pressoche impossibile. Infatti chi ci ha provato, se ha detto la minima cosa che a loro non andava bene, è stato cassato: vedi esempio della riforma del guardasigilli Castelli negli anni post 2000 (quasi 20 anni fa ormai). I magistrati sono la casta nella casta dei dipendenti statali, stipendi più alti e ferie più lunghe. Tutte queste cose non sono però una novità. Poiché pare che nel contratto di governo non se ne parli nepure, sembra che l’unica strategia adottata dai m5s sia l’influenza con la corrente di davigo interna alla magistratura. Seppure io non condivida questa strategia, perché non possa risolvere il problema della totale indipendenza della magistratura dal popolo che deve essere unico sovrano, al momento mi sembra unica cosa che viene fatta. La Lega al contrario sta sfruttando la retorica dei magistrati per ampliare il consenso, che è sempre la fondamenta di ogni buon governo. Però anche qui non vedo la soluzione al problema. Visto che con berlusconi era diventato un tabù persino parlarne, dal governo del cambiamento, mi aspetterei 4 sonore pedate a quei massoni che ricoprono le alte cariche dello stato in questi ambienti di unti dal signore.

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  3. Eugenio Orso 4 giorni fa

    Primo punto:
    La magistratura fa politica a tempo pieno, la magistratura pensa a mantenere i suoi privilegi (alti stipendi, ad esempio) e, per farlo, serve i potentati esterni globalisti, cercando di eliminare per via giudiziaria coloro che nel paese possono dare un po’ di fastidio all’élite dominante, o non sono troppo allineati e affidabili (vedi il vigliacchetto Berlusconi), oppure mostrano di ribellarsi al potere vigente (ad esempio Salvini, che lo fa, però, per motivi elettoralistici).

    Secondo punto:
    i popoli, più o meno sfortunati che siano, hanno bisogno di eroi, veri e non costruiti mediaticamente, o funzionali alla riproduzione sistemica (imprenditori, businessmen), e hanno bisogno anche di “profeti”, purché non siano disarmati e, quindi, votati a sicura sconfitta (i profeti disarmati sono morti tutti). Preciso, ovviamente, che la propaganda sistemica contrabbanda gli “imprenditori” come eroi, che in questo sistema sarebbero veri “leader”, condottieri, innovatori “visionari”, in una falsa e ridicola visione di stampo schumpeteriano (da Joseph Scumpeter, austriaco, economista), funzionale al capitalismo we al neocapitalismo, da respingere in toto.

    Terzo punto:
    Cambiare le cose è proibito e questo è verissimo. Il neocapitalismo globale e mercatista si è appena appena affermato ed è fortissimo, dispone di strumenti repressivi, di controllo e di manipolazione come mai prima nella storia umana, esprime la tanto osannata democrazia occidentale, che è il suo miglior compendio (almeno fino a oggi) sul piano politico. La conseguenza è l’impotenza politica di massa, nonostante le elezioni a suffragio elettorale e il potere vigente è invasivo, assolutista, addirittura corazzato.

    Cari saluti

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  4. Marco 4 giorni fa

    Ottima considerazione di Robyt.
    Purtroppo con regime mascherato da falsa demo-
    crazia, per scacciarlo, ci può sono un altro regime..
    bisognerebbe fare come ga fatto quel mezzo di me—-
    di Erdogan in Turchia..
    La vera mafia è nell’antimafia, fortunatamente
    ci sono pure molti giudici che operano, in silenzio, nell’interesse
    del Paese.

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    1. Animaligebbia 3 giorni fa

      Se in Italia i presidi fanno i ministri della sanita’,i governatori fanno i ministri dei lavori pubblici e i magistrati non applicano la legge,ma la creano di fatto,io VOGLIO FARE IL PAPA.

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