Il tempo lavora contro le ambizioni egemoniche di Washington

di Luciano Lago

Mentre l’Europa è immersa nella crisi della pandemia del Covid e alcuni governi procedono a misure drastiche di limitazione della libertà e controllo delle masse dei cittadini, nello scenario internazionale gli equilibri stanno rapidamente mutando.
La Russia sta concludendo con successo il suo progetto del gasdotto Nord Stram 2 che porterà in Germania ed in Europa milioni di metri cubi di gas a prezzo controllato, un progetto considerato vitale per il futuro benessere economico della Germania (e dell’Austria). Dal canto loro gli USA non sono riusciti a bloccare tale progetto ed hanno fallito nel tentativo di convincere Berlino ad acquistare il loro gas naturale molto più costoso rispetto alla versione russa, più economica e affidabile.


D’altra parte tutti avevano compreso che l’insistenza americana era di fatto un palese tentativo degli Stati Uniti di mantenere una leva economica sull’Europa, cosa che la dipendenza europea dalle forniture energetiche dagli Stati Uniti avrebbe inevitabilmente comportato.
Nel frattempo in Afghanistan gli USA e NATO registrano il fallimento dell’invasione e dell’occupazione del paese asiatico da cui Washington ha deciso unilateralmente di ritirarsi, dopo circa 20 anni di occupazione, di distruzioni e di massacri della popolazione civile. Un ritiro ed una sconfitta che fa ricordare il ritiro dal Vietnam con uno scenario identico di abbandono di migliaia di mezzi, di armamenti e di decine di basi militari di cui rapidamente si stanno impadronendo i talebani.
Il caos e la distruzione sono sempre il risultato degli interventi USA come già accaduto in Iraq, in Libia ed altrove.
Anche in Medio Oriente si verifica il fallimento della strategia di Washington di egemonizzare e balcanizzare paesi come l’Iraq e la Siria a cui avevano puntato le varie amministrazioni USA che da oltre venti anni hanno cercato prendere il controllo dei paesi dell’area con invasione diretta (Iraq), destabilizzazione e sostegno dei gruppi terroristi salafiti (Siria), oltre a rivoluzioni colorate sobillate dalla CIA e altre forme di intervento.

E’ di questi giorni l’accordo degli USA con il governo di Baghdad per il ritiro definitivo delle truppe USA entro la fine dell’anno, per evitare che le forze statunitensi subiscano altri attacchi ed imboscate dalle milizie della resistenza irachena. Questo mentre in Siria il governo di Bashar Assad, con l’appoggio della Russia e delle forze della resistenza (Hezbollah, Iran e milizie sciite) è riuscito a riprendere il controllo del 90% del territorio del paese e ha aperto al ritorno di cinque milioni circa disfollati siriani.

Il declino della potenza americana


Gli Stati Uniti si ritirano e sono la Russia e la Cina a occupare le posizioni lasciate vuote da Washington con allenze militari ed accordi di cooperazione economica che sono visti con favore dai paesi che per anni hanno subito aggressioni, minacce e sanzioni americane, dall’Iraq all’Iran, alla Siria al Libano.


Contro la Cina attualmente si focalizza la strategia americana che considera quest’ultima il più importante rivale geopolitico e la super potenza economica e militare che rischia di surclassare la declinante super potenza americana. Assisteremo presto a scontri e tentativi di sobillazione dell’Occidente contro le aree di interesse cinese, dal Mar Meridionale cinese a Taiwan, a Hong Kong e nei paesi dell’Asia Centrale dove gli USA e la NATO stanno cercando di costituire una cintura ostile intorno alla Russia ed alla Cina con tentativi di infiltrazione terroristica e destabilizzazione interna. La tattica degli anglo USA è sempre la stessa: portare il caos e la destabilizzazione.
La fallimentare politica USA non ha potuto evitare (anzi ha favorito) il costituirsi di una forte cooperazione militare, economica, finanziaria e tenologica fra la Russia e la Cina, a cui si stanno unendo altri paesi (l’Iran, il Pakistan ed altri) attratti dalle opportunità di investimento e di alternativa che le due superpotenze offrono a questi paesi di sottrarsi alla scomoda dipendenza da Washington.


La tattica scoperta di Joe Biden di inserire un cuneo nei rapporti fra Russia e Cina è già fallita prima ancora di iniziare, visti gli interessi comuni delle due superpotenze nel difendersi dall’aggressività dell’Occidente atlantista.
Gli strateghi di Washington sanno che il tempo lavora contro di loro, considerando che, in prospettiva, la più grande sfida alla loro egemonia proviene dall’inesorabile ascesa della Cina. La Cina costituisce già oggi la più grande potenza economica e industriale del mondo, tanto che il divario tra la Cina e gli americani continuerà ad aumentare inesorabilmente nei prossimi decenni.

Russia Cina esercitazioni militari


La possibilità di uno scollamento nel rapporto fra Mosca e Pechino è del tutto irrealistica e, se questa è l’aspettativa degli americani, rimarranno inevitabilmente delusi. Al contrario russi e i cinesi hanno rafforzato le loro relazioni ogni anno da quando hanno sottoscrtitto un trattado di cooperazione (20 anni prima). Sono entrambi partner in molte aree di interesse comune. Questa cooperazione si concretizza in molti ambiti. Risulta evidente, ad esempio, nella partnership comune nella “Belt and Road Initiative” della Cina, un gigantesco progetto di infrastrutture nel contesto euroasiatico che ha coinvolto già 140 paesi.
Non a caso entrambe le super potenze sono interessate a tenere sotto controllo i nuovi sviluppi in Afghanisan, dopo la partenza degli americani ed a stabilizzare la situazione in quel paese e nell’Asia centrale.
Inoltre la Cina è interessata ad acquisire i sistemi d’arma ipersonici russi, come i missili Avanguard, Khinsal e Zircon e dotarsi dei medesimi apparati di difesa antimissile in cui la Russia è all’avanguardia, avendo superato strategicamente gli Stati Uniti. Dal canto suo la Russia usufruisce delle tecnologie di comunicazione cinesi e del supporto finanziario che Pechino è in grado di offrire ai suoi partner euroasiatici.


Questi sono tutti fattori che stanno cambiando il quadro di equilibrio tra le forze e, nel medio termine, potrebbero fornire la tentazione alle teste calde d Washington di tentare un colpo contro la Cina per fermarne l’ascesa prima che sia troppo tardi.
Sarebbe molto grave e porterebbe ad un grande conflitto ma questa prospettiva non si può ecludere, visto il fanatismo delle elite anglo USA che si considerano ancora i “padroni del mondo” e gli unici a cui spetta di dare lezioni di “democrazia” e “diritti umani”.

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