Il significato del ritorno di Macron in Libano

di Roland Richa.

Perché il presidente francese torna a Beirut così velocemente?

Se, una volta sceso dall’aereo, un giovane giornalista si azzarda a porgli la domanda innocentemente, senza dubbio Emmanuel Macron gli risponderà negli stessi termini di quando è arrivato un mese prima, cioè, cito, ” Perché sei tu. Perché siamo noi. “

La formula è ricca di storia. Non è quindi né neutra né innocente.

Nello stesso momento in cui metterà piede sul suolo libanese, una forza militare marittima francese, con il pretesto di aiuti medici e umanitari, sarà di stanza nel porto di Beirut. In realtà, si ancorano in questa precisa posizione principalmente per ovvie ragioni geostrategiche. Il conflitto tra Grecia e Turchia per la delimitazione dei confini marittimi tra i due paesi, il cui problema è l’esistenza di un enorme giacimento di gas in questa regione del Mediterraneo orientale.

Una regione in cui il Libano è al centro, cosa che le dona grande interesse. Tanto più che ancora una volta, come esattamente cento anni fa, l’ex potere mandatario francese si trova ancora una volta opposto agli eredi dell’Impero Ottomano, il cui smembramento ha dato vita a stati a misura degli interessi di l’ordine coloniale del tempo (1914-1940) ed è ormai terminato.

È l’emergere del Grande Libano e della Siria (1920).

La formazione del Grande Libano consiste nel tracciare, nel territorio del caduto Impero Ottomano, un confine che separa uno stato siriano da un altro libanese annesso alla vecchia moutassarifiya (collegio elettorale autogestito nell’impero ottomano) del Monte Libano, Beirut, le regioni di Tripoli, Akkar, Hermel e Bekaa, così come Rachaya, Hasbaya e il Libano meridionale. Questa rotta era stata voluta dal patriarcato maronita preoccupato per la “viabilità” del futuro Stato libanese, che non poteva essere assicurata senza le risorse agricole dei territori così annessi.

È anche e soprattutto l’emergere di Israele (1947) al posto della Palestina occupata. Processo ancora in corso ad oggi perché avviene senza tener conto della resistenza del popolo palestinese.
È lo stesso per tutti gli altri popoli della regione che aspirano a liberarsi dal giogo dell’imperialismo moderno guidato dagli Stati Uniti d’America a capo di un nuovo ordine mondiale invece del ‘ex mandatario francese.

Così in Libano, dal 17 ottobre 2019, una potente mobilitazione popolare mira a porre fine al confessionalismo politico messo in atto con l’aiuto della Francia per garantire la sostenibilità della salvaguardia i suoi interessi.

Prima di sbarcare a Beirut per la seconda volta in un mese, il signor Macron ha preso perniciosamente la precauzione di inviare la sua “road map” ai leader libanesi con la sua paga per, presumibilmente, dare al paese un’ultima possibilità. prima che affondi.

Come previsto, manca di fantasia e audacia. Ci vogliono solo le direttive del Fondo monetario internazionale. Privatizzazione eccessiva di tutti i settori chiave dell’economia, a cominciare dall’elettricità, accompagnata dalla ristrutturazione del debito. Il tutto basato su riforme pseudo politiche che garantiscono la sostenibilità di una condivisione del potere tra i leader delle diverse comunità confessionali, rinnovando così un sistema centenario e fonte di tutte le crisi che regolarmente scuotono il Paese.

Insomma, la “road map” di Macron volta ostinatamente le spalle alle giuste e legittime richieste dell’attuale movimento di protesta popolare, che si riassume nella richiesta di un Libano laico, democratico e resistente.

Un Libano libero dal confessionalismo politico e in cui tutti i suoi cittadini saranno uguali nei diritti e nei doveri verso uno Stato che garantisca le loro libertà e la loro dignità.

Libano, manifestazioni

Il presidente francese arriva invece come rappresentante commerciale ansioso di far valere gli interessi del grande capitale finanziario come definito nei vari accordi di Parigi in complicità con l’amico di sempre il ricco Hariri.

Il presidente francese, come tutti i suoi predecessori, è indietro di un secolo e si rifiuta di voltare pagina. Si aggrappa a un sistema senza fiato.

I tempi stanno cambiando. Le persone si stanno risvegliando e realizzando l’urgente necessità di questi cambiamenti.

I giorni dei mandati coloniali sono finiti.

Macron prevede di rimanere in Libano per tre giorni, da lunedì 31 agosto a mercoledì 2 settembre. In queste condizioni, sono tre giorni di troppo.

fonte: https://assawra.blogspot.com

Traduzione: Luciano Lago

2 Commenti

  • antonio
    1 Settembre 2020

    il fattorino dei Rotschild, sgambetta per il Mediterraneo, sbattetegli la porta in faccia

  • atlas
    1 Settembre 2020

    via Macron e i francesi, andassero in Grecia, ma Libano democratico e resistente ? Ma come si fa ad essere resistenti alla democrazia coloniale ed internazionale da democratici … consiglio di non fidarsi molto di certi articolisti arabi, gli arabi a volte fanno solo casino. Strombazzano, suonano, cantano e ballano come a Napoli, Palermo, sono VIVI, sono animosi……ma a volte è meglio l’efficienza tecnico/pratica svizzero/tedesca. Anche se culturalmente vuota e di una noia mortale

    si consolidi il sistema intorno al Presidente Aoun piuttosto, un cristiano onesto. E se ci sono corrotti di Stato tagliargli le mani, non prendere a pretesto questo per privatizzare tutto con la suinocrazia

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