Il risultato delle elezioni in Ungheria lancia un segnale forte alla UE

di Luciano Lago

Non si può dire che il risultato della rielezione di Viktor Orban in Ungheria fosse un fatto scontato: la massiccia propaganda finanziata e diretta dalle centrali globaliste contro il premier ungherese aveva inondato tutti i canali di comunicazione e una forte pressione era venuta anche dalla UE che vedeva in Orban una “minaccia” al processo di svuotamento di sovranità degli Stati nazionali messo in atto dalla Commissione Europea e dalle altte istituzioni di Bruxelles.

Gli ungheresi sono andati a votare ed hanno assicurato ad Orban la vittoria con il 49,5% dei suffragi ed il suo partito Fidesz con il probabile risultato dei 133 seggi in Parlamento si assicura una maggioranza quasi assoluta per governare.  Anche il partito di estrema destra Jobbik ha ottenuto un buon risultato con il 20% dei suffragi.

Orban non ha mancato di sottolineare che questo risultato è una grande vittoria che conferma la volontà del popolo ungherese di difendere il proprio paese. Orban aveva avvisato i suoi concittadini che il paese si trovava in pericolo, mai come in questo momento della sua storia, assediato da una potenziale migrazione islamica che avrebbe potuto cambiare la connotazione sociale e identitaria dell’Ungheria e sotto il ricatto delle centrali mondialiste dirette da speculatori senza scrupoli come il miliardario speculatore George Soros il quale, in questi ultimi anni, aveva diretto una campagna di destabilizzazione contro l’Ungheria.

Manifesti contro Soros in Ungheria

Inoltre Orban, in controtendenza rispetto ad altri paesi come l’Italia, aveva insistito sulla necessità di riappropriarsi della sovranità nazionale e procedere a fare delle scelte autonome rispetto alle direttive impartite dalle istituzioni europee che insistono ad imporre quote di migranti ad ogni paese e che vorrebbero applicare politiche neoliberiste di austerità valide per tutti senza tenere contro delle differenze.

Orban si è dimostrato il “bastian contrario” rispetto alle direttive emanate da Bruxelles e ha contestato anche le sanzioni alla Russia come inopportune ed immotivate, creandosi un nemico in più anche nell’amministrazione USA. Orban non soltanto ha dimostrato questa resistenza ad omologarsi con le direttive UE ma si è anche messo alla testa del gruppo di Visegrad, ovvero dei paesi del’Est Europa (Repubblica Ceka, Slovacchia, Polonia e Ungheria) che condividono posizioni simili in forma autonoma rispetto alle politiche europeiste.

L’arcinemico di Orban, indicato come tale in tutta la campagna elettorale, rimane lo speculatore George Soros che viene ormai considerato il “deus ex machina” dell’attacco contro l’Ungheria effettuato dalle centrali globaliste. Lo speculatore Soros è accusato di essere dietro le politiche migratorie di destabilizzazione sociale dei paesi europei, lui questa volta è stato sconfitto, le sue trame rivelate al grande pubblico  e tutto lascia prevedere che le sue ONG di sobillazione saranno messe fuori legge e gli sarà impedito di nuocere.

Quello della rielezione di Orban, nel suo terzo mandato, è un segnale forte che l’Ungheria manda alla oligarchia europea: il tempo delle imposizioni alle nazioni europee che vogliono riconquistare la propria sovranità è finito.

N.B. Una lezione anche per l’Italia ed per i nuovi prossimi inquilini di Palazzo Chigi a Roma.

2 Commenti

  • Citodacal
    10 aprile 2018

    Juncker dichiara in modo bizantino: “Il popolo ungherese si è espresso ieri. L’Unione Europea è un’unione di democrazie e di valori: io e la Commissione pensiamo che la difesa di questi valori e principi sia un dovere comune di tutti gli Stati membri senza eccezioni” (per “valori” europei debbono intendersi i depositi finanziari degli oligarchi al potere e quelli del capitale apolide? Per Juncker poi, – né sarà l’unico – a quei valori occorre aggiungere le scorte di Beaujolais e Bordeaux… oltre a quelle di vino egiziano, che ha affermato di preferire all’italiano: “E’ schifoso; troppo forte e poco fruttato”).
    Il senso recondito è quello per cui se un plebiscito democratico sceglie qualcosa che non piace agli autoproclamati “democratici”, non è più democratico; la democrazia quindi non è più una forma di governo e un esercizio di vita politica (adeguatamente discutibili finché si vuole, come ogni cosa) che possono produrre esiti differenti, bensì un oggetto merceologico da banco: se non la compri a mo’ d’oggetto così com’è stata preconfezionata sei antidemocratico.
    Il tacitiano “Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant” dimostra d’esser sempre d’estrema attualità… (aridatece Pisistrato).

  • atlas
    11 aprile 2018

    i popoli italici sono molto lontani dagli Ungheresi. Credo la maggior parte di essi non sappia nemmeno chi è Orban

    Orban è un Grande

    per gli italici che si meritano di sprofondare sempre più nella melma ci vuole solo il manganello, scudisciate come quelle che si danno sul dorso degli asini

Inserisci un Commento

*

code