IL RE E’ NUDO MA NIENTE SUCCEDE

di Marco Della Luna

I numerosi scandali e, ultimamente, la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, hanno messo a nudo la realtà della politica e della burocrazia, le sistematiche e trasversali ruberie del regime, la sua strutturale illegalità di funzionamento – e niente succede, la società accetta tutto passivamente.

Così come fa la “Giustizia”, il popolo non reagisce, accetta ingiustizia e illegalità. Sempre più subisce e non agisce. L’esperienza gli ha insegnato che votare e manifestare è improduttivo. Una ribellione popolare contro il marcio regime è impossibile: il popolo italiano è vecchio e sfiduciato, anche in se stesso, e senza fiducia in se stesso un popolo non organizza una ribellione. E il voto non consente di cambiare, come si dirà.

I banksters saccheggiano impuniti il risparmio mentre autorità di controllo giudiziarie e amministrative chiudono un occhio o due e non agiscono nemmeno dopo il fatto. Il governo, con dentro parenti e amici dei banchieri, li copre e scarica sulla società civile i danni dei loro abusi. Grillo ruggiva dichiarando che il suo movimento aprirà i palazzi del potere come scatolette di sardine per mettere alla luce del giorno tutte le illegalità, come se ciò potesse suscitare reazioni tali da riformare il sistema. Ma non è così: il sistema continua come prima, e la gente subisce passivamente. E perché stupirsi? La legalità è l’interesse più diffuso, dunque il più disperso, il più debole, quindi il più perdente. E’ un interesse impotente a difendere se stesso. Il popolo è bue perché è popolo, non per altra ragione. Per contro, gli interessi concentrati, dei pochi contro i molti, soprattutto se illeciti e nascosti, sono anche poteri forti, e hanno buon gioco a comprare chi gli serve e a mettere nei posti giusti i loro fiduciari.

Gli esponenti del regime italiano vantano oggi una ripresa economica, sia pur da fanalino di coda, ma non dicono che le previsioni per i prossimi 25 anni mostrano il sistema-paese Italia in costante perdita di produttività-competitività rispetto agli altri paesi comunitari e OCSE, il che comporta che, per competere sui costi di produzione, si dovrà continuare a tagliare i salari reali, i diritti dei lavoratori, le pensioni, gli investimenti, etc., e che in prospettiva l’Italia è spacciata, perché già da 25 anni sta perdendo in produttività comparata, e 50 anni così implicano che il Paese non è più vitale. Spacciata anche perché il governo deve perseguire una politica di saldi primari attivi (cioè togliere con le tasse dalla società più denaro di quanto riversa in essa, nonostante che la società sia in grave carenza di denaro): altro che virtuosità, risanamento, ripresa: tutto deve andare ai banchieri che prestano i soldi, compresa la proprietà delle aziende. Senza investimenti strategici non vi è recupero di produttività, non vi è fine del declino. Ciò accelererà la fuga di capitali, imprenditori, lavoratori qualificati e cervelli.

Questo destino fallimentare è connaturato all’Italia unitaria, a questo Stato voluto e creato dall’estero per servire ed essere sfruttato da potenze straniere – come spiegato nel precedente articolo. Uno Stato sbagliato per composizione, che è stata fatta accozzando nazioni preunitarie troppo diverse tra loro e che perciò non hanno mai legato ma hanno generato una governance parassitaria e incompetente, che sa solo arricchirsi rubando sui trasferimenti dalle aree efficienti a quelle inefficienti e in generale sulle risorse pubbliche e private. Uno Stato vassallo in cui la politica è decisa dall’estero e alla classe politica interna, come unico spazio di azione, rimane la competizione-lottizzazione nel saccheggio del cittadino e della spesa pubblica. Non potendo procurarsi consensi con le buone politiche nell’interesse nazionali, i nostri politicanti se li procurano distribuendo privilegi clientelari. Questo è il modo di produzione della legittimazione elettorale in Italia.

I potentati stranieri dominanti sostengono e legittimano quelle forze politiche e burocratiche italiane che meglio servono i loro interessi a spese degli italiani (fino a mandare eserciti italiani a combattere servilmente guerre americane e francesi contro gli interessi italiani), consentendo loro in cambio di continuare i loro traffici con piccole banche, appalti truccati, etc.

Soros con Gentiloni

E’ grazie a siffatti rapporti con la partitocrazia e la burocrazia italiane, che potentati stranieri hanno acquisito il controllo di (quasi) tutte le imprese di punta e strategiche italiane, nonché della Banca d’Italia e del sistema creditizio. E’ così che il governo ha regolarmente sottoscritto, sotto ricatto di rating, contratti finanziari scientemente rovinosi a vantaggio delle controparti dominanti come Morgan Stanley, con perdite per decine di miliardi – vedasi il commento dell’on.le Brunetta all’audizione della d.ssa Cannata in commissione banche, audizione che si è cercato di mettere in ombra col polverone sulle dichiarazioni del presidente di Consob Giuseppe Vegas alla medesima commissione sul caso Etruria-Boschi, tacendo sul ministro e sugli alti dirigenti del Tesoro che sono poi passati a Morgan Stanley.

Un simile Stato, come apparato, non può vivere se non attraverso una corruzione sistemica, quindi intessuta nelle istituzioni anche di controllo (le campagne di lotta contro la corruzione, ovviamente, sono una presa per i fondelli). I suoi partiti politici sono galassie di comitati di affari dediti ad operazioni illecite o quantomeno scorrette. Le rispettive segreterie fanno da organo di coordinamento tra tali comitati, e di ricezione delle richieste di interessi stranieri (talvolta anche nazionali) dominanti. Che forza avrebbero i partiti di potere se non gestissero (clientelarmente) appalti, crediti, assunzioni, licenze? Nessuna. I partiti che si staccano da quelli di potere per perseguire ideali sociali e di giustizia, sistematicamente, si spengono, non sono vitali, sebbene abbiano talora ottime idee e grande onestà, proprio perché non si portano dietro alcuna fetta di spesa pubblica, alcuna risorsa clientelare.

Laddove vi sono seri interessi in gioco, le leggi, anche dagli organi di controllo e giustizia, sono osservate solo marginalmente, soprattutto per mantenere una minima facciata di legittimità agli occhi della gente comune. In realtà, vi è una netta divisione tra chi è soggetto alla legge e chi sta sopra di essa e la usa sugli altri per schiacciarli e spremerli. Il potere pubblico è inteso come proprietà privata, come diritto di passare sopra le regole e di togliere diritti agli altri, cioè di derogare alla legalità.

Adesso, in campagna elettorale, è inevitabile che i partiti millantino, ciascuno, di avere la capacità e la volontà di salvare il Paese e di combattere la corruzione.

Lo afferma quella (pseudo) sinistra che è stata l’esecutore più attivo e fedele degli interessi stranieri, che più ha collaborato nel sottomettere ad essi tutto il Paese, nello spremerlo per arricchire gli squali della finanza predona, nel sabotare l’economia e l’ordine pubblico, nell’imporre un pensiero e un linguaggio unico che impedissero persino di descrivere ciò che essa stava e sta perpetrando.

Draghi con il ministro Padoan

Poi abbiamo un Berlusconi, proprietario del principale partito del centrodestra, che ha sempre usato i voti di chi gli dava fiducia per sostenere la linea della (pseudo) sinistra e della Germania, persino il rovinoso governo Monti, al fine di difendere i propri interessi aziendali e processuali – un Berlusconi da sempre condizionabile mediante attacchi giudiziari che scattano quando serve.

Abbiamo una Lega con analisi e propositi condivisibili, la quale un tempo era indipendentista e ora non lo è più, almeno nelle dichiarazioni, e si propone come tutrice degli interessi nazionali pan-italiani entro un’UE e un Euro in cui vuole rimanere. Purtroppo, sino ad ora, su scala nazionale, la Lega ha realizzato niente o quasi dei suoi programmi, pur essendo stata a lungo al governo.

Abbiamo infine una M5S che conta numerosi esponenti validi, coraggiosi e liberamente agenti, ma i cui titolari – quelli che enunciano che “uno vale uno” – non si sa che mete abbiano e che interessi incarnino, anche se appaiono significativi legami con gli USA.

Abbiamo infine una nuova, furbesca legge elettorale, che lascia nelle mani delle segreterie (negandole agli elettori) non solo la scelta dei parlamentari, ma anche la decisione sul nuovo governo: una legge tipicamente partitocratica.

No, signori miei, non illudetevi: il processo di disfacimento e la parassitosi maligna interna ed esterna continueranno più saldamente che mai, con la BCE che sosterrà il debito pubblico, differendo il collasso, per consentire di portare a compimento il piano di trasferimento delle risorse del Paese.

Niente cambierà con le prossime elezioni. L’unico cambiamento possibile e concreto lo realizza chi emigra.

Fonte:  Marco Della Luna

 

41 Commenti

  • Citodacal
    29 dicembre 2017

    “Uno Stato vassallo in cui la politica è decisa dall’estero e alla classe politica interna, come unico spazio di azione, rimane la competizione-lottizzazione nel saccheggio del cittadino e della spesa pubblica. Non potendo procurarsi consensi con le buone politiche nell’interesse nazionali, i nostri politicanti se li procurano distribuendo privilegi clientelari. Questo è il modo di produzione della legittimazione elettorale in Italia” (cit. dal testo).

    Fine delle trasmissioni.
    (o per dirla nei termini di Stalingrado:il 28 gennaio 1943 la sacca sud di Paulus esaurì del tutto le capacità operative e alle ore 19,45 il radiotelegrafista del quartier generale mandò un messaggio per proprio conto: “I russi sono alla porta del nostro bunker. Stiamo distruggendo gli apparecchi. Questa stazione cessa le trasmissioni.” Fu una tragedia di incredibili sofferenze, ma assai più dignitosa)

  • GRAF
    29 dicembre 2017

    Un altro ercole in parlantina ,disfattismo sciagure diffusori di panico in internet CE NE sono a strafottere di sti controinformatori ,parlatori di correnti d’aria,meglio lei cito con le sue divagazioni storiche onanistiche infarcite di retorica ( in senso buono)almeno mi concilia il sonno

    • Woland
      30 dicembre 2017

      Hai fatto la descrizione di te stesso. In più tu sei confusionario.

  • Eugenio Orso
    30 dicembre 2017

    Perché nulla accade, come sottolinea Della Luna?

    Il paradosso impoverimento di massa/passività di massa

    [ … ] Già nel novecento e in condizioni culturali, sociopolitiche ed economiche molto diverse da quelle attuali, un sociologo “non di ultima”, dello spessore di Pierre Bourdieu, si chiedeva il perché, davanti ad una società ingiusta (figuriamoci che giudizio avrebbe dato il francese su quella attuale!), non vi era una diffusa ed importante reazione popolare.

    Per rispondere alla domanda delle cento pistole, Bourdieu ha elaborato ed utilizzato l’”habitus” e il “campo”, ha analizzato la violenza simbolica, ha descritto la società di allora, filtrata dai concetti sociologici da lui stesso creati (habitus come “interiorità”, inconscio collettivo di classe, introitamento delle ragioni della riproduzione sistemica, e campo esterno) ed ha compreso la potenza manipolativa sistemica, che è la causa (anche se non l’unica e la sola) di una diffusa passività, dell’acquiescenza nei confronti delle dinamiche capitalistiche, della mancanza di reazioni popolari forti ed estese.

    E’ logico che oggi, in una situazione sociale peggiore di quella degli anni sessanta, settanta ed ottanta del novecento, ci si interroghi (come fece Bourdieu a suo tempo) sulla passività di massa, sull’acquiescenza diffusa nei confronti di un sistema terroristico, capital-assolutistico, alimentato da crisi continue, che “stermina” la socialità e condanna al pauperismo e alla dissoluzione le classi dominate. [ … ]

    [ ,,, ] a fronte di una situazione economica e sociale in netto e vistoso peggioramento, caratterizzata dall’accelerazione della de-emancipazione di massa, si riscontra nella società (con diretto riferimento a quella italiana) una passività persistente, anzi, più accentuata e visibile di quanto lo era nei decenni della seconda metà del novecento.

    Tale passività, generalmente diffusa e penetrata ovunque, almeno per quel che riguarda la società italiana, allontana nel tempo, spostandola a “data da destinarsi”, la prospettiva rivoluzionaria, trasformatrice, intermodale.

    Ma questo paradosso, che dovrebbe balzare subito all’occhio, è in buona misura solo apparente, e lo è, in breve, per le seguenti ragioni:

    1) E’ pienamente riuscito e sta per essere portato a compimento l’esperimento epocale, attuato in dimensioni mai conosciute prima nella storia umana, di riduzione dell’uomo a uomo-precario, attraverso la precarizzazione e la svalutazione economica del lavoro, e la conseguente precarizzazione dell’intero dato esistenziale, non essendo in alcun modo separabili, nella persona, la prestazione lavorativa (il “servizio” venduto sul mercato come unica risorsa del singolo all’interno del sistema) dal resto delle esperienze di vita. In tal senso, gli strumenti di dominazione neocapitalistici economici (ultraliberismo, intangibilità della proprietà privata e dominio assoluto del mercato), monetari (sovranità monetaria “privata”, sottratta agli stati), finanziari (finanza “creativa” di rapina autonomizzata rispetto all’economia reale), sono integrati da altri strumenti che acquistano un’importanza decisiva per la creazione sociale di un tipo umano adatto a vivere, senza ribellarsi, nelle dimensioni culturali ed economiche del Nuovo Capitalismo.

    2) La Rivoluzione è una faccenda che riguarda in modo diretto lo scontro fra due élite contrapposte: nel nostro caso, l’élite dominante neocapitalistica (l’Aristocrazia della classe globale) e un’élite rivoluzionaria che forse sta nascendo, ma che sicuramente non è visibile. Un’élite neonata, o ancora in embrione, portatrice di un progetto alternativo – e perché no, demiurgico – di organizzazione sociale, con diversi e nuovi rapporti di produzione. Il partito dei rivoluzionari di professione leninista, a grandi linee, ma con le dovute cautele storiche, corrisponde all’élite rivoluzionaria che cerca di emergere. Le masse-pauper di oggi (espressione mia), così come il proletariato ai tempi di Lenin, vengono dopo, non costituiscono il vero ”intelletto attivo della trasformazione storica” (rappresentato dai Rivoluzionari), ma costituiscono pur sempre un’indispensabile “massa di manovra” nel conflitto verticale, un’irrinunciabile forza in campo in quella guerra sociale di liberazione che in passato chiamavamo “lotta di classe”. L’impulso rivoluzionario, la spinta trasformatrice, nata da concrete esigenze dei dominati e da un nuovo progetto di società, parte perciò da un’élite rivoluzionaria, che riesce a mobilitare e a “smuovere dal torpore” della subalternità e dell’internità, in caso di successo, le masse, anche quelle passivizzate, flessibilizzate e prostrate come le presenti.

    3) Le masse-pauper sono inerti perché l’ordine sociale neocapitalistico è ancora “in via di costruzione” e la classe povera del futuro non si è ancora completamente formata. Siamo nell’interregno fra la dissoluzione del vecchio ordine tripartito, che riporta al capitalismo del secondo millennio – borghesia, proletariato, ceti medi postbellici figli del welfare – e la nuova strutturazione di classe neocapitalistica, essenzialmente dicotomica, che si articola in Global class e Pauper class, con tutte le loro stratificazioni e segmentazioni. Mentre la costituzione della nuova classe dominante è iniziata nella seconda metà degli anni settanta (con qualche necessaria approssimazione), c’è un evidente e spiegabile ritardo nella formazione della nuova classe pauper, crogiolo delle vecchie classi dominate (operaia, salariata e proletaria e ceto medio). Non essendoci ancora la classe (in accordo con la mia visione della società, che è classista e storico-strutturale), non ci può essere l’elemento soggettivo gramsciano della “coscienza di classe” e non ci possono essere forti vincoli solidaristici fra i dominati-pauper, attualmente divisi in gruppi, soggetti al “divide et impera” sistemico e sintetizzati nell’espressione masse-pauper. Ma la coscienza di classe e i vincoli solidaristici fra i dominati organizzati nella classe sono elementi fondamentali per poter sperare in una reazione di massa a questa situazione – apparentemente paradossale – di accelerazione dell’esproprio e della de-emancipazione collettiva a fronte di un’iniziale e diffusa passività. Coscienza di classe e formazione di un “terreno di coltura” per le forze antagoniste future sono, perciò, due importanti traguardi non ancora raggiunti, mentre continua, sempre più rapidamente, la dissoluzione del vecchio ordine sociale.

    4) Non è stato raggiunto il climax, il culmine della tragedia sociale, in questa grande rappresentazione storica inscenata dal neocapitalismo, cioè non abbiamo raggiunto e superato il “limite naturale” della compressione materiale e psicologica dei dominati, oltre il quale ci può essere una reazione diffusa, in qualche misura spontanea, anche se in molti casi soltanto insurrezionale e mossa dalla pura rabbia, senza uno specifico ed articolato progetto politico alle spalle.

    Alla luce dei quattro elementi sopra descritti – costruzione sociale dell’uomo precario, élite rivoluzionaria non ancora visibile, nuova classe subalterna non ancora formata e compressione dei dominati non ancora giunta al limite – si può spiegare il paradosso apparente che vede crescere la passività delle masse (in modo vistoso almeno in Italia) a fronte di un crescente e rapido impoverimento economico, con l’avvertenza che questa situazione “paradossale”, com’è chiaro, non potrà continuare all’infinito e potrà sostenere il sistema, evitando gli scossoni sociali, soltanto per qualche anno, difficilmente per un intero decennio. [ … ]

    Non brillo per brevità (25 maggio 2012, Eugenio Orso)

    Certe cose le so da molto tempo …

    Cari saluti

    • Silvia
      30 dicembre 2017

      Molte cose condivisibili, ma io, molto brevemente, direi che soprattutto la gente ha paura.

    • Backward
      30 dicembre 2017

      “…in accordo con la mia visione della società, che è classista e storico-strutturale…”

      Nonostante la simpatia e la nostra frequente concordanza, caro Eugenio, non posso astenermi dal dissociarmi con vigore dalla visione marxista della storia. Come scrisse Nicolàs Gomez Dàvila, “un vocabolario di dieci parole basta ad un marxista per spiegare la storia.” Lenin non era un benefattore del popolo, ma un agente sovversivo pagato dai banchieri svizzeri. La disuguaglianza è intrinseca nel mondo naturale e ciò che rende l’attuale classe dominante insopportabile è semplicemente il suo odio verso tutto quanto era umano: identità, nazioni, tradizioni, ambiente. Dal momento che il popolo ormai è stato indottrinato a condividere tale ideologia mortifera (globalizzazione, tecnofilia, meticciato, individualismo, etc) sarebbe irrealistico attendersi alcuna rivolta. Al massimo esistono gruppi di arrabbiati che chiedono più soldi, e che quindi non rappresentano alcuna speranza di ritorno alla sanità mentale. E c’è poco da illudersi che le elite asiatiche non facciano parte del gioco al massacro.

      • Eugenio Orso
        30 dicembre 2017

        Capisco …
        Tuttavia preciso che l’approccio è marxiano, per chi si rifà al pensiero originale del Marx filosofo e lo intende come un punto di partenza, mentre il marxismo è una costruzione successivo, dal 1875 alla morte di Lenin nel 1895 (infatti, il primo a dire “non sono marxista” è stato proprio Marx). Tant’è vero che la “fabbrica gestita dagli operai” è un’idea di Engels e non di Marx, perché Marx credeva in un soggetto che possiamo chiamare lavoratore collettivo cooperativo associato (dal fattorino al direttore) contrapposto al capitalista.
        L’approccio leninista lo trovo ancora utile per affrontare la questione rivoluzionaria con una minima speranza di successo, tenendo, però, conto, delle caratteristiche dei tempi nuovi.
        Per quanto riguarda, invece, l’accostamento fra globalizzazione neoliberista e internazionalismo proletario – perché questo emerge dal commento – ricordo che l’internazionalismo proletario non si è mai realizzato a livello planetario (il proletariato industriale non era esattamente una classe rivoluzionaria), mentre la globalizzazione è qui a fare danni, come complesso di prassi della classe globale dominante e suo strumento di dominazione.
        I “sinistroidi” sono coloro che scambiano – in buona fede se idiotizzati, in mala fede se farabutti – l’internazionalismo (proletario) con la globalizzazione e s’inventano fole risibili del tipo “globalizzazione dei diritti”. L’equivoco (scriviamo pure così) è stato suscitato ad arte, dagli apostati del comunismo e della lotta di classe al servizio del vincitore, cioé delle élite finanziarie globali.

        Spero di essermi spiegato, questa volta in breve …

        Cari saluti

        (in ogni caso ricorda che non siamo nemici e siamo veramente pochi, purtroppo)

        • PieroValleregia
          30 dicembre 2017

          salve
          adesso è più chiaro anche a me, grazie Eugenio;
          Correggimi se sbaglio ma, il riferimento che fai tra fattorino e direttore, non potrebbe sfociare nelle idea mussoliniana della
          socializzazione, in parte attuata durante la RSI e poi strocata subito (a guerra finita) dal PCI in pieno accordo con i padroni di allora?
          E anche la democrazia, non sarebbe più indicata come partecipativa (camera delle corporazioni) che elettiva, dispersiva e soggetta a tutto
          fuorchè all’interesse dei votanti ?
          Grazie per qualsiasi, eventuale, risposta a te e ad altri che vorranno farlo
          un caro saluto
          Piero e famiglia

          • Eugenio Orso
            30 dicembre 2017

            Cera una certa differenza fra il fascismo e il comunismo, anche se alcune “politiche sociali” erano simili e i fascisti, come i bolscevichi, hanno alfabetizzato la (purtroppo reietta) popolazione rurale povera, abbandonata alla più tetra ignoranza dalle monarchie dell’epoca.
            Il comunismo era una lotta fuori dal capitalismo: collettivismo, riduzione ai minimi termini della proprietà privata, proprietà statale del suolo e di gran parte dei mezzi di produzione, eccetera.
            Il fascismo era una lotta dentro il capitalismo e precisamente contro la (demo)plutocrazia, in particolare finanziaria su modello capitalistico anglosassone.
            Questa la grande differenza, ma in comune c’era la lotta – persa da entrambi, oggi lo sappiamo bene – per riportare l’economia sotto il controllo della politica.
            Quanto alla democrazia, compendio sul piano politico del capitalismo, ambedue erano ostili, come sappiamo (Soviet e Dittatura di fatto).

            Cari saluti (a Piero e famiglia)

        • Backward
          30 dicembre 2017

          Ma certo che non siamo nemici, ci mancherebbe. La mia forma mentis è radicalmente tradizionalista, per cui trovo aberranti concetti e parole di marxisti, marxiani, e chi più ne ha più ne metta, ma ciò non toglie che entrambi ardiamo della stessa passione anti-globalista.
          Se puoi, ti chiedo di non utilizzare più il termine “aristocrazia” per descrivere l’attuale oligarchia finanziaria. Aristocrazia significa governo dei migliori, non degli psicopatici che ci troviamo al potere.

          • Citodacal
            30 dicembre 2017

            L’abuso del termine “aristocrazia” è analogo a quello di “nobiltà” ed “élite”, ma ormai sono entrati nel lessico comune con una connotazione spregiativa di cui dover tenere conto (così come per il termine “metafisica”). Viceversa, di cosa siano davvero i “migliori”, e quale il loro comportamento, va ricercata ormai traccia, a succinto esempio, tra le pagine di Platone, certi frammenti d’Eraclito e le considerazioni di Seneca (memorabile il passo 9,10 nelle “Lettere a Lucilio: “A quale scopo ti procuri un amico? Per avere qualcuno cui possa donare la mia vita, qualcuno da seguire nell’esilio, qualcuno che salverei dalla morte e al quale mi dedicherei con entusiasmo”; qui la retorica è davvero inesistente, sostituita da una nobile crudezza), nonché finanche in Tacito allorché traccia i tratti essenziali su cui si costituisce il “comitatus” germanico, preceduto storicamente dalla “sippe”, ovvero il nucleo sociale basale di individui che si riconoscono in una discendenza e tradizione comuni, al punto che il singolo è tenuto da sé finanche ad annichilire la propria esigenza individuale, avendo in vista il più ampio bene comunitario.
            Ad esempio dei valori su cui si regge il “comitatus” – il cui modello, dice Cardini nel suo rimarchevole “Alle radici della cavalleria medievale”, “…dev’essere stato la fucina fondamentale dell’etica cavalleresca quale la vediamo tra XI e XII secolo – Tacito riporta che “I re vengono scelti per la loro nobile origine, i comandanti in base al valore militare. Il potere dei re non è assoluto e arbitrario; i condottieri si distinguono offrendo il loro esempio piuttosto che impartendo ordini: sono oggetto d’ammirazione se sono coraggiosi, se si mettono in vista, se combattono in prima linea”: un consorzio umano dunque che in linea di principio si sforza d’incarnare valori che stanno al di là di loro medesimi, qualcosa pertanto di alquanto dissimile dall’autoreferenza, spesso mediocre e rivolta al basso, dei cosiddetti “migliori” odierni, capaci di scatenare oceaniche ammirazioni psicologiche minate piuttosto dal nichilismo interiore d’ambedue le parti e dall’ansia spasmodica di comparire.
            Niente da aggiungere quindi all’adeguata definizione precedente: abbiamo veramente a che fare con autentici psicopatici al vertice decisionale.

          • Backward
            31 dicembre 2017

            “…la (purtroppo reietta) popolazione rurale povera, abbandonata alla più tetra ignoranza dalle monarchie dell’epoca.”

            Questo è un esempio perfetto di visione opposta tra tradizionalisti e marxiani: io non credo affatto che gli antichi contadini fossero ignoranti. La sapienza del contadino è il saper governare la terra, quella del fabbro governare il ferro, quella del re governare il popolo. I contadini “ignoranti” sono quelli che ci hanno lasciato i meravigliosi paesaggi rurali europei e che hanno, manco a dirlo, dato da vivere a re, artisti e scienziati. Così come non credo affatto che le monarchie cospirassero per tenere i contadini ignoranti. Ignoranti di che cosa? Del metodo per arricchirsi? Nemmeno i re lo conoscevano, altrimenti non avrebbero ingenuamente chiesto prestiti ai banchieri. O forse di medicina? Ma se gli stessi re si facevano curare con le sanguisughe! Al contrario, è l’attuale oligarchia a voler tenere il popolo ignorante, seminando disinformazione e sottoponendolo all’indottrinamento della scuola obbligatoria. Sapere significa saper fare, e da questo punto di vista nessuna generazione fu mai così ignorante come l’attuale.

        • Laura
          30 dicembre 2017

          Gentillismo Eugenio Orso, quando potrò leggere i suoi articoli sul sul blog?

          • Eugenio Orso
            31 dicembre 2017

            Purtroppo io ho smesso. E’ già tanto se commento.
            Non aveva senso continuare a scrivere senza ottenere alcun risultato, ma, anzi, costatando che c’è sempre più deserto intorno …

            Cari saluti

  • giannetto
    30 dicembre 2017

    Finché funzionano l’annona per la pancia (un minimo di assistenzialismo) e la tv per lo “spirito”, con i suoi corredi massmediali (telefonini smart, Facebook ecc..), la galassia delle Kaste può dormire sonni tranquilli. Inerzialmente ininterrotti.
    – Panem et spectacula (dei quali i circenses sono un sottoinsieme).
    – D’altronde si è scritto che il popolo è bue non per altro se non perché popolo. E’ quasi sempre stato così e le eccezioni confermano la regola. Tanto meno oggi puoi parlare al popolo-bue di “dignità”, senza che ti faccia una sonora risata in faccia. La “dignità” cercavano d’insegnargliela la famiglia, la scuola, l’ambiente circostante, e anche i preti, tutti “anticorpi” che gli spectacula hanno eliminato.
    Tradizionalmente bastava la sua bovinità “di pancia” a definire il popolo. Ora, nell’epoca di internet, essa va integrata con la bovinità del suo ammaestrato “spirito”.
    Guaio si presenterebbe se quel minimo di assistenzialismo venisse meno del tutto. Ma le Kaste vigileranno con attenzione perché questo non succeda. Quanto alla riduzione “all’osso” di quel minimo, essa si sta già verificando senza che niente succeda. Infatti la principale funzione degli spectacula è quella di una morfina che uccide gli anticorpi di cui sopra e al tempo stesso impedisce al popolo di sentire il mal di pancia.

    • Eugenio Orso
      30 dicembre 2017

      Insomma, la causa ultima della passività di massa sarebbe il ben noto e cinquecentesco “Franza o Spagna purché se magna” …
      Posso concordare solo in parte, perché la compressione materiale e psicologica dei dominati non è arrivata ancora al limite, residuando ancora un po’ di redditi popolari e di stato assistenziale, ma è indubitabile che “se magnerà” sempre di meno nei prossimi due/tre anni. Già oggi ci sono in Italia quasi sei milioni e mezzo che cercano (disperatamente, in diversi casi) lavoro e almeno tredici milioni di poveri, fra “poveri assoluti” e di candidati alla povertà assoluta.
      Per come la vedo io, quando finirà il Panem non basterà la Società dello Spettacolo all’ennesima potenza, perché di soli circences (oggi, ad esempio, le slot machine) materialmente non si vive …

      Cari saluti

      • Backward
        30 dicembre 2017

        Concordo. Del resto, a cosa servono le telecamere ad ogni angolo, la polizia antisommossa, le vaccinazioni, e il terrorismo di stato? Lorsignori sono prontissimi per quando il panem non ci sarà più.

        • giannetto
          30 dicembre 2017

          Proprio così…. ma il poppolo-bue imbambolato dagli spectacula ti dirà che è “per la nostra sicurezza”.

      • giannetto
        30 dicembre 2017

        Concordo in quanto trovo che le cose che Lei dice mi sembrano “nuances” delle mie tesi (..pardon, il termine tesi è troppo pretenzioso, dunque ripiego su “opinioni”).
        1. Se manca nella massa un qualsiasi condiviso sentimento di “dignità” collettiva, la causa ultima della passività di massa non può essere che il “Franza o Spagna…”, perché non c’è altro.
        2. E’ indubitabile che se magnerà sempre di meno e che già oggi ci sono consistenti sacche di povertà, ma non bastano, perché non si fanno sentire. Sembra che si nascondano. Ad esempio io non le vedo nella mia esperienza quotidiana, anche se so che ci sono. Qualche barbone non fa testo. E’ anche vero che non vado a cercarle con il lanternino. Le dirò pure che la mia zona è zeppa di migranti di colore, eppure né io né la maggioranza della popolazione autoctona sappiamo dove e come passino la notte
        3. E’ indubbio che quando ( e soprattutto “se”) finirà il Panem, la società dello Spettacolo non basterà a far da panacea. Però fin quando la crisi del Panem sarà marginalizzata, come lo è adesso, è pure indubbio che gli spectacula imbamboleranno le capocce di coloro che a quella crisi non ci sono arrivati. E tale marginalizzazione non è dirompentenonostante le percentuali parecchio elevate, come i tredici milioni di poveri che Lei dice. Dunque…
        4.Il popolo è tale non solo in quanto creatura “ilozoica”, ma in quanto privo di qualsiasi tentazione “pneumatica” (almeno fin quando non viene educato da chi popolo non è). E non è certo simile educazione che gli spectacula possono dargli.
        Ricambio i saluti.

    • Citodacal
      30 dicembre 2017

      Sulla scia delle considerazioni di Giannetto, mi domando anch’io quanto negli intenti di lorsignori della globalizzazione vi sia la possibilità di voler selezionare una parte maggioritaria della società, resa assuefatta dal minimo indispensabile condito di vari gadgets sociali, onde impiegarla per mantenere quel consenso sufficiente a non far scoppiare le conseguenze da compressione ed anzi usandola sapientemente contro la minoranza che invece comprende ed intuisce il complessivo depauperamento, anzitutto umano: una sorta di eugenetica sociale, applicata su ampia scala e senza l’evidenza clinica e specifica dei tentativi eugenetici che l’hanno preceduta, le modalità ripetute dei quali sarebbero più facilmente smascherabili da più ampie fette di popolazione; come dire: una sorta di selezione al ribasso, che favorisca l’insorgere di una umanità resa più stupida e sprovveduta da un condizionamento ricevuto sin dalla nascita. In questo caso la maggioranza, così come è già in parte, fungerebbe da massa inerziale a favore dello status quo, il quale le garantisce un minimo mediocre recepito come panacea, ed a sfavore d’ogni presa di coscienza effettiva, che rappresenterebbe una minaccia di perdere anche quel minimo reso sufficientemente allettante dal contorno spersonalizzante.
      È un procedimento analogo al comportamento del torturatore che piega la vittima psicologicamente a sé alternando il dolore con la cessazione dello stesso, prendendosi anzi cura del malcapitato onde indurre così nel medesimo la ferrea idea che il suo benessere dipenda esclusivamente dal torturatore stesso, e di contro il suo dolore sia causa del suo erroneo modo di comportamento.
      Siffatto processo non durerebbe comunque in eterno, non fosse altro per il fatto che l’essere umano è molto di più di quanto egli stesso possa sospettare, e tuttavia prolungherebbe di parecchio l’agonia complessiva. Verrebbe da riflettere su quanto l’impasse possa essere scavalcata, oppure esaurita, attraverso un evento analogo a quanto Asimov racconta in uno dei suoi libri, allorché le previsioni inalterabili della Fondazione vengono vanificate dalla comparsa sulla scena di un mutante, la cui struttura “esistenziale” non può rientrare nelle assodate predizioni secolari (quanto piuttosto nelle possibilità, o modalità, infinite ancora ignote); forse si tratterebbe quindi di riapprofondire un differente modo (non nuovo, bensì dimenticato o non ancora compreso, nel caso reale) d’intendere l’umanità.

      • giannetto
        30 dicembre 2017

        Ti chiedo scusa: quando ho risposto a Eugenio Orso che mi rispondeva, non avevo ancora letto la tua riposta. Ma credo che la mia a lui possa essere estesa anche a te.
        Piuttosto trovo interessante l’ultimo capoverso della tua risposta. Mi ha fatto pensare a due post recenti, e per me antitetici nei fondamentali noetici: il primo è “Chaos primordiale e liberà dell’essere”, di Marco della Luna; il secondo è “La coscienza delle macchine”, di Piergiorgio Odifreddi. Il succo del primo è che la teoresi scientifica è arrivata a una impasse nei suoi stessi concetti fondamentali. Il succo del secondo è una larvata ipotesi secondo la quale la biologia sarebbe una realizzazione “corporea” di modelli di combinazioni logiche preesistenti.
        Quanto a me, simpatizzo con i dubbi di Della Luna, proprio perché mi danno più speranza.

        • Citodacal
          30 dicembre 2017

          Il noto premio Nobel per la Fisica Werner Heisenberg scrisse che “Il primo sorso bevuto dal bicchiere delle scienze naturali rende atei, ma in fondo al bicchiere ci attende pazientemente Iddio”; possiamo sostituire l’ultimo termine, qualora lo ritenessimo incrostato nell’uso comune da ogni genere di mistificazione ed abbindolamento, e sostituirlo con uno più adeguato – oppure non sostituirlo affatto, ma lasciarlo spazio in bianco per significare qualcosa d’infinitamente ignoto e platonicamente stupefacente – ed il significato di fondo non si altera: una spiegazione non è mai piena e diretta esperienza.
          Grazie per la segnalazione, soprattutto del primo post; ad una prima e veloce scorsa mostra d’essere interessante.

          • giannetto
            30 dicembre 2017

            Sì…. già nell’alternativa secca del Bing Bang (o il quid per esso), tra Dio e il Caso, se scartiamo Dio, allora il Caso è divino.

  • max tuanton
    30 dicembre 2017

    Mi eclisso mi si censura ,buone cose !

  • Renè
    30 dicembre 2017

    Sempre eccellente Della Luna, provo a dare la mia risposta:
    Non succede nulla (i ladri non vanno in galera) perchè la Magistratura italiana è marcia, fin dalla sua fondazione quando lo studio della Legge fu chiamato “facoltà di giurisprudenza” che è a mio parere un inno all’eversione della magistratura contro il Parlamento eletto dal Popolo, a questo aggiungiamo le “correnti politiche” nella magistratura stessa che sono dei parlamenti-ombra eversivi e la totale impunibilità dei magistrati/pubblici ministeri, l’ultimo delirio antidemocratico di questa casta è l’unione di un potere Governativo esecutivo, la pubblica accusa, con il potere giudiziario, il giudice.
    Dunque: Montesquieu aveva ragione a vedere tre poteri nello Stato, ma non può esistere un potere giudiziario “indipendente” perchè gli uomini non lo sono, ma peggio è in Italia dove gli avvocati dello stato non dipendono dal Governo ma sono intercambiabili con chi dovrebbe giudicare (!!!) inoltre sono impuniti, impunibili, prendiamo il caso del povero David Rossi, il suo omicidio fu filmato, ebbene il magistrato ignorò ogni prova, chi l’avrebbe dovuto controllare fece la stessa cosa senza la minima conseguenza… impuniti.
    Inoltre si arrogano il diritto di non applicare leggi o di inventarsele o di cancellare leggi a loro sgradite, promulgate dal Parlamento del Popolo.
    In Italia vige la dittatura della magistratura infatti racchiude in se i tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario
    Come contorno di facciata, ma inutile, ci sono i partiti, quelli maggiori sono tutti uguali, servono gli stessi padroni chi non si allinea, viene inquisito dalla magistratura.
    Il quinto potere, la stampa, i media, sono controllati dall’elitè che assume soltanto servi o cani scodinzolanti e questo sono i giornalisti italiani.
    Infine, chi conta meno: il popolo… abbiamo un 30% anche più di cyborg decerebrati conformisti che votano solo a sinistra, le famose “zoccole dure di comprendonio” una forma di pazzia misantropa, di fanatismo religioso non-religioso non curabile, preziosi per il Potere perchè “semper fidelis” all’elitè e per ultimi una percentuale maggioritaria di gente che lavora, non ha molto tempo libero e s’informa solo tramite la TV corrotta marcia, dunque si lascia ingannare, soltanto una percentuale infima s’informa tramite la “controinformazione”.
    Il popolo non si ribella perchè le rivoluzioni sono sempre state organizzate da regie occulte ed interessate a sostituirsi al potere, al massimo il popolo fa delle rivolte, quando ha fame.

    • Backward
      30 dicembre 2017

      “Il popolo non si ribella perchè le rivoluzioni sono sempre state organizzate da regie occulte ed interessate a sostituirsi al potere, al massimo il popolo fa delle rivolte, quando ha fame.”

      Precisamente. Dalla rivoluzione francese a quella bolscevica, passando per il risorgimento italiano e le varie primavere arabe. Il popolo non è che la massa critica usata dai cospiratori per abbattere il potere e sostituirvisi.

      • Eugenio Orso
        31 dicembre 2017

        Sono perplesso ,,,
        In questi anni la prospettiva rivoluzionaria sembra scemata del tutto e non c’è traccia – almeno nel tanto magnificato “occidente” – di élite emergenti con interessi opposti a quelli dell’élite/classe dominante globale finanziaria, che ha monopolizzato anche la lotta di classe.
        Ciò non significa, però, che il conflitto verticale, fra dominanti e dominati (mossi da un élite emergente più favorevole a loro) non si è mai verificato e non si verificherà mai più.

        Concordo, invece, che le classi dominate sono masse di manovra, o della classe dominate (nel peggiore dei casi, come accade da noi, elettori piddì, sinistroidi, radicaloidi, eccetera), oppure di un’élite emergente. In poche parole, la rivoluzione non parte dal basso, come credono gli ingenui.

        Cari saluti

        • Backward
          31 dicembre 2017

          Ovviamente! Di quale rivoluzione hanno bisogno gli oligarchi attuali qui da noi, se hanno già saldo il potere in mano? Le rivoluzioni vengono sobillate nei pochi paesi ancora non interamente sottoposti -non a caso sono attualmente nel mirino quelli ancora privi di una banca centrale Rothschild, come Iran e Corea del Nord.

      • giannetto
        31 dicembre 2017

        “Il popolo non è che la massa critica usata dai cospiratori per abbattere il potere e sostituirvisi”.
        Correggerei: Il popolo non è che la massa acritica usata dai cospiratori, quando la congiunzione astrale diventa favorevole, per abbattere il potere e sostituirvisi.- Insomma il popolo deve pur sempre fare (o detto meglio: al popolo deve pur sempre SUCCEDERE) qualcosa: il capovolgimento del suo “mood”, in modo che i cospiratori possano servirsene, sennò continuerà inerzialmente a far da gregge manso per le élite.
        – No mood upturning in the people = no revolution.
        Anche nelle rivoluzioni il popolo è massa acritica, ma, in quanto massa, è imprescindibile per poterle fare.
        Sicché è vero sia il “no mass = no conformism” sia il “no mass = no revolution”

        • Backward
          31 dicembre 2017

          Chiaramente. Massa “critica” nel senso di “dalla forza sufficiente allo scopo”, non nel senso di “ragionante”.

          • giannetto
            31 dicembre 2017

            Scusami… ho interpretato “critico” in relazione al contesto semantico dell”espressione “popolo bue”. Non potevo accorgermi sui due piedi che tu usavi “critico” nel senso fisico di “momento critico”, “punto critico” ecc..

        • Citodacal
          31 dicembre 2017

          Il vero problema sta nel “demassificare” la massa, nei termini in cui ciò sia possibile; sappiamo esserlo nella misura in cui il singolo prenda coscienza della propria individualità ed eviti di lasciarla degenerare in individualismo (che poi altro non è dalla estremizzazione opposta della massificazione); attualmente osserviamo una sorta d’individualismo deindividualizzato, la responsabilità del quale dipende anche da una certa retorica “democratica” che ha lasciato coincidere pensiero ed opinione: la stessa formazione educativa dunque, che non si esaurisce sui banchi della scuola o dell’università, dovrebbe muoversi nel senso di fornire modo e metodiche di formazione dell’ “individuo” in quanto entità consapevole (e non già come consapevole di qualcosa d’indotto), per far fiorire ciò che sottolineava Buber distinguendo adeguatamente la propaganda dall’educazione. Una propaganda per la parte “buona” non riscatta la coscienza dell’individuo finché lo stesso non sia in grado d’assimilarne la verità in modo critico da se stesso. Il programmare automi per la parte “buona” non risolve una virgola nell’essenza esistenziale, ed anche la “dottrina” prevede una “disciplina”, la cui base semantica ed etimologica ricorda per l’appunto la necessità d’apprendere in modo genuino e diretto, senza per questo venire dunque indottrinati. Piuttosto che vedere nell’educando una forma d’argilla da plasmare, sarebbe meglio considerarlo come un campo in cui deporre variegati semi: sarà lui stesso ad imparare nel vederli crescere, e come, dovendo esercitare la fatica d’irrigarli e mantenerli liberi da piante soffocanti.
          Senza considerare che la massa, in quanto tale, rappresenta comunque e continuamente uno squilibrio inerziale anche per la parte che la sottomette, come un poderoso carico fissato male nella stiva: e il modo di fissarlo male è propriamente intrinseco alla sua natura fluidamente inerziale.

  • Max
    30 dicembre 2017

    Mi chiedo quanti di voi sono passati dalle chiacchiere ai fatti. Sono le azioni che cambiano le cose anche se sono di una singola persona.Liberta’ è partecipazione!

  • leopardo
    30 dicembre 2017

    Quanto bla bla tanto erudito quanto
    perfettamente inutile. Un semplice cecchino
    ben determinato che centrasse in piena
    fronte un Soros e tutti gli altri antiumani della
    sua specie, apporterebbe un beneficio concreto
    alla comunità sofferente e umiliata, molto più
    delle vostre chiacchiere forbite.

    • Citodacal
      31 dicembre 2017

      Sì, ma.. ‘ndo stà er cecchino?

    • Eugenio Orso
      31 dicembre 2017

      Perché non gli spari tu, invece di partecipare alle chiacchiere, come stai facendo?

      • Laura
        31 dicembre 2017

        Intanto che ci ripensa, riguardo allo scrivere ancora, resistenza passiva individuale. Ma non sarà sufficiente, c’è bisogno di voci come la sua, almeno per come la vedo io.
        Buon anno e ci ripensi.

        • Eugenio Orso
          31 dicembre 2017

          Contraccambio l’augurio, ma l’età sale, il lavoro continua, la salute degrada, il nipotino cresce e la vecchia si approssima … Non so se mi rimetterò a scrivere seriamente.
          Granone, piccioni e parco: sarà questo il futuro?

          Cari saluti

    • giannetto
      31 dicembre 2017

      Hai l’animo di un Bruto, di un Ravaillac, di un Bresci… o stai solo cercando di scoprire chi di noi ce l’abbia? Le tue sono chiacchiere esattamente come le nostre. Ma tu facendo le tue chiacchiere ti incazzi, io con le mie mi ci diverto, anche se amaramente. Ricorda che gli attentati anarchici non sono scintille di rivoluzioni, perché le rivoluzioni le fa il popolo, nei termini enunciati nella mia ultima risposta a Backward.

  • Brancaleone
    31 dicembre 2017

    Il mio modesto pensiero e’ che siamo un popolo marcio e abbiamo di conseguenza quello che meritiamo, non si lavora piu’, sciami di giovani fancazzisti sprecano la meglio gioventu’ in ozi garantiti da genitori nonni. Pochi si applicano con serieta’ e sacrificio per ottenere risultati dalla vita: laurea triennale che non vale un cazzo e poi l’attesa, l’attesa di cosa? Una volta il libretto del lavoro si faceva a 14 15 anni , si faceva esperienza che formava prima di tutto moralmente a 20 25 anni avevi gia’ le tue idee, adesso che hanno? L’i phone, l’anello al naso la pelle imbrattata e le canne …se non altro. Questo popolo di zombi lo abbiamo fatto noi e ce ne dobbiamo assumere la responsabilita’ completa, molti genitori sisono uniformati ai figli quando mai e’ successo ? A forza di invocare diritti: lo stato deve garantire il lavoro, deve assistere, deve curare, deve istruire deve tutelare poi ci lamentiamo delle tasse e dell’incapacita’ di realizzare il paradiso per il popolo. Certo che i potenti gongolano sanno che preferiamo appecorarci piuttosto che a schiena dritta incominciare. a lavorare, loro propinano illusioni che tacitamente accettiamo pur di non fare niente e’ colpa loro? Per fortuna ci sono giovani( non molti) che valgono molto piu’ di quelli della mia generazione. Scusate se ho fatto considerazioni da vecchio

    • Citodacal
      31 dicembre 2017

      “Considerazioni da vecchio…”
      I ventenni che scamparono alla Grande Guerra tornarono già invecchiati nell’anima; forse fu un modo troppo veloce perché maturassero oltre l’ordinario; ma di cosa avrebbero dovuto scusarsi?

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