"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il Re Abdullah di Giordania lancia il “guanto” di sfida ai governanti sauditi

Il re Abdullah di Giordania, il 31 dicembre, si è proclamato solennemente ” Servo della Prima Qibla” e della Terza Santa Moschea, lanciando il guanto di una sfida religiosa per i governanti sauditi.
Alcune fonti riferiscono che il re di Giordania con questo gesto ha voluto sfidare il re saudita Salman e il principe ereditario Muhammad per aver abbandonato Gerusalemme, sito della Terza Moschea, sacra per i mussulmani, di fronte al riconoscimento del presidente Trump della città santa come capitale di Israele.

Il Re Abdullah ha enfatizzato questo punto, assestando una grande staffilata che evidenzia il suo ruolo, in cui ogni funzionario governativo, legislatore e ufficiale militare giordano lo ha visto esibirsi domenica. Il Re di Giordania esercitava il ruolo di custode dei luoghi sacri della Gerusalemme araba.

La Prima Qibla è il luogo sacro che segna la direzione verso la quale i musulmani si girano in preghiera, mentre la terza sacra moschea è quella di Al Aqsa, sul Monte del Tempio. La casa reale saudita è invece la custode delle due sacre moschee della Mecca. Una profonda spaccatura si è sviluppata tra le due case reali arabe di Amman e di Riyadh. Abdullah si è schierato contro la politica di Trump su Gerusalemme , mentre il principe saudita Muhammed bin Salman e il suo alleato, il sovrano degli Emirati, gli hanno intimato di smettere di persistere in questa politica e di sospendere i suoi legami con la Turchia e il Qatar, quelli che sono i nemici dei sauditi.

Il re di Giordania ha fatto le sue dichiarazioni domenica, ponendo provocatoriamente il suo ruolo religioso alla pari dei reali sauditi. Questa escalation della competizione fra i due sovrani arabi, ha in se il potenziale per scatenare un ampio confronto con vaste ripercussioni sulla regione, su Israele e Gerusalemme.

Proteste contro Trump in Giordania

Il re Abdullah ha portato avanti questa azione 24 ore prima ponendo agli arresti domiciliari tre principi giordani che erano stati accusati di mantenere legami segreti con i principi della corona dell’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Secondo fonti arabe, il re giordano Abdullah ha messo in detenzione due dei suoi fratelli e un cugino, accusandoli di legami segreti con i principi della corona saudita e degli Emirati Arabi Uniti.
Il re di Giordania si è quindi sbarazzato delle quinte colonne saudite all’interno del suo regno ed adesso si appresta a riavvicinarsi alla Siria di Assad, dopo essere sceso ad accordi con la Russia di Putin. Non è una questione di poco conto, vista la posizione strategica della Giordania.

Secondo quanto riferito, l’intelligence giordana lo ha avvisato delle comunicazioni dei principi Faisal bin Hussein, Ali bin Hussein e del loro cugino, Prince Talal bin Muhammed che stavano mantenendo con il principe saudita Muhammed bin Salman (MbS) e il principe degli Emirati Muhammed bin Zayed (MbZ), con cui il re Abdullah è ai ferri corti. Fonti giordane confermano che sono stati messi tutti agli arresti e sotto sorveglianza militare.

il principe Bin Salam con i sui ufficiali

Il re Abdullah di Giordania ha suscitato l’ira dei leader sauditi e degli Emirati Arabi Uniti per aver intrattenuto stretti legami con Turchia e Qatar, forti oppositori di Riyadh e Abu Dhabi. La spaccatura aveva raggiunto l’apice con l’arresto del miliardario giordano-palestinese Sabih al-Masri mentre era in viaggio regolare a Riyadh. Per ottenere la sua liberazione, i sauditi e gli emirati hanno chiesto al re giordano di staccarsi dal blocco islamico che il sovrano turco e il Qatar hanno cercato di stabilire per contestare la politica di Gerusalemme del presidente Trump. Il Re giordano non ha voluto sottostare al ricatto.

D’altra parte la decisione di Trump su Gerusalemme ha scatenato massicce manifestazioni di protesta in Giordania ed il Re Abdullah non poteva non tenere conto del forte sentimento anti israeliano ed antiamericano che si è sviluppato nella popolazione giordana fra cui  vi sono moltissime persone di origine palestinese e centinaia  di migliaia di profughi palestinesi che provengono dalle zone occupate da Israele.

Questo nuovo sviluppo che riguarda la Giordania costituisce un ulteriore fallimento della politica dell’ambizioso prtincipe saudita bin Salman che contava di costituire una alleanza sunnita in chiave anti-Iran su cui l’Arabia Saudita avrebbe dovuto esercitare la sua leadership.

Questo non è accaduto ma anzi, dopo il Qatar, l’Egitto e la Turchia, anche la Giordania si defila a seguito della scellerata decisione di Trump su Gerusalemme che ha suscitato il ripudio di tutto il mondo arabo e islamico con l’eccezione dell’Arabia Saudita che mantiene i suoi stretti vincoli di alleanza con Israele e con gli USA, dopo aver cercato di vendere la causa palestinese, scambiandola con una alleanza anti Iran.

Un altro netto fallimento per Muhammed bin Salman, dopo la disastrosa guerra allo Yemen e la sconfitta delle sue armate mercenarie in Siria. Il presidente Trump, con il suo riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele,  forse neanche immaginava di aver aperto il “vaso di Pandora” da cui fuoriescono tutti i demoni del Medio Oriente.

Fonti:   Breitbart.com        ABNA.com

Traduzione e sintesi: Luciano Lago

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  1. atlas 4 mesi fa

    Re Abdullah non è un merdogan qualunque, non va dove gira il vento; in Giordania ci sono scienziati Musulmani Sunniti secondi solo all’Egitto e non c’è traccia di wahhabismo salafita nell’Autorità Islamica. Ma a differenza dell’Egitto hanno sempre avuto la confraternita massone di Hassan Al Banna in parlamento, quindi questa presa di posizione del sovrano pare solo tesa a svincolarsi dall’immagine di filoamericano quali sono sempre stati davanti al suo popolo per una posizione su Gerusalemme che se ratificata passivamente sarebbe indifendibile

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