"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il principe saudita aveva cercato di convincere Abbas ad accettare il piano USA per Gerusalemme

Si svela il piano di pressioni e ricatti  di cui era stato protagonista il principe saudita Mohammed bin Salman (MbS) il quale aveva richiesto in forma perentoria al presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, di dare il suo appoggio al piano di pace patrocinato dagli Sati Uniti per Israele e la Palestina.

Secondo un report del sito “Middle East Eye”, Abbas era stato invitato a Rijad, il martedì scorso dove aveva avuto  conversazioni “riservate”  con il re Salman e con  MbS.

L’invito si era avuto poco dopo una riunione della Organizzazione della Cooperazione Islamica (OCI) ad Istambul, dove Abbas aveva annunciato che già non avrebbe più accettato gli Sati Uniti come intermediario nel processo di pace (dopo la dichiarazione di Trump su Gerusalemme).

Tuttavia il martedì MbS aveva setto ad Abbas che, secondo lui, gli USA “erano l’unica possibilità disponibile per il processo di pace.

“Gli Stati Uniti sono l’unica potenza che ha una influenza reale su Israele, è l’unico paese che può fare pressioni su Israele in qualsiasi processo di pace e nessuno potrebbe fare questo, nè la UE, nè la Russia, nè la Cina”, aveva detto MbS ad Abbas, secondo quanto riferito dai funzionari palestinesi presenti alla riunione.

In una visita precedente fatta all’inizio di questo mese, MbS aveva riferito ad Abbas che gli Stati Uniti “si stavano preparando per un accordo di pace e che questo accordo potrebbe non essere ben visto al principio ma che alla fine sarebbe stato buono” (buono per Israele ed i suoi alleati non certo per i palestinesi).

Il principe saudita aveva anche domandato ad Abbas in quel momento se i palestinesi nel Libano si sarebbero allineati con il campo pro saudita e se si sarebbero con l’occasione allontanati dal campo pro iraniano comandato da Hezbollah (il grande nemico dei sauditi e di Israele), come hanno riferito i funzionari palestinesi che accompagnavano Abbas.

In un qualche momento, bin Salaman aveva avvertito Abbas che, se questi non avesse realizzato il lavoro di convincimento dei palestinesi del Libano,ci sarebbero stati altri a farlo” (con una velata minaccia), come ha riferito un funzionario, riferendosi ad un altro politico palestinese dissidente da al Fatah.

Secondo il report, nella riunione più recente tenutasi con Abbas, MbS ha cercato di utilizzare la “diplomazia blanda” per cercare di convincere il presidente dell’Autorità palestinese a ritornare al processo di pace patrocinato dagli USA ed a ricevere il vice presidente USA Mike Pence nella sua prossima visita nella regione. Abbas si era rifiutato di riceverlo.

Il presidente Abbas ha mantenuto la porta aperta, dicendo al principe ereditario, “se gli Stati Uniti sono disposti a dichiarare che un processo di pace si deve basare sulla soluzione dei due stati nei confini del ’67, inclusa Gerusalemme orientale come capitale dello Stato di Palestina, allora siamo pronti a partecipare nell’immediato, ma se vogliono  trascinarci sulla versione israeliana della pace e della resa, noi non possiamo”.

I funzionari palestinesi hanno riferito che Abbas conosceva il nuovo piano di pace USA ma lo ha considerato come non altro che una copia della visione del premier israeliano Benjamín Netanyahu: un ministato nella metà della Cisgiordania occupata e la striscia di Gaza senza Gerusalemme, senza accesso dei rifugiati, senza frontiere senza fonti d’acqua.

“Il presidente non accetterà alcun accordo parziale e l’unico accordo che si potrà accettare deve essere basato sulle frontiere del ’67” , come riferito da un funzinario palestinese.

Nota:  Da queste rivelazioni, si è reso evidente il ruolo del principe saudita, già in accordo con  Kushner e con Netanyahu, per imporre la “soluzione israel” statunitense al problema palestinese, obbligando il premier palestinese a riconoscere l’annessione dei territori da parte del regime sionista e accettando di firmare gli accordi a nome dei palestinesi. Il tutto con minacce velate e ricatti dove il principe Salman ha messo sul piatto la possibilità di sostituire il premier palestinese con altro personaggio fantoccio conforme agli interessi sauditi e israeliani.

In sostanza l’Arabia saudita  ha venduto  la Palestina ad Israele ed agli Stati Uniti in cambio di un accordo per attaccare l’Iran ed Hezbollah in Libano, i veri nemici giurati della monarchia saudita.

Se ci si chiede perchè lo abbia fatto e come mai sia sorta una alleanza di ferro (prima sotterranea)  tra la monarchia saudita e lo Stato di Israele, si deve andare alle origini della famiglia dei Saud e si potrebbe scoprire che questa dinastia,  messa dall’Impero Britannico a guardia dei pozzi di petrolio nell’Arabia, aveva le sue origini collegate…..

Secondo lo storico ed analista Wayne Madsen, bisogna considerre che i monarchi sauditi e la loro religione wahabita hanno origini ebraiche.  Madsen ha scritto a proposito delle connessioni ebraiche all’Arabia Saudita.

“l’Impero turco ottomano, che comprendeva parti chiave dell’Arabia Saudita, aveva un gran numero di cripto-ebrei (ebrei che fingevano di essere musulmani) questi cripto-ebrei (chiamati anche Donmeh) avevano collegamenti con la famiglia reale saudita e la religione Saudita. I Sauditi seguivano la forma wahabita dell’Islam, la più assolutista, intollerante  e retrograda.

Secondo quanto riferito, il fondatore della setta wahabita Saudita dell’Islam,  era un cripto-ebreo. Una relazione dell’ intelligence irachena, datata 2002 e pubblicata nel 2008 dalla US Defense Intelligence Agency, puntava sulle radici ebraiche di questa dinastia dei Wahhabis.

Il rapporto utilizzava le memorie di un tal sig. Hempher , una spia britannica che sosteneva di essere un azzero. Nella metà del XVIII secolo, Hempher prese contatto con Wahhab al fine di istituire la setta wahabita. Secondo quanto riferito, lo scopo della setta wahabita era di suscitare una grande rivolta araba contro gli Ottomani e spianare la strada per uno stato ebraico in Palestina.

muhammad bin abdulwahab fondatore setta wahabita

Le memorie di Hempher sono raccontate dallo scrittore ottomano Ayyub Sabri Pasha nella sua ricerca storica del 1888, “Inizio e Diffusione del Wahhabismo”. Vedi: Radici storiche del wahabismo. Nel suo libro, ‘Gli ebrei Dunmeh ‘, d. Mustafa Turan scrive che il nonno di quel Wahhab, Tjen Sulayman, era in realtà Tjen Shulman, un membro della comunità ebraica di Bassora, in Iraq. Nel suo libro, “Gli ebrei Dunmeh e l’origine del Wahhabismo in Arabia Saudita”, Rifat Salim Kabar rivela che Shulman si stabilì in quella che oggi è l’Arabia Saudita, dove suo nipote, Muhammad Wahhab, fondò la setta wahabita dell’Islam……” Vedi: “Il sionismo islamista” di casa Saud

Queste origini, se confermate come sembra da varie prove documentate, spiegherebbero la vicinanza della Monarchia saudita ad Israele ed alla causa sionista.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione e nota: Luciano Lago

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  1. claudio 7 mesi fa

    Tranquillo, è confermato..
    buon Natale luciano..

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