"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il primo grande test per Trump: una crisi per tutti noi

di MEL GOODMAN (*)

L’attuale crisi in Siria fornisce a Donald Trump il suo primo vero test come presidente e comandante in capo. Sulla base dei suoi primi quindici mesi alla Casa Bianca, non vi è alcun motivo di credere che sia in grado di gestire una complessa situazione geopolitica e militare che coinvolge uno Stato arabo aggredito e gli interessi militari e politici di molti stati non arabi come Russia, Iran, Turchia e Israele oltre agli Stati Uniti.

La risposta tardiva all’utilizzo presunto e irragionevole della Siria di armi chimiche contro la sua stessa popolazione indica che la burocrazia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti così come i principali alleati europei come il Regno Unito, la Francia e la Germania stanno cercando di costringere il presidente e limitare il danno del coinvolgimento degli Stati Uniti.

C’è motivo di credere che Trump manchi della capacità cognitiva di trattare razionalmente, e tanto meno con successo, con la complessa situazione siriana. Le esplosioni caotiche di Twitter di Trump hanno già messo in guardia sulle armi “belle, nuove e” intelligenti “; la sua gestione di numerose sfide personali nella Casa Bianca; le sue continue contraddizioni su questioni sia estere che domestiche; la sua fissazione con la presidenza di Barack Obama e la sua rivale nelle presidenziali, Hillary Clinton, offrono uno schema delle sue decisioni bizzarre e impulsive. Le sue roboanti minacce nell’ultimo anno sono state particolarmente preoccupanti.

La situazione siriana richiede poteri seri e cognitivi. Il presidente deve analizzare e assimilare grandi quantità di informazioni reali, ma Trump preferisce sparare sul fianco senza il beneficio di alcuni briefing di verifica sui precedenti. Il suo modo rabbioso e impulsivo complicherà la necessità di una discussione calma e ragionata su questioni politiche e militari delicate. Il suo atteggiamento sprezzante verso l’uso della forza militare indica un modo spericolato e aggressivo che smentisce la gravità della crisi in Medio Oriente. Si considera un “genio stabile”, ma mostra ripetutamente capacità cognitive limitate.

Il comportamento maniacale di Trump suggerisce che la Casa Bianca e gli Stati Uniti trarrebbero vantaggio dall’avere attorno a sé i principali consiglieri che sarebbero in grado di governare e moderare il suo comportamento. Ci è stato detto che i cosiddetti “adulti” nella stanza hanno svolto quella funzione, anche se rimango scettico. Nel mese scorso, in ogni caso, abbiamo perso due di quegli “adulti” (il segretario di stato Rex Tillerson e il consigliere per la sicurezza nazionale, il tenente generale, HR McMaster) e i loro sostituti (il direttore della CIA Mike Pompeo e John Bolton) appaiono sililari allo stesso presidente, proprio come impetuoso e autoritario risulta lui . I numerosi riferimenti di Trump a se stesso come l’unico “che può aggiustare la situazione” indicano la difficoltà di consigliare un presidente autoritario.

Lo stress delle indagini del consigliere speciale Robert Mueller aggiunge al pericolo della situazione attuale perché il Presidente Trump potrebbe considerare l’uso della forza militare come un momento di acquisizione di potere nel corso di un peggioramento dell’atmosfera interna alla Casa Bianca. Il fatto che egli consideri l’inchiesta Mueller come “un attacco all’America” ​​indica anche il suo stile autoritario.

Qualsiasi discussione sulla situazione siriana comporta un dibattito sull’uso di armi militari letali contro un bersaglio in cui vengono schierate le forze russe e iraniane. Ci sono pochi piani militari che sopravvivono al primo round di combattimenti, ma la situazione siriana è particolarmente complicata in considerazione della presenza di forze straniere di difesa aerea e navale.

Siamo stati fortunati nella crisi dei missili cubani del 1962 perché il presidente John F. Kennedy era aperto all’uso di strumenti diplomatici per risolvere la crisi, e il leader sovietico Nikita Khrushchev era abbastanza forte da rovesciare se stesso e ritirare forze strategiche che non avrebbero dovuto essere schierate innanzitutto. Alla fine, ciascuna parte ha svolto un lavoro efficace per valutare le intenzioni e le capacità del proprio avversario, che è una questione fondamentale in qualsiasi crisi di politica estera.

Trump con i suoi consiglieri (alcuni silurati)

Non c’è motivo di credere che Donald Trump sia in grado di fare tali valutazioni, e la presenza di troppi consiglieri militari e la mancanza di consulenti diplomatici complica la situazione. Il presidente Kennedy aveva il vantaggio di un ex ambasciatore americano in Unione Sovietica, Llewellyn Thompson, che forniva consigli saggi e poteva dare alla Russia il tempo e lo spazio per prendere una decisione deliberativa.

Il presidente Trump deve fare affidamento su John Bolton e un Dipartimento di Stato svuotato che non è in grado di contribuire a una valutazione misurata e realistica del problema. Ovviamente, Donald Trump si vanta di non aver bisogno di briefing di intelligence o di consulenti intelligenti.

Nell’ultimo anno o giù di lì, il presidente Trump ha dimostrato di non avere praticamente alcuna possibilità di valutare i suoi avversari in patria o all’estero. La sua grandiosità e la sua indifferenza verso le preoccupazioni degli altri sono ostacoli a un efficace processo decisionale. La crisi siriana sta già mettendo alla prova il coraggio di tutta la sua squadra di sicurezza nazionale. C’è una vera ragione di preoccupazione.

*Melvin A. Goodman è senior fellow del Center for International Policy e professore di governo alla Johns Hopkins University. Ex analista della CIA, Goodman è l’autore di” Failure of Intelligence: The Decline and Fall of the CIA”, “National Insecurity: The Cost of American Militarism”, and “Whistleblower at the CIA: An Insider’s Account of the Politics of Intelligence”.
Il suo libro di prossima uscita è “American Carnage: War on Intelligence di Donald Trump” .

Fonte: Counterpunch.org .

Traduzione: Luciano Lago

*

code

  1. Citodacal 3 mesi fa

    Un esterrefatto Mishima si domandava come fosse possibile considerare uomini d’azione i moderni manager e la moderna classe dirigenziale che decide ogni cosa da una scrivania con mille telefonate al giorno (a cui ora aggiungere i vari Twitters…).
    Tradizionalmente l’uomo d’azione viene ascritto alla classe dei guerrieri (i Kṣatriya indu, letteralmente: “coloro che posseggono il potere regale”), i quali venivano addestrati assimilando un codice di rispetto e integrità per cui la morte è preferibile al disonore causato dalle proprie azioni indegne e non conformi al proprio status sociale e karmico: qualcosa che va ben oltre il senso di prestigio strettamente individuale e personalistico – che così tanto ci rende isterici e fatui ai nostri giorni –, poiché il Kṣatriya è responsabile dell’amministrare la giustizia, l’ordine e la difesa delle altre classi sociali e dunque deve cercare d’essere il più distaccato possibile proprio da se stesso [Hagakure rammenta inequivocabilmente: “Se ci si concentra sempre ed esclusivamente sulla morte, come si potrà compiere azioni turpi? “(I, 63); “Un samurai che non provi distacco nei confronti della vita e della morte, è del tutto inetto” (XI, 48); “La meditazione sulla certezza della morte deve essere praticata tutti i giorni” (XI, 134). Ricordiamo che il termine “samurai” o “saburai” significa letteralmente “servitore”]
    Ora: Trump è un immobiliarista del lusso (che i più maligni e perfidi potrebbero liquidare come poco più d’un palazzinaro di gran successo), mentre Putin è un militare che sa cosa significhi pisciare nel fango senza che sia la malasorte a costringerti nel farlo: molto della differenza sostanziale sta tutta qui.

    p.s.: pensare nei termini economici è assai diverso che farlo in quelli militari (ed anche la negoziazione, da questi punti d’osservazione differenti, acquisisce sfumature e motivazioni diverse): il primo fa affidamento alla mediazione del denaro, il secondo sa che un errore determinante può essere esiziale (difficile il negoziar con le pallottole in prima linea).
    Avevano un bel daffare, negli anni ’70, a pubblicizzare il capolavoro di Musashi, il “Go rin no sho” (Libro dei Cinque Anelli), come consultato e venerato a Wall Street! Nessuno che sia così attaccato ai soldi e al valore dell’economia fine a se stessa può mai comprendere sul serio l’essenza che Musashi intendeva indicare. Perciò finisce inevitabilmente fuori strada.

    Rispondi Mi piace Non mi piace
    1. atlas 3 mesi fa

      quando vuoi agire militarmente veramente, non lo devi dire a nessuno. In passato gli usa attaccarono centri bellici per la fabbricazione di armi chimiche in Sudan all’improvviso; se ne ebbe notizia a cose fatte. Tutte queste chiacchere però costano, io tutto questo agitarsi, mettersi in stato d’allerta, esercitarsi glielo farei pagare e mi prenderei l’Ukraina innanzitutto, con mossa fulminea. Però Putin sa quel che fa e quel che è bene adesso, massima fiducia al mio Duce

      Rispondi Mi piace Non mi piace
  2. max tuanton 3 mesi fa

    Andiam bene anche lei Cito stima LA ex spia del KGB comunista Russo Putin con la papalina che dal 1999 governs LA Russia con medvedev ebreo . Da lei cito cosi attento e erudito non me l’aspettavo ,poi non parlo degli altr che si abbeverano da fonti come sputnik news voltaire net aurora radio spada ecc perche’ non direttamente da roma ebraica o progetto Dreyfuss o giudeolandia e io che ve lo detto 100 volte sono tutti siti in mano EBREA o Massone quello che scrivono vale quanto una tirata da Calboni sul treno con fantozzi

    Rispondi Mi piace Non mi piace