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Il Potere. Il mondo moderno e le sue contraddizioni

Sabato 14 dicembre alla Sala Umberto di Roma si è svolta la presentazione del saggio di Sebastiano Caputo e Lorenzo Vitelli “Il Potere. Il mondo moderno e le sue contraddizioni” con la partecipazione di Francesco Giubilei (editore Historica), Carlo Sibilia (deputato M5S) e Diego Fusaro (professore e saggista). La sala gremita, più di 350 i partecipanti. A breve sul sito lintellettualedissidente.it il video integrale e le fotografie.
La Storia è un succedersi di rivoluzioni che sconvolgono le forme del Potere. Ha visto epoche in cui i governanti temevano i governati, in cui i popoli sovvertivano le istituzioni, ha visto le masse sollevarsi contro l’ordine precostituito. Ma non oggi. La Modernità opera diversamente, nuove dinamiche, un’altra guerra è in corso, senza il nostro assenso, senza la nostra benché minima consapevolezza.

La massa è i popoli schiacciati, la Modernità è la rivoluzione delle élite. Ad essere sovversivo oggi è il Potere. Sconvolge le mentalità, promuove nuovi sviluppi, fa e disfà fenomeni di massa, congiura, cospira, proietta, dall’alto dei suoi scranni, una Weltanschauung universale. Siamo in guerra ma non ce ne siamo accorti, tanto che, finalmente, non sapremo di essere dei vinti, non ci renderemo conto di adulare il nemico, di accettare il nuovo Ordine rivoluzionario che la Modernità, a nostra insaputa, ha edificato.
Venereremo la Modernità più di quanto non lo stiamo già facendo. Carl Schmitt distingueva colui che ci odia – dall’hostis – colui che ci combatte – sostenendo che su queste definizioni concettuali si organizzava la politica. Tuttavia l’avvento della Modernità ha generato una depoliticizzazione e la supremazia della vita economica intorno a degli Stati che assomigliano sempre più, come affermava il sociologo Max Weber, a delle “grandi fabbriche”. Fabbriche di consenso, di consumatori, di profitto. Un’idea politica– dice Schmitt – viene compresa solo quando si riesce ad individuare la cerchia di persone che ha un interesse economico plausibile a servirsi di essa a sua vantaggio”. Il potere politico ha perso ormai da diversi decenni i suoi diritti e le sue libertà a beneficio di un’élite invisibile – quella che lo scrittore tedesco chiama “cerchia di persone” – che nel passato ha ribaltato un ordine prestabilito per imporne un altro conforme alla sua visione del mondo. Il nuovo Potere si è rivoltato, ha imposto il suo credo mistico, si è consolidato nelle sfere di governo delle nazioni egemoni, “machiavellicamente”, ha corrotto, oppresso, mentito, monopolizzato il diritto di emettere moneta, ha esportato subdolamente il suo modello economico, ha imposto violentemente dei codici linguistici, morali, culturali. Ha svuotato gli Stati della loro sovranità e l’uomo della sua essenza.
Il nuovo Potere ha dichiarato guerra all’umanità ponendosi come hostis (nemico) dei popoli e delle nazioni libere provocando una crisi senza precedenti storici. Una guerra che è totale (tutti gli aspetti della vita ne sono compromessi), dominante, rivoluzionaria (è tuttora in corso), universale (tutti sono coinvolti poiché tutti i popoli e gli Stati devono fondersi in una sola razza, in un solo popolo e in un solo Stato), locale (siccome è estesa all’interno delle nazioni stesse che subiscono il “primato della politica interna” – conflittualità di fazioni politiche, religiose, etniche, sociali – “sull’unità politica” – lo Stato – ed il rischio costante di una guerra civile). La vittoria degli anglo-americani durante il Secondo conflitto mondiale ha accelerato questo processo, tuttavia la dichiarazione di guerra non è stata firmata nel 1945, bensì ha origine ben più remote. È impossibile comprenderlo (il consolidamento del Nuovo Potere, ndr), senza conoscere almeno alcuni avvenimenti storici precedenti che segnano il ciclo del conflitto – scrive Ezra Pound non si può comprendere senza conoscere almeno alcuni fatti e la loro sequenza cronologica”. È necessaria, quindi, una presa di coscienza. Senza una rivoluzione culturale, non vinceremo, o meglio non sapremo mai di essere in uno stato di guerra permanente.

Autori : Sebastiano Caputo e Lorenzo Vitelli
Autore della Prefazione: Carlo Sibilia
Autore della Postfazione:  Diego Fusaro

Fonte: l’intellettuale dissidente

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  1. DANILO FABBRONI 9 mesi fa

    Certo che per essere figlia di cotanti “contestatori-della-società-capitalistica” la ruota alla Bateson le è girata bene se è stata accolta nel seno di una fondazione la quale porta il nome (ed i soldi) di uno dei maggiori tycoon del capitalismo mondiale. Verrebbe lecito chiedersi che vincolo, che connessione di connoisseur, esiste tra tali contestatori e chi li patrocina, sempre che ne esista una, e non fosse invece tutto il frutto di una fortuità.
    Mallarmé direbbe che “un colpo di dadi non abolisce il caso”.
    Siamo d’accordo con lui. E rimaniam quieti. Ma un istante dopo l’occhio cade su un accenno di Calasso, che recita così: «Come mai questi incontri e coincidenze fra pensatori nemici? Perché di là da tutte le palesi incompatibilità reciproche, essi sono accomunati da qualcosa di ben più profondo, che ci permette di passare dall’uno all’altro come da un nodo all’altro di una stessa rete (di agenti segreti?)…».
    Calasso scrive “agenti segreti”. Dato che Calasso non è incline a scrivere cose a vanvera, ci si reitera la domanda di quali coincidenze abbiano portato sugli stessi lidi “pensatori” così distanti almeno all’apparenza, tra di loro.
    Coincidenze solo?
    Certamente sì.
    D’altra parte lasciando ovviamente da parte complottismi d’accatto da quattro soldi, non dovrebbe sorprendere troppo sapere che ad esempio, uno scrittore, o un intellettuale, possa essere un agente prezzolato dalle bande dei servizi segreti.
    Per inciso, ad onor del vero, va comunque detto che studiosi della portata di «von Clausewitz, Sun-Tzu e Machiavelli avevano posto in evidenza l’importanza della disinformazione, della tecnica del sospetto e del complotto per indebolire l’avversario».

    E Aldo Ravelli, il grande vecchio di Piazza Affari, presente da protagonista in ogni operazione di Borsa per settant’anni anni dal Dopoguerra in poi, definito da Sergio Cusani: “Un uomo con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra”, la cui figlia ha sposato Achille Occhetto, in prime nozze, e il figlio ha fatto parte del Movimento Studentesco di Mario Capanna, ebbe a dichiarare: «[…] io ritengo che [Nino Rovelli] avesse ragione sull’esistenza del complotto. Non so se della massoneria o di qualcun altro. Certamente l’hanno fatto fallire e le banche hanno avuto un ruolo decisivo».

    Da tener presente che fu Zolla a dipingere il Sessantotto come «il complotto più misterioso e satanico della storia», come vedremo nel prosieguo della nostra storia.
    È cosa fin troppo notoria che William Saumerset Maugham, come del resto Graham Greene, e giù financo a Ian Fleming, furono all’aperto servizio … dei servizi segreti.
    Anche il grande musicologo Alain Danielou non fa mistero dei suoi legami con personaggi dell’Intelligence Service britannico, segno ulteriore dei buoni rapporti intercorrenti tra intellettuali e ambiente spionistico.

    Non solo scrittori erano reclutati nei servizi. Altri insospettabili. Anche architetti. Uno di quelli che viene definito con termine obbrobrioso, archistar, Eero Sarinen, la magica penna del design finlandese, già all’età di 32 anni, fa parte dell’OSS, stando a quanto ci racconta su “L’Espresso”, un altro architetto, Massimiliano Fuksas.
    Ancora insospettabili.
    L’ambiente del teatro e del cinema.
    Laurence Olivier, l’insuperabile attore teatrale e cinematografico inglese, collezionista di tanti Oscar, fu a detta del biografo Michael Munn un collaboratore dei servizi britannici, a braccetto (è proprio il caso di dire, visto che, sempre secondo Munn, ebbero una relazione omosessuale) con Noel Coward, commediografo, attore, regista e compositore inglese, idolo del jet set internazionale negli anni Cinquanta.
    L’ambiente bancario e dell’alta finanza.
    Sir Charles Jocelyn Hambro, dell’omonima banca, ricevette l’incarico di direttore del SOE, Special Operations Executive, una delle branche più sofisticate dell’Intelligence britannica, da Lord Selborne.

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