"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il paradosso della Cataluña identitaria e…nichilista

di  JAVIER R. PORTELLA

Poniamoci la domanda: perchè non lasciare che i catalani si esprimano “democráticamente” (già è uscita la parola feticcio) e decidano il destino della Cataluña con un referendum che terrebbero i separatisti, fra l’altro, con grandi possibilità di perdere se si dovesse svolgere in forma normale e secondo le regole del gioco? Non sarebbe molto più intelligente?

La rispposta è semplice. Se non si permette che “il popolo decida” questo è per la semplice ragione che ci sono cose che rimangono fuori dell’ambito delle scelta e delle decisioni. Uno non decide di vivere o di morire, di essere o di non essere (salvo naturalmente che voglia suicidarsi). Non sono cose che, come individui, ci è dato di decidere. Come popolo tanto meno.

Una delle due, a tutti gli effetti. O bene ci si conforma alla visione individualista-liberista-di sinistra del mondo, o bene si sostiene la visione identitaria, organica delle cose. O bene si considera che il popolo (o la nazione, la comunità…., quale che sia il nome) non è altra cosa che una somma di atomi individuali che decidono di firmare (o rescindere) il famoso Contratto che li mantiene uniti; o bene si considera che non esiste tale Contratto, che il popolo (o la nazione…la comunità) è un tutto organico: “una unità di destino”, dicevano Hegel ed un certo José Antonio Primo de Rivera, che nel passato, nel presente e nel futuro si incrociano di tale modo che costituiscono un tutto superiore alla somma delle sue parti o individui – un tutto che non è possibile dissolvere (salvo il suicidio collettivo) per la libera decisione o il mero capriccio delle sue parti.

Diciamolo con una boutade. Visto che la Patria è tanto la terra degli antenati come dei contemporanei, un referendum sul destino della Patria potrebbe essere valido soltanto riaprendo le tombe, se anche i trapassati potessero votare!
Due visioni del mondo si confrontano da ogni parte: la visione di quelli che amano la Patria e la visione di quelli che amano gli atomi individuali (e le masse che questi generano). Il paradosso, in Cataluña, è quello che i secessionisti amano entrambe le cose contemporaneamente! Amano certamente la Patria. Alla fine, quella che intendono come tale: soltanto la piccola patria catalana, mentre professano, come tutti i patriottardi, un odio viscerale per l’Altra: la grande Patria spagnola, in questo caso, quella che rappresenta la Patria storica, la cultura e la lingua che ha creato i legami fra tutti i popoli della nazione.

Tuttavia, si è vero che amano la Patria, ma ancora di più amano l’individualismo gregario dei nostri giorni. Lo amano tanto che il nichilismo liberale-individualista, di sinistra costituisce in realtà il loro simbolo che più li distingue. E’ sicuro che invocano constantemente l’amore per la terra catalana, per le sue tradizioni folkloriche, per la sua lingua, la bellezza – innegabile -dei suoi paesaggi …..sentimenti assolutamente nobili e legittimi-molto di più, la verità che il distacco identitario che caratterizza attualmente il resto della Spagna –; ma si tratta di sentimenti identitari che non sono in grado di giustificare alcuna separazione. Come la potrebbero giustificare, quando “la povera Cataluña oppressa dalla Spagna” è soltanto una finzione storica impossibile da sostenere e il cui mito ha iniziato a germogliare alla fine del secolo XIX?

Tuttavia per loro è la stessa cosa. Cosa gli fornisce di più la vera identità del paese, profondamentre duale, tanto spagnola come catalana, di questo paese. Cosa gli forniscono di più tutte le considerazioni storiche, culturali, linguistiche. Cosa più gli da una identità profondamente ridicolizzata dagli stessi che pretendendo di difenderla. I catalani non esitano a far invadere il paese da centinaia di migliaia di mussulmani destinati a sostituire i catalani, quelli che in Cataluña hanno i loro morti. Cosa di più gli fornisce tutto questo. Se vogliamo l’indipendenza, come richiede dal più profondo il cuore separatista, è per la semplice ragione che così lo vogliamo, così lo abbiamo deciso, così noi abbiamo la santa e reale voglia di separazione. Punto.

Catalani in piazza

E visto che di punti parliamo, sembra come se la polizia avesse disposto di mettere fine ai si che avrebbero dovuto terminare da molto tempo. Tuttavia soltanto all’apparenza: che si vada a sapere cosa può accadere con questa banda di codardi , pusillanimi e chiacchieroni che ci governano e che hanno appena realizzato una autentica impresa mai vista. Per la prima volta nella Storia, un Governo, che dispone di tutta la forza della ragione, della legge e- soprattutto – delle armi, si sta confrontando con un colpo di Stato rivoluzionario, opponendo a questo una azione giudiziaria davanti ai tribunali, attuando una azione di forza soltanto dopo, molto dopo, quando ormai è tardi .
Tutto questo per cercare di calmare la bestia. Tutto per la sua paura che la ciurma di comunisti della CUP, appoggiata da quelli di Podemos e acconsentita da una insieme di secessionisti, mettano anche i puntini rivoluzionari sui si assaltando le strade e sangue e fuoco tra adesso ed il 1° di Ottobre.

Chi metterà altri puntini sui si? Chi finirà guadagnando, realizzando la sovranità, nella situazione ecezionale – eccezionale come tutte le rivoluzioni- che sta vivendo la Cataluña?
” E’ sovrano- ce lo dice Carl Schmitt- colui che decide su una situazione eccezionale”. E in Spagna, da circa quaranta anni, dall’arrivo della democrazia che ha aperto tutte le porte per la decomposizione della Patria e a tante cose di più, esiste una unica forza che decide , che prende l’iniziativa, impegnata a distruggere i vincoli che da circa cinquecento anni caratterizzano al nostra unità politica, e da ben duemila- dalla Hispania romama – la nostra unità affettiva e culturale.

In modo che soltanto tale forza continia a decidere per tutti…..

Fonte: El Manifiesto

Traduzione. Luciano Lago

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  1. Marc 1 mese fa

    Si sono fatti invadere non solo dai musulmani, ma soprattutto dai sudamericani e cinesi che soprattutto a Barcellona e Lleida si sono sostutuiti nella gestione di bar, e frutterie.

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    1. giannetto 1 mese fa

      Sai quanta gente conosco, nei pressi di casa mia, che scannerebbe il vicino della bifamiliare dietro l’angolo di una stradina… e allo stesso tempo promuove caritatevolemnte collette di fondi, di abbigliamento e roba usata per i poveri del… Mato Grosso.

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  2. Mario Rossi 1 mese fa

    Questo articolo è un delirio di cazzate!!!! La gente vuole l’indipendenza perchè capisce di essere vessata e sfruttata da uno stato che prende tutto dove lo trova senza guardare nessuno in faccia. Allora come in italia c’è un nord che cerca di costruire parimenti c’è un sud che cerca di rubare e allora quelli che lavorano lo devono fare doppio o triplo sempre sotto la scopa delle riforme strutturali, quelle che dovrebbero aaumentare la produttività che altro non sono che manovre di oppressione a danno di chi cerca di fare seriamente qualcosa. il sistema così non può andare ma la colpa non è delle identità sociologiche ma solo della cattiva amministrazione.

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    1. lister 1 mese fa

      La cazzata più grossa è quella che hai sparato tu: “in italia c’è un nord che cerca di costruire parimenti c’è un sud che cerca di rubare”!!!
      Il Sud è stato derubato fin dal 1860, dalla “spedizione” del massone con la barba rossa, spinto dal massone con gli occhialini per favorire i Savoia, grazie ai soldi ed alla protezione
      della massoneria inglese.
      Il Sud, a quel tempo, era la seconda potenza industriale dopo l’Inghilterra, in Europa.
      Il Sud è stato colonizzato dai ladroni piemontesi.
      Il Sud non ha più potuto risollevarsi perché costretto al giogo dai Savoia prima, e dal nord, poi. Tutt’oggi!

      Studia un po’ di Storia d’Italia, ed esci dai luoghi comuni sputati da Bossi e dai suoi accoliti secessionisti.
      Se c’è un popolo che avrebbe ogni giusta ragione ad ambire alla secessione, proprio perché “capisce di essere vessata e
      sfruttata da uno stato che prende tutto dove lo trova senza guardare nessuno in faccia”, quello è il Popolo del Sud!!!

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      1. Renè 1 mese fa

        Dunque la Tarronia sarebbe stata la SECONDA potenza industriale dopo la Gran Bretagna, davanti alla Germania agli USA ed a tutte le nazioni europee?! In fatto di sparare cazzate non scherzi mica, Listerine.

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        1. giannetto 1 mese fa

          Infatti è una notizia segreta:Il Regno di Napoli ebbe una florida Compagnia delle Indie Orientali.

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          1. lister 4 settimane fa

            Ma che spirito di m…a povero Giannetto Malespini!…
            Per tua conoscenza, il Regno delle Due Sicilie era ricco, il Piemonte era fortemente indebitato: alla Borsa di Parigi, i titoli di stato del Piemonte quotavano il 30% in meno del valore nominale;
            i titoli del Regno borbonico quotavano il 205 in più!!!!
            Il deputato del governo Cavour scrisse: “O la guerra (ai Borbone) o la bancarotta!” (Chissà da chi avranno imparato gli americani)
            ibidem, pg 92.

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        2. lister 4 settimane fa

          Hai ragione: era Terza, dopo Inghilterra e Francia… (Terroni: Pino Aprile, pg. 7)
          La Germania, nel 1860, non esisteva!
          Gli USA (io ho parlato di Europa) erano alle prese con la Guerra di Secessione: erano schiavisti, all’epoca, altro che industrializzati!!!
          Studia la Storia prima di dire bestialità!!!

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        3. Marc 4 settimane fa

          Beh, gli ingegneri minerari inglesi venivano a studiare la maniera di fare un acciaio di ottima resistenza in un’accisieria in Calabria. Ah, non c’è un’acciaieria in Calabria? E sai perché? Perché è stata smontata pezzo per pezzo dai piemontesi e ricostrita nel famoso nascituro triangolo industriale Genova-Milano-Torino. I Savoia, non riunificarono l’Italia, conquistarono e spogliarono il sud. Erano con le pezze al culo dopo la 1 (disfatta di Carlo Alberto contro Radetzki) e 2 guerra d’Indipendenza. Dovettero negli anni regalare Corsica (xviii secolo) Nizza e Savoia (xix secolo) ai francesi dopo la 2 guerra d’indipendenza.
          Fu una delle guerre di conquista più sanguinosa combattuta sul suolo italiano.
          Subito nacque una “questione meridionale”.
          Purtroppo è vero: bisogna studiare la storia e superare la pelosa retorica del risorgimento.
          Non sono del sud, vivo a Barcellona.
          Javier Portella l’autore di questo pezzo è un franchista, estrema destra, che ha fatto un pezzo pieno di inesattezze e platealmente fazioso.
          È un giornalista e scrittore prezzoato accusato di plagio, un Renato Farina de nosntri

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          1. lister 4 settimane fa

            Perfetto, Marc!
            Ma che ne sanno della Storia d’Italia, questi poveri pecoroni al seguito del Bossi, obnubilati dalla propaganda savoiarda prima,
            e lombardo-veneta poi?!

            Peraltro essere “franchista” non è un demerito, anzi!

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          2. giannetto 4 settimane fa

            Sulla nullaggine dei Savoia parole non ci appulcro! Su di loro aveva già detto tutto il grande Carlo Cattaneo. Come equamente aveva già detto tutto sui napoletani. – Scilla e Cariddi.
            Ma seriosaggini a parte io sono DAVVERO un tifoso del Lister, e spero di vederlo nei panni di un patriota meridionale che soffre in barricata per la restaurazione di Franceschiello. Che spero per loro avvenga senza baroni e latifondi (cf.Stefano Jacini… cf. Tomasi di Lampedusa..)… e poi senza mafie, camorre, Ndrangheta, Sacre Corone… mannaggia !…senza tutte ste porcherie trapiantate in casa loro da quei fetenti di “piemontesi”!
            – Ma soprattutto il rivoluzionario Lister inviti chi terrone non è a farsi una sega! E’ la strada più sicura! – Lo appoggerò con lo stesso ardore con cui il Pentagono sostiene i curdi. Gli farò avere le armi attraverso lo Stato Pontificio!

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          3. Silvia 4 settimane fa

            Certo che hanno fatto proprio un cattivo affare, i Savoia,dando alla Francia Nizza e la Savoia (per sua informazione, la Corsica non l’avevano) in cambio delle Due Sicilie e dello Stato de Chiesa.m Corsica non l’avevano)co

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        4. lister 4 settimane fa

          Povero ignorante cazzaro,
          la risposta, che non so perché sia capitata lì, la trovi sotto l’intervento del Giannetto:
          il Regno delle due Sicilie era, infatti la terza potenza industriale europea, non la seconda.

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      2. giannetto 1 mese fa

        Ma guarda! Mi ecciti… I “sudisti” avrebbero ogni ragione per ambire alla secessione. Ma avanti, prego!… Se vuoi andare viario non ti fermerò… cantava, mi pare Caterina Caselli (ma forse ricordo male).

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        1. giannetto 1 mese fa

          errata corrige: se vuoi andare vai, io non ti fermerò.

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        2. lister 4 settimane fa

          Ecco, visto che ti ecciti, fatte ‘na sega!!!

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          1. giannetto 4 settimane fa

            Classica reazione de terrone!
            – Già da questo si capisce quanto puoi aver studiato la Storia.

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      3. giannetto 1 mese fa

        Eh sì… la mafia nacque a Cinisello Balsamo, ma i suoi boss pensarono di delocalizzarla trapiantandola a Corleone.
        – Eh sì, si vede proprio che le vostre menti illuminate (alle quali mi levo tanto di cappello!) è come se mai avessero messo il dito impietoso sulle piaghe VOSTRE! – E parlo di Verga, Pirandello, Tomasi, fino a Sciascia… Passim. – Ma per voi non esistono! Non li nominate mai! Siete voi “sudisti” che li disonorate, facendo gli gnorri!
        – Come si fa a recitar sempre sto disgustoso vittimismo chiagnone?
        – PS.: Non hai sentito di un’azienda del Nord mandata a Napoli per smaltire il suo immondezzaio da stalle di Augia, e minacciata FISICAMENTE di togliersi dai coglioni? … Io sì, perché ci lavora un mio stretto conoscente…

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        1. lister 4 settimane fa

          Povero Giannetto Malespini…
          Non hai capito un emerito c…o di ciò che ho scritto: dal 1860 in poi, il nord ha sfruttato il Sud!
          Checcacchio c’entra la mafia che è nata come “Onorata Società” ed è stata reinserita in Italia dagli americani nel 1943?!
          Si vede proprio che ti intendi di “immondezzai da stalle”!

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          1. giannetto 4 settimane fa

            Stavolta la colpa non è dei “piemontesi”, ma degli americani, che però han “reinserito” la mafia nel 43. Allora vuol dire che era stata “inserita” in precedenza! Magari il Duce l’aveva quasi fatta fuori? E’ questo che vuoi dire? O no?
            – Se tu avessi solo un minimo di quella “cultura” che da bravo terrone da cartolina millanti, con frasi fatte, sapresti che già Verga, in Mastro Don Gesualdo, allude a “strane” contingenze mafiose. Dipinge una società siciliana pre-unitaria: siamo infatti in epoca di restaurazione.
            In ogni modo hai ragione: la colpa è sempre degli “altri”; dei terroni, mai!
            Chiagni! Chiagni! … E che gli altri si faccian seghe!

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          2. mardunolbo 4 settimane fa

            Per favore, Lister, ascolta ! sono milanese da generazioni, ho letto la storia a scuola e poi ho potuto leggere la vera storia d’Italia !
            Quanto dici e’ verissimo e lo ammetto da erede di un bersagliere che entro’ a Porta Pia al seguito dei savoiardi briganti.
            Non perderti in inutili polemiche con gli ignoranti come Giannetto !

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      4. keki 4 settimane fa

        Veramente lo stesso Bossi dichiarò che Garibaldi era un cretino.

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        1. lister 4 settimane fa

          Davvero?
          Beh, sarebbe l’unica affermazione di quel poveraccio che io possa condividere…

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        2. MauriZIO 4 settimane fa

          ………. a scuola …. alle elementari…… il maestro ci ha sempre detto che Garibaldi era un CRETINO …….all’oratorio per altro era cosa nota ……..
          Saluti da Gallarate (VA) ITALY

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      5. Silvia 4 settimane fa

        Il Sud era una grande potenza industriale. Ma il popolo come viveva, tra caporalato e capi mafiosi? PS. Non sono mai stata una seguace di Bossi.

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        1. lister 4 settimane fa

          “Napoli, si offre a Leopardi (1833) “città grande” per eccellenza. In quel 1833 conta, infatti, circa trecentosessantamila abitanti
          e viene superata per popolazione, in Europa, soltanto da Londra, Parigi e San Pietroburgo.
          La vita nella città partenopea, dunque, infonde nel Leopardi non solo ottimismo, ma anche speranze di crescita professionale.
          Ciò che piace subito al recanatese non è solo l’aspetto folklorico della città, ma più semplicemente la vitalità e il vigore,
          la gioia di vivere del popolo napoletano.
          Leopardi è un solitario e un malinconico, ma la folla anonima riesce a rasserenarlo. Prova tanta gioia nel passeggiare per Toledo e Santa Lucia”.

          Paolo Villani, Il Sole 24 Ore

          Ecco come viveva il popolo. Vale anche per il Giannetto qui sotto.

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    2. giannetto 1 mese fa

      Ho appena letto che l’avanzo fiscale della Lombardia è di ben 54 miliardi. E indovina dove vanno a finire? Chi se li ciuccia non è che propriamente “ruba”. – Gli è che le regole del gioco son quelle. Ma … sorpresa!! Chi accetta le regole del gioco? Solo i beneficati? No… ingenuo! … Anche gli scremati le accettano, ossia quei nordici italioti che in vecchio dialetto si sarebbero chiamati “pòr gandùla” (povere noccioline di ciliegia). Evidentemente i catalani hanno una genetica diversa.

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  3. giannetto 4 settimane fa

    Forse qualche esperto sondaggista, che è pure (ça va sans dire) un esperto di psicologia di massa, mi saprà spiegare il regolare apprezzamento alternato (+1) e (-1) che è stato dato a ciascuno dei commentini che ho fatto ia margine di questo post, commentini che non erano altro che rispostine a commenti altrui. Non che il numero dei votanti – un punto sopra lo zero – mi promuoverebbe caporione in un movimento di massa! Ci son ben altri “commentatori” con più autorevole “aplomb”! Mi piacerebbe però conoscere, oltre all’unico + o – , anche l’OPINIONE dell’apprezzatore, e soprattutto quella del detrattore. Al quale ultimo direi: “Ma dimmi che cazzo ho detto di sbagliato per meritare il tuo (-) da testa di cazzo”?
    – Ma so che chiedo troppo in un regime di democrazia della privacy! L’ identità degli anonimi + e – , vera o fasulla che sia, è nota solo a Google-NSA…. ossia a Grande Fratello … Il quale, mannaggia, non me la dice! Eppure sarebbe così semplice, per lui, dirmi ad es: “quel che ti ha dato il (-) ha il nick di Narciso.” – Mi risponde invece: “‘ ‘Un te lo dico, manco il nick! Che ci vòi fa? Dobbiamo rispettare la privacy!”
    Insomma, dall’inizio alla fine è tutta roba da ridere!

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    1. lister 4 settimane fa

      Che fai, ti rode che qualcuno ha rilevato le cazzate che hai scritto?

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      1. giannetto 4 settimane fa

        Dimmi perché sono cazzate. Voglio ragionamenti, non frasette a vanvera.
        A me non rode proprio nulla. Constato solo che questi commentarii sono un parco zoologico per primati, e tu sei uno di quelli.
        – O forse ti sembra un argomento l’insulto? O ancor meglio l’invitare qualcuno a farsi una sega?
        Ti replico alla pari, ma senza scendere alle parti basse:
        – Ficcati a Ischia, così potrai chiedere il sussidio per “ABUSO DI NECESSITA'”! (Non ti piace questa nuova e meravigliosa e terronissima formula del Giure Napoletano?)
        – O a Napoli, così passeggerai nella monnezza.., Non mi dire che era meglio ai tempi di Franceschiello! Ma leggiti cosa diceva Leopardi della vostra metropoli (ben prima che ci arrivassero i” piemontesi”!), tu che sei un cultore di storia! Ah! Ah!.

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        1. animaligebbia 4 settimane fa

          Ti consiglio di leggere 1861 di Giovanni Fasanella,e’ una bella ricerca storica sulla vera storia del risorgimento,con nomi date e circostanze,spiega cio’ che e’ accaduto e fa capire anche la storia recente.Il sud cosi’ come il Lombardo veneto e’ stato conquistato per essere depredato,i veneti dopo il “plebiscito” hanno incominciato ad emigrare a centinaia di migliaia cosi’ come i meridionali,cosa che non accadeva sotto gli austriaci o i Borbone.Per quanto riguarda le varie mafie di cui noi abbiamo il copyright e che sono estese in tutto il mondo,da un lettore di questo sito non mi aspettavo tanta ingenuita’;si tratta di manovalanza di ben altri poteri che risiedono altrove,se vedi i cognomi dei boss,almeno in Sicilia avrai una bella sorpresa.L’indipendenza della Catalogna e’ spinta dai soliti noti,e’ molto piu’ facile per gli psicopatici di bruxelles controllare (e ricattare) micro o macro regioni piuttosto che paesi compatti che hanno potere al tavolo delle trattative,e ,detto senza offesa,il lombardo veneto davanti alla Germania conterebbe come il classico 2 di briscola.

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          1. Silvia 4 settimane fa

            Il Lombardo Veneto conterebbe molto poco, pero’ l’Italia attuale non conta quasi nulla

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          2. lister 4 settimane fa

            Pio IX aveva proposto uno status quo realizzando una “Federazione degli Stati Italiani”, ma la massoneria fece in modo che
            non si realizzasse.

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        2. lister 4 settimane fa

          I “piemontesi” si meravigliarono di uno strano apparecchio “a forma di chitarra” con cui erano attrezzati i bagni della Reggia di Caserta.

          Quei poveracci dei savoiardi non conoscevano nemmeno l’esistenza del BIDET!!!

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  4. Salvatore Penzone 4 settimane fa

    Non è una favola che il Regno delle Due Sicilie fosse uno dei più ricchi d’Europa dopo l’Inghilterra e la Francia; che avesse la flotta commerciale più grande dopo quella inglese; che avesse grandi cantieri navali che prendevano commesse da tutta Europa e anche dall’America; un’industria tessile fiorente (in quest’ambito prese vita il primo, magnifico, esperimento sociale “comunitario”); un’industria metalmeccanica nascente che permise la costruzione della prima tratta ferroviaria in Europa, la tratta Napoli-Portici, tanto che con la visita dello zar Nicola I al Re di Borbone nel 1845, la Russia apprese nuove tecnologie nella fabbricazione di carrozze e locomotive a vapore (Pietrarsa); una banca statale fondata con lo scopo primario di sostenere l’economia del paese.
    Il potere politico finanziario del nord fece razzia di queste ricchezze, lasciando credere che il loro intervento avesse il solo scopo di liberare le masse popolari del sud da un giogo tirannico, quelle stesse popolazioni che poi subirono un vero e proprio genocidio ad opera dell’esercito occupante, genocidio nascosto dietro la propaganda della lotta al brigantaggio.
    Come non pensare all’odierna strategia occidentale che pretende di esportare la democrazia in altri paesi.
    La spoliazione dei paesi del sud del mondo è stata avviata dall’imperialismo britannico che ha visto nell’élite finanziaria il vero motore dell’espansionismo coloniale.
    Non ci dimentichiamo degli stretti legami dei nostri presunti padri della patria con gli ambienti della massoneria inglese; che lo sbarco dei Mille avvenne con l’appoggio della marina britannica
    e  che la conquista del Regno delle Due Sicilie fu possibile grazie all’infiltrazione della massoneria nei ranghi dell’esercito e dell’amministrazione dello stato, e che per bloccare ogni possibile resistenza della popolazione, i massoni infiltrati nell’amministrazione e lo stesso Garibaldi fecero ricorso alle organizzazioni malavitose che da allora si strutturarono nella forma che hanno assunto poi mafia, camorra e ndrangheta.
    Da allora  queste organizzazioni criminali si sono sempre rivelate organiche a quei poteri politico-finanziari, mantenendo sempre uno stretto rapporto con la massoneria.
    Le “famiglie” criminali hanno sempre garantito un serbatoio di voti e arricchito le casse di quei poteri con le ingenti somme che rastrellavano sul territorio, poi prontamente ripulite al Nord da un sistema bancario connivente.
    Hanno partecipato insieme a tutti gli affari che lo stato, anche sotto loro dettatura promuoveva per la costruzione d’infrastrutture, per dare “soluzione alle emergenze” e per realizzare “piani di sviluppo”.
    Con il tempo le banche e la classe imprenditoriale che lavora in sinergia con le organizzazioni malavitose per il riciclaggio del danaro sporco, essendo radicate sul territorio hanno sviluppato interessi divergenti dai poteri e dai gruppi bancari organici alla trama internazionale. La Mafia, la Camorra e la Ndrangheta, che sono diventate organizzazioni imprenditoriali, insieme ad una parte della finanza e dell’imprenditoria del nord da sempre alleate si sono sentite forti abbastanza da dettare da sole l’agenda politica nazionale producendo dal loro interno una classe di governo, tanto da dare vita  a una rappresentanza politica in grado di tutelare i propri interessi. Il potere politico finanziario internazionale, che pure aveva lasciato fare, fermò questa esperienza perché i fedeli alleati di una volta non si muovevano come avrebbero dovuto. Sembra che le riforme concordate ma non fatte e la costituzione di alleanze per un’autonomia nella politica energetica nazionale, li abbia resi invisi a tale potere. La caduta del governo Berlusconi non ha risolto le cose anzi ci ha reso ancora più esposti rispetto ai poteri finanziari internazionali che hanno imposto al nostro paese governi non eletti e hanno usato il centro sinistra come braccio politico a difesa dei loro interessi. Infatti fu il centrosinistra che promosse la privatizzazione di tutto il patrimonio industriale dello stato dietro indicazione della city londinese. In accordo con il centro destra hanno avviato le varie esternalizzazioni e privatizzazione in tutti i comparti, dalla sanità ai beni culturali. Ora ci vogliono dare il colpo mortale con la privatizzazione delle municipalizzate. A Napoli il disastro dell’emergenza rifiuti fu procurato dalla sinistra (Bassolino), dall’Impregilo e dalle banche del nord, e dalla destra (Rastrelli, allora Presidente della Regione). Come si sa il primo piano d’interventi per l’emergenza rifiuti, nato già in accordo con alcuni imprenditori del nord nel 1998, prevedeva la raccolta differenziata della spazzatura per un 35%, la costruzione successiva di 2 inceneritori e l’invio ad inceneritori fuori regione delle eco balle che si sarebbero prodotte, intanto che si procedeva alla costruzione degli inceneritori previsti.
    Il piano fu fermato perché le banche, tutte del nord, (l’unica grande banca del sud, il Banco di Napoli, è dal 2000 nelle mani del gruppo Sampaolo IMI) non volevano più solo prestare i capitali ma partecipare direttamente all’affare degli incentivi Cip6 previsti per la produzione di energia con l’incenerimento delle eco balle, e decisero che ci sarebbero stati prestiti solo per il “piano integrato per il trattamento dei rifiuti” che prevedeva la costruzione di 5 termo valorizzatori, vari impianti per il pretrattamento, e che tutte le eco balle prodotte dovevano essere considerate una risorsa per la futura produzione di energia, e che pertanto dovevano tutte essere conservate in loco. Per questo motivo anche quel 35% di differenziata doveva finire nel cumulo delle eco balle conservate.
    Ecco perché a Napoli fu mai possibile avviare la raccolte differenziata. I risultati furono: ingenti risorse stanziate per smaltire rifiuti mandati fuori regione, per pagare consulenze che poi restavano nei cassetti e per alimentare le casse dei partiti di destra e di sinistra; aumento spropositato della tassa per la spazzatura, migliaia di tonnellate di rifiuti non smaltiti, tutte le discariche del territorio stracolme, apertura di discariche di emergenza anche dentro l’ambito urbano e inquinamento diffuso sul territorio di quella che una volta era chiamata Campania Felix, territorio che viene così sottratto all’agricoltura con conseguente impoverimento del tessuto produttivo.
    Ai tempi della Cassa del Mezzogiorno accadeva la stessa cosa: ingenti risorse stanziate dallo stato per lo sviluppo delle terre del sud che erano dirottate su progetti imprenditoriali che non avevano lo scopo di creare tessuto produttivo ma solo quello di sfruttare risorse pubbliche per riempire le casse d’industrie private che non avevano nessuna intenzione di fare impresa (Le famose cattedrali nel eserto).
    Anche allora si trattava di imprese del nord come la Impregilo e le altre. Alla luce di quanto detto, si può certamente affermare che le popolazioni del sud Italia (con la globalizzazione liberista però tutti i popoli stanno subendo un simile destino) sono finite in una trappola di cui ancora paghiamo le amare conseguenze.
    Ora però bisogna far sì che le popolazioni meridionali riacquistino dignità e amor proprio per ricostruire il tessuto sociale e produttivo riappropriandosi, insieme a quelle settentrionali, della sovranità nelle scelte politiche ed economiche.
    Le nostre popolazioni hanno necessità di stabilire relazioni nuove, libere dai pregiudizi inculcati. Hanno necessità, di guardarsi negli occhi per riconoscersi nell’altro e collaborare insieme alla ricostruzione della società perché la storia insegna che il malaffare, la corruzione, la delinquenza, possono essere facilmente inoculate là dove le comunità non decidono più del proprio presente e del proprio futuro, quando insieme alla sovranità e all’autodeterminazione le vengono sottratte dignità e amor proprio!

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    1. lister 4 settimane fa

      Magnifico, Salvatore!
      Spero che, adesso, Mario Rossi, René, Giannetto e compagnia cantante si siano fatti un po’ di cultura.

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    2. Renè 4 settimane fa

      “La prima ferrovia d’Europa a Napoli”, questa affermazione “non è una favola” è, come direbbe Listerine “una cazzata” la prima ferrovia pubblica fu la Stockton & Darlington Railway inaugurata nel Regno Unito nel 1825 (lo sanno tutti). L’industria napoletana era inesistente le motrici a vapore erano le inglesi Longridge… non proseguo nella lettura del post, ma tornerò al “Viaggio in Italia” del Divin Marchese.
      Infine: il vittimismo cronico non è una malattia, ma potrebbe portare con il tempo a sviluppare un disturbo paranoico quando la persona insiste continuamente a incolpare gli altri di tutti i mali di cui soffre liberandosi così da ogni responsabilità. Il vittimista: Distorce la realtà. Si consola lamentandosi. Cerca continuamente dei colpevoli. Non è in grado di fare una autocritica onesta.
      Comunque è un distrubo trattabile, ignorando le lamentele del soggetto.

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      1. PieroValleregia 4 settimane fa

        … nessuno ha scritto che la Napoli – Portici sia stata la prima ferrovia europea ma, la prima italiana e questo è risaputo.
        Ah, sono genovese con avi veneti e toscani … giusto per fare chiarezza; l’unità d’Italia, oltre a danneggiare il Sud intero, depredò anche
        il Veneto, il Friuli e la LIguria, difatti dopo l’unità, moltissime persone di queste regioni emigrarono mentre prima dell’Unità il fenomeno era molto limitato e circoscritto
        mi permetto di segnalare il libro Risorgimento ?! di Luigi Copertino per la effedieffe
        saluti
        Piero e famiglia

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        1. Salvatore Penzone 4 settimane fa

          L’ho scritto io, e me ne scuso, spesso l’enfasi tradisce…

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      2. Salvatore Penzone 4 settimane fa

        C’è un intento manipolatorio da parte dell’élite dominante, un intento sempre più evidente e che investe tutte le sfere del vivere sociale. Il neocolonialismo occidentale, ad esempio, utilizza oggi le stesse tecniche in uso nei secoli scorsi: la vittima presa di mira viene prima diffamata come individuo di dubbia moralità e poi presentata all’opinione pubblica internazionale come un pericolo per il suo stesso popolo (Ferdinando II e Francesco II di Borbone furono le vittime di una delle prime “rivoluzioni colorate”).
        Fin da sempre il dominio si è affermato attraverso l’arma del dividi et impera, trasformandoci nei carnefici di cui il potere necessitava, e che faceva, secondo il caso, di una delle vittime la mano che aveva il compito di colpire la vittima compagna. Per questo si fa leva sugli egoismi, sulle paure, la vanità, l’ambizione, il sospetto… non c’è limite nell’esercizio della manipolazione. Ne è prova la pratica delle false flag, trappole in cui la maggior parte di noi cade con una facilità disarmante.

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      3. lister 4 settimane fa

        …e insisti!
        Povero René Crevel, l’hai capito o no che i tuoi inglesi venivano a studiare la maniera di fare un acciaio di ottima resistenza
        in un’acciaieria in Calabria? Calabria… hai presente?…Sud Italia…

        E’ vero, “a lavar la testa all’asino si perde ranno e sapone”!

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  5. Werner 4 settimane fa

    La Catalogna gode di autonomia legislativa, per cui le ragioni dell’indipendenza sono puramente economico-finanziarie: essa aspira ad ottenere un regime fiscale vantaggioso come quello di cui godono i Paesi Baschi. Insomma, vuol trattenere la maggior parte delle imposte pagate in loco per non dover mantenere l’apparato burocratico di Madrid e credo che su questo il governo spagnolo debba fare una concessione. Ma è chiaro che non intende neppure concedergli l’autonomia fiscale, visto che la Catalogna è la regione economicamente più forte della Spagna e di conseguenza non vuole perdere gli introiti provenienti da lì.

    Ergo, la specificità etnolinguistica della regione viene semplicemente strumentalizzata dal governo locale, anche perché il nazionalismo catalano è tutto fuorché identitario, perciò da questo punto vista le istanze separatiste sono infondate.

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  6. maboba 4 settimane fa

    Perché non la finite con questa lite da comari?
    Come sempre la verità delle cose non ama mai solo la mano destra.
    Storicamente appurato che il regno delle Due Sicilie, insieme a situazioni di estrema arretratezza (anche in confronto alle realtà del Granducato di Toscana e
    del Lombardoveneto) nelle zone di campagna, aveva tuttavia una notevole vivacità culturale ed industriale certamente non inferiore
    alle zone del Nord.
    Altrettanto vero che i piemontesi fecero opera di sfruttamento di tipo coloniale togliendo ricchezza alle regioni meridionali,
    distruggendole . Questo retaggio storico rimarrà a loro condanna e purtroppo a nostro danno perché tutto questo ha condizionato
    negativamente lo sviluppo dell’intero paese. Infatti nelle epoche più recenti il Meridione d’Italia si è sempre più connotato
    come sacca di riserva per le burocrazie statali, provocando insieme alle intemerate rozze di Bossi pregiudizi
    negativi in larghi strati della popolazione. Una situazione deleteria che ci indebolisce tutti. Certamente una struttura federalista
    seria sarebbe stato l’ideale, ma dato che ancora non ce l’abbiamo, dobbiamo cercare, abbandonando sterili ripicche, di trovare
    elementi di unità per affrontare un futuro che altrimenti nazioni più coese di noi (Francia e Germania, alla faccia della solidarietà
    e dell’unita europee!) ci renderanno più difficile e più povero

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    1. lister 4 settimane fa

      Come ho scritto più su, l’idea federalista fu proposta da Pio IX, ma i massoni tramarono in senso contrario per loro tornaconto.

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  7. Salvatore Penzone 4 settimane fa

    “lo Stato spagnolo, come la maggior parte degli omologhi europei, si è consolidato nei secoli raggiungendo i propri confini naturali ed inglobando al suo interno minoranze linguistiche. È proprio su queste faglie culturali-linguistiche che si inseriscono gli sforzi per smembrare oggi la Spagna: un domani non troppo remoto potrebbe essere il turno dell’Italia e, in prospettiva, il processo dovrebbe allargarsi all’intera Europa. La cartina geografica risulterebbe così stravolta: dissolti gli Stati nazionali, la loro eredità sarebbe raccolta da un governo federale al livello più alto (i massonici Stati Uniti d’Europa) e dalle macroregioni europee al livello più basso.

    Chi scavasse un poco dietro il movimento indipendentista catalano ed i suoi omologhi europei (si veda il nostro lavoro sulla Lega Nord di Gianfranco Miglio ed Umberto Bossi) scoprirebbe infatti gli stessi poteri che si nascondono dietro le istituzioni di Bruxelles: tanto i secessionisti catalani sono spietati verso il proprio centrale, quanto sono ben disposti verso la moneta unica e la tecnocrazie europea1. Lo stesso discorso vale per i vetero-leghisti del calibro di Roberto Maroni, convinto sostenitore dell’autonomia della “macroregione del Nord” dal resto dell’Italia, all’interno, ovviamente, dell’Unione Europea2.

    Il primo passo per condurre gli Stati nazionali alla frantumazione consiste nel sovraccaricarli di tensioni socio-economiche: a questo scopo adempie perfettamente l’austerità cui la Spagna (idem per l’Italia) è sottoposta a partire dal 2011. La caduta verticale degli indici macroeconomici, scatena “la lotta” per le risorse, utile ad alimentare le spinte indipendentiste: la ricca Catalogna (idem la Lombardia ed il Veneto) usa la tematica del residuo fiscale positivo (paga allo Stato più di quanto riceve) per rendere accattivante l’indipendenza dalla Spagna in bolletta.

    Il secondo passo coincide con lo sprigionamento delle forze separatiste (il progetto del referendum nasce nel 2012), che agiscono in perfetta sintonia con la tecnocrazia europea: è importante notare, ai fini della nostra analisi, come la Catalogna che rivendica la propria secessione dalla Spagna sia la stessa che lo scorso febbraio è scesa in piazza contro la decisione di Madrid di bloccare la ripartizione degli immigrati caldeggiata da Bruxelles3. Chi volesse indagare più a fondo, dovrebbe interessarsi dei legami massonici che uniscono il movimento separatista catalano (si veda la bandiera con espliciti richiami alla libera muratoria) agli “illuminati” che siedono ai vertici della piramide di Bruxelles.”

    http://federicodezzani.altervista.org/lo-stato-nazionale-e-superato-perche-bruxelles-sostiene-la-secessione-della-catalogna/

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    1. Redazione 4 settimane fa

      L’analisi non potrebbe essere più esatta.

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  8. Numero 6 4 settimane fa

    Secondo me c’è anche il fatto che, a livello mediatico subdolo propagandistico, può aiutare a legittimare agli occhi della zombizzata opinione pubblica il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno, non penso sia un caso che “capitino” nello stesso lasso temporale. Un saluto a tutti!

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