"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il nuovo governo dell’Iraq si appresta a dare “l’avviso di sfratto” alle forze USA

Il Blocco Sairoun di Moqtada al-Sadr, vincitore delle elezioni in Iraq, avverte: “Le truppe Usa ancora nel nostro paese devono ritirarsi il prima possibile!”

di Paolo Marcenaro

La massiccia affermazione elettorale del “Blocco Sairoun” (originale alleanza tra i seguaci del leader sciita Moqtada al-Sadr e il Partito Comunista) alle elezioni politiche irakene dello scorso 12 maggio (54 seggi conquistati) ha lasciato nello stupore molti osservatori e analisti di cose mediorientali che avevano ‘puntato’ su un deciso successo del Premier uscente Haider Abadi, che dal 2014 al 2017 ha guidato l’opera di ‘riconquista’ con cui il predominio dell’ISIS nel Nord e nell’Ovest della Mesopotamia é stato disintegrato.

Il Movimento Sadrista, però, non ha tardato a fare piazza pulita dalle voci che avevano indicato una possibile ‘disaffezione’ nei confronti dell’Iran e un atteggiamento ‘flessibile’ riguardo alla presenza residuale di truppe Usa nel paese. In alcuni espliciti comunicati il Politburo del Blocco Sairoun ha dichiarato che la relazione cordiale tra Iran e Irak é ormai storica e che nel futuro essa si approfondirà e si svilupperà ulteriomente.

In una dichiarazione rilasciata in Inglese (per maggior chiarezza) ai microfoni dell’emittente iraniana “all news” PRESSTV il principale portavoce del Movimento Sadrista ha definito le truppe Usa ancora presenti in Irak “una forza di occupazione…che deve ritirarsi il prima possibile”. Nella chiosa della dichiarazione il portavoce ha fatto intendere che, se così non accadrà, potrebbe assistersi a una ripresa della resistenza armata contro di esse.

Il movimento di Moqtada al-Sadr aveva preso le armi contro la presenza militare Usa nel paese, combattendo fino al 2008, quando l’Amministazione Obama dichiarò la schedula del ritiro che si concluse il 31 dicembre 2011.

Forze popolari sciite di Hashid al Shaabi

Queste dichiarazioni, rilasciate mentre migliaia di Irakeni continuano a combattere in Siria a fianco dell’Esercito di Assad e a fianco dei militanti di Hezbollah (e sotto la guida e l’inquadramento degli ufficiali dell’IRGC iraniana) e con il partito delle milizie volontarie Hashd al-Shaabi guidato da Hadi al-Ameri arrivato secondo alle elezioni subito dopo il Blocco Sairoun, sigillano la questione se si debba considerare l’Irak come parte integrante dell’Asse della Resistenza.

Bagdad, lo ricordiamo, ospita anche il comando congiunto tra Russia, Siria, Iran e, appunto, Irak, tramite il quale sono state coordinate importanti operazioni come i bombardamenti oltreconfine realizzati dall’IrAF (Iraqi Air Force) il transito dei bombardieri strategici russi nei cieli di Iran ed Irak e molte altre azioni che sono state fondamentali per la sconfitta dell’ISIS e la lotta alla destabilizzazione nella regione levantina e mesopotamica.

Fonte: Palaestina Feliz

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  1. Eugenio Orso 3 mesi fa

    Abadi non ha avuto il coraggio di fare un simile passo, peraltro necessario per evitare rischi futuri all’Iraq e indispensabile per stringere legami solidi e duraturi con l’alleato naturale, cioè l’Iran, e con la protrettrice e rassicurante Russia.
    Vedremo se i nuvoi governanti riusciranno nell’impresa … Il rischio è che i pirati usa, assieme ai loro complici, diano inizio a una nuova fase di destabilizzazione dell’Iraq, molto insidiosa per chi è appena uscito vincitore da una lunga guerra.

    Cari saluti

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