di Mounir Kilani
Mentre l’economia europea affonda e la guerra in Ucraina si trascina, la Germania torna a guidare un’escalation strategica incontrollata. Friedrich Merz e Ursula von der Leyen incarnano un’élite che confonde la forza morale con il suicidio geopolitico, ignorando le lezioni della storia europea e il principio fondamentale della sicurezza indivisibile.
Mentre il 2025 volge al termine, l’Europa non avanza più; sta scivolando. Sta scivolando verso una profonda crisi economica, verso una deindustrializzazione accelerata, verso un impoverimento sociale che i leader fingono di non vedere e, soprattutto, verso un’escalation militare le cui conseguenze nessuno può controllare. Le sanzioni contro la Russia, presentate come un’arma morale, si sono rivelate un’arma diretta contro noi stessi. La guerra in Ucraina, lungi dal concludersi, è diventata un conflitto strutturale, senza un chiaro orizzonte politico, senza una strategia di uscita, ma con una spirale discendente sempre più pericolosa.
In questo contesto, la lettera aperta di Jeffrey Sachs al cancelliere tedesco Friedrich Merz avrebbe dovuto essere un campanello d’allarme. Sachs, rinomato economista ed ex consigliere di governi e istituzioni internazionali, ha ribadito una semplice verità, sistematicamente negata dalle élite occidentali: la sicurezza è indivisibile . La pace non può essere costruita umiliando un avversario strategico, men che meno una grande potenza nucleare. Ma questo avvertimento cortese e ragionato è stato ignorato.
Dobbiamo quindi andare oltre e chiamare le cose con il loro nome. Il problema non è semplicemente un errore analitico o un errore diplomatico. L’attuale élite tedesca, incarnata da Friedrich Merz e Ursula von der Leyen, è diventata oggettivamente pericolosa. Attraverso la cecità ideologica, la sottomissione strategica a Washington e il disprezzo per la storia europea, sta spingendo il continente verso una catastrofe di vasta portata, potenzialmente nucleare. Questa non è più una politica: è una corsa a perdifiato. E questa corsa a perdifiato sta rianimando uno spettro che l’Europa pensava fosse sepolto dal 1945.

Friedrich Merz: l’arroganza di un novizio e il rischio di un incendiario
Appena eletto cancelliere, Friedrich Merz si è affrettato a presentarsi come il nuovo leader dei falchi europei. Sostegno all’Ucraina “per tutto il tempo necessario”, un dichiarato desiderio di spingere la Russia all’esaurimento economico e una retorica bellicosa slegata da qualsiasi realtà strategica: Merz confonde fermezza con irresponsabilità. La traduzione della sua linea politica è semplice: affamare una potenza nucleare per costringerla a capitolare. Un’idea che, in qualsiasi serio manuale di relazioni internazionali, rasenta la follia.
Il suo piano per un ingente prestito di oltre 200 miliardi di euro a Kiev, finanziato dal debito comune europeo, illustra questa deriva. Non solo impegna i contribuenti europei a un onere a lungo termine senza un reale dibattito democratico, ma prolunga anche meccanicamente la guerra. La ritirata tattica sulla confisca dei beni russi congelati – una misura giuridicamente esplosiva che potenzialmente costituisce una grave violazione del diritto internazionale – non è un segno di saggezza, ma una manovra forzata dalla resistenza di alcuni Stati e dal timore di una risposta russa incontrollabile.
Ancora più grave: Merz menziona garanzie di sicurezza per l’Ucraina equivalenti all’articolo 5 della NATO, a seguito di un potenziale cessate il fuoco. Si tratta di un’estensione di fatto dell’Alleanza Atlantica, senza dichiararlo esplicitamente, senza votarla, senza assumersene la responsabilità. In altre parole: una promessa di guerra futura.
Sulla scena europea, Merz ha già affrontato la realtà. Al vertice del dicembre 2025, è stato pubblicamente indebolito, costretto a fare marcia indietro di fronte a diversi partner, rivelando una preoccupante combinazione di inesperienza e spietatezza politica. Ma lungi dall’imparare da questo fallimento, sta accelerando sulla strada più pericolosa: il riarmo. Con la spesa militare tedesca che ora supera il 3,5% del PIL, superando i 100 miliardi di euro all’anno, la Germania si sta riarmando a un ritmo mai visto dai tempi della Guerra Fredda.
La storia europea dovrebbe servire da monito. Il problema non è il popolo tedesco. Non lo è mai stato. Il problema risiede nelle élite convinte della propria superiorità morale, certe di possedere la verità strategica e incapaci di immaginare le conseguenze delle proprie azioni. Merz non sta proteggendo l’Europa. Sta giocando con una polveriera, proprio accanto a una miccia nucleare .
Ursula von der Leyen: il fallimento totale dell’“Europa geopolitica”
Se Merz incarna l’arroganza nazionale, Ursula von der Leyen incarna il fallimento sovranazionale. Il suo secondo mandato a capo della Commissione Europea è un disastro politico, economico e strategico. Con il pretesto della fermezza morale, ha imposto sanzioni massicce alla Russia senza preparazione, senza una visione industriale e senza una strategia energetica coerente. Il risultato è ben noto: inflazione persistente, aumento vertiginoso dei costi energetici, delocalizzazioni industriali e maggiore dipendenza dal gas naturale liquefatto americano, più costoso, più inquinante e politicamente vincolante.

La dirigenza della Commissione Europea (Von der Leyen e Kaja Kallas)
L’Unione Europea ha sostituito una dipendenza con un’altra, ancora peggiore. Questa non è una politica di sovranità; è un deliberato vassallaggio. Anche simbolicamente, von der Leyen è stata umiliata: una ritirata forzata sui beni russi congelati, aperta presa in giro da Mosca e divisioni interne sempre più evidenti all’UE. Al Parlamento europeo, le critiche stanno aumentando, anche tra coloro che ufficialmente sostengono l’Ucraina: accuse di distruzione metodica della sovranità europea, di incoerenza di fronte ai passi indietro americani e di incapacità di prevedere un possibile disimpegno da parte di Washington.
Il suo concetto di “Europa geopolitica” è in realtà solo una facciata tecnocratica per l’allineamento atlantista. L’UE non sta diventando un attore strategico autonomo; sta diventando un relè, un moltiplicatore di decisioni prese altrove. In questa logica, gli europei forniscono denaro, armi e sanzioni, e ne sopportano le conseguenze economiche, mentre altri stabiliscono i limiti… senza esserne soggetti.
Il risveglio del “mostro”: quando l’élite tedesca perde la memoria
Al centro di questa deriva c’è un’élite tedesca in gran parte slegata dalla realtà sociale e storica. Dopo decenni di relativa moderazione strategica, la Germania è passata a una logica di “preparazione alla guerra” e di riarmo morale e materiale, guidata da un’eccessiva fiducia in se stessa e da un crescente disprezzo per la diplomazia. Questa trasformazione si sta verificando in un contesto esplosivo: declino industriale, tensioni sociali, ascesa dell’estremismo e frammentazione politica.
Non si tratta di una ripetizione meccanica del passato, ma di una pericolosa rima con esso. Ogni volta, sono le élite, convinte di agire per il bene comune, certe della propria razionalità, a condurre le nazioni verso l’abisso. Ancora oggi, la narrazione dominante sostiene che più armi portino alla pace, che l’escalation deterrente, che rifiutarsi di negoziare sia segno di coraggio morale. Questo è falso. Ed è proprio questo tipo di illusione che, storicamente, ha prodotto le peggiori catastrofi.
Una responsabilità politica e legale schiacciante

Esercito tedesco
Prolungando consapevolmente un conflitto il cui esito militare è irrealistico, ignorando i principi di sicurezza collettiva derivanti da Helsinki e sfiorando gravi violazioni del diritto internazionale, gli attuali leader europei si stanno assumendo una responsabilità storica – e potenzialmente legale. Governare non significa semplicemente proclamare valori; significa anticipare le conseguenze prevedibili delle proprie azioni. E qui, il rischio di una grave escalation è noto, documentato e segnalato da numerosi esperti.
Perseverare in questa situazione equivale, come minimo, a negligenza criminale.
Pace o rovina
Di fronte a questo disastro orchestrato da Merz, von der Leyen e dalla loro cricca guerrafondaia, sorge una domanda scottante: qual è la via d’uscita da questa crisi? La risposta è ovvia, ma terrorizza le élite europee: una pace negoziata, rapida e realistica, basata sul rispetto reciproco della sicurezza e sull’abbandono dell’arroganza atlantista. Tutto il resto – più armi, più sanzioni, più truppe europee in Ucraina – non è altro che la continuazione della carneficina, il suicidio economico per l’Europa e la roulette russa nucleare.
Jeffrey Sachs lo ha spiegato brillantemente nella sua lettera aperta a Merz: la sicurezza è indivisibile. Non si può armare l’Ucraina fino ai denti ignorando le legittime preoccupazioni della Russia, accumulate in trent’anni di promesse non mantenute alla NATO. La soluzione?
- Neutralità permanente dell’Ucraina , garantita a livello internazionale (come l’Austria nel 1955 o la Finlandia in passato): nessuna adesione alla NATO, fine dell’allargamento a Est.
- Smilitarizzazione reciproca lungo i confini, con una zona cuscinetto supervisionata dall’OSCE o dall’ONU.
- Revoca immediata delle sanzioni che stanno devastando l’economia europea e ripresa degli scambi commerciali con la Russia.
- Un ritorno a un’architettura di sicurezza paneuropea , che includa la Russia, attraverso un’OSCE rafforzata e non una NATO dominante.
Mentre dicembre 2025 volge al termine, i negoziati sotto l’egida di Trump procedono. Zelensky parla di “progresso” e Putin si dichiara aperto a un accordo globale. Eppure, Merz e von der Leyen si aggrappano alla loro posizione da falco: una forza multinazionale europea in Ucraina, un esercito di 800.000 soldati a Kiev e ingenti prestiti per prolungare la guerra. È pura follia!
Queste élite non stanno difendendo l’Europa; la stanno sacrificando sull’altare di Washington. Il loro rifiuto della diplomazia è criminale. Il popolo europeo deve esigere questo cambiamento: rimuovere questi falchi, imporre una conferenza di pace che coinvolga tutte le parti e tornare ai principi di Helsinki. Sachs ha ragione: o impariamo la storia, o ci condanniamo tutti.
Questa lotta non è filo-russa. Non è anti-europea. È a favore della realtà, della sopravvivenza, della diplomazia. Rifiutarsi di vedere dove ci sta portando la traiettoria attuale significa accettare il rischio di un collasso storico.
L’Europa ha già pagato un prezzo troppo alto per gli errori delle sue élite. Il tempo degli slogan morali è finito; ora è il momento della responsabilità.
La pace è possibile. Ma richiede l’allontanamento politico di coloro che preferiscono la guerra alla verità.
Rifiutarlo significa scegliere la rovina.
Traduzione: Luciano Lago

7 commenti su “Il “mostro” tedesco si risveglia: Merz e von der Leyen stanno precipitando l’Europa verso la catastrofe”
I tedeschi e i paesi nordici amano la divisa la guerra uccidere gli altri sono proprio dei veri ss determinati solo che perdono tutte le guerre anche questa.
Faccino pure i fecalomi nazisti amici dei sionisti, saranno i primi ad essere polverizzati. Non vedo i russi tremare, ma i sorci squittire, prima d’ essere annientati.
Condivido l’appello alla fine dell’articolo e sicuramente non ritengo l’allarme ingiustificato, in quanto la situazione in cui viviamo ci porta sull’orlo dell’abisso (guerra nucleare), ma per integrare l’articolo che commento e condivido, ne segnalo un altro che distingue fra “occidente” e civiltà occidentale, spiegando che il primo è la negazione (e il capovolgimento ferale) della seconda:
https://comedonchisciotte.org/bontempelli-e-badiale-contro-loccidente-in-difesa-della-civilta-occidentale/
Di Alceste De Ambris
Il tramonto della civiltà
“Civiltà occidentale – un’apologia contro la barbarie che viene” intende esaminare il concetto di civiltà occidentale e le ragioni della sua crisi.
Gli autori distinguono tra “Occidente” e “civiltà occidentale”: il primo è uno spazio geografico, che nel corso dei secoli ha ospitato varie civiltà, diverse tra loro (es. la civiltà greca, da cui quella occidentale ha ereditato alcuni elementi fondanti, o l’Europa medioevale, nata con Carlo Magno, che esprimeva valori completamente differenti).
La civiltà occidentale è una forza civilizzatrice specifica che si è sviluppata in Occidente, a partire dalla Modernità – intesa come emancipazione del soggetto dai vincoli della tradizione e della trascendenza – ossia con l’Illuminismo e la Rivoluzione francese.
Gli autori individuano i “cinque pilastri” della civiltà occidentale, che la distinguono da ogni altra:
– i diritti umani, concepiti come naturali e universali, enunciati per la prima volta dalla Dichiarazione del 1789, in particolare la sicurezza personale e la libertà di pensiero.
– la libertà individuale, come forza promotrice di sviluppo sociale e storico.
– lo Stato-nazione, cioè l’idea che ogni popolo costituisca una nazione, e che ogni nazione abbia diritto ad essere espressa da un proprio Stato.
– la razionalità: poiché la ragione si manifesta in molteplici forme, va chiarito che qui si tratta della razionalità dialogica: si ritiene razionale ciò che è argomentato in forma pubblica per sottoporsi al controllo altrui; gli intellettuali propongono idee che vengono discusse dall’opinione pubblica.
– il progresso, ossia la convinzione che lo sviluppo storico conduca necessariamente a un miglioramento.
La contemporaneità, secondo gli autori, segna l’epoca della dissoluzione della civiltà occidentale, in quanto i ceti dominanti – e proprio nei paesi più avanzati – stanno via via cancellando i suoi principi fondamentali, senza che ciò susciti opposizioni significative.
I diritti umani sono contraddetti dalle misure securitarie implementate dopo gli attentati dell’11 settembre, che legittimano detenzioni arbitrarie tribunali speciali e tortura, e dall’introduzione dei reati di opinione.
La libertà individuale è minata dalla diffusione di razzismo e deumanizzazione dell’altro (es. l’islamofobia) che, come nel passato colonialismo, rompono l’unità del genere umano.
Lo Stato-nazione è minacciato sia dalla globalizzazione, che gli sottrae il controllo dell’economia e la capacità di attuare riforme socialdemocratiche, sia dalla potenza degli Usa, definito come “Stato-impero” che ha ridotto tutti gli altri a “Stati amministrativi” privi di autonomia.
La razionalità è compressa tra gli estremi di una cultura scientifica, iper-specialistica e non-comunicante, e una cultura di massa dominata dalla chiacchiera e priva di pensiero critico.
Il progresso è negato dalla constatazione che il mercato non è più in grado di assicurare una crescita del benessere, e che lo sviluppo tecnologico si scontra con i limiti ecologici del pianeta.
La causa ultima della crisi è individuata nell’avvento del “capitalismo assoluto”, ossia l’estensione del rapporto sociale capitalistico a tutte le sfere sociali: la società è diventata un mercato e ogni bene è convertito in merce. Il capitalismo, nel perseguire la propria logica di accumulazione, si rende autonomo da ogni ulteriore istanza, e quindi infine dai valori stessi della civiltà occidentale. Ciò che sta dissolvendo la civiltà occidentale è un suo stesso prodotto: l’Occidente sta liquidando la civiltà occidentale.
15 anni dopo
Bontempelli e Badiale, intellettuali militanti e marginali, marxisti eretici, appartengono all’esigua schiera di intellettuali italiani che non hanno accettato la contro-rivoluzione liberale degli anni 90, e l’involuzione della sinistra. Mentre i più festeggiavano le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione e del modello Usa, i due intravedevano semmai l’avvento di una nuova era di barbarie.
La civiltà occidentale viene distrutta non da una forza esterna, ma dall’interno, attraverso l’adozione del modello del “capitalismo assoluto” (espressione di cui si contendono la primogenitura con Costanzo Preve). Questa la tesi di fondo…. a mio parere attuale e condivisibile.
Gli autori indicano alcuni indizi della crisi di civiltà, ma il libro è del 2009… non avevano ancora visto nulla! A distanza di una quindicina d’anni, gli indizi si sono fatti prove schiaccianti.
Non avevano ancora assistito a una serie di eventi e assetti, che mostrano come i valori occidentali non sono stati semplicemente indeboliti, ma del tutto abbandonati e capovolti.
Una concentrazione della ricchezza mai vista nella storia. Al sicuro, e non tassata, nei paradisi fiscali.
Tre fondi di investimento che di fatto controllano l’intera economia occidentale. La finanza sostituisce la produzione come fonte di profitto. Oligopoli e monopoli prendono il posto del mercato.
Il sostegno ai gruppi fondamentalisti (Libia, Siria ecc.), contro cui in teoria si era dichiarata la “guerra al terrorismo”.
Un’epidemia affrontata diffondendo il massimo panico, negando il dibattito pubblico, costringendo i sani agli arresti domiciliari senza potenziare le cure per i malati, e infine introducendo l’apartheid di stato contro chi rifiutava un farmaco sperimentale.
La trasformazione del giornalismo in propaganda, ridotto a cane da guardia del potere contro il popolo. La nascita dei concetti di “disinformazione” e “complottismo”, e la censura dei contenuti scomodi sulle piattaforme sociali.
Politici grotteschi che sembrano attori di un film di serie B, e partecipazione al voto ai minimi.
Impoverimento e disoccupazione generalizzati. Deindustrializzazione autoindotta. Misure classiste introdotte con pretesti ecologici.
Il sostegno al neonazismo in Ucraina. Il sostegno al genocidio in Palestina.
Insomma la barbarie alla fine è arrivata.
Non era possibile prevedere il futuro, ma già nel 2009 alcuni elementi erano evidenti… È questo il mio unico appunto al testo: nell’analisi di Bontempelli e Badiale mancano due fattori essenziali.
Anzitutto il ruolo dei media: chi controlla i mezzi di produzione materiale controlla anche i mezzi di produzione intellettuale… gli autori invece sembrano pensare che la cultura sia l’ambito della spontaneità, che l’opinione pubblica si orienti in modo autonomo.
In secondo luogo il ruolo dell’Unione europea, senza la quale l’adozione generalizzata e permanente delle politiche liberiste e austeritarie, in tutti i paesi europei, sarebbe stata impossibile. Qui sta il paradosso: che l’istituzione politica che più dovrebbe esprimere i valori della civiltà occidentale è una causa della sua dissoluzione.
Di Alceste De Ambris
20.12.2025
Cari saluti
Illuminismo e Rivoluzione francese sono entrambi prodotti della borghesia mercantile( pur sostenuta anche da settori dell’aristocrazia). Questi ultimi sono stati i loro secoli ; liberali,liberisti,massoni,”democratici” veri o presunti ,etc,con il denaro come unica stella cometa ! Ma adesso che il primato della finanza su tutto,le disparità sociali, l’arricchimento senza freni,lo sfruttamento di beni e risorse altrui, hanno raggiunto lo zenit, è cominciato il riflusso. Anche la foglia di fico dei diritti umani è caduta, disvelando tutta la sua ipocrisia. Le civiltà nascono,ma prima o poi muoiono,di solito ( per dirla alla Toynbee) non perché assassinate,ma per suicidio( in questo caso un lungo suicidio i cui prodromi si possono trovare già nelle due guerre mondiali). Essendo fenomeni epocali,l’agonia sarà ancora lunga(del resto il tema della morte dell’Occidente è dibattuto da oltre un secolo,ad esempio da Spengler,ma prima ancora la intuì Nietzsche), tuttavia l’esito sembrerebbe ormai segnato ; semmai la vera domanda è cosa lo sostituirà nei prossimi decenni ( che cominceranno con la certificazione dell’irrilevanza dell’Europa,prima che cominci anche quella del Nord America e delle altre colonie sparse per il mondo).
Saluti
Grandissimo commento, il tuo PRIMULA NERA ! Stiamo assistendo alla fine di un modello di società, il capitalismo ottocentesco, che conteneva già i germi della sua evoluzione distruttiva, divenuto oltranzismo liberista e finanziarizzazione dell’economia, e il suo uniformizzare ogni aspetto della vita umana, ove tutto è ridotto a merce ! Tutto questo sta morendo, portando con se nella tomba anche il modello politico ad esso legato, quello liberal democratico ! Dobbiamo augurarci che la fine sia più rapida possibile, perchè è inevitabile che questa parabola porti con se distruzioni generalizzate ! Saluti
Credo che ci sia un errore di fondo in questo articolo, non sono gli Usa che manipolano le decisioni europee, bensì altri poteri occulti, gli stessi che guadagnano sempre dalla guerra, gli stessi che si lamentano perché siamo troppi su questo pianeta
noi popolo europeo non pensiamo che qualcuno voglia annichilire l’europa e dopo mettere le mani sulle nostre industrie e quindi sul economia riducendoci a poveri sudditi e quindi facili da controllare??