Il “momento Suez”?

di Pierluigi Fagan

La politologa Nathalie Tocci, advisor dell’Ufficio Affari Esteri della UE e direttrice del’Istituto Affari Internazionali di Roma, si è domandata se la pandemia Coronavirus possa rappresentare per il gli USA, quello che il “momento Suez” del ‘56 rappresentò come segno inequivocabile della fine del potere geopolitico britannico.

Lo sviluppo della pandemia è in corso e bisognerà ragionare di nuovo nel “day after” stabilizzato, il che promette di avvenire più o meno fra un anno. Al momento però, si segnalano quattro fatti provvisori:

1) il sistema asiatico che più che diviso tra “autoritari” e “democratici”, andrebbe definito unitariamente “confuciano”, ha senz’altro meglio performato come ha ben notato il filosofo coreano Byung-Chul Han;

2) il sistema europeo ordinato da principi esclusivamente economici e monetari, dal “mercato” in sostanza, sta performando male. Gli Stati facenti parte del sistema UE-euro, si sono rubati materiali di prima necessità sanitaria l’un con l’altro, ognuno ha ignorato la traiettoria epidemica dell’altro, ognuno ha cercato di post-porre le decisioni di lockdown fino a che la contabilità dei morti non lo ha reso necessario cercando fino all’ultimo di salvare l’agibilità economica, quasi nessuno (forse a parte i tedeschi, ma sulle cifre della contabilità tedesca chi scrive nutre fondata diffidenza) si è “preparato” con mascherine-posti letto-macchinari-farmaci-tamponi&reagenti etc., non si è neanche tentata una forma “comunitaria” di gestione dell’epidemia financo a livello di dati e definizioni, la reazione di intervento economico su una crisi che sarà “epocale” non è stata solo poco “solidale” ma sembra mostrare una ostinata sottovalutazione di ciò che porterà questa profonda perturbante crisi multipla più o meno a tutti;

3) il sistema britannico, il sistema madre dell’area anglosassone che è il sistema dominante l’Occidente, già in traiettoria di fiero sganciamento dall’Europa e pronto a navigare i procellosi mari della globalizzazione 2.0 con i propri servizi della City, a sua volta trasformata in “fiscal paradise” per i capitali europei e con servizi di Bank-Assurance-Finance rivolti ai 53 Paesi ex Commonwealth ed al sistema asiatico ed africano, bisognerà vedere come si troverà nel “day after”. Se le previsioni dell’Ihme di Seattle si avverassero, il Regno Unito risulterebbe il peggior paese europeo per numero aspettato di morti (60.000 ad agosto) per via di forte mancanza di strumenti terapeutici (dai tamponi, ai respiratori, ai posti di terapia intensiva, ai medici, ai farmaci) ed il ritardo di istituzione del lockdown;

4) su gli USA inutile infierire. E’ davanti a gli occhi di tutti il disastro del sistema sanitario americano aggravato da una gestione caotica e contraddittoria. Alle fosse comuni ed ai “morti di fame” ed alla contabilità dei morti ufficiali da vedere quanto “di” o quanto “per”, quanti in ospedale e quanti a casa (caveat valido per altro per tutti, noi inclusi) si dovranno poi aggiungere i danni diretti ed indiretti della catastrofe economia e sociale ancora tutta da pesare nei suoi molteplici aspetti tra loro intrecciati. Gli USA mostrano anche di far molta fatica a stare appresso alle “operazioni charme” di Cina, Russia e Cuba e l’unica cosa che hanno pensato importante fare è di attaccare la WHO, per giustificare la propria imbarazzante impreparazione. Magari qui molti non sono sorpresi da questo disastro annunciato, ma occorre guardare i fatti con gli “occhi del mondo” che osserveranno quella che è pur sempre la “prima potenza del mondo”, un modello del quale si valuterà l’effettiva potenza.

Portaerei US A

Più in generale, al momento di scrivere, i morti occidentali sul totale mondo, a fronte di un peso demografico del circa meno del 15%, segna un inquietante 87%. Quasi 9 morti su 10 della pandemia sono occidentali. Stante che in Occidente ci sono più metropoli che sono naturale condizione di possibilità per la diffusione del virus, stante che laddove ce ne sono anche di più -ovvero in Asia- il modo asiatico di contrastare il virus ha meglio performato, stante che il sistema di rilevazione dei casi e pubblicità informativa occidentale “mostra” sicuramente di più di quanto non mostrino gli altri e stante che l’Occidente concentra la più alta percentuale di anziani ognuno portatore di una o più patologie pregresse, indubbiamente il “giorno dopo” occidentale promette di esser il più traumatizzato che in ogni altra parte del mondo. Lo avvertiranno gli occidentali e lo avvertirà il mondo.

Si badi bene, la faccenda promette di avere portata storica, la fine simbolica e conclamata di una fase egemonica non dice cosa succederà nel dopo. I “danni” non saranno i decessi ma gli effetti psico-sociali, politici, geopolitici, economici, finanziari e culturali tra loro intrecciati di cui oggi è impossibile calcolare la portata.
Fonte: Pierluigi Fagan

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Quello che gli altri non dicono

© 2024 · controinformazione.info · site by madidus