"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Il ministro Orlando vara il tavolo di lavoro “politicamente corretto”

di   Rodolfo de Mattei

Nell’odierna era della comunicazione l’informazione è una merce preziosa, rivestendo un ruolo delicato e fondamentale ai fini della costruzione e della conquista del necessario consenso politico. A tale riguardo, uno degli obiettivi primari delle lobbies e dei principali attori impegnati nell’arena politica è quello di facilitare e “addomesticare” tale processo, promuovendo un discorso “politicamente corretto”, ossia ideologicamente “sterilizzato”, il più possibile allineato a quelli che sono i particolari obiettivi dell’azione politica.

In tale scenario, tuttavia, se lo spazio “reale” è saldamente in mano ai cani da guardia del “politically correct”, sempre pronti ad azzannare ed aggredire chiunque si azzardi a dissentire o ad avanzare dubbi riguardo la bontà e veridicità del programma o della proposta politica di turno, non è cosi per lospazio “virtuale” dove le infinite maglie della rete rendono molto più difficile mettere la museruola alle tante contro voci provenienti dalla vasta galassia di siti internet, social network, forum e community varie.

A cercare di risolvere tale sempre più “scomodo” impasse, come riportato dal quotidiano “La Verità” in un articolo del 25 agosto, ci ha pensato niente di meno che il nostro ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha fatto sapere di avere dato vita ad un tavolo di lavoro con 51 organizzazioni non governative con il compito di monitorare e vigilare l’informazione in rete.
Alla base dell’iniziativa vi è il Codice di condotta europeo sull’illecito incitamento all’odio online, presentato dalla “Commissione Europea” lo scorso 31 maggio sulla base di un accordo stipulato su impulso di Italia e Germania, con i principali provider del web, Facebook, Microsoft, Twitter e Youtube, al fine di “esaminare le segnalazioni riguardanti forme illegali di incitamento all’odio nei servizi da loro offerti, in modo da poter rimuovere tali contenuti o disabilitarne l’accesso”.

Sempre all’interno dell’accordo, rende noto il ministro in una lettera pubblicata sul sito “Byoblu”, “è previsto che le aziende informatiche si adoperino per rafforzare i partenariati con organizzazioni della società civile, per incoraggiare la segnalazione dei contenuti d’odio e per fornire formazione sulle migliori pratiche per lottare contro la retorica d’odio”.

Il ministro Orlando

Ma è soprattuto a livello nazionale che il progetto promosso dal ministro Orlando fa discutere, nonché indignare, per il fatto di avere costituito un tavolo di lavoro a “senso unico” che mette preventivamente alla porta tutti coloro non in linea con il dogma del “politicamente corretto” contemporaneo:

“A livello nazionale, spiega infatti Orlando, abbiamo avviato un tavolo di lavoro con le organizzazioni non governative per una strategia contro i discorsi d’odio online. Lo scopo che ci prefiggiamo con questo tavolo è quella di stimolare la nascita di un soggetto, non pubblico e non statale che, in alleanza con le piattaforme, possa costruire efficaci contronarrative rispetto alla propaganda d’odio.Questo il lavoro che si sta facendo per fare in modo che, accanto alle istituzioni e a integrazione della giustizia, ci sia un protagonismo e un ruolo attivo dei soggetti sociali che, alleandosi fra di loro, possono efficacemente far fronte comune contro la retorica dell’odio sul web e agire anche sui provider stessi per un’azione rapida in ogni situazione in cui il linguaggio della rete e dei social network possa costituire una reale minaccia o sia lesivo della dignità di un soggetto”.

La lista delle Ong che avranno il ruolo di controllare e denunciare eventuali comportamenti sospetti è lunghissima e comprende soggetti impegnati in prima linea su tutti i principali “fronti caldi” del momento: dall’islam e l’immigrazione, fino a rom, gay e gender. Tra le sigle convocate al tavolo di lavoro vi sono infatti Amnesty international, l’Unione forense per la tutela dei diritti umani, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite, la Comunità Sant’ Egidio, l’ Associazione 21 luglio, l’Unione delle comunità islamiche italiane, la Confederazione islamica italiana, la Comunità religiosa islamica italiana, il Centro islamico culturale d’ Italia, Arcigay, Arcilesbica, Rete Lenford, circolo Mario Mieli, associazione Gaynet, circolo Pink di Verona, tutte organizzazioni accomunate dal fatto di essere fortemente sbilanciate a favore della loro specifica “causa politica”.

Quanto sia dura e spietata l’odierna legge del “politicamente corretto” lo ha sperimentato direttamente sulla propria pelle l’ingegnere Google James Damore silurato, pochi giorni fa, per aver osato sollevare alcuni dubbi riguardo le attuali politiche interne dell’azienda di Mountain View in materia di “gender gap”.
L’imperdonabile colpa di Damore è stata quella di aver messo in circolazione, seppur in via riservata, un documento di dieci pagine nel quale invitava l’azienda a non ignorare, nelle politiche di inclusione e gestione del personale, il determinate fattore biologico. Secondo l’ormai ex dipendente Google, è infatti proprio nella naturale predisposizione biologica che va ricercata la spiegazione della presenza inferiore di donne rispetto agli uomini nell’industria tecnologica. A difenderlo, Damore ha chiamato l’avvocata indiana Harmeet Dhillon che ha così espresso le ragioni del suo assistito:

“Sono nata in India, sono una donna, certo credo che la diversità sia un valore per le aziende ma non mi piace la diversità in nome del politicamente corretto, in cui finisci per punire persone che non hanno colpe. Anche gli uomini bianchi hanno i loro diritti”.

CARATTERI DISTINTIVI

Due sembrano dunque essere i caratteri distintivi della nuova religione laica del “politicamente corretto”: relativismo e totalitarismo.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il credo “politically correct” è infatti intrinsecamente relativista in quanto esso è guidato ed “illuminato” non dalla ragione, rettamente intesa, ovvero dall’ “intelligenza del reale”, ma dalla contingente e sempre mutevole “ragion politica”. In tale prospettiva, il suo obiettivo non è quello di raggiungere la verità, quanto quello di promuovere il discorso di turno dominante.

In secondo luogo, il pensiero unico “politicamente corretto” è fortemente totalitario poichè, paradossalmente, in nome del principio di non discriminazione finisce con l’imporre con la forza il suo intollerante diktat in materia di diversità ed inclusione. Il Codice di condotta della Commissione europea in materia di haters online e il relativo tavolo di lavoro delle 51 Ong individuate dal ministro Orlando, ne rappresentano, in tal senso, un mirabile ed emblematico esempio nel tentativo di estendere il controllo dell’informazione dal mondo reale al sempre più popolato e “fastidioso” mondo virtuale.

(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)

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  1. Citodacal 4 mesi fa

    L’avvocatessa indiana Harmeet Dhillon verrà sanzionata per essersi fatta passare impropriamente ed abusivamente per donna.

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    1. Animaligebbia 4 mesi fa

      Ormai siamo ad un passo dalla dittatura per una minchiata (si puo’ dire?) di moda importata.Consiglio,a chi non lo dovesse conoscere,la lettura del pezzo “e benvenuti a sti ricchioni” (si puo’ dire?) del bellissimo blog di Alceste.

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    2. Giorgio 4 mesi fa

      Che tipo di transustanziazione avviene in un’aula di tribunale che necessita la presenza di un avvocato come ufficiante?
      E che preparazione conserva un laureato in giurisprudenza dal momento che questa è universalmente riconosciuta in divenire?
      Non è la prima volta che lo dichiaro ma sui legulei la penso esattamente come Shakespeare.

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    3. PieroValleregia 4 mesi fa

      … certo che mettere insieme cominità islamiche, marcia indietro e sussavongole è favoloso, oltrechè esilarante.
      Va riconosciuto al “ministro” Orlando e alle varie associazioni firmatarie un NON comune sprezzo del RIDICOLO …
      la patria memore, pose
      saluti
      Piero e famiglia

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      1. Citodacal 4 mesi fa

        Ho imparato un nuovo termine: sussavongole (ma a quanto pare, soltanto a Genova; altrove esisterà un “sussapeoci”?)
        (in effetti, non è che l’Islam proceda tanto tanto in parallelo con LGBT… anzi)

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        1. PieroValleregia 4 mesi fa

          …sussavongole, termine riportatomi da un mio (ex) collega, per indicare le lesbiche; pare che una sua conoscenza, di tali tendenze, sia
          l’ideatrice … per lo meno spiritosa 🙂
          saluti
          Piero e famiglia

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          1. Citodacal 4 mesi fa

            A suo tempo, nell’ambito di attività culturali, conobbi un omosessuale la cui correttezza e serietà umana mi avrebbero indotto a lasciargli in custodia chiavi di casa, nell’auto, iban e via dicendo, qualora se ne fosse mostrata la necessità; nella fattispecie, per sedare i tratti più pruriginosi, non avrei avuto alcun timore nel dover condividere con lui lo stesso letto – sempre per necessità e non per scelta… – consapevole della sua correttezza e del fatto che, sapendomi etero, non avrebbe avuto alcuna attrazione possibile nei miei confronti. Anche la recente vicenda di Dolce e Gabbana ci racconta qualcosa di non allineato: sono stati linciati moralmente dalle frange esagitate LGBT (in testa “sir” Elton John che ha dato piena mostra d’essere una vera checca isterica) per aver detto esplicitamente il primo, in merito ad adozioni omo e fecondazioni assistite (oh che indecenza oscurantistica!!!): “Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. Una di queste è la famiglia. Non abbiamo inventato mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre”. A suo tempo lo storico Paolo Poli definì le giornate dei vari Gay Pride tristissime carnascialate.
            Non so quanto stiano a percentuale ma non sono pochi gli omosessuali a non riconoscersi affatto nel clima volgare e sbracato che si vorrebbe far emergere come LGBT; preferirebbero maggior discrezione, consapevoli del fatto che la loro condizione esistenziale particolare non può pretendere quanto la via naturale e il buon senso acquisito mostrano come non possibile.
            Ciò che mi preoccupa maggiormente quindi è che l’invereconda estremizzazione dell’LGBT debba servire non tanto per ritagliare uno spazio sociale, quanto per scardinare ciò che l’ordine naturale delle cose ha posto in atto da sempre (vedere certe esplicite dichiarazioni dell’onorevole Concia), capovolgendo l’istanza equa e tradizionale per cui l’eccezione possa venir tollerata, entro certi limiti, ma la sostanza rimanga inalterata e funga da faro: ora si vuol invece stravolgere questa sostanza stessa, negarla, deturparla, ridicolizzarla, in ciò capovolgendo inesorabilmente ogni forma originaria. E qui i movimenti omosex c’entrano appieno fino a un certo punto (se non le componenti più becere ed appariscenti, che sono ormai il pane per una “civiltà” dello spettacolo); sono convinto che la manovra parta da una connotazione oscura ancor più ampia, la stessa che sta operando per sovvertire il centro intero: e dunque anche moltissimi omosessuali finiscano col fare la diligente parte degli utili idioti.

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          2. Giorgio 4 mesi fa

            Cito, non bisogna scherzare con il fuoco, a meno che non si sia un giocoliere.
            L’occasione fa l’uomo ladro.
            La fiducia è una cosa seria.
            Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

            Le vongole sono un tipo di molluschi, i “peoci” un altro, ma è una definizione veneta.

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          3. Giorgio 4 mesi fa

            Cito, più calzanti ad indicare gli omosessuali maschi sarebbero le cape da deo o cannolicchio o cappalunga o tabacchine, sono tipiche della laguna veneta.

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          4. Citodacal 4 mesi fa

            @Giorgio
            Nella specificità del caso parlo a ragion veduta e non alla leggera. Tutt’altro direi – e altro atteggiamento adotterei – di certi soggetti che mi ritrovai accanto in un locale parigino al Capodanno, quand’ero appena ventenne (e noi che si cercava di conoscere ragazze…), o di quegli aitanti “omaccioni” abbronzati e col capello corto e curato, la camicia bianca aperta sul villoso petto e il baffo malandrino che scrutavano con sguardo insistente ed invasivo i ragazzini in transito da un bar sul lungomare di Riccione, tra i sedici e i diciott’anni (al punto che con gli amici, rinominammo il locale “Baffazz Bar” e quando gli si passava innanzi si gettava lo sguardo dritto sul selciato, sollecitando inavvertitamente il passo): lì sensazione e percezione erano decisamente sgradevoli e poco rassicuranti. Sul baracconesco epilogo contemporaneo a base di sfilate con mutande di piume rosa, completini sado-maso in pelle o latex, chiappe rigorosamente in vista, false tette siliconate o posticce, e madonne (lo scriviamo volutamente minuscolo per chiari motivi) che lacrimano finto sperma non voglio nemmeno perder più tempo a esprimermi. Però, mi ripeto, esistono anche omosessuali discreti e contenuti, garbati e intelligenti, che rigettano questa chincaglieria animalesca e rifuggono ogni ostentazione mediatico-propagandistica, senza pretendere arrogantemente per altre vie ciò che la loro condizione gli nega di natura.
            In merito alla semantica d’indicazione, la fantasia umana e regionale si sbizzarrisce a reperire termini.

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          5. Giorgio 4 mesi fa

            Cito, come lei ha sostenuto tempo addietro le convinzioni sono opinioni se non supportate dall’empirismo, dal momento che nel caso in questione questo non è percorribile sono obbligato a tacermi in attesa che la realtà redima il busillis.
            L’ultimo che ha messo la mano sul fuoco se le bruciata.
            Conosco omosessuali maschi che sono sposati con donne e sono padri di figli e non li ho mai visti agghindati in modo carnevalesco od assumere atteggiamenti pubblici non consoni al loro ruolo, ciò non toglie che in una piccola realtà campagnola, come quella dove vivo due di loro siano stati ammazzati dai loro occasionali partner. Io sospetto che il numero sia superiore, dal momento che altre morti violente sono state classificate come suicidi. Ripeto, la mano sul fuoco non ce la metto.

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  2. Giorgio 4 mesi fa

    Il signor Rodolfo de Mattei è vittima di una cantonata colossale dal momento che dichiara: ” …il nostro ministro della Giustizia Andrea Orlando..”, sarà il suo ministro non certamente il mio. Io lo considero un nemico da “abbattere” con ogni mezzo, visto che siamo in guerra, ed in guerra tutto è concesso.
    Non solo considero un nemico il signor Orlando ma tutti coloro che lo riconoscono come facente funzione ed in generale tutta la galassia politica che lo contiene. Mors tua vita mea.
    Il senso dl mio commento non è drammatico ma comico, chi ha orecchie da…………..

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  3. marco 4 mesi fa

    Non siamo ad un passo dalla dittatura siamo già in dittatura inoltrata!!! i nemici del popolo
    ci stanno già applicando il TSO con le vaccinazione obbligatoria e non ce ne rivendiamo conto..

    Non abbiamo speranza.. loro controllano tutto.. dalla magistratura alle testate giornalistiche ai capi delle
    forze amate.. controllano e condizionano anche il ns. pensiero..

    Ai tempi del fascismo non sapevano di vivere ai tempo del fascismo..

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    1. Citodacal 4 mesi fa

      Vorrei fare una puntualizzazione a questa constatazione che sostanzialmente condivido.
      Il pensiero può essere condizionato ma non controllato: se fosse controllabile non sarebbe una forma di pensiero reale, bensì una forma-pensiero, il che è alquanto differente. Pensare realmente infatti richiede pratica e allenamento al pari del fisico: il pensiero si allena come il muscolo, e come il medesimo può essere impiegato a sproposito. Ciò che spesso intendiamo come pensiero altro non è che un mélange di immagini mentali ed emozionali (forme-pensiero e forme-emozione) sorprendentemente e repentinamente mutevoli e variabili, circostanza ben nota a chi pratica con serietà preghiera e meditazione o altre forme di concentrazione (assai lungi da quei surrogati esteriori, che ne usurpano spesso il medesimo nome, praticati impropriamente per perseguire soltanto “benessere” e “rilassamento”).
      Il pensiero reale dunque non può essere controllato poiché, laddove è presente lo sforzo genuino di praticarlo, è il pensiero stesso a controllare implicitamente ciò che potrebbe controllarlo, nel senso di vagliarne l’essenza al momento in cui si presenti alla coscienza. Può invece essere condizionato – meglio: subire costantemente un tentativo di condizionamento – nel senso in cui, in un combattimento, si cerca d’indurre l’avversario a fare le mosse a noi utili: ma anche qui una mente allenata cadrà con difficoltà nella trappola (motivo per cui, ad esempio, un confronto tra maestri d’arte marziale di elevato livello si risolve spesso in un semplice osservarsi a distanza senza far nulla – percependo l’impossibilità di cogliere un “varco” nella posizione psico-fisico-spirituale dell’avversario –, con sommo disappunto degli spettatori di bocca buona, che si attendevano lo spettacolo dell’arena, e grande occasione invece d’apprendimento e apprezzamento da parte dei praticanti avanzati).
      Non solo; praticare e studiare il pensiero e le sue regole ontologiche conduce invariabilmente a identificarne i limiti, e l’esistenza non dipende dal solo pensiero; nel “qui e ora”, che si tratti d’indirizzarsi verso la trascendenza, oppure di difendersi da una coltellata, oppure attraversare qualsivoglia altra situazione in cui venga richiesta una azione percettiva immediata (invero sarebbe così per ogni istante, seduti anche sulla tazza del cesso, ma non è facile il rendersi consapevoli di ciò), non c’è nessun tempo per poter pensare – ed affidarsi al solo istinto o all’abitudine non soltanto può sortire esiti disastrosi, ma non illumina su nulla di essenziale al riguardo –; dunque il pensiero mostra d’essere inadeguato per “cogliere” l’istante nella sua interezza: ecco perché le pratiche introspettive serie indirizzano verso l’assenza di pensiero, dimensione reale ed esperibile che sfugge completamente alla comprensione ordinaria, poiché non può esser né pensata, né avvertita attraverso le emozioni o i sensi: ma proprio per questo nemmeno essere condizionata, distorta, o controllata.

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      1. Giorgio 4 mesi fa

        Solo i semplici sono convinti di pensare, in realtà è il pensiero che pensa noi.

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    2. Giorgio 4 mesi fa

      Se le fosse di conforto, Marco, le garantisco che ci sono altre persone che la pensano come lei in proposito.

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  4. annibale55 4 mesi fa

    L’ ex PCI ora PD è un cancro sociale. Non è una parola pesante. I comunisti per prima cosa odiano gli italiani, quelli che non sono comunisti e per seconda cosa sono comunisti fascisti in quanto NON tollerano qualcuno che non la pensi come loro. Il risultato è che sono “democratici” fin quando arrivano al potere poi fanno terra bruciata attorno e ci restano praticamente per sempre. Basta guardare al governo delle regioni rosse, Emilia Romagna e Toscana su tutte, comuniste da 70 anni senza alternanaza. Comuniste Italiane nonostante una moltetitudine di scandali e nonostante MPS, comuniste fino al loro annientamento. La stessa cosa cuccederà per l’ Italia intera, morirà comunista!

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    1. Ale 4 mesi fa

      Io sono comunista e non considero il PD e Andrea orlando (membro come me della FGCI sezione di La Spezia) come comunisti ma anzi li considero fascisti evoluti schiavi dell’articolo 16 del trattato di Parigi del 1947 …

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  5. Werner 4 mesi fa

    Se limitano le libertà di pensiero e di espressione manifestate attraverso i vari blog, siti d’informazione alternativa come questo e i maggiori social network, Internet non ha più ragione di esistere. Purtroppo invece di combattere ed oscurare le varie perversioni che circolano in rete – come i siti pedopornografici – si preoccupano di ciò che la gente pensa liberamente. Sicuramente non bisogna offendere nessuno, ma addirittura impedire pure di criticare qualcuno o qualcosa, è roba da regime totalitario.

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    1. Giorgio 4 mesi fa

      Purtroppo condivido le sue conclusioni.

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