Il “liquidatore” Mario Draghi inizia con liquidare l’Alitalia..

di Luciano Lago

Come avevamo previsto il principale ruolo di Draghi e’ quello di fungere da “liquidatore” e in questo ruolo il noto banchiere si è ben immedesimato.
Lo dimostra la vicenda Alitalia, il primo grande brand italiano che il governo Draghi ha deciso di liquidare, naturalmente in conformita’ con le direttive di Bruxelles che non fa sconti al nostro paese.
L’operazione favorira’ gli interessi delle compagnie francesi e tedesche pronte ad accaparrarsi gli slot dell’Alitalia, un patrimonio di ricavi sicuri non appena ripartirà il turismo e i voli commerciali fra i paesi europei e dell’area mediterranea.
La UE ha decretato direttive penalizzanti che obbligano la compagnia di bandiera a cambiare nome e assetto in funzione di discontinuità con la precedente gestione. In pratica Bruxelles richiede di rinunciare ad un brand, quello dell’Alitalia che era fra le prime 10 compagnie di prestigio nel mondo, un brand che ha un valore inestimabile ma che deve essere buttato nel cesso in nome della conformità alle normative europee.


Ce lo chiedono gli stessi burocrati europei che hanno consentito i finanziamenti governativi a compagnie come l’Air France e la Lufthansa, ma per l’Alitalia questo non è consentito, risulterebbbe contrario alle norme liberiste che vogliono tutto regolato dal mercato. Peccato che questo non vale per i concorrenti dell’Alitalia ma vale soltanto per le compagnie del Bel Paese.
“Ce lo chiede l’Europa”, ci dicevano personaggi come Prodi, Letta, Gentiloni, Renzi e compagnia cantane. L’Italia deve inchinarsi ai commissari europei e per questo ha scelto di farsi commissariare da Mario Draghi, un super commissario che certamente non ha alcuna intenzione di favorire quelle aziende che lui giudica già decotte, come lo stesso “super Mario” ha già dichiarato, e l’Alitalia è una di queste.

Protesta dipendenti Alitalia


Il patrimonio costituito in decenni dall’Alitalia e dai suoi dipendenti, a parte gli sprechi e le malversazioni fatte dai politici, non deve essere conservato. Può essere utilizzato da Francia e Germania per avvantaggiare le compagnie di bandiera di questi paesi che certo non rinunciano a far volare i propri aerei per compiacere Bruxelles e i suoi burocrati.
l’Alitalia sarà messa in liquidazione, provocando il licenziamento immediato di 11 mila dipendenti che perderanno anche la cassa integrazione, entrando subito in Naspi.
Non c’è sbocco alla trattativa con la commissione Europea e questa rimane in fase di stallo per il decollo della nuova compagnia che dovrebbe sostituire la vecchia Alitalia, procedendo all’acquisto degli aeromobili, che porterebbe del denaro cash fresco alle disastrate casse della azienda, attualmente in amministrazione controllata.
I ministri incaricati di risolvere il nodo Alitalia, Giancarlo Giorgetti, Daniele Franco e Enrico Giovannini dei trasporti, non sanno che pesci prendere – mentre aspettano durettive da Draghi e dalla commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager.
I ministri annaspano mentre il tempo stringe e i dipendenti sanno che il loro destino è segnato, si prevedono ben 7 mila esuberi e rinuncia a gran parte degli slot di Malpensa (il secondo hub dopo Fiumucino) e con pochi aeromobili che rimarranno in servizio.


Il suicidio dell’Alitalia, si quella che era la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, è una sorta di suicidio assistito o meglio una liquidazione voluta che ha molti responsabili ma prima di tutti una intera classe politica e i vari governi che si sono alternati in questi anni.
La soluzione imposta à quella di gettare “il bambino con l’acqua sporca”, senza alcun tentativo di salvare e risanare la compagnia.
Per questo compito è stato scelto un “liquidatore di prestigio” come Mario Draghi che potrà mettere nel suo albo anche questa perla ma, ne siamo sicuri, ne seguiranno altre: il liquidatore deve fare il suo mestiere, è stato nominato per quello.
Draghi non si considera un “dittatore” come il turco Erdogan, lui è soltanto un liquidatore e si può permettere di rompere i rapporti con il premier turco e far liquidare anche i contratti che molte aziende italiane avevano in corso d’opera con la Turchia. Poi verrà la volta della Cina quando dovrà qualificare come “dittatore” anche Xi Jimping e saranno migliaia le aziende italiane che saranno espulse dalla Cina, il maggior mercato di export al mondo, con grande vantaggio dei concorrenti tedeschi, francesi e di altri paesi.
D’altra parte è anche vero che, a un paese ridotto al ruolo di una sub colonia, non serve neanche avere una propria compagnia di bandiera. Serve molto di più avere un bravo liquidatore.

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