Il “giorno della Vittoria” a Donetsk

di Eliseo Bertolasi

A Donetsk, nella Repubblica Popolare di Donetsk anche quest’anno come da consuetudine, il 9 di maggio è stata celebrata la “Giornata della Vittoria” (Den Pobey), l’anniversario della vittoria contro la Germania nazista. Mentre l’Ucraina abbagliata dal miraggio europeo ha intrapreso un cammino di oblio della propria memoria storica, a Donetsk, come in tutta la Russia, con grandissima partecipazione popolare si continua a festeggiare questa importante ricorrenza. Una celebrazione da tutti profondamente sentita che rappresenta una pietra miliare nell’identità dei popoli dell’ex-URSS.

In occasione di questa festa vengono posti i fiori ai piedi dei vari monumenti patriottici, sugli abiti le persone annodano il nastrino di San Giorgio dai colori nero e arancione, simbolo della vittoria; addirittura si vedono ragazzini e ragazzine indossare le camicette militari color kaki di fattura sovietica e il tipico copricapo “pilotka” a bustina con la stella rossa al centro.

La vittoria contro la Germania nazista costò la vita a oltre venti milioni di sovietici, forse di più, forse di meno.. le cifre seppur approssimative rimangono spaventose, non si conoscerà mai il numero esatto delle vittime di questa guerra, che non a caso in URSS è stata chiamata non semplicemente “Seconda Guerra Mondiale” come in Occidente, ma “Grande Guerra Patriottica”. In quegli anni drammatici non c’è stata famiglia senza lutto. Dimenticare questa tragedia epocale, non si può e non si deve! Rimuovere questa ricorrenza, o non attribuirle il dovuto valore significa sfregiare la propria identità individuale e collettiva.

Sappiamo bene che Kiev in seguito ai disordini di Maidan e al successivo cambio di potere ha operato e sta proseguendo un radicale cambiamento delle relazioni sociali, economiche, politiche, culturali con Mosca. Questo nuovo corso prevede anche la trascrizione, o addirittura la rimozione, d’intere pagine di storia scritte in secoli di legami comuni dell’Ucraina con la Russia, come se la storia non abbia una sua oggettività a prescindere dalle mode o dagli orientamenti politici. Secondo il postulato di questa tendenza l’aggressore è diventato il liberatore, il liberatore – l’aggressore: un mondo “al contrario” che aspirerebbe a proporre un modello “ribaltato”, nuovo, artefatto e privo di fondamenta. Ma finché parole come “dignità”, “onore”, “sacrificio” e “riconoscenza” conserveranno il loro significato autentico le ragioni di questa celebrazione non verranno meno.

La piazza Lenin, in centro a Donetsk, nonostante le incerte condizioni meteo, già dalle prime ore della mattina era gremita di persone accalcate dietro le barriere per un posto in prima fila. La cerimonia è iniziata con l’arrivo dei veterani, uomini e donne che combatterono sui vari fronti della “Grande Guerra Patriottica”. Molti indossavano la vecchia uniforme sovietica col petto ricoperto di medaglie.
Alle nove in punto dopo i rintocchi della campana è iniziata la cerimonia. Il capo della Repubblica Denis Pushilin con gli auguri di “buona festa della Vittoria” ha dato il via alla parata militare.
Sotto il palco delle autorità hanno sfilato le varie unità militari della DNR. Soldati che indossano l’uniforme non solo in occasione delle parate, ma che, attualmente, sono ancora impegnati in operazioni di guerra, alla difesa della propria terra, della propria famiglia, della propria identità. La guerra, sappiamo, seppur congelata in uno stato di bassa intensità sulla linea di contatto con l’Ucraina non è ancora terminata. Finché davanti ci sarà l’esercito ucraino il massimo stato d’allerta sarà una necessità; la tentazione di risolvere il conflitto con un’azione di forza da parte delle truppe di Kiev rimane un possibilità aperta che non può essere esclusa.

Dopo i reparti appiedati, compresa un’unità di donne, elegantissime e comunque marziali nella loro uniforme, è stata la volta dei mezzi blindati, corrazzati, dei pezzi d’artiglieria dei sistemi lanciarazzi..
La musica patriottica sovietica in sottofondo, suonata dalla banda militare ha reso l’evento ancora più marziale e suggestivo.

Alla fine della parata militare è partito il “Reggimento degli Immortali”. Un fiume interminabile di persone: donne, uomini ti tutte le età, anche bambini.. tutti con in mano la foto di un loro caro, di un loro avo, che prese parte alla Grande Guerra Patriottica. Passando sotto il palco tutti con enfasi esclamavano: “spa-si-bo, spa-si-bo..”: un “grazie di cuore” ai veterani per il loro coraggio, il loro valore, che portò alla liberazione della “Madre Patria” e alla vittoria.

Il momento più commovente della sfilata del “Reggimento degli Immortali” è stato il passaggio di coloro che hanno perso un proprio caro in questi cinque anni di guerra con l’Ucraina. Con le lacrime agli occhi, nelle loro mani non innalzavano foto d’epoca dei loro parenti in uniforme sovietica, ma foto di giovani: figli, mariti fidanzati.. C’era anche chi innalzava il ritratto di Aleksandr Zakharchenko, il capo della DNR, assassinato l’anno scorso in un attentato a Donetsk, un lutto profondo per tutta la Repubblica.

Questo è il calvario che la popolazione del Donbass sta patendo ormai da cinque anni. Fieri del loro passato, degni dei loro avi, non hanno rinunciato alle loro tradizioni, alla loro identità e hanno affrontano con determinazione il sacrificio e le sofferenze della guerra.

Eliseo Bertolasi da Donetsk

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6 Commenti

  • namelda
    11 Maggio 2019

    ehh beh , noi in Italia ci stiamo “godendo” la sfilata dei baldi alpini a milano ; alpini la cui ultima impresa degna di menzione risale alla disfatta di Russia: la “battaglia” di Nicolayewka;
    nei libri di storia internazionale non esiste nè la battaglia, nè Nicolayewka;
    però si,gli alpini nella retorica italica sono immortali; tanti ne sono morti inutilmente nella I° e II° guerra mondiale.
    nel cuore,ognuno di noi italiani c’èl ricordo di un nonno o di un prozio caduti nelle inutili guerre di aggressione .

    sembra che l’ Italiani sia specialista stinell’aggredire proditoriamente le altre nazioni

    • Silvia
      12 Maggio 2019

      Sbagliato parlare sempre male degli Italiani e degli Alpini di una volta. Non e’ certo colpa degli Alpini se l’
      Italia ha dovuto partecipare a due guerre Mondiali. Dico DOVUTO perche’ c’erano situazioni geopolitiche internazionali per cui sarebbe stato difficilissimo non partecipare. Ora e’ troppo lungo discuterne. Cmq sono state guerre regolari, nessuna aggressione proditoria. Naturalmente ora gli Alpini, come altri reparti militari, sono inutili, perche’, come affermato anche dall’ONU, dal papa ecc., i confini non vanno difesi, anzi, vanno aboliti.,

      • namelda
        12 Maggio 2019

        non ptrei parlare male degli alpini,nè dei fanti,nè dei bersaglieri ecc
        ma neanche dei muli degli alpini .
        parlo male della stucchevole e stupida retorica patriottarda
        che sembra ricordare con nostalgia le guerre che ci hanno costretto a combattere aggredendo e invadendo altre nazioni.
        ricordiamo con dolore i morti inutilmente e finiamola con l’eroismo
        da parata.
        i morti non vincono mai.

  • AS
    11 Maggio 2019

    Interessante e commovente. Ma una domanda, Come fanno a sfilare i veterani della Grande Guerra Patriottica, il piu’ giovane che avrebbe avuto 16 anni nel 44 ‘ oggi doverebbe avere almeno 90 anni… Bell’articolo, ma ci vorrebbe un po’ piu di esattezza nella narrativa e forse meno sentimentalismo

  • Mardunolbo
    13 Maggio 2019

    Bello onorare i morti, i Caduti in guerra. Brutto però cercare sempre di modificare la Storia per annichilire le verità che ci sono dietro le guerre ed i Caduti…Solgenytsyn scrisse chiaro che i soldati sovietici erano spinti avanti dai commissari che, stando indietro, ammazzavano chiunque avesse esitazioni. I soldati tedeschi raccontano che sparavano eliminando centinaia di soldati sovietici, ma altre migliaia continuavano ad avanzare secondo un illogicità che non aveva paragoni. Ed i tedeschi dovettero continuamente arretrare di fronte a questa massa umana che avanzava sostituendo i caduti. Che bel sistema per poi onorare i Caduti ! Solgenytsyn dichiarò meglio perchè ci fu questa ecatombe di soldati sovietici; nella prima Guerra Mondiale il rapporto tra caduti tedeschi e caduti russi fu di 1/15-20 circa, perchè gli ufficiali, zaristi, cercavano in ogni modo di contenere le perdite, se non altro perchè conoscevano spesso personalmente i soldati , che servivano nelle loro terre. Nel periodo sovietico (Seconda Guerra Mondiale) i soldati non avevano alcun ufficiale che fosse interessato a loro ed il rapporto fu di 1 soldato tedesco / 45-50 soldati sovietici ammazzati. Interessante,vero ? Che poi si voglia a distanza di anni , celebrare questi ammazzati, è certo rispettoso, ma bisognerebbe anche chiedersi , come fece Sogenytsyn, perchè questa percentuale spaventosa , altrimenti si arriva alla solita retorica insulsa e priva di verità !
    Riguardo ai soldati italiani in guerra, furono inviati secondo un disegno politico da Mussolini che aveva idee ben chiare su come arrivare al tavolo di pace “con qualche migliaio di morti” soltanto. Purtroppo per la perfidia anglosassone e per i sotterfugi di Churchill , non fu così. Come non fu come raccontano spesso che la Germania hitleriana aggredì di sorpresa e senza ragione l’URSS …L’URSS aveva da tempo pronti i piani di invasione dell’Europa ed Hitler anticipò con attacco quello che era già pronto nella mente di Stalin. Infatti avendo i russi sovietici ammassato truppe solo alle frontiere, disfatto il fronte iniziale, non avevano praticamente riserve nelle retrovie perchè stavano per scatenare un attacco massiccio dalle frontiere. Lo sfondamento della prima linea sovietica aprì una travolgente avanzata delle truppe corazzate tedesche che fecero il primo gravissimo errore politico/diplomatico : considerarono gli ucraini ed i russi solo come carne da abbattere, non come probabili alleati contro il comunismo. Costrinsero così migliaia di cittadini a rivolgersi ai persecutori compatrioti piuttosto che ai persecutori stranieri. Tutte informazioni ben spiegate nei libri di Solgenytsyn. Purtroppo sono verità ben taciute anche nella Russia di Putin per ragioni di opportunità politica e ciò va a discapito della Verità storica che dovrebbe arrivare al primo posto nelle dichiarazioni ufficiali.

    • Silvia
      13 Maggio 2019

      comunque, in un modo o nell’altro, l’URSS-Russia ha vinto e la Germania ha perso.. Rassegnatevi

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