Il figlio di Joe Biden

di Daniele Scalea –

Sulla storia dell’impeachment a Trump e della telefonata col presidente ucraino Zelenskij per incoraggiarlo a riprendere le indagini sul figlio di Biden sapete già tutto. Forse un po’ meno nei media italiani si è detto di come il figlio di Joe Biden, già vice di Obama e oggi principale candidato democratico per il 2020, abbia a che fare con l’Ucraina.

Si dà il caso che Hunter Biden, figlio dell’allora Vice-Presidente degli Stati Uniti d’America, nel 2014 – dopo la rivoluzione nazionalista e anti-russa appoggiata da Washington – fosse nominato nel CdA di Burisma, la più grande azienda privata ucraina nel settore del gas naturale, il cui proprietario, Mykola Zlochevsky, essendo in politica col deposto Presidente Janukovich, aveva molto da farsi perdonare dal nuovo regime e dagli USA. (Zlochevsky abbandonò l’Ucraina e vi ha fatto rientro solo lo scorso anno, dopo essere stato prosciolto – tra le polemiche – dalle accuse di corruzione).

Malgrado Hunter Biden non avesse un curriculum all’altezza né esperienza nel settore estrattivo, ottennere un lauto stipendio da oltre 50mila dollari al mese (sono 600.000 dollari l’anno), con bonus che potevano portare la cifra anche a quota 83mila. Nel frattempo, le nuove autorità ucraine dipendevano fortemente dal sostegno diplomatico, militare e finanziario degli USA. Nel marzo 2016 il Parlamento ucraino, a seguito di esplicite pressioni da parte del Vice-Presidente Biden che minacciava altrimenti di sospendere gli aiuti, ha rimosso il procuratore generale Viktor Shokin.

Ufficialmente il licenziamento fu richiesto da Biden sr. perché Shokin avrebbe rallentato la lotta anti-corruzione nel Paese. D’altro canto, fin dal 2012 lo stesso Shokin stava indagando su Zlochevsky, il proprietario di Burisma, ossia datore di lavoro di Biden jr. Molti, tra cui ultimo in ordine di tempo Donald Trump, hanno accusato Joe Biden d’aver usato il proprio ruolo pubblico per tutelare il figlio e l’azienda nel cui CdA sedeva quest’ultimo. Lo stesso Shokin, in una dichiarazione giurata, ha sostenuto che l’indagine su Zlochevsky gli fu indicata come ragione dietro il suo licenziamento.

L’autorevole giornale “The Hill” (non schierato con Trump) è uscito ieri col resoconto di numerosi documenti finora sconosciuti, i quali dimostrerebbero che le pressioni di Biden sr. per licenziare Shokin sarebbero state motivate dall’intenzione di quest’ultimo di interrogare Biden jr. mentre si avvicinavano le elezioni presidenziali americane del 2016.

La carriera di Hunter Biden ha spesso sollevato sospetti di conflitti d’interesse coi ruoli politici del padre. Ad esempio fresco di laurea fu assunto da MBNA, gigante americano delle carte di credito che finanziava il padre ed era interessata alla nuova legislazione sulla bancarotta, cui Biden sr. stava lavorando. Nel 2013 Hunter viaggiò col padre e Vice-Presidente sul Air Force 2 per raggiungere la Cina, dove Biden sr. si confrontò col Governo circa le tensioni coi vicini, mentre Biden jr. ottenne per un fondo presso cui lavorava un investimento da 1,5 miliardi di dollari da parte di un’entità statale cinese.

Fonte: Daniele Scalea

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