Il fallimento USA in Afghanistan ricade anche sull’Europa

di Luciano Lago

Mentre i talebani in Afghanistan stanno rapidamente riconquistando vasti territori del paese, approfittando del vergognoso ritiro delle truppe occidentali, i leader europei rimangono alla finestra a guardare meravigliati i “successi” del grande alleato di oltre atlantico e le conseguenze della sua politica avventata.
Ancora una volta si rivela quale sia la vera natura della NATO, una alleanza che serve soltanto come strumento militare per le guerre americane e per tenere sottomessi i paesi che vi aderiscono. Le decisioni e la gestione fanno tutte capo ad un unico centro decisionale che si trova a Washington.

Non c’è dubbio che gli stessi europei siano rimasti estremamente sbalorditi dalla rapidità con cui i talebani hanno sconfitto le forze governative in tutto l’Afghanistan, nonostante i fondi investiti per stabilizzare la situazione. Soprattutto non si aspettavano una ritirata così rapida ed ingloriosa delle forze USA che hanno lasciato enorme numero di armi, mezzi ed attrezzature abbandonate al nemico. Un nuovo Vietnam a tutti gli effetti che i media mainstream stentano a mascherare.
In soli 20 giorni sono cadute le principali province in mano ai talebani e si aspetta entro pochi giorni la caduta di Kabul, la capitale.

Sarà inevitabile la prospettiva che in Afghanistan si possa nuovamente instaurarsi un duro regime islamista, che provocherà nuovo caos e destabilizzazione del paese, oltre a una serie di conseguenze in tema di ondate migratorie che si dirigeranno inevitabilmente verso l’Europa come già accaduto per l’Iraq, la Libia, la SIria. ecc.. L’Europa partecipa alle guerre americane mediante la NATO, sacrifica i suoi soldati e subisce perdite, poi ne paga le conseguenze , ma la NATO non si può criticare, rimane un “mostro sacro” indubitabile.
“Tuttavia, nonostante il fatto che l’Europa sia in gran parte interessata all’esito del conflitto in Afghanistan, i funzionari europei ammettono di avere poca influenza e nessuna capacità di intervento”, come molti osservatori stigmatizzano.
Rimangono i patetici appelli del capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, il quale ha invitato i talebani* a riprendere immediatamente i negoziati e a rispettare i “diritti umani”. Parla lui di diritti umani in un paese che ha subito le peggiori devastazioni ed atrocità contro i civili ad opera delle truppe della NATO. Ci vuole la “faccia di bronzo” di Borrel per fare certi appelli.

Afghanistan: gli americani fuggono


Sembra evidente che i talebani vogliono arrivare quanto prima al fatto compiuto, la conquista del paese e le questioni diplomatiche gli interessano poco.
Poco interessa ai talebani anche la minaccia di rimanere isolati al livello internazionale, loro sono un popolo delle montagne e all’isolamento sono abituati. Piuttosto sembra un paradosso che l’invasione dell’Afghanista che era stata motivata da Washington come “guerra al terrore”, dopo 20 anni produrrà l’instaurazione di un regime terroristico in Asia occidentale.
Già si intravedono le mosse che stanno maturando Russia e Cina, le due potenze euroasiatiche che si muovono in base a calcoli pragmatici e non sulla falsariga di presunte crociate ideologiche. Russi e cinesi si preparano a stendere un cordone sanitario intorno all’Afghanistan per evitare un possibile contagio ed infiltrazioni terroristiche.

Talibani radicali avanzano

In questo momento molti osservatori critici della politica USA si domandano quanto sia sbalorditivo pensare che dopo 20 anni, trilioni di dollari spesi e costi vertiginosi in vite umane da tutte le parti, questo disastro sia il prodotto finale. Due decenni di sostegno al gruppo governante in Afghanistan non hanno restituito assolutamente nient’altro che un ritorno a 360 gradi al punto di partenza. È la più grande e colossale perdita di tempo della storia.
Ci si domanda perché l’Afghanistan è stato un fallimento americano così astronomico? Si può affermare senza ombra di dubbio che questo dell’Afghanistan è stata probabilmente la più grande umiliazione e rappresentazione dell’arroganza di Washington dalla guerra del Vietnam, e possiamo prevedere che non passerà molto tempo prima che segua l’evacuazione dell’ambasciata americana in stile Saigon…
Il disastro di questo paese rivela in forma plastica l’arroganza e la deformazione ideologica dell’Imperialismo statunitense nel cercare di esportare la sua pretesa di “missione civilizzatrice” come risposta ai problemi di altri paesi del mondo, per installare un proprio sistema neocoloniale , utilizzando ripetutamente la violenza e la sopraffazione per ottenere i suoi fini.
L’Afghanistan non è solo un fallimento strategico degli Stati Uniti; è un fallimento nella visione del mondo intransigente e a somma zero americana, che, non solo in questa occasione, ha portato il disastro ed il caos nei paesi in cui gli USA sono intervenuti.


Un esempio lampante per i paesi alleati degli Stati Uniti di come questi vengano utilizzati e poi abbandonati al loro destino.La propaganda dei media anglo USA cerca di mascherare questi aspetti ma è impossibile nascondere la sconfitta e l’umiliazone della grande armata americana che ha fallito i suoi obiettivi.
Da notare che le conseguenze del disastro ricadono poi sugli altri mentre Washington se ne lava le mani.

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