Il fallimento del modello americano e le sue conseguenze


di Luciano Lago

Se consideriamo i segnali di cambiamento che si sono verificati nel corso dell’anno appena trascorso e li analizziamo nell’arco di un periodo storico che va dalla data fatidica del 11 Settembre 2001 fino ai giorni nostri, è inevitabile pensare che si sia accelerato in questi ultimi anni uno processo di decadenza dell’egemonia unilaterale degli Stati Uniti e un riassestarsi dello scenario mondiale sulla base di un mondo divenuto multilaterale con l’emergere di nuove potenze mondiali.
Questo processo di decadenza del dominio unilaterale USA sul mondo, divenuto tale dopo la disgregazione dell’URSS, è segnato in particolare dal fallimento delle guerre americane inaugurate dal duo Bush, Dick Cheney dopo l’11 S. che ha portato al disastro della guerra in Iraq, all’invasione dell’Afghanistan, con il protrarsi del più lungo conflitto in cui si siano impantanati gli Stati Uniti dal 1945 in poi, ai successivi conflitti e disastri in Libia, in Somalia e in Siria con interventi militari diretti o indiretti di Washington per effettuare cambio di regime o destabilizzazione di quei paesi, nel contesto di una strategia del caos a suo tempo teorizzata dagli strateghi della Casa Bianca quali Zbigniew Brzezinski e Paul Wolfowitz.
Tuttavia il decadimento degli Stati Uniti nel loro insieme come nazione egemone non è soltanto determinato dalla politica estera ma anche da un notevole dissesto socio-economico verificatosi nella società statunitense nel suo interno.
Gli USA sono di fatto un paese super indebitato che vive al di sopra delle sue possibilità, con una economia che si regge sulla stampa di migliaia di miliardi di dollari, che ancora vengono accettati in buona parte del mondo grazie al signoraggio del dollaro, una posizione che però inizia a dare segni di fine del ciclo. Il rischio sta nella evenienza che gli stessi Stati Uniti finiscano divorati dai loro debiti e questo accadrà quando altri paesi inizieranno a rifiutare i dollari come moneta fiduciaria (cosa che si sta già verificando).

Potrebbe essere quello il momento della svolta e non sarebbe di grande meraviglia che la dirigenza USA voglia provocare un grande conflitto per mascherare questa crisi. Questo spiega la sempre maggiore aggressività dei responsabili politici di Washington verso la Russia e verso la Cina, i paesi che sono indicati come “competitors” e rivali rispetto alla dominazione degli Stati Uniti a livello mondiale.

Non sono pochi gli analisti che prevedono una prossima caduta dell’Impero Americano, solo questione di tempo, dicono, se ne scorgono tutti i segni premonitori e non sarà un processo indolore.
Di sicuro si è manifestata negli ultimi anni una crisi interna, dovuta ad una politica economica “neo liberal” che ha favorito i grandi conglomerati finanziari collegati con mega corporations, la stessa che ha determinato le delocalizzazioni di molte aziende industriali e nel contempo ha prodotto l’affossamento della classe media e l’emergere di una grande massa di poveri, una caratteristica più da terzo mondo che non da paese evoluto. Un situazione questa non segnalata inzialmente dalle statistiche che indicano il tasso di relativa crescita economica ma non segnalano ugualmente con la medesima importanza il crescente impoverimento della classe media, la perdita del potere di acquisto e l’indebitamento sempre maggiore delle famiglie. Un fenomeno tipico ormai delle società post industriali che rigurda anche altri paesi dell’Occidente.
Tale dissesto socio economico era stato quello che aveva portato, nel Novembre del 2016, all’inaspettato risultato della elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Questa elezione ha rappresentato il sintomo di un profondo malessere della società americana. Tutte le analisi dei sociologi hanno rilevato che nella società americana sono presenti livelli di insoddisfazione e di emarginazione, impoverimento di vasti strati sociali che hanno determinato una notevole divaricazione dell’America profonda rispetto all’establishment dominante e che potrebbero portale in prospettiva a scontri sociali e una possibile guerra civile in una paese fortemente armato e sempre più diviso.
Alcuni analisti ed intellettuali statunitensi si sono sforzati di individuare le cause di questo dissesto della società nord americana, come ha fatto ad esempio lo scrittore e giornalista Chis Hedges (1) (premio Pulitzer) il quale, nelle sue ultime opere, ha scritto che gli Stati Uniti hanno perso il controllo del proprio sistema socio-economico. In particolare questo autore si riferisce alla enorme crescita delle disuguaglianze nella società USA che ha portato a livelli enormi la differenza tra la classe ricca ed emancipata collegata al’establishment ed alle oligarchie economiche dominanti, in forte contrasto con la povertà delle periferie urbane depresse e violente che sempre di più si avvicinano al paragone con le favelas brasiliane.

Povertà in America


Niente a che vedere, afferma Hedges, con la povertà dell’ambiente rurale degli States di alcuni decenni passati, molto più sopportabile quella rispetto all’emarginazione e la violenza delle attuali periferie delle grandi città statunitensi. Le cause, secondo l’autore, non sono soltanto quelle abituali della disuguaglianza crescente del sistema capitalista ma anche alcuni fattori che sono relativi alle realtà attuale della società americana, quali la deindustrializzazione di molte ex aree rindustriali, la diffusione della droga (epidemia degli oppiacei), il “sadismo” diffuso per effetto di pornografia al limite e l’odio derivante dal crescente razzismo.
Questi fattori sono in parte economici ma a nostro avviso si possono anche ricondurre alla perdita del senso etico della nazione e alla diffusione delle ideologie relativiste e nihiliste che hanno invaso i media, il sistema dell’educazione, con il gender e l’omossessualismo in primo piano, le istituzioni culturali, il cinema e che hanno portato ad una forma consumismo materialista e di competizione esasperata, alimentata dai miti del successo e del denaro facile. Questo fenomeno è presente anche nelle società occidentali che ricevono dall’America una influenza determinante sulla propria cultura e costumi.

Accampamenti di senza tetto (Homless) a Los Angeles


La apparente forma democratica negli USA viene soppiantata dal fortissimo potere derivante dalle grandi corporations multinazionali che influenzano ogni aspetto economico e sociale della società statunitense. Non è un caso che ci siano autori come Robert Kaplan (2) i quali notano che “il sistema politico americano si avvia sempre di più verso il ritorno ad una oligarchia di tipo semi-feudale dominato da una elite finanziaria”. Nonostante le elezioni del Presidente e dei membri del Congresso, ” il significato di queste elezioni sarà sempre meno importante nella sostanza. Forse la democrazia americana, come oggi la conosciamo, sarà stata un sistema adeguato per l’epoca industriale, non per l’epoca post industriale in cui oggi viviamo e sarà molto difficile che si apporti un cambiamento nelle regole che attualmente favoriscono le oligarchie delle corporations che operano per i propri interessi”, sostiene Kaplan.


Lo stesso aveva fatto Chris Hedge nel descrivere con precisione questa presunta degenerazione socioeconomica ed è l’autore che ha analizzato con maggiore precisione i fattori degeneranti della società americana.
In sostanza gli States hanno da tempo cessato di essere un modello di successo (il sogno americano o “l’american way of life”) per gli altri paesi ma sono al contrario un non modello da seguire per le nazioni emergenti, dalla Russia, alla Cina all’India ecc. che vogliono seguire un percorso proprio basandosi sulla propria cultura, civiltà (millenarie) e tradizione nazionale, piuttosto che importare un modello culturale considerato decadente e viziato.
Nella sua fase di declino, l’americanismo tramonta nel suo mito e ritorna ad essere quello che era fin dalle sue origini, come ben aveva descritto il grande filosofo Julius Evola:
«L’America ha introdotto definitivamente la religione della pratica e del rendimento, ha posto l’interesse al guadagno, alla grande produzione industriale, alla realizzazione meccanica, visibile, quantitativa, al di sopra di ogni altro interesse. Essa ha dato luogo ad una grandiosità senz’anima di natura puramente tecnico-collettiva, priva di ogni sfondo di trascendenza e di ogni luce di interiorità e di vera spiritualità; anch’essa ha opposto alla concezione, in cui l’uomo è considerato come qualità e personalità in un sistema organico, quella, in cui egli diviene un mero strumento di produzione e di rendimento materiale in un conglomerato sociale conformista». Per poi proseguire:
“se alla democrazia USA si togliesse la maschera, se si vedesse chiaro in che misura la democrazia, in America come altrove, è solo lo strumento di un’oligarchia sui generis la quale segue il metodo dell”azione indiretta’ assicurandosi possibilità di abuso e di prevaricazione assai maggiori di quelle che comporterebbe un giusto sistema gerarchico lealmente riconosciuto”.
Parole di Evola che rimangono scolpite nel tempo.
Note:
1) https://en.wikipedia.org/wiki/Chris_Hedges
2) https://en.wikipedia.org/wiki/Robert_D._Kaplan

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