Il “Falco” di guerra se ne è andato. Adesso che succede?


di Drago Bosnic

WASHINGTON, DC – Il 10 settembre, il mondo ha ricevuto notizie inaspettate da Washington. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha licenziato il suo consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton. Ha occupato questo incarico per un anno e mezzo. Durante il suo mandato, ha sostenuto dure misure nei confronti di Russia, Iran, Venezuela e altri paesi. Il segretario stampa del presidente russo Dmitry Peskov ha commentato il licenziamento. Secondo lui, la Russia considera la questione un affare interno degli Stati Uniti.

Il vice ministro degli esteri russo Sergey Riabkov ha messo in dubbio in una dichiarazione che la rimozione di John Bolton come consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti si possa tradurre in un miglioramento delle relazioni tra Washington e Mosca . Alla domanda se il licenziamento di un politico considerato un falco generi alcune aspettative a Mosca, Riabkov ha risposto che “non ci sono e non possono esserlo”. Riabkov ha rifiutato di valutare la rimozione di Bolton sostenendo anche che “è una questione interna degli Stati Uniti”.
“La nostra posizione rimane la stessa di sempre: giudichiamo i fatti, non le dichiarazioni o le intenzioni”, ha detto.

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I media americani ora chiamano la decisione di Donald Trump di respingere il suo consigliere per la sicurezza nazionale ” un’opportunità per rinnegare i loro fallimenti politici “. John Bolton era un sostenitore del cambio di regime in Corea del Nord, un ideologo sostenitore dell”idea di bombardare l’Iran e a favore di una operazione militare contro il Venezuela. Aveva anche un atteggiamento duro nei confronti della Russia e della Cina. Trump ha promesso di annunciare il successore di Bolton la prossima settimana.
Pochi però pensano che questo possa apportare un cambio di politica di Washington nei confronti dei paesi ostili agli interessi degli USA. Risulta universamente conosciuto il fatto che le politiche aggressive e di espansione degli USA non cambiano a prescindere da chi occupi i posti di maggiore rilievo dell’Amministrazione statunitense. Washington conduce una strategia di cambio di regime che attualmente comprende la sobillazione interna dei paesi che non vogliono piegarsi e, solo in alcuni casi, una aggressione diretta che risulta però sconsigliabile con quei paesi che hanno manifestato la determinazione a difendersi.

Fonte: Fort Russ

Traduzione: Luciano Lago

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