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Il delirio dei suoi leader fa marcire l’Europa

di Claudio Risé

Emmanuel Macron abbracciato a due galeotti delle Antille è il simbolo della sottomissione del Vecchio Continente.
Jean Claude Juncker barcollante al vertice Nato quello di una Ue che non si regge in piedi.
Al confronto il ballo di Theresa May è un inno all’incoscienza e all’audacia.

Le immagini presentano con pochi tratti, personaggi, oggetti, interi mondi. Per raccontarli non basterebbero lunghi trattati.


Invece le immagini ci riescono, perché in esse si rivela la realtà, la “nuda vita”, qualsiasi siano le intenzioni e
le circostanze dei personaggi ripresi. Le persone si fanno fotografare con le loro pose, le loro smorfie, i loro gesti, più o meno studiati. Ma qualcosa sfugge e racconta la storia, quella vera. Che rende subito falsa, o penosamente parziale,
quella ufficiale, cui fa da impietoso sottotesto e controcanto.

Il fatto è che, come diceva Carl Gustav Jung: “l’inconscio si esprime per immagini e con esse racconta storie che nessun concetto saprebbe riassumere”.

Sono soprattutto il cuore e l’anima a coglierle, spesso infastiditi dalla inaspettata e cruda verità dell’immagine.

Quelle che in questi giorni si sono riversate in poche ore sugli schermi di computer e smartphone non sono solo “immagini a volte impressionanti” come ha detto il ministro degli Interni Matteo Salvini a proposito del
barcollante Junker, “capo del Governo di 500 milioni di europei”.

Esse vanno infatti a comporre un affresco storico e sociale ben più inquietante se riunite alle molte altre di potenti o potentissimi, che le hanno precedute o seguite nel giro di poche ore, o giorni.

È un intero mondo (buona parte dell’Europa), in sgradevole, morbosa decadenza.
I grandi giornali fanno i superiori e deplorano i “personalismi”. Sacrosanta attenzione. Per stare però solo all’ultimo video di Jean Claude Juncker, quella era la riunione del Consiglio direttivo della Nato, l’alleanza militare dell’Occidente, a cui Juncker partecipava come Presidente dell’Europa.

Non un incontro tra amici, ma quanto di più pubblico e ufficiale ci sia.

Poi, certo, le immagini riassumono appunto una situazione, con tutti i relativi aspetti simbolici, e politici. Juncker, lì, era il Presidente dell’Europa che “non sta in piedi”, alla riunione del Direttivo della Nato.

Alleanza che opera in un settore, quello militare, dove la lucidità mentale e l’autodisciplina svolgono un ruolo centrale.

La pena per il caso umano, che nessuno desidera trovarsi su uno schermo da cui si aspetta invece notizie politiche,
non può cancellare il significato simbolico-pratico della questione: l’Europa-che-non-si-regge-in piedi
perché alterata dalle autoindulgenze dei potenti incapaci di prendersi la responsabilità del proprio ruolo verso i cittadini e il resto del mondo.

Come sempre poi, i simboli sono tutt’altro che astratti, ma fedeli rappresentazioni della realtà.
Infatti, chiunque si prenda la briga di andare a vedere le statistiche della salute in Europa può vedere che l’alcolismo,
assieme alle droghe, a cominciare dalle “leggere” come la cannabis, con i suoi cloni sintetici, sono in testa alle preoccupazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e degli altri Istituti scientifici.

Tutti oggi molto preoccupati, tra l’altro, per la crescente diffusione dell’alcol tra i giovani, nella forma dura e direttamente autodistruttiva del binge drinking: il bere fino a (appunto) “non stare più in piedi”, onta inaccettabile di qualsiasi solido bevitore con buonsenso.

Juncker che non riesce a reggersi in piedi è un’offesa e un attentato al duro lavoro dei migliaia di ottimi vignaioli d’Europa che producono i vini più buoni del mondo per fare stare bene e vivere felicemente i cittadini
(oltre che naturalmente guadagnare).
Questa triste e penosa immagine viene soltanto peggiorata dal fingere di nulla dei media, come dall’altrettanto imbarazzante corte degli altri “Grandi” europei.

Fantasmi incerti, ritratti in questi video mentre girano intorno a  Juncker (da loro nominato per la seconda volta presidente  quando di queste immagini se ne erano già viste altre),  con un sorriso sghembo e falso privo di pietas,
di dignità, di responsabilità verso chi li ha eletti.

Sono consapevole di dire ovvietà visibili a chiunque, ma anche preoccupato per non averle ancora lette altrove.

In queste tristi, storiche immagini, appare però un problema molto più ampio, e per nulla esclusivo di Jean Claude Juncker, ma sistemico.
Come ci raccontano altre immagini.

Ad esempio quella di Emmanuel Macron, in visita alle Antille francesi.
Dove si è fatto fotografare mentre posa con aria eccitata accucciato tra due ragazzoni antillesi prepotenti e arrabbiati.
Uno dei quali, appena uscito dal penitenziario locale, fa le corna e l’altro, sulla cui spalla nuda il presidente francese
quasi appoggia il capo, fa il dito medio (in francese “doit d’honneur”).
Un’immagine sintetica della “sottomissione” oggi in atto, di cui tutto parla, dai romanzi alla saggistica.

Alle polemiche subito seguite alla diffusione della foto Macron ha risposto arrogantemente: “Amo ogni figlio di Francia, non importa quali stupidaggini abbia fatto”.

Questa battuta-rivendicazione è detta da un Capo di stato la cui popolarità è caduta ai minimi storici (al 30%), dopo il 1 maggio,  quando un altro “figlio di Francia”, Alexandre Benalla, capo ventisettenne della sua scorta e di tutte le sue apparizioni in pubblico,
è stato ripreso da un video mentre pestava con forsennata violenza due giovani dimostranti, senza smettere malgrado le suppliche, travestito da poliziotto (in mezzo alla polizia vera che peraltro lo lasciava fare).

Il presidente rimase a lungo in silenzio mentre la Francia (terra di satira malgrado lo sterminio islamista dell’intera redazione di Charlie Hebdo), si riempì subito di vignette e battute su Macron e la guardia del corpo), e naturalmente richieste di chiarimenti.

Finché a una riunione coi suoi deputati Macron si decise a annunciare:
“Benalla non è il mio amante e non ha la valigetta nucleare”.
Partì comunque un’inchiesta sulle molte irregolarità dell’accaduto, tra le quali il fatto che il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, non sapesse neppure dell’esistenza di quel ragazzo
(con casa, autista e altri benefit a carico dell’Eliseo) che dirigeva dall’A alla Z le apparizioni del Presidente della Repubblica.

Ora però (potere delle immagini), il ministro Collomb appena vide la foto del presidente alle Antille e la sua dichiarazione d’amore per tutti i figli di Francia “malgrado le loro stupidaggini”, annunciò le dimissioni (altri due ministri importanti si erano dimessi nelle due settimane precedenti).

Qualche giorno dopo, al passaggio di consegne al ministero, Collomb sarà più eloquente: “La situazione è molto degradata”. Parlava dei quartieri “sensibili”, degli immigrati, ma sembra pensare anche ad altro.

E continuò: “Si impone arrogantemente la legge del più forte, quella dei narcotrafficanti e degli
islamisti radicali, che ha preso il posto della Repubblica”. Il ministro concluse il suo incarico con una oscura profezia:
“oggi viviamo fianco a fianco.
Temo che domani saremo uno contro l’altro”. Altro che le indulgenze sovraeccitate del presidente.

In confronto a tutto questo l’immagine di Theresa May che avanza verso il palco del congresso dei conservatori danzando Dancing Queen degli Abba è vagamente surreale,
ma certo meno sinistra di quelle dei suoi colleghi europei.

Questa è l’Inghilterra di sempre, che ora va verso il suo futuro di Brexit con un misto di incoscienza e di audacia,
ma anche con il suo ideale di ibertà e con l’impegno della testarda figlia del pastore metodista May:
forse non un genio ma una donna che ogni mattina alle 6 entra nel suo ufficio, in Downing street.

Non solo sta in piedi ma danza, su rispettabili anche se solidi tacchi. Chissà se potrà mantenere la promessa di considerare chiusa l’austerità (che in Inghilterra si è sentita comunque assai meno che qui, perché lì la lira sterlina
c’è ancora e la Bank of England ha continuato a stamparla). Ma almeno vuole farlo, e la cosa non scandalizza nessuno.

È ora l’Europa che deve cambiare il film, e quei suoi protagonisti.

*

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  1. Brancaleone 1 settimana fa

    Mi sorprendo che il popolo francese non lo abbia ancora preso a calci nel culo. Assolutamente insopportabile.

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    1. redfifer 1 settimana fa

      Di cosa ti sorprendi quando quasi la metà del popolo francese ha i stessi gusti del soggetto paperino?

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      1. giannetto 1 settimana fa

        Dissento da questa generalizzazione ispirata da antipatia francofoba. Nel mio intervento sottolineavo che i francesi sono stati annacquati come popolo soprattutto dalla massiccia immigrazione nord-africana. Infatti il problema sta lì, e a questo proposito ho recuperato un aforisma del generale De Gaulle.

        PS. – neppure i giovani italioti, mi sembra, si difendono molto bene dalle tentazioni pro culo virili.

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    2. giannetto 1 settimana fa

      Ma che diresti se questo cicisbeo fosse diventato “simbolo” dell’attuale popolo francese, ridotto a popppolo pure lui? – Ormai l’hanno annacquato abbastanza, il popolo francese!
      – Il generale De Gaulle temeva di veder mutato il nome del suo villaggio natale, Colombey les Deux Eglises – in “Colombey les Deus Mosquées”. – Buon profeta!… Per fortuna sua è morto con certo anticipo!

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  2. Anonimo 1 settimana fa

    nella foto , Macron , la nonna , Naomi e dei culattoni ignoro il nome !

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  3. 1 settimana fa

    Vittorio Alfieri il misogallo rispondeti in prosa
    Ora a tutti gli altri europei i francesi sempre son sembrati e il sono, soverchiatori ,millantatori,dispregiatori ed eccessivamente
    pregiudicati sul loro merito,il che manifestamente lo esclude.
    Ma le altre nazioni (siccome anche fa’ il tempo) giudicandoli dai fatti e non dai detti loro,li hanno tenuti uguali in alcune arti
    ad alcune di esse,inferiori in molte altre ,e superiori in nessuna,fuorche’ nell arte della pettinatura ,ballo, cucina ed effeminatezza.
    Le piu’ gonfie e le piu’,non diro’ calde ,ma’ riscaldate espressioni vengono adoprate con profusione da essi per le piu’ triviali cose,
    onde, se a caso nascessero poi mai le sublimi,non rimarrebbero piu’ parole ne’ modi per degnamente lodarle.
    Queste gelide e perpetue esagerazioni,da altro non nascono , se non dal pochissimo loro sentire di cuore, e dal fittizio sentire di capo.
    Da questo procede la stomachevole loro affettazione di gesti passi contegno e parole, da questo pur anche quel loro ingegno imparato,
    e ridotto a parte studiata e continua recita, quel giudicar d ogni cosa e saperne nessuna.
    Alfieri
    Da “il misogallo ,”
    nulla di piu’ aggiungo sui francesi, tranne che a me riescono a far schifo quasi piu’ dei tedeschi

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    1. giannetto 1 settimana fa

      A ognuno i suoi gusti. – Noterei soltanto che l’Alfieri era un piemontese un po’ gnucco. Hai voglia di “spiemontesizzarti”, come diceva lui, perché l’imprinting è incancellabile. Fatto sta che mentre il Piemonte produceva Alfieri, la Francia esibiva Montesquieu, Voltaire, Rousseau… e perfino il Marchese de Sade! E fuor del Piemonte, quali grandi intellettuali produceva, al tempo, il resto d’Italiia? – – Non occorreva essere misogalli in toto per schifare le atrocità della Rivoluzione Francese, ma lui non era abbastanza intelligente per capirlo.

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  4. Eugenio Orso 1 settimana fa

    Il mezzo culattone e gerontofilo francese Macron è oggi il simbolo, folle, del degrado di un Europa costretta nell’eurolager e nei più ampi recinti dell’unione globalista, anticipo di un governo mondiale.
    Juncker affoga nell’alcol rimorsi e paure, ebbro come un mercenario che si manda all’attacco dopo una robusta dose di alcolici.
    Aggiungo Merkel, oscena culona venuta dall’est, che sembra in declino ma continua a far danni …
    Ottimo quadro, quello presentato nell’articolo.

    Cari saluti

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  5. Monk 1 settimana fa

    Fosse solo Macron il problema, siamo letteralmente circondati dal cattivo gusto e da una lobotomizzazione di massa, penso, irrecuperabile.

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    1. giannetto 1 settimana fa

      D’accordo su ogni tua sillaba.

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  6. Mardunolbo 1 settimana fa

    Come sempre, Risè punta il dito analizzando bene e forte della sua esperienza di analista. Ricordo bene come analizzò Clinton e quelli di seguito che non hanno avuto un padre che li supportasse nella crescita…
    Obama fu uno di questi ed investigando (io non sono del mestiere di giornalista investigativo) si potrebbero comprendere anche altri personaggi con gravi carenze famigliari. La famiglia è la prima cellula di una nazione. Quando distruggi la famiglia distruggi uno stato. Oggi infatti stanno distruggendo la famiglia, nucleo di base, per devastare le nazioni europee e soggiogare tutti ad un gregge indistinto.
    Sono più che certo di quel che dico e tutti dovrebbero concordare dato che le evidenze sono eclatanti !

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  7. v4l3 1 settimana fa

    I francesi non sono annacquati da nessuno.LORO rovinano gli altri.
    Sanno perfettamente che la loro nazione governa l’economia di 14 stati africani rapinando ogni anno circa 500 miliardi.
    Avete mai sentito qualche francese lamentarsi di questo?
    Non credo proprio visto che poi ne godono tutti di questi introiti illeciti riversati nel bilancio di stato.
    Sono dei CRIMINALI.
    Gli alberi malati danno frutti marci.

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    1. giannetto 1 settimana fa

      @V413 – Ah Ah! I francesi “rovinano gli altri”… Quali francesi? Anche i contadini del Morvan? – E che fanno gli israeliani in Medio Oriente? E gli ammerigàni nel mondo intero? E gli inglesi in Yemen? E i… cinesi in Africa? – Loro agli altri vogliono bene? Certo! Soprattutto il risaiolo del Fiume Giallo! E cosa fanno i krukki? Ma non stanno rovinando anche noi, loro vicini di casa, visto che son tutti cloni di Schauble?
      – Ma piantatela una buona volta di ragionar di pancia. La pancia produce solo il flatus culi. – E piantatela una buona volta di ragionar con etichette. Le etichette producono solo conformismo idiota.
      – Come al solito i media (che han tutti voglia e necessità di AUDIENCE) offrono APPOSTA il bersaglio vulnerabile. In questo caso è Macron, che si presta benissimo, siccome è un clown. Allora tutti gli saltano addosso. Come chiamare le api al miele.
      – E gli italioti sono i primi quella classe il cui vizio è di mai vedere la trave nel proprio occhio. Sicché sti italiotastri han fiutato al volo l’aria di maretta che tira sul pagliaccio d’oltralpe per mascherare il fatto abnorme che, dal 2011 al 2018 (sono almeno ben sei anni!), loro (italioti) hanno avuto governicchi imposti da Marte, però se ne restavano quatti quatti, con il solito scontato contorno di CIANCE inutili e di PAVIDITA’ atavica….. E dire che hanno avuto Renzi, che come clown – direi meglio: joker di Gotham City- di molto superava il Macron! … Ma adesso son desti! L’Italia s’è desta… e dicono: Ma come fanno quei coglioni di francesi a sopportare Macron!?. E io gli rispondo con altra domanda: ma come avete fatto, italiotastri minchioni, a sopportare Renzi fino al 2018?
      – Avanti così, italioti! Siete come sempre un modello d’intelligenza politica! Si vede dai risultati…. e anche un modello di coraggio…. ça va sans dire!

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      1. Animaligebbia 1 settimana fa

        Con la non trascurabile differenza che renzi e compagnia cantante non e’ stato votato ma imposto dall’eurodittatura,mentre il finocchio francese lo hanno votato loro,o almeno una buona parte di loro,secondo me pentendosi per l’errore.

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        1. giannetto 7 giorni fa

          d’accordo. Con la precisazione che l’euro-imposto, e poi il suo clone, sono stati pazientemente accettati dal popppolo fino a morte naturale (le elezioni). In fondo si è trattato d una co-optazione. Vedremo se il pentimento dei francesi produrrà il siluramento di Microcon prima del suo termine naturale. Io penserei di sì. Ma è impossibile prevedere, visto che tutto il mondo è diventato paese, nel comportamento di massa nei paesi delle cosiddette democrazie. E’ il combustibile alla base (il popppolo) che è annacquato, ovunque, anche se si droga con il feticcio di nome “elezioni”. Esse gli creano una tranquilla ‘illusione, che le cose, dopo, magicamente cambieranno …(“ci penseranno loro”..), senza bisogno di far altro. –

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      2. V4L3 7 giorni fa

        Hai dei problemi?

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      3. v4l3 7 giorni fa

        Rivolgendoti a me personalmente per poi proseguire con una serie di insulti hai superato un limite sapendo cosa stai
        facendo.
        Insultando me personalmente insulti la mia famiglia davanti a tutti.
        Ricordatelo.

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        1. giannetto 7 giorni fa

          A me non sembra affatto di averti insultato. Ma se a te sembra di sì, dimmi dove e come.

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          1. v4l3 7 giorni fa

            Dove:in tribunale.
            Come: secondo le procedure di legge.
            Le prove dell’insulto sono qui davanti a tutti.

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