Il crocevia della Palestina, mentre Israele e Washington minacciano la guerra di sterminio contro i palestinesi

di Luciano Lago


Come oggi annotano vari osservatori, la questione dello Stato palestinese e della sua popolazione non sarà risolta fintanto che gli Stati Uniti appoggeranno Israele.
Si può iniziare con una constatazione: il problema dello stato palestinese e della sua popolazione non sarà risolto fintanto che gli Stati Uniti sosterranno in tutto e per tutto Israele e la sua politica segregazionista. Ovvero, detto in altro modo, il problema troverà una soluzione solamente il giorno in cui un presidente alla Casa Bianca sarà pronto a risolvere tale problema adottando un punto di vista che possa discostarsi da quello dei governanti di Tel Aviv.

Non c’è necessità di un indovino né di analisi di studiosi ed esperti. Ogni giorno che passa è sempre più chiaro per la comunità internazionale: Israele è un’appendice di quello che Washington dice e fa, qualunque sia il presidente.

Il gruppo di potere neocon di Washington pende da Israele e lo considera prioritario nella sua politica di guerre in Medio Oriente. E Washington è vitale per Tel Aviv perché fornisce armi e supporto internazionale.

Altrimenti, come si spiegherebbe che Washington consegna ogni anno più di 3 miliardi di dollari a Israele , oltre a fornire armi fra le più sofisticate e non permette che lo Stato di Israele venga condannato o almeno richiesto di condanna nelle sedi internazionali , per porre fine al genocidio e alla pulizia etnica in cui è sempre più impegnato contro la popolazione palestinese?
Basti considerare quello che è attualmente Gaza, la più grande prigione all’aria aperta o campo di concentramento del mondo, sottoposto ad un blocco che dura da oltre 11 anni.

I recenti eventi a Gaza, con l’uccisione di manifestanti pacifici che ha prodotto negli ultimi mesi centinaia di vittime e migliaia di feriti e mutilati fra la popolazione civile, dimostrano il livello di impunità di cui Israele gode oggi, nonostante gli sforzi di alcuni organismi della comunità internazionale, malgrado tutti i meccanismi delle Nazioni Unite, come ha affermato ultimamente l’accademico Nidal Atallah dell’Università di Birzeit, situata nella Città palestinese di Ramallah, Cisgiordania.

Israele è sicuro che non ci saranno implicazioni, che qualsiasi governo israeliano attuale avrà anche l’appoggio degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Se il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decide di prendere una risoluzione, allora il veto degli Stati Uniti è predefinito, come qualunque osservatore ha potuto riscontrare in questi anni.

Ci sono stati diversi cosiddetti piani di pace sponsorizzati da Washington che il suo protetto ha sempre violato senza vergogna. Le tabelle di marcia dei vecchi accordi di pace (Oslo nel 1993) sono già obsolete e in nessun caso è stato aperto un vero processo di pace.

Come sarebbe altrimenti possibile che Tel Aviv, oltre a impadronirsi dei territori palestinesi, possa costruire illegalmente migliaia di insediamenti in quei territori al fine di popolarli con coloni ebrei, mentre alla popolazione indigena non è permesso costruire le loro case e tanto meno far rientrare diversi milioni di palestinesi che vivono nella diaspora espulsi dalle autorità israeliane? Le violazioni delle leggi internazionali e delle risoluzioni dell’ONU sono ormai talmente numerose da non fare più testo.

Ci si chiede come possa essere considerata la richiesta nordamericana di denuclerizzare paesi come la Repubblica democratica popolare di Corea, o l’Iran, a cui si intima di non continuare il suo sviluppo nucleare, quando invece a Israele, si permette di mantenere un suo arsenale nucleare, illegalmente e senza alcun monitoraggio consentito dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, con oltre 200 testate pronte per essere lanciate in qualsiasi paese vicino e utilizzate quale minaccia inconbente.

Nessuno può essere ingannato e tanto meno dalle chiacchiere del bizzarro personaggio attualmente installato alla Casa Bianca. Non ci sarà pace in Palestina o nella regione del Medio Oriente finché Washington manterrà la sua politica imperiale e Israele adempirà il ruolo di punta di diamante su cui il Pentagono si affida per contribuire alla destabilizzazione dell’area attraverso aggressioni militari.

In quel processo di ostilità alla causa palestinese, guidato da Washington, si annoverano le ultime decisioni di Donald Trump, da quella di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, riconoscendone l’annessione di fatto, oltre a quella di chiudere gli uffici dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) presso l’ONU. Un organismo questo che esisteva negli Stati Uniti sotto la protezione del paese ospitante delle Nazioni Unite, che non dovrebbero (secondo la carta ONU) impedire il funzionamento di qualsiasi Stato membro o osservatore, di qualsiasi dipendenza o rappresentanza dinanzi alle Nazioni Unite.

Proteste al Londra contro il massacro dei palestinesi

Ma per Trump, le Nazioni Unite e i suoi regolamenti sono di scarsa importanza, tanto meno gli impegni internazionali che altre amministrazioni statunitensi hanno firmato e che per Trump sono carta straccia. Pima l’America e prima Israele.

Gli Stati Uniti avevano firmato l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e Trump lo ha gettato via con aria di sfida. Ha fatto lo stesso con l’accordo nucleare con l’Iran – uno dei più grandi successi della diplomazia internazionale nell’ultimo decennio -, gettato nel cestino dal presidente e magnate immobiliare con interessi in Arabia Saudita. Per finire, solo qualche mese fa, ha abolito il contributo del suo Paese all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi in Medio Oriente (UNRWA), che ha lasciato senza casa più di cinque milioni di cittadini, la maggior parte dei quali bambini.
Non tutti hanno compreso che la questione palestinese alimenta tensioni e conflitti in tutta la regione medio orientale e l’intransigenza di Washington e di Tel Aviv sono la miccia che rischia di far esplodere le altre questioni collegate, come la Siria dove il conflitto, scatenato dai proxi di USA e Arabia Saudita, dura da otto anni e si assiste agli scoperti tentativi di Washington di fa perdurare ancora la guerra con il supporto fornito ai gruppi terroristi.
L’obiettivo deglii USA e dei loro alleati è quello di far logorare le forze dell’esercito siriano e attaccare le basi russe, nell’illusione di indebolire il governo di Assad e provocare prima o poi un cambio di regime. Nel frattempo le forze USA hanno provveduto a distruggere molte delle infrastrutture del paese per impedire una ricostruzione e una ripresa della vita normale. L’Unione Europea è complice nel tentativo di strangolare il popolo siriano con le sanzioni, non riuscendo a piegarlo con i mercenari armati e con i bombardamenti della coalizione.
Le cose però non vanno secondo i desiderata del gruppo dei neocon di Washington e nella regione si è formato un asse della resistenza che include la Siria, l’Hezbollah Libanese, l’Iran e l’Iraq sciita, che stanno dando del filo da torcere agli USA, a Israele ed ai loro alleati.
Questo asse risulta particolarmente forte e consolidato, grazie alla partecipazione al conflitto in Siria, e procura dei forti mal di testa alla dirigenza di Israele che vede per la prima volta una forte minaccia ai suoi confini. L’equilibrio delle forze è cambiato anche per l’Intervento della Russia che si è schierata apertamente con l’asse della resistenza, In particolare la Russia ha fatto capire che non rimarrebbe inerte di fronte ad un attacco contro l’Iran e questo ha fatto saltare i piani di aggressione già predisposti da tempo.

Tuttavia sembra che a nessuno importi che un giorno Israele, sponsorizzato da USA e Regno Unito, possa usare il suo arsenale nucleare, per un attacco che potrebbe causare la terza e forse ultima conflagrazione mondiale.

Il grilletto che può causare l ‘”inverno nucleare” su cui qualcuno inscoltato aveva avvertito più di una volta, sfortunatamente è nelle mani dell’inquilino della Casa Bianca e anche del Premier israeliano.
Il mondo non potrà dormire sonni tranquilli finchè l’equilibrio fra la pace e la guerra sarà in mano a questi personaggi.

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