Il conflitto in Ucraina sta arrivando al suo punto più critico

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di Luciano Lago
La Nato e gli sponsor occidentali di Zelensky si trovano di fronte ad un dilemma, se intervenire direttamente nel conflitto o rimanere in disparte, mentre il coinvolgimento della Nato è sempre più evidente.
Il fallimento della controffensiva sta spingendo Kiev a compiere passi sempre più azzardati ed a appoggiare operazioni terroristiche contro il territorio russo.

Si è avuta una prova di questo con l’attacco ai ponti fra la Crimea e Kherson. Il giorno 22 diversi ponti che collegano la regione di Kherson, nell’Ucraina meridionale, alla Crimea, sono stati colpiti durante la notte con missili britannici Storm Shadow: come riportato da varie agenzie.
Sempra evidente l’intenzione di Kiev di colpire, mediante imissili forniti dagli anglo statunitensi, le infrastrutture della Crimea.
Il ministro della Difesa russo Shoigu ha avvisato ieri l’occidente circa le informazioni captate dall’intelligence e relative ad un possibile attacco devastante delle forze ucraine alla Crimea, utilizzando i missili da crociera inglesi forniti all’Ucraina.
Zelensky viene sospinto dagli alleati anglo USA ad attaccare ed utilizzare questi armi per colpire le infrastrutture della Cimea. Ci sono dichiarazioni pubbliche in proposito che non possono essere smentite.

Una minaccia imminente questa contro cui Shoigu ha avvisato che, se l’Ucraina si azzarda ad usare questi missili contro il territorio russo, USA, GB e Nato saranno considerati responsabili e trascinati nel conflitto e la reazione russa sarà decisa e molto dura.
Nonostante le affermazioni dell’Ucraina, Shoigu ha relazionato che l’Ucraina ha portato avanti oltre 200 attacchi contro le linee russe che sono state tutte respinte dalla difesa russa con enormi perdite di uomini e mezzi da parte delle forze ucraine.
La penisola di Crimea è parte integrante del territorio della Federazione russa, grazie alla riichiesta della stessa popolazione della Crimea che si è pronunciata con un referendum nel 2014.
Il fatto che l’Ucraina disponga di questi missili di lunga distanza e con alta precisione, gli Shadows britannici e gli Himars statunitensi, comporta un forte rischio per le forze russe e per le infrastrutture in Crimea che possono essere obiettivi del fuoco ucraino/Nato.

Missili Storm Shadow consegnati a Kiev


Per tale motivo il ministro Shoigu ha lanciato un chiaro avviso alla Nato ed a Washington che, come è ben noto, guida e coordina tutte le operazioni dell’Esercito ucraino.
La Crimea era già da anni l’obiettivo della Nato che, mediante il colpo di sato del 2014 a Kiev e la campagna di sobillazione in Ucraina, intendeva far sloggiare la Russia dalla sua più importante base aeronavale in Europa, Sebastopoli, per prendere il controllo della penisola e realizzare su questa le basi della Nato.
Putin non ha permesso questo piano e si è mosso in anticipo nel 2014 con il referendum e il conseguente reintegro della Crimea che è totalmente russa come popolazione e come storia da circa tre secoli. Tutto era avvenuto senza sparare neppure un colpo di fucile.
Certamente la Russia non permetterà all’Ucraina ed alla Nato di ottenere quello che non gli è stato possibile nel 2014 ed un attacco diretto alla Crimea sarebbe considerato un attacco a Mosca, contro cui la Russia ha già preavvisato che utilizzerebbe le sue armi nucleari.
Non è chiaro se nei comandi della Nato si rendano conto di questo e se siano disposti a correre il rischio di un conflitto nucleare per soddisfare le ambizioni di Zelenski. Sembra che quest’ultimo personaggio non si faccia molti scrupoli e che consideri per lui accettabile l’idea di un conflitto nucleare con la Russia.
Il problema rimane tutto nelle mani di Washington, di Londra e dei comandi della Nato, mentre in molti trattengono il respiro.
Già l’ultima volta gli avvertimenti di Putin non erano stati ascoltati ed adesso ne vediamo le conseguenze.

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