Il conflitto in Ucraina segna la nuova fase dello scontro fra Globalismo e rinascita Identitaria


di Luciano Lago

Da quanto sta accadendo in questo ultimo periodo, ci sembra chiaro che l’Ucraina come paese è predestinato ad essere trasformato in un campo di battaglia dove si scontrano due fronti: quello globalista anglo USA e quello russo/slavo identitario e tradizionalista.
Con l’incalzare degli avvenimenti e delle azioni messe in campo dalle forze che si muovono dietro le quinte, si è arrivati al culmine di un strategia di accerchiamento della Russia, tanto che oggi si può constatare come questo disgraziato Paese (l’Ucraina) è divenuto il laboratorio del globalismo, un paese cavia da sacrificare agli interessi delle elite dominanti.

Se esaminiamo una storia delle forme di guerra in Europa, non c’è nulla che somigli al tipo di contrapposizione che oggi si sta verificando in Ucraina. In passato esistevano due parti, amici e nemici ed era facile capire chi era alleato o nemico. Attualmente esiste una forte confusione fra gli interessi e le fazioni politiche che si trovano affiancate quando sembravano inconciliabili o contrapposte, se pur apparentemente con una radice comune. Questo è il caso dei gruppi neo nazisti ucraini che oggi sono dalla stessa parte dei globalisti, delle fazioni israeliane ultra sioniste e del grande capitale anglo USA.
I nazisti ucraini in Ucraina ritengono di avere interessi più in comune con George Soros, con il gruppo Rothshild e con l’oligarca Igor Kolomoisky (socio e sponsor di Zenensky) che non con Vladimir Putin, un nazionalista panslavo che si richiama ai valori tradizionali. Potrebbe sembrare una contraddizione ma non lo è.
In realtà non è la prima volta che il grande capitale anglo USA si allea con i nazisti ed esiste un precedente storico alla vigilia della seconda guerra mondiale. Si ricorda il precedente quando i grandi finanzieri e petrolieri anglo USA finanziarono l’ascesa di Hitler in Germania persino a guerra iniziata. Si trattava di una alleanza variabile che dopo un pò di tempo apparve anche con l’URSS di Stalin, a dimostrazione del fatto che il grande capitale non guarda in faccia a nessuno ma persegue i suoi interessi a costo della distruzione dei popoli.

Il grande capitale per i suoi fini non esita oggi a reclutare i neonazisti, attraverso le reti Gladio e della CIA, e nello stesso tempo arruola gli islamisti di Al Quaeda o dell’ISIS come fanteria d’assalto e li fa lavorare assieme su un obiettivo comune, quello di destabilizzare un paese o rovesciare un regime tradizionalista. Il nemico comune può essere la Siria di Bashar al Assad o la Russia di Putin, l’importante che sia un antagonista dellla elite di potere Anglo USA.
L’operazione che avviene oggi in Ucraina è quella di fagocitare una guerra non convenzionale con il coinvolgimento di civili, usando la Polonia per contrabbandare armi e combattenti volontari del movimenti clandestini sostenuti dalla NAT e altre organizzazioni radicali polacche.

Il sostegno obbligato che deve fornire la Polonia all’Ucraina rappresenta un disastro socioeconomico per la Polonia, il paese che ospita il maggior numero di rifugiati, e che non ha assolutamente i mezzi per prendersi cura di loro. I media polacchi stanno sfruttando la rabbia crescente della popolazione per dirigerla contro la Russia, accusandola di essere all’origine di questo massiccio esodo di ucraini che rischia di destabilizzare socialmente il paese. Il risultato a breve termine sarà quello per cui la NATO riuscirà a manipolare la mente dei polacchi, in particolare dei cattolici conservatori, per militarizzarli contro la Russia, intesa come minaccia costante, convertendoli in favore di Bruxelles, sede dell’Unione Europea e della NATO.

La tattica delle centrali di propaganda anglo USA è quella di sfruttare un’immagine inquietante di Putin e della “minaccia russa”, nel chiaro tentativo di contrapporre tutta l’Europa alla Russia, estendendo se necessario il conflitto in maniera clandestina alle reti di estrema destra composte da suprematisti bianchi ucraini e dai loro simpatizzanti di sinistra e jihadisti filo turchi. Si utilizzano questi ultimi per organizzare operazioni terroristiche “false flag” che consentiranno di accusare la Russia (attacchi chimici o altro).
Come sostiene Alexander Dugin, la divisione anti-russa/filo-russa si sovrappone in gran parte alla divisione atlantismo/eurasianismo e si fonde con motivazioni storiche ed ataviche di contrapposizione etnica e geopolitica.

Alexander Dugin

L’obiettivo primario dei globalisti e del grande capitale anglo USA è quello di incendiare e pregiudicare l’Europa per poi accusare la Russia delle nefaste conseguenze del conflitto. La subordinazione dell’Europa agli USA richiede la frattura più completa fra Germania e Russia, la rottura dei rapporti di cooperazione economica fra i paesi della UE e la Russia, per evitare qualsiasi saldatura di un asse euroasiatico.

Il secodo obiettivo dei globalisti è quello di logorare la Russia impantanado il paese euroasitico in un conflitto di lungo termine con una costante forma di guerriglia alimentata dall’esterno. In pratica la creazione di uno scenario di tipo siriano in Europa dove si potranno sperimentare le forme di sabotaggio e terrorismo che sono state caratterizzanti di quel conflitto.

George Soros co Porosheko (ex presidente ucraino )

L’Occidente globalista, ben definito come l’impero della menzogna e del caos, continuerà la sua discesa e perderà sempre più la presa su altri paesi ma si aggrappa alla divisione dei popoli ed all’omologazione atlantista americana per ottenere la cura dei suoi interessi. Un conflitto in Europa serve anche a questo, a rinsaldare la NATO ed il fronte atlantista.
Da parte sua, la Russia dovrà ricostruirsi una “cortina di ferro” per proteggersi dalle infiltrazioni ed è destinata a stringere alleanze con altre parti del mondo, dalla Cina all’India , guardando ad est fino a che l’Europa gli sarà preclusa. Washington e Londra cercheranno di soffocare in ogni modo la vocazione europea della Russia.
In conclusione l’Ucraina è la trappola tesa dai globalisti alla Russia di Putin.

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