Il collasso dell’ordine liberista globale diventa sempre più probabile


La fiducia nelle élite mondiali oggi si è del tutto esaurita . La crisi attuale è un “barile di polvere” che può esplodere in qualsiasi momento con le conseguenze più imprevedibili.
Questa previsione è condivisa anche da alcuni esperti analisti internazionali che ne hanno scritto ultimamente anche sulla rivista americana Foreign Policy come su altre pubblicazioni.

Gli analisti hanno osservato che per decenni l’ordine mondiale è stato governato dal “Washington consensus” , che consiste in una serie di direttive di politica economica adottate da tutti i paesi nell’orbita occidentale, basate su regole stabilite da organismi internazionali quali il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e dal Dipartimento del Tesoro USA.
Queste direttive di ordine neo-liberista essenzialmente hanno ridotto la funzione della regolamentazione statale e hanno ampliato il ruolo del mercato aperto e globalizzato. Accade adesso che questo sistema ha fallito e sono iniziate le nuove guerre commerciali basate sui dazi e sulle chiusure di molti settori di mercato, mentre le entità finanziarie e le banche hanno accumulato un volume di debiti spaventoso che si riflette anche sui principali stati della OCSE.
Inoltre le politiche di austerità e i provvedimenti presi dai governi di riduzione della spesa sociale hanno fato crescere precarietà e disoccupazione, regime di bassi salari e disuguaglianze crescenti. Tutti fattori che hanno portato ad un insorgere di movimenti populisti, nazionalisti e xenofobi, anche per causa delle ondate migratorie che in Europa sono state strettamente dipendenti dalle destabilizzazioni di paesi del Medio Oriente e del Nord Africa effettuate dalle guerre degli USA e della NATO.

Migranti ai confini ungheresi


Tutto questo ha portato ad un forte risentimento delle classi popolari impoverite e all’aggravamento dei sentimenti anticapitalisti che sono l’inevitabile conseguenza di questa che viene vista ormai come una crisi di sistema. Alla gente piace sempre meno l’attuale ordine mondiale e questo si verifica in Europa come in America Latina e negli stessi Stati Uniti dove si è creata una frattura profonda ed un impoverimento crescente di molte minoranze di diseredati, nonostante l’aumento degli indici economici.

Questo malcontento emerge dalle proteste che hanno spazzato l’intero pianeta, dalla Francia al Cile, alla Colombia ed ai paesi del Medio Oriente come l’Iraq e il Libano. Allo stesso tempo, gli analisti attirano l’attenzione sul fatto che le manifestazioni attuali differiscono dalle “rivoluzioni colorate” in quanto non sono rivolte al governo nazionale, ma piuttosto contro l’intero ordine mondiale, il sistema stesso di regolamentazione politica ed economica, quello dominato da una elite dominante che controlla i principali organismi finanziari ed economici internazionali.

Rivolte popolari in Cile

La rivista Foreign Policy che si è fatta interprete di questa crisi di sistema, ha voluto attirare l’attenzione sullo studio della “Edelman Trust Barometer”, che è stato condotto in 28 paesi e ha riscontrato livelli allarmanti di pessimismo: le persone hanno sempre meno fiducia nell’attuale sistema globale.
Non più del 20% della popolazione mondiale è positiva al riguardo. Allo stesso tempo, il 73% sostiene la necessità di riforme globali dell’ordine mondiale capitalista. In questo caso, i media hanno citato quattro motivi principali per spiegare la situazione attuale:
Il primo è l’insoddisfazione per l’alto livello di disuguaglianze e l’incertezza delle persone sul futuro.
La seconda ragione è la crescente divisione sociale. Le minoranze etniche sono spesso discriminate in vari paesi e le nuove masse di migranti hanno contribuito a destabilizzare l’ordinamento sociale, creando aumento della criminalità, insicurezza e degrado nelle città, come avviene in vari paesi d’Europa..
Le catastrofi climatiche sono diventate la terza causa della sfiducia delle persone verso le élite, che è legata allo sfruttamento intensivo delle risorse della Terra.

La quarta ragione è che le persone nei paesi industrializzati sono convinte che il commercio internazionale ed i mercati globalizzati hanno portato alla delocalizzazione di molte aziende, ai tagli all’occupazione e ad una decrescita dei salari in parallelo con un aumento del costo della vita.
Questo è dovuto al fatto che una parte significativa della produzione industriale è stata delocalizzata in paesi con costi di produzione inferiori e le masse dei migranti si accontentano di salari inferiori rispetto a quelli dei nativi.
Tutti gli analisti sono concordi nel prevedere la possibilità della insorgenza di rivolte sociali che potrebbero portare a cambiamenti politici importanti in paesi dell’Europa e dell’America Latina.

https://www.edelman.com/trustbarometer

Fonti: Edeman Trust Barometer – Foreign Policy

Sintesi di Luciano Lago

2 Commenti

  • nnicholas
    24 Gennaio 2020

    Prima avvine sto’ tracollo, meglio è per tutti. Così si riforma una nuova società.

  • Umberto
    24 Gennaio 2020

    Diamoci una svegliata altrimenti tra non molto sarà troppo tardi non ci resterà nulla per cui “combattere” se non per un misero pezzo di pane.

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